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Forse avremmo dovuto essere molto meno pusillanimi

perché sai _ non so come dirlo _ ma io mi volevo libera.

Non ho più niente se non una spada di Damocle in testa

e mi sento amareggiata dato che sopravvivo nel surreale

_ mi hanno deprivata sia della speranza che della libertà _

mi hanno dato solo una grande sporta di nausea in cambio

ad essere onesta mi sono cadute le braccia

mi si flettono anche le gambe _ lo confesso _

mi gira la testa come stessi andando sulle montagne russe

e la mia fede nel valore altrui è quasi evaporata _ svanita _


***

domando se potrà essere utile chiedersi che mai accadrà

_ se c’è ancora un senso nelle cose o che altro ci aspetterà _

perché se proprio dovessi conservare qualche energia sana

sarebbe utile impiegarla nel disimparare tutto

per immergersi in una sorta di oblio universale







Penso alla mia famiglia e mi rendo conto che è la prima volta in cui non ci troviamo tutti insieme: con o senza nonni, almeno noi cugini, le nostre madri e i nostri figli, siamo stati sempre vicini.
Non ci ha separati mai nessuna perdita, e ne abbiamo attraversate tante, ma – almeno per questa volta – dovremo accontentarci di restare divisi.
Che poi, noi, divisi non saremo mai: ci vogliamo troppo bene per spegnere
una tradizione così radicata come quella che ci accomuna.
Vorrei che sapeste quanto sono orgogliosa di voi, quanto siete importanti,
che belli e bravi come voi – per me – non ce ne sono altri e che, da vecchia del gruppo, sto cominciando a capire molte più cose rispetto a quando avevo la vostra età; si chiama esperienza e, alle volte, funziona.
Mi mancherà vostra madre e la chiamerò: è e resta sempre la saggia di casa.
Mi mancheranno i miei due nipotini biondi, bellissimi, intelligenti e vispi.
Mi mancherà la mia nipotina che è speciale, affettuosa e di bimbetta, età a parte, non ha mai avuto niente.
Mi mancheranno le battute, l’arguzia e l’acume di mio cugino tanto quanto i sorrisi e gli sguardi luminosi di mia cugina.
Potrei fare una lista lunga come una Quaresima delle vostre qualità ma ci rivedremo appena possibile e non sarà necessaria una festa da calendario per ritrovarci attorno ad un tavolo, insieme, contenti di noi e di quelli che siamo.
Così buona Pasqua, date un bacio ai bambini da parte di zia Paola e io, intanto, mi coccolo zia Giulia sfottendo – poco – mamma, altrimenti si annoierebbe e non andrebbe bene. Alla fine bisogna santificare le feste e noi ci proviamo.
Vi abbraccio, idealmente, alla faccia del virus.



“I giornalisti sono impermeabili a tutto. Arrivano sul cadavere caldo, sulla partita, a   teatro, sul villaggio terremotato, e hanno già il pezzo incorporato. Il mondo frana sotto i   loro piedi, s’inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto per loro è intercambiabile   letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cavolate sulla tastiera. Cinici?   No frigidi.”

(Carmelo Bene)

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Estremo e provocatore, certo, ma spesso – specie oggi che le fake news sono ordinaria amministrazione – questa sua idea può trovare riscontro. Si veicolano notizie senza la necessaria obiettività, si tende a manipolare il dato di fatto oggettivo, si è sul pezzo rapidamente, con tempistiche flash, ma non si approfondisce. A volte c’è anche dolo, la cosa mi è accaduta più volte, e personalmente – sia scrivendo che trovandomi al centro della questione – ho provato un fastidio enorme.
Quando si è scritto che un mio hashtag in tendenza era di altri, quando si è scritto ignorandomi completamente (e, peggio, correggendo a posteriori, così che io sembrassi un tantino squilibrata), certo non c’è stata buonissima fede.

Così, perché si scelga di fare una cronaca dei fatti il più fedele possibile a quanto accaduto, voglio concludere citando una fra le maggiori figure del giornalismo mondiale.
Buon pro vi faccia, amici #giornalisti e #blogger, di vero cuore.

