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cristina bove

galleria di quadri - by criBo

l’emicrania balugina negli occhi
visioni intermittenti
donna di poca fede: casa e casa
datata nel cerchietto all’anulare
quasi erasa
ha bagliori soltanto e un sonno alterno
foriero di scompensi nevralgici

sibille alternative rimescolano il cielo
qualcuna è una fontana
di versi esposti al sole
ispirazioni da tovaglie a quadri
tazzina di caffè, la sigaretta
e una partita persa a tu per tu
malgrado l’asso nella metrica

un antisolonifico per l’anima
una prosa bagnata sulla fronte
allontanarsi da prosopopee
e traghettare le parole altrove

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Dipinto di Angela Caldarulo – “Suzanne Valadon” – volto di Paola Cingolani

 

Non c’è bisogno che usciate dalla stanza.
Restate seduti alla scrivania ad ascoltare.
Non ascoltate nemmeno, aspettate semplicemente.
Non aspettate nemmeno.
Restate del tutto immobili e soli.
Il mondo vi si offrirà liberamente.
Per essere smascherato, non ha scelta.
Rotolerà in estasi ai vostri piedi.

Franz Kafka

 

oltre

Dal Canto VII – ALLA PRIMAVERA, O DELLE FAVOLE ANTICHE – Giacomo Leopardi

[…]
Vivi tu, vivi, o santa
Natura? vivi e il dissueto orecchio
Della materna voce il suono accoglie?
[…]

Sono veramente costernata, non c’è più niente che io possa fare per te se non ferirti.
Mi obblighi a essere quella che sono: una persona che – col passare del tempo – si è allontanata sempre maggiormente perché oggi, più di ieri, la distanza fra noi due è abissale, siderale.
Incolmabile.
Della favola antica che hai vissuto non c’è più nulla, tutto si è tramutato col tempo perché la mente non è stanziale (almeno non la mia).
Sono cresciuta e – senza di te – ho continuato a crescere anche più liberamente.
Gli amori giovanili – soprattutto se naufragati – passano e, quando un amore passa, la scoperta meravigliosa è che cominci tu.
Mi sono incontrata, presa per mano, conosciuta e condotta da sola: io ho iniziato il mio percorso come se fossi salita a bordo d’un missile che mi ha spedita sempre più oltre… e – adesso – non posso tornare indietro. Considerami volata via. Arrenditi. Dimenticami. Innamorati.
Cerca di fare quello che ho fatto io tanti anni fa: finito il tuo amore vedi di cominciare tu da qualche parte ma, certamente, non da me.
Non tornare più, giuro, non c’è proprio più niente che io possa fare per te se non ferirti.
Io oggi sono questa e nessuno mai più potrà darti quello che avevi: neanche io.
Perché?
Sono diversa, sono andata in una dimensione di pensiero che non contempla spazio anche per te.


Non ci sei più, non so neanche dirti come mai tu ci sia stato prima se non per una mia fuga da una realtà che dovevo metabolizzare.
Si cambia, si cresce, si impara, si capisce, ci si sofferma sull’importanza dei nostri affetti e tu, per me, non ne avevi più: costituivi un limite soltanto.
Non potevo mentirti né umiliarti, solo dovevo lasciarti.
Perdonami se puoi, vedi di smettere con queste tue continue incursioni nella mia vita, ricorda che non ne sei più parte e il tuo ego mi repelle.
Nessuna soddisfazione: non mi hai dato neanche la soddisfazione di trovarti una migliore di me.
Non tornare, ti scongiuro, vattene via!
Fatti una ragione della realtà nella quale ho preferito rifugiarmi io, qui si sta benissimo, è splendido il cielo che vedo dal mio missile.
Non lo abbandonerei mai per te.
Mi stavi seppellendo.
No, mai più.

Non c’è più la tua personale primavera, è passata la tua bella stagione, cerca di essere uomo: qui nessuno accoglie più la tua voce.
Non più, da oltre vent’anni!

La tua supplica di bambino incoerente non trova più ascolto.

 

 

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Kylli Sparre aka Sparrek Photo

Ci sono persone che hanno il grandissimo coraggio di borbottare: è perchè a te ci tengono. C’è chi ti dice anche “No!” perchè non vuole vederti buttar via. C’è chi sembra duro solo perchè ha l’onestà morale di dirti “Non farti (e non fare) del male!”.
Sono le persone che – nella vita – ti amano più delle altre. Poi ci sei tu, tu che le prendi per rompiballe, tu che le dai per scontate, tu che le sottovaluti, tu che te ne liberi e le liquidi con delle menzogne. Bugie talmente stupide da rivelarsi per quel che sono già al primo, facilissimo, banco di prova.

