C’è che la piccineria è roba neanche da picciotti. Fate bovis!

Pioggia, notte e caffè: le tre credenziali migliori per un pezzo di blog che mi riguarda ci sono tutte.  Ormai aspetto una telefonata e – recuperato alla grandissima il lavoro del gruppo – si prosegue. Non mi lamento, anzi, mi è piaciuta la risalita che abbiamo fatto: da che mondo è mondo nessuno ha vinto mai col meteo e certamente non mi aspettavo potessimo ipotecare il sole noi.

 

Vengo a me, sorseggiando il caffè e accendendo anche una sigaretta. La piccineria – dunque – quell’essere microscopici, quel modo insulso e irragionevole d’atteggiarsi. Quella maniera di sentirsi giganti ma con le idee altrui: quell’essere massa o popolo bue. Grandi di stazza e limitati di pensiero, fasulli, aridi, incapaci di giudicare sé stessi reiterando gli errori che sono alla base dell’essere soli ma prontissimi nel cercare di sembrare forti esprimendo malgiudizi su chi non conoscete nemmeno. Me, per dire.

 

La piccineria è roba neanche da picciotti. Questi, anche se in negativo, hanno un loro codice da seguire ed un credo da rispettare. Se tradiscono si giocano la vita. Il popolo bue, al contrario, si sente potente, si crede grande ma con le idee vecchie e stantie degli altri. In più si fa beffa di chi ha avuto la forza e la capacità di far valere un’idea propria riuscendoci. E (sempre il piccino ma non il picciotto) si muove solamente senza correre mai alcun rischio o non si sbilancerebbe neanche a morire.

Sono persone che – reiette, per me – hanno bisogno d’essere accolte.

Non rappresentano una buona compagnia neppure per loro stesse.

Individui che respingono i portatori sani di coraggio, si circondano delle persone che dicono solo “Sì padrone!” – neanche la schiava Isaura. Magari evitando, da perfetti ipocriti, di dire che fino a poco fa la povera Isaura di turno veniva criticata puntualmente.

Prego, fate (i) bovis, siate popolo bue, siate perbenisti dalla laurea appesa al chiodo: resto dell’idea che l’intelligenza è una cosa, l’elasticità mentale anche, la cultura puramente accademica è differente.

Ho conosciuto laureati e laureate cretini come pochi: gente gonfia di boria. Ho conosciuto diplomati dall’acume e dall’ingegno fervido, gente forte come… sì, come la roccia più piccina, come il mitico granello di sabbia. Mi spiego?

Pigliate uno spillo ed esso può distruggere un pallone gonfiato ma non può minare un granello di sabbia. Allo stesso modo una carica di tritolo può ridurre in sabbia la roccia ma non può nulla col granello singolo.

Da un paio di giorni noto – mio malgrado – la piccineria in qualcuno che neanche comprende d’essere stato da me difeso. Che avesse ragione chi lo definiva stolto per antonomasia ma che, ancora adesso, gli recita grandi salamelecchi? Fate, fate pure cari bovis: vi menano per il naso e non lo sapete. Però il mostro – chissà come mai – è sempre quello che parla in faccia. Quello come me.

E m’indisponete – come se la vostra inutilità mi riguardasse – perché mi state ancora addosso come le zecche!

Ve ne dovete andare e – per una volta nella vita – dovreste farlo da soli. Considerando questo come una sorta di mio ultimo avviso. Oppure, facendoci del male, potrei sempre girare le vostre conversazioni. Certo, Isaura magari ne soffrirebbe, ma voi avreste giusto una piccolissima, minima percentuale di quanto meritate.

Meschinità è approfittare della gente che non nuocerebbe mai a nessuno, come me, come Isaura stessa. Meschini – siete meschini – e nessuno fra voi ha mai prodotto alcunché di positivo: non solo per gli altri ma per sé stesso. Non ho mai visto una persona meschina provare felicità ed amore di sé. Questo è incontrovertibile. Proprio come la mia sveglia appena suonata. Mi farò un bagno, un impacco d’olio profumato, mi truccherò e via: verso le mie avventure, felice d’essere me e non un’altra. Avevo fatto dei plannings positivi ma non è roba per voi. Io ci sono ancora dentro – questo è l’importante – e non sono affatto sola né dispiaciuta: la scrematura affiora sempre in superficie da sè e, mentre io navigo, voi galleggiate appena senza poter prendere il largo. Senza consapevolezza. Senza vergogna. Senza rotta. Senza forma. Senza niente.

Senza.

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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