“Non devo divertirvi. Non devo suscitare le vostre risate di approvazione. Non devo intrattenervi cercando di essere sagace o di compiacervi.” […] Oriana Fallaci, ancora,  all’università di Harvard affermava: “Io non sono uno di quegli scrittori, o uno di quei giornalisti, che si esprimono con giri di frase, con allusioni prudenti, e che tacciono la verità per paura. […] Dico quello che penso, sempre, per non tradire completamente me stessa.” […] “Un buon giornalista non dovrebbe mai essere una persona accomodante. Ancora meno, una persona innocua. Se tutto fila liscio per lui o per lei, significa che compiace il piacere. Il nostro compito non è compiacere il piacere. Il nostro compito è informare e risvegliare la consapevolezza politica delle persone. Quella consapevolezza che il potere ha sempre cercato di mettere a dormire.”

“Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità  ovunque essa sia. E se non lo fa è, (nell’ordine): un imbecille, un disonesto, un fanatico. Il  fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero. E a questo credo io mi piegherò sempre, per questo credo io pagherò sempre: ignorando orgogliosamente chi non capisce o chi per i suoi interessi e le sue ideologie finge di non capire.”

(Oriana Fallaci)

ORI

 

 

Un alito di vento addosso
però era qualcosa di più
e mi ha svegliata persino
così m’è parso fossi tu

ho capito subito chi era
sì, mi stavi accarezzando
mi dicevi di stare calma
mi volevi più tranquilla

io mi sono alzata al volo
ché alle quattro del mattino
può arrivare solo un segno
sospiravo quasi emergendo

*

fuori dalla finestra l’eco
recitavano un’Ave Maria
mi sono messa in ascolto
di tre pellegrini per Loreto

dal davanzale alla cucina
razionalizzando un po’ tutto
pur senza la minima logica
non esiste il caso _ lo so _

il vento non c’era affatto
io ho sentito una carezza
m’hai toccata sulla schiena
_ figlia mia abbi coraggio _

*

sospiravo quasi emergendo
ché il Mare è tornato da me
ho fatto le cose d’una volta
ma il caffè l’ho bevuto sola

io ho pensato a tua nipote
stava bene _ m’hai detto _
Paola che sente sempre tutto
lei t’ha ascoltato con fiducia

qualcuno m’ha accarezzata
ho capito molto bene _ sai? _
io lo sento che sei stato tu
chi altro avrebbe potuto mai?

 

 

 

 

08/07/2019

 

 

 

 

Un po’ parto dallo scorso anno ma un altro gran passo l’ho fatto durante e lo aggiungo.
Si trova fra parentesi e non soltanto, sono oltre i cinquantuno: ma pensate un po’.

Sono arrivata sin qui da sola: non si avvicini nessuno a dettare nuove regole, è cosa che non m’aggrada e – alla mia età – suppongo sia anche l’ora di fare basta.
Non starò più ad alcuna dipendenza morale (già non mi riusciva prima, figuriamoci) e non osserverò pedissequamente le altrui volontà se queste escludono aprioristicamente la mia. Quanto ho dato posso riprendere, si sappia, perché così è e così sarà.
(Certo, in linea di massima è stato possibile, ma ho battuto forte contro il destino e ho scoperto che – là dove la mia volontà non conta – sono niente e diventa tutto inutile.)

Ho giocato a giochi che mi hanno divertita e adesso, alcuni di questi, non mi divertono più. La soluzione si trova: è facilissimo. Ho fatto cose da poco ma – in quel momento – mi era sufficiente anche accontentarmi. (Sbagliavo perché non avrei dovuto accontentarmi, non è nella mia natura, mi sono forzata e adesso, qualsiasi cosa, mi diventa pesante in un nanosecondo.)

Tutto ha avuto un senso solo, riscoprirmi, risvegliarmi, ricominciare a sentirmi vitale: ora non posso addormentarmi di nuovo, non voglio perdere altro tempo, tutto corre ed è giusto scelga anche io. (Mi sono più che svegliata e non sono mai stata così libera, lucida, talmente tanto che – a volte – mi spavento o rido addirittura di me stessa. Sono migliore di quel che credessi, non ho mai fatto niente che non volessi e conservo una stima della mia persona sicuramente buona perché sono serena e ho dalla mia la coscienza cristallina.)

Vado fiera di chi ha capito senza che io spiegassi nulla e terrò questo patrimonio umano sempre in grandissima considerazione.
Trovo poco edificanti coloro che si attribuiscono valori che non hanno e decidono, quasi fosse ovvio, per conto mio. Non avreste dovuto sottovalutare nessuno, in genere, ma è per me che faccio da portavoce: con voi anche la leggerezza è diventata un macigno.
(Già: crescendo succede che si comincia a selezionare e a furia di selezionare si scarta, molto, specie se si possiedono regole e principi solidi.)