Allora ricorda.

Ricordati una sola cosa: quando sentirai il loro silenzio sarà forte come una schioppettata. E – uno di voi due – smetterà di parlare. Per sempre. Come mai?
Il resto del mondo sarà ancora pieno zeppo di interlocutori più intelligenti e migliori di te. Questo, quella brava persona che avevi strumentalizzato, lo sa perfettamente!

Non tornerà mai indietro dopo l’affronto che hai fatto alla sua intelligenza una persona per bene. Troverà sollievo nell’allontanarsi dal tuo mondo laido. Non dirà neanche nulla finchè non sarai tu – in preda alla tua mania d’onnipotenza – a scoprirti da solo.
Perché è così che andrà a finire. Tu ti ridicolizzerai da solo. Senza tema di smentita alcuna.

 

Il mio blog è stato scelto per Liebster Award da Evaporata 😀 e sono molto contenta: grazie Nadia!

Extranumero Liebster Award 2017

Queste le regole per partecipare:
Chi ti nomina pone 11 domande a cui devi rispondere. Una volta risposto, devi pensare tu a 11 nuovi quesiti, nominando altrettanti bloggers che dovranno dare le loro risposte ed eventuali nominations. Il fine di questo TAG è quello di far conoscere e creare interazione tra bloggers.

Seguono le domande di Evaporata con le mie risposte:

1 – Quando metti il “like” su un post lo hai letto veramente o ci sei solo passato sopra?
Paola: assolutamente sì: letto.

2 – Se segui un blog speri di essere contraccambiato?
Paola: me lo auguro, com’è che si dice… “A condizione di reciprocità”.

3 – Quali sono i blog che vorresti aver creato tu?
Paola: tanti, persino il tuo!

4 – Che cosa ti attrae nella lettura di un blog?
Paola: mi attrae la gente che ha argomentazioni, così i blog con buoni contenuti.

5 – Sei sincero/a quando commenti un post?
Paola: sincera per definizione a costo di sembrare antipatica.

6 – Pensi che gli altri siano sinceri quando commentano te?
Paola: se sono benevoli, spesso, temo lo facciano perché siamo amici.

7 – Conosci a memoria i 7 peccati capitali?
Paola: mi fermo a un paio o forse tre (ira, invidia, accidia…): c’è altro?

8 – E gli 8 nani?
Paola: conosco Brontlo, Pisolo, Mammolo e Bloggalo: solo 4!

9 – E i Cavalieri dell’Apocalisse?
Paola: non li ho conosciuti i Cavalieri: saranno ancora nell’Apocalisse?

10 – E i 10 Comandamenti?
Paola: sono là che ci penso ogni giorno ma, ai tempi della dottrina, giuro che li ricordavo!

11 – E le 11 piaghe d’Egitto?
Paola: conosco tante piaghe umane qui che, anche quelle egiziane, non potrei… francamente credevo fossero enne e uno mila!

Queste le mie risposte a Evaporata.
Sia nominato chiunque avrà il coraggio di rispondere anche alle mie domande strampalate 😀

Ecco le mie domande:

1 – Chi era Penelope?

2 – Sai fare l’uncinetto?

3 – Hai mai nuotato sull’Acheronte?

4 – Dopo aver letto una trilogia, ti è mai successo di trovare più intrigante di tutti il 4° libro?

5 – Vorresti asciugare gli scogli quando vai al mare o ti limiti ad aspettare la bassa marea?

6 – Con quale metrica è scritta la Divina Commedia?

7 – Hai mai provato a cimentarti con la traduzione degli ideogrammi giapponesi?

8 – Ami gli animali e, se sì, possiedi cani o gatti?

9 – Ti hanno mai scambiato per un personaggio famoso?

10 – Ti piace anche cucinare o preferisci limitarti a mangiare?

11 – Esattamente, in una scala da 1 a 10, dove collochi la lettura e la scrittura?

Chi partecipa può mettere il link nei commenti.

😀

Buon divertimento!

 

 

 

 

 

 

Rispondo?
Evaporata, che ne dici?

Il mio blog è stato scelto per Liebster Award dal titolare di Lavitadiunlaureato che ringrazio.

Queste le regole per partecipare:

Chi ti nomina pone 11 domande a cui devi rispondere. Una volta risposto, devi pensare tu a 11 nuovi quesiti, nominando altrettanti blogger che dovranno dare le loro risposte ed eventuali nomination.

Il fine di questo TAG è quello di far conoscere e creare interazione tra blogger.

