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“Ed è tutto così minimale”

Penso

guardo

rifletto

ed è tutto così minimale

tanto da perdere ogni senso

_ compiuto o incompiuto _


forse

domani

sarà bello

ma oggi

adesso


quella tristezza

per me insostenibile

per altri impercettibile

persino insospettabile

_ oltre che immotivata _

probabilmente sciocca

s’è fatta incudine


e mi pende così

sulla schiena

sulla testa

sul viso

il sangue mi si è gelato


il cuore murato

inchiodato

ingabbiato

oltre questo sguardo vitreo


_ intorno c’è solo l’irreale _

è tutto così minimale

da non avere senso

né motivo alcuno

d’esistere




Paola Cingolani
19/06/2021
@lementelettriche





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Ricordi a lunga conservazione

Ho la spiaggia di fronte casa e, ogni anno, per fare 100 Mt ci impiego mezz’ora. La borsa non si può pesare, c’è qualsiasi cosa dentro. Solari, spray, rinfrescanti, libri, astuccio, pochette, spiccioli per il caffè, fazzoletti di carta, fasce e pinze per i capelli, cappello, asciugamani. Minimo due. Uno, grande e più nuovo, per la mia brandina. Un altro – azzurro e oramai scolorito – è quello che non potrei proprio sostituire. Lo porto sempre con me, lo piego come fosse un cuscino e ci metto la testa. Ha quasi 18 anni, forse anche 20. Era di mio padre, ci si sdraiava lui al sole dopo 2 ore di escursione subacquea. Ci addormentavamo al sole come due beduini dopo aver nuotato. Lui non viene più al mare con me da 15 anni, però io mi porto il suo asciugamano. Prima ancora delle chiavi di casa, del cellulare e di chissà quale diavoleria, prendo l’asciugamano azzurro di babbo Angelo. Come la coperta di Snoopy. Ah, non nuoto più come facevo con lui, non c’è più gusto a circolare intorno alle scogliere da quando lui non riemerge. Diciamo che, per essere stata una nuotatrice, adesso giusto mi inzuppo come un savoiardo nel latte. Ecco, confesso, questa cosa la devo superare. Dovrei riprendere quel genere di nuotate, però sempre sull’asciugamano azzurro e un po’ sbiadito andrò a poggiare le mie sinapsi. Sempre.




Paola Cingolani
15/06/2021
@lementelettriche

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Ricorrenze e parole che scappano via

Non ho dimenticato nulla _ 2 anni come 2 giorni _

idealmente leggo ancora quell’annuncio

cose che mai vorresti vedere né sapere

eccole _ invece _ eccole

_ dirette come i colpi del
cecchino più abile di tutti _

mentre rimani incredulo


completamente inerme

indifeso ed incapace

amorfo

inutile

vuoto.

Oggi è una ricorrenza che non ho scordato

la sola cosa diversa da prima è stata una


oggi _ anche le parole _ sono scomparse

forse si sono ribellate con me

sapevano di non avere senso

è rimasto solo il ricordo

_ intatto ed invariato _

col pensiero all’amica

agli occhi di cerbiatto

che abbraccerei

e asciugherei

potendo.



Dedicata a Pat Vetti Nascimbeni e ad Enrico, ovunque esso sia adesso


Paola Cingolani
11/06/2021
@lementelettriche












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“L’importanza di una spiaggia”

L’importanza di approdare su una spiaggia sicura

_ ma che non sia definita l’ultima è d’obbligo _

mi impone di fondere ragione e sentimentalismi

smancerie da quattro soldi e foglie morte _mai _

_ la mia necessità è una certezza _ magari piccola.



Così mi siedo sulla rena umida

vestita di lustrini e di paillettes

aspetto che la tua nave ritorni

Penelope dei giorni nostri _ io

che di attese sono snervata _

penso solo la cosa minuscola

coprire di salsedine il passato


risorgere a nuova vita

un sole splendente

declinato all’aggi

con un domani

da tracciare

come aria

come volo


in libertà

_ sciolti cordami e sartie _

la vita con un’onda nuova.