Io non sono una draga di professione, neanche di vocazione: ho spostato intere scogliere, certo, ma voi non siete che sabbia. Per scansarvi non è necessaria una draga.
(Tutto vero, ma ci sono momenti nella vita nei quali anche la sabbia negli occhi brucia, quasi acceca, infastidisce così tanto da farti lacrimare. Come una tempesta nel deserto. Non ci vedi più.)

Ho perduto tante persone a me care in questo anno maledetto, tutte le perdite sono state strazianti a loro modo, ma due sono state tragedie che si sono abbattute su di me con una tale ferocia da spiazzarmi. Ho creduto di impazzire. Nel dolore si deve cercare la felicità e non è che io stia scrivendo il remake de “I fratelli Karamazov” ma, quando si arriva a stare troppo male, da soli e senza alcun conforto, c’è necessità di qualcosa di positivo perché è la sola cosa intelligente. Però ho imparato ben altro.

Ho imparato che l’esistenza non è fatta di solo tempo: se fosse una questione tale, tutti gli esseri disporrebbero d’un vissuto della durata standardizzata. E non è così. La nostra vita è fatta di coraggio. Solo il coraggio e la forza di scegliere – sempre – ci portano a farne un’esistenza degna. Non ci si può esimere dal sacrificio, bisogna sapere che se scegliamo con coraggio – senza farci abbindolare solo e soltanto dalla logica delle cose – vinciamo un posto speciale nel cuore di chi ci è accanto. E siamo più soddisfatti. Ci vuole più d’un piano, è necessario imparare a controllare gli impulsi per essere lucidi ma bisogna coltivare anche una via di fuga. E sorridere, senza essere rancorosi, per non avvelenarsi da soli.

Con la sola logica, senza concedere attenuanti, ho sbagliato valutazione nei confronti di chi non lo meritava affatto: io ho imparato la lezione e – per mia fortuna – ho imparato anche ad ammetterlo. L’orgoglio è insensato e stupido: ad insegnarmi molto è stato qualcuno che probabilmente neppure lo immagina. Gli sarò riconoscente vita natural durante perché se io vado in confusione, state certi, la sua intelligenza risolve tutto con la naturalezza di chi beve un bicchiere d’acqua fresca d’estate.

“Ho imparato che se dico “Ti stimo moltissimo” sto dicendo ben più di “Ti voglio bene” perché – solo se e quando chi stimo non dovesse ricambiarmi – allora starei male. “Ti voglio bene” lo ripeto circa duecento volte al giorno al mio cane adorato, per capirci.”

(Paola Cingolani – 28/06/2019)

“Ogni cosa ha il suo peso, specie le parole dette con leggerezza: quelli sono i macigni che non riuscirò mai a sollevare.”

(Paola Cingolani – 28/06/2018)

Ecco, come bilancio è onesto e dotato di molta autocritica. Al prossimo, se ci sarà, e grazie a tutti. Specie a chi continua a darmi moltissimo.

 

 

 

257

“Passeggere: Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore: Speriamo.”

_ Giacomo Leopardi

Il viaggio come metafora della vita, questa vita che – di anno in anno – ci auguriamo tutti sia densa di bellezza.
Parliamo, ci confidiamo con chi ci vuole bene, gli confessiamo i nostri turbamenti e, non mai senza continuare a sperare, ci sentiamo di rassicurarci a vicenda.
Proprio come il “Passeggere” e il “Venditore” raccontati dal genio di Giacomo Leopardi.
Ci facciamo domande e risposte, riempiamo le nostre agende esattamente come gli almanacchi citati nel loro intenso dialogo, continuiamo a pretendere di pianificare tempi e spazi, sentimenti ed avvenimenti ancora – in parte – a noi sconosciuti.
Per non sopravvivere come dei disillusi, specie quando oramai siamo grandi, ci adoperiamo a vivere con un buon margine di casualità e di aspettative: come se le cose possano pioverci dal cielo.
Fragilità umana, scarsa responsabilità ed altre amenità simili ci inducono a dire che la sorte, il caso, il destino, il futuro (stesso significato attribuibile a diverse parole) o un qualsiasi demiurgo siano le entità alle quali sono affidate le nostre scelte.
Perdendo per caute disattenzioni siamo soliti dire “Me ne dolgo, ma…” e, secondo me, non ce ne interessiamo a sufficienza, così è più semplice.
Azzeccando per riflessioni disattente e poco consapevoli siamo portati a sopravvalutarci, a dire “Avevo ragione, io lo sapevo…” e, a questo punto, archiviamo la faccenda senza imparare abbastanza, senza afferrarne il senso prioritario.