Il Laureato ha posto le seguenti domande:

  1. Che rapporto avete con il vostro blog?R.: Lo considero una finestra aperta sulla mia parte umana che interagisce con altri umani.
  2. Cosa ne volete fare? Con che scopo è nato e cosa è diventato col tempo?R: Questo blog non è stato creato da me, ma da un amico conosciuto su Myspace dove entrambi avevamo una pagina personale. Quando il social cadde in disuso l’amico pensò di farmi cosa gradita regalandomi un sito esclusivo…

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2 io 1252017

Che dire sulle madri e sui figli?
Che non siamo perfette ma – come tutti – perfettibili: prendeteci così, come siamo, se solo vi guardate attorno scoprite che ci sono tante donne migliori ed altrettante peggiori, pensateci bene.
Pensate che ci sono madri degne e madri indegne.
Madri che non hanno mai dubitato del volervi amare dando fondo a tutte le loro energie.
Madri che coraggiosamente vi hanno dato qualche sano “No!” oltre a tanti “Sì!”, al fine di farvi crescere con la consapevolezza che, nel mondo, nulla vi è dovuto e nessuna cosa buona piove dal cielo per magia.
Madri che vi hanno amato dicendo la verità senza però illudervi, perché la vita è difficile e non ci sono certezze.

Madri che, vigliaccamente, hanno detto solo “Sì!” creando mostri incapaci di distinguere il bene dal male, quegli stessi mostri che hanno procreato più figli, abbandonandoli senza scrupolo alcuno e col perdono implicito di queste donne.
Madri che hanno voluto difendere gli errori dei loro pargoli ormai fattisi uomini, anche a costo di non fare le nonne, morendo senza vedere i nipoti.

Madri che si sono private degli anni più belli pur di essere presenti e di colmare – per quanto possibile – ogni vuoto, da sole, senza le suddette nonne e distanti dal loro prodotto di madri povere d’animo e prive di buonsenso.

Madri tante, ma non tutte degne di tale appellativo.

Madri che, fra impegni e sacrifici, hanno fatto non solo le madri ma sono state nonne esemplari: bisnonne anche, alla faccia di chi si è rifugiato in un più comodo altrove.

Nella festa della mamma c’è tutto: c’è la madre imperfetta perché umana ma presente e c’è – perché è giusto lo si dica – la madre assente, egoista, arroccata sul principio di strenua difesa del suo figliolo, quella che ti dice “Sì, mio figlio sbaglia, ha tutto e tutti contro e proprio per questo, almeno io che sono sua madre, lo devo difendere”.

Questo è: questo mi ha detto mia suocera evitando di vedere sua nipote.

E mi perdoni Iddio se non le perdonerò mai di non essere venuta a vedere la nipote, d’essere morta senza neanche conoscere mia figlia, di averle dovuto rispondere “Per te, io e la mia famiglia tutta, avremmo tenuto la porta sempre aperta. Però – se tu te ne sei fregata di mia figlia, tua nipote – non sperare io possa esserti riconoscente. Anche tu verrai dimenticata, tu come tuo figlio e gli altri tuoi figli come voi.”

La festa della mamma mi fa ridere.
E’ festa ogni giorno da quando sono madre, è festa perché con la mia famiglia siamo stati al nostro posto e abbiamo rispettato i nostri ruoli, dando la nostra parte a mia figlia.
E’ festa perché – grazie a nonna Lucia – mia figlia ha avuto una bisnonna insuperabile e io due madri… ed è festa perché oggi, proprio come allora, non ho mai recriminato nulla.

Non mi serve niente, grazie!

Non ho neanche provato alcuna sensazione quando, due giorni fa, ho incrociato la zia del mio ex marito la quale mi ha subito prontamente riferito che si è risposato domenica scorsa. Ho riso. Lei era seria, non capiva perché io ridessi.
“Vedi, il divorzio che ho finalmente potuto ottenere, a qualcosa gli serviva: fortuna questa fessa, finalmente sono libera dopo ventidue anni di ricerche! Gli ho fatto io il regalo più grande per quel matrimonio, cosa credi?”

Poi lei “Dimmi di Giulia…” e io, trattenendo a stento quella che è la realtà “Siamo di fretta, sia io che tu. Magari un’altra volta. Si è laureata, sta facendo una specialistica ma sai… è differente dalle altre nipoti. Lei è più concreta, mia figlia è così, meno attratta dalle apparenze e più propensa alle concretezze. Ha tentato ma proprio non riesce a reggere un rapporto né con le cugine né con la sorellastra.”

La realtà? Pensavo “Potresti anche farti gli affari tuoi, cretina! Se poi ti interessava restarci vicina avresti dovuto continuare a frequentarci. La verità è che siete tutti uguali, stessa matrice, stessa aridità umana e – se proprio vuoi parlare con mia figlia – rifletti. Focalizza che ha venticinque anni ed è un adulto (molto) senziente. Chiama lei senza temere il suo rifiuto perché lo sai benissimo: se la chiami ti dice un ciao secco che, un vai a quel paese, sarebbe niente al cospetto”.