Paola Cingolani
05/06/2021
@lementelettriche





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“Ostacoli per la serenità” – Suggerimenti

Ostacoli per la felicità? Rimozione subitanea, immediata ed assoluta. Definitiva.
Pensaci. Ti imbatti con una persona la cui psiche è definita solo da negatività, critiche e tu devi capire.
– Ma chi l’ha stabilito? – Sappi che, per te, attirerà solo molti guai questo sacrificio inutile.
Relazionarsi è scambiare reciprocità, punti di vista, serve equilibrio – stai sicuro che nessuna mancanza aiuta – così devi andare oltre.


Ok, distanziarsi è doloroso, ma la differenza che noti è lampante e cresce, per ingigantirsi nel futuro. Guarda al dopo!

C’è gente che rimane nella tua vita solo per un breve lasso di tempo, finché tu non salti.


Sensi di colpa, obblighi, costrizioni, ricatti morali, menzogne, omissioni – varie ed eventuali – sono tutte limitazioni, per te e per gli altri, fino a quando non stabilisci una linea di confine netta decidendo da solo come vuoi gestire quel caos. Sii autonomo.

Ripensati, ripensaci e allontana tutti i rapporti castranti ed asfissianti, prendi con te la lealtà ché non è una forma di sottomissione, ma una netta superiorità.
Quando cominci tu a controllare il tuo destino, smetti di rispondere a chi vorrebbe ferirti. Neanche se appartiene al tuo stesso nucleo familiare.

Insomma, ci stendi sopra un velo pietoso e li lasci convinti e contenti sapendo che – spesso – c’è chi ride solo per confondere le tracce.



Paola Cingolani
02/06/2021
@lementelettriche





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“C’è bisogno di ridimensionarsi”

Sentirsi il centro dell’universo mondo
osservare _ quasi con spregio _ il resto
ardere _ come candele _ nella propria luce


Accumulare vittime nuove a quelle antiche
credersi l’oceano impetuoso ed infinito
gridare _ lamentarsi _ avari di naufragi



Venire esclusi dal mondo altrui per poi
crescere di Ego _ e di Ego _ soffocare
come farebbero solo i re senza alcun regno


La viltà _ quell’essere tanto pusillanimi _
di coloro che _ ricaduti su se stessi _
agonizzano senza più tregua alcuna




Paola Cingolani
01/06/2021
@lementelettriche




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“L’irrisolto distrugge”

Photography by Josef Sudek

Mi vestirei anche da grand soirée

per stare sola col mio ordine poco ordinato

_ nella testa ho troppi pensieri io
in una mente sola sembra caos _

però sono assai ben organizzata

posso restare qui senza terrificarmi

perché è l’irrisolto che mi ferisce


perché è naturale il mio fare

perché è doveroso ogni dire

così anche ogni dare

basta sapere

cosa dici

cosa dai

che cosa stai facendo

quale è il caso che vorresti per gli altri?

_ Strumenti ma non emozioni
a disposizione per il tuo fine _


Credi che la gente sia cosa tanto utile?

Credi che la gente sia una cosa gestibile?

Sì, forse accade ai più, ma non a tutti

c’è il cavallo che rompe la corsa

la scheggia impazzita che parla

_ chi si lancia per non perdersi _

o per risolvere ancora una volta

sebbene emetta grida

senza nessuna voce

“Non ne posso più”.





Paola Cingolani
31/05/2021
@lementelettriche





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“Nulla è più indomito dei desideri” – Alessandro Baricco

“Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così, io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.”

Alessandro Baricco – Brano scelto da “Oceano mare”

Non è forse così? Passi anni ed anni della tua vita a dare il massimo, impegnandoti per non deludere le persone che stimi, poi – alcune di loro – deludono te.
Ed è esattamente a quel punto che il desiderio si manifesta con tutta la sua forza: ti fai del male, perché pretendi di poterlo dominare. Ti fai del male, perché – quando il tuo desiderio è chiudere col passato – comunque sei costretto a cancellare e resettare anche le tue vecchie scelte.