Il mistero resta e si riproporrà di nuovo, anche quando non sapremo più dire “Avevo ragione” – la vita è un’incognita – e la sola via percorribile è l’analisi del nostro potenziale umano.
Non basta dolersi, se non ci si sforza di stabilire una qualche comunicazione sensata, dove per sensata faccio riferimento ad ognuno dei sensi dei quali l’essere umano è dotato. Non serve a nessuno e fa male alle parti tutte.
Viaggiare negli anni perdendo aspettative è fisiologico, continuare a pianificare almanacchi inutili è fortemente stupido.
Sto per svoltare i miei 51 anni, certa che – la sola cosa di cui mi posso dire fiera – è quella di “sapere di non sapere ancora” tutto quello che vorrei, di sapere che la sola persona sulla quale dovrò / potrò contare sono io, di sapere – con certezza indubitabile – che meritavo un’opportunità.
Non pretendo di dire che, compiuti gli anni, potrò riporre le mie ferite e – piuttosto – scegliere dalla vetrina delle gioie quella più scintillante.
Vorrei solo un discreto compromesso, leale, onesto. Senza calendario perché il tempo, adesso, è soltanto una misura convenzionale per me.
Per chi stalla troppo lungamente, al contrario, è una misura precauzionale: forse si sente sotto assedio, chissà? Non azzardo, soltanto gli direi – franca e schietta – di rivedere le sue strategie perché se c’è un nemico, questo, non potrei mai essere io.
C’è differenza fra un attacco, un assedio e un’autodifesa.
L’attacco lo cerco per le poesie, l’assedio non la pratico, l’autodifesa è cosa che ho imparato mio malgrado:
– […] Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce […] – e, personalmente, di cose belle, così come ogni essere umano senziente, non vado a cercarne là dove non esistono.
Chiudo tutto, specie ciò che è già passato. Sono in viaggio, ho poche cartografie e sono viva solo oggi.

 

 

Paola Cingolani – 14/06/2019

RF9

Discutiamone insieme
_ dissero a Penelope
mentre tesseva tele _
a maglia molto lasca
intessute d’uno strano ordito
reti come tante tele di ragno
reti non a circuizione né a coercizione
reti che lei puntuale guastava.

Dissero di Penelope
_ non affermazioni ma
dei superbi proseliti _
millantati scenari apocalittici
nati da una filosofia settaria
e da un cerchio magico
il fine non giustifica i mezzi uomini
ma neanche le mezze verità.

Un telaio oramai guasto
_ la negoziabilità delle
sue emozioni profonde _
il seguente isolamento psicologico
il dileggio sistematico
immaginando per lei
fantasmagorici giochi
ombre di specchi rotti.

Dissero di Penelope
_ la cui tela s’era fatta
simile a un sudario _
che gli scogli non sentono
ch’ella stessa era scoglio
che la sua rete sempre viola
sarebbe dovuta diventare
nulla più d’una bandiera bianca.

Anka Zuraleva

Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Discutiamone insieme
_ dissero a Penelope
mentre tesseva tele _
a maglia molto lasca
intessute d’uno strano ordito
reti come tele di ragno
reti non a coercizione
reti che lei guastava.

Dissero di Penelope
_ non affermazioni ma
dei superbi proseliti _
millantati scenari apocalittici
nati da una filosofia settaria
e da un cerchio magico
il fine non giustifica i mezzi uomini
ma neanche le mezze verità.

Un telaio oramai guasto
_ la negoziabilità delle
sue emozioni profonde _
il seguente isolamento psicologico
il dileggio sistematico
immaginando per lei
fantasmagorici giochi
ombre di specchi rotti.

Dissero di Penelope
_ la cui tela s’era fatta
simile a un sudario _
che gli scogli non sentono
ch’ella stessa era scoglio
che la sua rete sempre viola
sarebbe dovuta diventare
nulla più d’una bandiera bianca.