Educatamente, però, ho detto “Scappo, sono di fretta come te, ciao!”

Immediatamente, due portoni più giù, ho suonato il campanello dello studio medico di un mio amico (era da lui che stavo andando) e gli ho fatto una sorpresa.
Felicissimo di vedermi, siamo entrati dentro al suo studio privato, ci siamo abbracciati e detti bellissime cose. Non sono riuscita a ricordare che il mio ex marito si è risposato né le ciarle della zia.
Gli ho detto tutt’altro e, come sempre, è venuto fuori mio padre (si rispettavano moltissimo), non ha fatto che dire come sia fortunata ad essere la madre di Giulia e, immancabile, è venuta fuori anche sua madre (ci siamo sentiti felici d’essere stati figli loro).

Felice, ero felice perché mi ha coccolata come sempre, come solo un affetto bello e pulito può fare.

Sono poi andata a bermi un caffè e, dopo poco, mia figlia è venuta a prendermi.

Sono felice, molto felice.
Mi sento a posto, mi sento pulita.
Francamente ce ne battiamo del resto perché ci sono assenze liberatorie e questo è il caso nostro.

La sola assenza che sento è quella di mio padre, di nonno e di nonna Lucia.
Loro sono stati grandi.
Altre madri, altre nonne, altri padri… ma di che stiamo parlando? Del nulla.

Madri e figli: che dire?
Dico che i figli li facciamo noi genitori e dico che spesso siamo responsabili dei loro errori. Sempre nel caso in cui – questi figli – non siano così intelligenti da scegliere di non essere come le loro madri (o i loro padri, se ravvisano mancanze). Mio padre, ad esempio, è stato l’opposto di sua madre. Altro esempio di piccineria figlia del suo tempo. Babbo ha scelto suo padre come modello: io lo ricordo ancora nonno Cingolani. Era saggio.

Ogni volta queste feste da calendario mi lasciano come mi trovano perché bisogna pensare al ruolo che ricopriamo per trecentosessantacinque giorni l’anno e finchè campiamo. Essere genitore è un’ipoteca sulla nostra vita e io, a quasi quarantanove anni, mi sento serena.

Poi c’è da dire che siamo tutti figli, abbiamo tutti una mamma, ma non tutte le donne possono diventare madre: magari sarebbero state bravissime, capacissime, avrebbero saputo amare tanto i loro figli e – tuttavia – madri non sono (e non per scelta).
Qui si apre un mondo e sarebbe un gran discorso da affrontare questo.

Io stessa, già dai trent’anni, non avrei potuto più essere quel che sono.
A queste donne rivolgo il mio abbraccio più sentito e il mio pensiero più accorato.

 

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Le parole
– ben dette e misurate –
chè lorsignori calcolano
senza margine d’errore

inutili fendenti
sulla schiena
di chi all’improvviso
è visto difettoso

tanto inutili quanto
– noi difettosi –
ci curiamo dei giudizi:
siamo molto dispettosi.

 

 

coccopurple

Ci sono molti
coccodrilli domati
– accanto a me.

Non sembravano
così tanto feroci
– ma lo erano.

I coccodrilli
erano anche scuri,
a volte neri.

La mia mente
ha scelto un colore
e la fermezza.

L’arcobaleno
si è avvicinato:
l’ho afferrato.

Ho osservato
e il mondo intero
mutava forme.

Colori, forme…
la mia vita stessa
era viola.

Come glicine:
una vita viola,
esisto così.

Ancora – vivo
una vita azzurra –
e sono onda.

Immersa – vedo –
l’universo è mare:
ha l’orizzonte.

La mia forza
ha rubato cieli
coi tramonti.

Poi, ho preso
le onde marine e
la pioggia.

Ho colorato
le bestie nere
come viole.

Non ci pensare
chè tutti domiamo
i coccodrilli!

L’intero mondo
a volte è palude
a volte mare.

Se lo colori
prendi l’arcobaleno
e sei salvo.

Forse – sono un
errore marchiano –
oppure cosa?

 

Corrosive-by-Kylie-Woon

Photo by Kylie Woon “Corrosive”

Poter
sdoganare il  mare

poi

fonderlo
con l’orizzonte

e

unirlo
all’universo mondo?

Alcuni possono.

Il mare
– è sentimento del non tempo –
stessi fondali

e

gli occhi
del Capitano
fischiano.

Dicono

l’ho verificato

che si può

addirittura
– per le divinità da giorni feriali –

musicare tutto
donandogli forme
e colori.