Nella vita è inevitabile cambiare, l’essere umano non è stanziale, è mutante o non apprenderebbe.
Nella vita è inevitabile cambiare, noi tutti siamo così imperfetti, ci stanchiamo di combattere.
Poi, perché combattere se si realizza che la causa è perduta?
C’è un momento in cui si desidera risolvere tutto con un grande slancio di passione per le cose, le si vuole rendere meno complesse, si è attratti dalla semplicità e non dalla complessità.
Ci si stanca – a furia d’attese vane – le chimere non si realizzano, né mai si realizzeranno, così si sceglie una via ben più percorribile.

Fa male? Sì, fa male, perché è come ammettere di non aver dato il giusto valore alle persone. La delusione è cocente, sempre, ma – fuoco per fuoco – un po’ di voglie bisogna anche soddisfarle.
Non ci si può più illudere che sia sufficiente essere bravi, buoni, corretti.
Troppa virtù annoia, l’ho sempre sostenuto.





Paola Cingolani
28/05/2021
@lementelettriche


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“Maturità è anche selezione”

Maturità è scelta e tante altre cose: se scrivessi che – a un certo punto della vita – non ci si stanca di certi giochetti, sarei una buonista sciocca.
Io, invece, sono stanca di abbassare la testa alle debolezze, ai capricci altrui, solo per quieto vivere. Credo sia questione anche di una certa presunzione esibita come un biglietto da visita.
Ma un bel biglietto da visita non è.
Credo sia una debolezza l’essere saccenti con una come me, che rifugge le discussioni, troppo facile alzare i toni e prendersi la ragione con la stizza. Basta, di quella ragione faccio omaggio a chiunque, però basta.

Mi siedo dalla parte del torto, un po’ come ci insegna Brecht, dico direttamente “Si, certo, lei ha sicuramente ragione.”
Poi lascio perdere perché tanto è inutile rimettere su gli stessi teatrini se il mio interlocutore è un passivo – aggressivo e, con finta gentilezza, trova una scusa che, concettualmente, c’entra come i cavoli a merenda e replica un atteggiamento da totale deresponsabilizzato. Così è facile per lui, vero, ma è facilissimo anche per me valutare quanto dimostri di stimarmi meno di uno sconosciuto che risponde da buzzurro sebbene non interrogato.

Le prime volte ci si resta malissimo e, se si è molto sensibili come me, si sente un dispiacere doppio. Poi – quando gli schemi sono sempre gli stessi – si sente di aver dato considerazione a qualcuno che non merita perché infondo, il suo ritornello sardonico, è quello di mostrarsi sfacciatamente al di sopra.

Perfetto: che vada anche sotto, oramai non suscita più nemmeno la minima sorpresa.
Crescendo certe persone migliorano e imparano a selezionare, altre peggiorano continuando a reiterare.


Maturità è anche selezione

questione di sopravvivenza

ché – d’essere calpestati –

si è davvero tanto stanchi

e si sta assai meglio senza


***

“Sono avida di torto: se ce ne fosse, datelo pure a me, grazie, lo accetto volentieri!”


Paola Cingolani
25/05/2021
@lementelettriche



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“Una vita di qualità merita più d’ogni longevità” – Seneca

Photography by Paola Totnambè – “Scorre, il tempo scorre”

La brevità è la condizione di ogni esistenza. Rispetto alla durata del mondo, è breve anche la vita di un Nestore o di una Sattia, la quale ultima fece scrivere sulla sua tomba che era vissuta novantanove anni. Ecco una che si vanta della sua lunga vecchiaia; e chi avrebbe potuto sopportarla, se avesse compiuto cento anni?

Come una commedia, anche la vita non importa che sia lunga, ma che sia ben rappresentata. Non importa in che punto la concludi. Concludila dove vuoi; ma sta’ attento a concluderla bene.