Anka Zuraleva

– Anka Zhuraleva Photography per @lementelettriche  11/06/2019 –

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Una delle tante

Al civico 2 di Piazzale Beniamino Gigli
nella bella città degli avi tuoi
e de L’infinito
s’è vista lei _ una delle tante _
scattare fotografie
senza colore alcuno
guardando controluce

nessuna limitazione spaziotemporale
né orologi o calendari con sé
mondi immaginifici
s’è vista quella _ un’altra ancora _
sporgersi dalla ringhiera
senza avere paura
volendo immaginare

al civico 2 di Piazzale Beniamino Gigli
quando era tempo di Recanati
sognando la poesia
s’è anche palesata _ ma pensa un po’ _
pretende l’esistenza
quanta insolenza
penserà di esserci davvero
è un fatto inaudito
lei non ha ancora capito _ solo una delle tante _
un dialogo fra più voci
e ancora vorrebbe udirle tutte quante

Piazzale Beniamino Gigli 2 Liceo Leopardi
– Piazzale Beniamino Gigli n° 2 – Liceo Giacomo Leopardi – Recanati (MC) – Io by Giulia –

 

Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Voglio dirti un mio segreto

_ prima di andare via distante

lontana anche dalla tua mente _

voglio farlo per me soltanto

per non avere rimorsi né rimpianti

specie perché non ho alcuna fede in te

_ così come non ho creduto mai nelle tue parole

stupidaggini evocate da un mediocre che abiura _

con le quali mi è capitato di ridere

mentre tu pensavi di essere grande.

***

Voglio dirti un segreto

che oggi non è più tale

_ ti è andata un bel po’ male

ma non mi dispiace affatto _

quando pretendi fiori e farfalle

tu devi possedere un bel giardino

o _ al limite _ una siepe sempreverde

le foglie morte sono un triste auspicio

cadute

imbelli

ingiallite

accartocciate

non hanno che l’odore della madre terra

non hanno ali colorate per allietare i cieli

non hanno il profumo d’un mazzo di fiori

e _ come sempre…

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Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

La staycation non è certo nata in tempi di pandemia ma, per questo prossimo Natale, è certamente tornata in voga a causa del Covid.

Il termine staycation è di origine americana, non anglosassone, ed è composto da stay in aggiunta a vacation: restare nel proprio domicilio durante le vacanze. Una situazione verificatasi in tempi di crisi economica e, negli ultimi anni, tornata in voga sempre a causa di una crisi che si stava facendo già mordente. Ecco che la staycation si adatta perfettamente al periodo attuale, dove l’emergenza economica è da aggiungersi all’emergenza sanitaria causata dal questo virus troppe volte letale.

Eccezion fatta per il lockdown (mesi nei quali siamo stati costretti a stare in casa, potendo uscire solo per comprovate necessità, rispettando regole draconiane) stiamo seguendo di nuovo limitazioni ferree dallo scorso ottobre.

Con la suddivisione delle varie regioni italiane in più colori, dal giallo al rosso, a seconda…

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Antipode tu

_ abiti la parte più opposta

la più distante dell’universo _

per me

che penso in divenire

ma senza voler dissuadere

né essere dissuasa da nessuno

con frottole

a mezzo favole

senza nemmeno un’idea lapalissiana.


Avere non è prendere

non funziona con le persone

l’essere tentacolari

come piovre

non serve che a perdere

e hai perduto tu

perché io scelgo

perché chi s’accontenta muore

_ proprio come è successo a te _

non sopravvivi se non come i vampiri

derubando gli altri

quelli che ci credono

quelli che non si accorgono

come e quanto tu sia

soltanto il loro antipode.












Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

“I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere vittime, e, con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in sé medesimo, e che, se dice il contrario, mente.”

(Proust – “Alla ricerca del tempo perduto”)

Forse, il più delle volte, non è bella la solitudine, ma è una costante della condizione umana. Ad ogni modo, io la preferisco alle solitudini condominiali, a quelle vissute in due o in tre. Perché si può accettare tutto soltanto finché gli altri ci rispettano e ci tengono vivi, almeno nella loro memoria quotidiana.

Quando, invece, non si ricordano neanche di noi, c’è un segnale nitido: è la rottura insanabile. Ed è…

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‘Due’. Alberto Nemo, Mauro Mazziero e il professor Claudio Strinati incantano il Mugellini Festival a Potenza Picena (Macerata)

Sorgente: “Due”, il concerto live dedicato ad uno spettatore alla volta

Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Contengo me stessa
che non è piccola cosa
è come contenere
_ senza saperlo _
vastità
moltitudini
e l’universo mondo
da scoprire
da imparare
da conoscere.