Seneca – Brano scelto da “Lettere a Lucilio”

Concludere la vita al meglio significa viverla lasciando un buon ricordo di noi stessi.
Non dovremmo agognare i cent’anni, dovremmo vivere meritando rispetto, con qualità, cercando di migliorarci ogni giorno.


Conosco persone che sono quasi centenarie e stazionano là, come monumenti ai non caduti, nel grigiore pallido d’un isolamento voluto, senza mai aver desiderato neanche uno scambio umano coi figli, coi nipoti, né coi bis-nipoti. Un po’ come temere ogni altro essere umano – inclusa la loro progenie – ed è d’una tristezza infinita.

Ho avuto amici che se ne sono andati a 18, 42, 48 e 55 anni: lo sgomento, perché quanto intensamente mi hanno amata – e hanno amato la vita e la gente – non si racconta. Così come noi – parti delle loro vite e delle loro famiglie, pur se scelti non in base all’anagrafe – li sentiamo ancora oggi qui, presenti eternamente.


Ho avuto familiari che sono stati puro privilegio e la loro dipartita precoce è una mancanza asfissiante, che m’affoga e cresce ogni giorno: ci convivo focalizzando la mente sulle cose belle, sull’orgoglio che mi ha riservato e mi riserverà sempre il loro affetto.

Altri che ho considerato oggettivamente esseri inferiori: vivono, probabilmente stanno meglio di me e puntano alla longevità estrema, fregandosene – come sempre – del resto del mondo, anche dei loro stessi figli. Forse hanno capito che quando se ne andranno non li piangeremo e, per dispetto, continuano a godere se ci sanno rattristare campando.
Sì, penso sia così, ma si sbagliano: non m’appartiene l’odio, come neppure la vendetta o il rancore, sono diventata maestra d’indifferenza e di distacco al bisogno. Non ho ipocrisia per cui – una volta avvisati lor signori che non avrei più conferito con loro – vivo coerente e tanto serena. Mi sono collocata nel mio altrove.


Riguardo me, sono onesta, penso d’aver recitato la mia commedia meglio che potevo: non racconto mai i ruoli che ho interpretato perché li conosce chi ne ha beneficiato. Sbandierarli diventerebbe un atto di presunzione vittimistica e – detta come la penso io – anche no. Mai.
Una confessione solamente posso fare: non vorrei mai invecchiare a lungo, sarebbe anche noioso. Continuo a preferire la qualità della vita alla quantità. Proprio come scrisse Seneca.




Paola Cingolani
17/05/2021
@lementelettriche




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“Certe leggerezze pesano come macigni” – Milan Kundera

[…] Un dramma umano si può sempre esprimere con la metafora della pesantezza. Diciamo, ad esempio, che ci è caduto un fardello sulle spalle. Sopportiamo o non sopportiamo questo fardello, sprofondiamo sotto il suo peso, lottiamo con esso, perdiamo o vinciamo. Ma che cos’era successo in realtà a Sabina? Niente. Aveva lasciato un uomo perché voleva lasciarlo. Lui l’aveva forse perseguitata? Aveva cercato di vendicarsi? No. Il suo non era un dramma della pesantezza, ma della leggerezza. Sulle spalle di Sabina non era caduto un fardello, ma l’insostenibile leggerezza dell’essere. […]


Milan Kundera – “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

Il nulla è pesante se non si provvede a riempirlo: l’essere umano ha bisogno del suo peso, non certo del vuoto cosmico, perché è proprio la caduta in questo buco nero a risucchiarlo in un vortice infernale, di quelli che durano per tutta l’eternità.

Bisogna declinare bene il proprio spazio, il proprio tempo e la propria esistenza, c’è bisogno di quell’armonia che – le donne intelligenti, quindi apparentemente sbagliate – sanno trovare più spesso degli uomini. Anche di quelli intelligenti.

L’immaginario maschile è rimasto indietro di qualche generazione sulla concezione della donna.
Ho sostenuto spesso come i dinosauri non si siano mai estinti e che, piuttosto, abbiano avuto una fase di adattamento con l’ambiente circostante. Sono una persona ironica.