***

Scavo in me stessa
che non è piccola cosa
è come spalare
_ a mani nude _
ghiacciai
iceberg
e l’universo mondo
da capire
da scaldare
da abbracciare.

***

Cerco in me stessa
che non è piccola cosa
è come perdersi
_ restando fermi _
immobili
marmorizzati
e l’universo mondo
che si fa specchio
che mi racconta
che mi risponde.

@lementelettriche – di Paola Cingolani

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Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Se dovessi scegliere un errore
per me stessa
preferirei deludere
piuttosto che eludere
o disilludere totalmente
senza lasciare niente di mio
neanche fra gli errori da rimediare.

Una delusione la si supera
il nulla assoluto non lo si colma.

Il più delle volte è il gran senso di vuoto
che ci sospinge alla ricerca spasmodica
di qualcosa che manca
e che cerchiamo
in qualcuno
incrociato casualmente
lungo il nostro cammino.

Malgrado tutto
l’eco di un vuoto
se così manifesto
diviene fuorviante.

Anche per deludere
è necessario distinguersi.

Se dobbiamo lasciarci qualcosa alle spalle
che _ almeno _ di noi resti la traccia gentile
e non l’evanescenza inutile
o la dimenticanza
che _ pure _ sia la traccia di passaggi lievi
e non l’algida indifferenza
o il vuoto cosmico
distintivo soltanto della peggiore aridità
per niente degna d’essere definita umana.

@lementelettriche – di Paola Cingolani

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Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Mi piacerebbe credere
che quanto ho desiderato
possa trovare il modo di verificarsi
_ certo non tutto e neppure sempre
esistere non è una fiaba a lieto fine _
ma anche solo una volta tanto
per caso
per sbaglio
per ragioni misteriose
per un calcolo delle probabilità
persino io avrei meritato un posto
magari non in extra lusso
ma neanche dietro un carro bestiame.

Tutte le bocche della verità presunta
spalancate e prepotenti
hanno gridato
sempre
e ancora oggi
gridano parole di pietra
accusano
come fosse fatto obbligo
di scomparire e perdersi nel nulla
_ meglio di non essere esistiti mai
così da eludere anche ogni traccia _
per svanire definitivamente nell’oblio
per meglio consegnarsi all’abbandono.

@lementelettriche – di Paola Cingolani

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Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

C’è mareggiata qui

e, se c’è mareggiata,

è tutto più romantico sulla riviera:

sembra che il vento la carezzi dolcemente.

***

C’è vento forte qui

e, se c’è vento forte,

è tutto più profumato sulla riviera:

sembra che la salsedine esali profumo attorno.

***

C’è aria pulita qui

e, se c’è aria pulita,

è tutto un altro sospirare sulla riviera:

sembra che il cielo faccia l’amore col mare.

***

Mi sono messa un cappello nuovo

e, mentre lo tengo con una mano,

cammino allegramente controvento.

***

Ho delle scarpe diverse oggi

e, indossando questi tacchi alti,

passeggio facendo tutta la via del lungomare.

***

Se il vento e la mareggiata

soffiando forte sulla spiaggia

ripulissero ogni mio pensiero dalle ombre

non vorrei _ e lo dico di cuore _ portassero con loro

ogni ricordo vivo che, ancora adesso, mi riconduce solo a te

mi piacerebbe che tu fossi ancora qui…

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Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Succede

che con le parole ci si possa fare molto male
allora più o meno consapevolmente
il detto e lo scritto diventano proiettili
così ci scappa il morto.

Succede

che armando le invettive qualcuno ci colpisca
a nostra volta rispondiamo al fuoco
con una contraerea fatta di parole
morti e feriti senza onore.

Succede

che come in ogni guerra ci voglia una ragione
ma a nostra discolpa non c’è nulla
tranne il terrore per bombe come queste
non soldati e zero diplomatici.

Succede

che pure la diplomazia sia inutile in dei casi
anch’essa è fatta di parole d’altronde
dove s’è colpito d’intenzione è fallace
non paga tentare mediazioni.

Succede

che le modalità d’attacco siano sempre decisive
se s’è parlato male involontariamente
ci si impegnerà per giustificarsi dopo
la tregua e il compromesso solito.

@lementelettriche – di Paola Cingolani

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