Una donna risolta psicologicamente e dunque serena, matura, lucida, diventa una persona esigente: si aspetta un interlocutore altrettanto capace di addivenire alla sintesi vincente, senza per questo credere di dover affrontare un combattimento strenuo, quasi epico. Se nella coppia permangono solamente tesi e antitesi, senza saper trovare una sintesi, è lapalissiano che ci si percepisca inadatti.

Alcune persone si assoggettano diventando la vittima designata di uno scambio tossico e narcisistico e, contrariamente alle opinioni comuni, il narcisista è spesso la donna, quella fragile, quella che per sopravvivere necessita di una certa dose di ricatto morale. Questo è ciò che sfugge all’uomo, ancora adesso.

La remissiva è (quasi sempre) una persona subdola, che fà della sua bontà – spesso solo presunta – un’arma micidiale ed invisibile, lasciando che il suo compagno si autoconvinca di come, senza di lui, essa non vivrebbe.
Ma sappiamo bene che, né l’innamoramento, né l’amore, sono patologie mortali. Per nessuno.
Magari è proprio per questo senso di precarietà che investe tutto, quindi anche i rapporti umani, che la persona teme?


Nel dubbio è più semplice evitare gli scontri e affogare nel nulla, perché se dobbiamo diventare come mamme che ricattano – “Se non fai il bravo mammina piange!” – o come adultescenti illusi – “Ma guarda, è cotta di me, posso gestire tutto a modo mio!” – davvero il tempo è trascorso giusto per riempire di caselle i calendari.

Anche io ho lasciato, come la donna raccontataci da Kundera.
Anche io avrei preferito essere cercata, o che – almeno – mi venisse data un’opportunità al pari di quello che è il mio valore.
Anche io mi sento schiacciata dal peso di un immenso nulla: garantisco che non provo rabbia, né rancore, ma non riuscirei a dimenticare alcune leggerezze così tanto, troppo leggere per essere dette possibili.

Un fardello ha il suo peso specifico, la leggerezza dell’essere stati nel vuoto, col vuoto, è insostenibile. Sì che avrebbe potuto salvarsi ancora, ma forse è stato pavido, forse non ha mai capito affatto.

Importa? Certo che no: sorrido e continuo il mio viaggio nel mondo, consapevole di quanto sia complesso incontrare menti aperte.





Paola Cingolani
15/05/2021
@lementelettriche





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“Il peso dell’aria”

La pressione atmosferica

stabilisce il peso dell’aria

_ pensa _

sembra sia immateriale ma

a spingere con un solo dito

su di una superficie a scelta

si calcola un peso specifico

_ circa un chilo _

ricorda sempre e per sempre

il peso dell’aria che respiri

il peso di ciò che confermi

il peso di tutte le tue parole

dette

taciute

nel bene e nel male.

Tieni a mente

il peso di ogni gesto che fai

e il peso di ciò che lasci fare.

Il peso dell’aria

è un chilo soltanto

intanto mi domando

quanto pesa un dolore

che opprime il nostro cuore?

Quanto ci pesa una colpa

se non sappiamo rimediare?

La gentilezza è leggera

credo abbia delle ali immense

mi somiglia ad un uccello azzurro

_ praticala sempre _

in assenza di ogni gravità

è la sola capace di levarsi in volo.

In alto _ figlia mia _ tu vola in alto

conserva la tua bontà nonostante tutto.




Paola Cingolani
13/05/2021
@lementelettriche























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“Un madrigale profondo” – Octavio Paz

Più trasparente
di quella goccia d’acqua
tra le dita del rampicante
il mio pensiero tende un ponte
da te stessa a te stessa
                                         Guardati
più reale del corpo che abiti
ferma in mezzo alla mia fronte

Sei nata per vivere in un’isola

Octavio Paz

Il tuo pensiero è trasparente – a tratti impercettibile – e questa situazione è diventata destabilizzante per me che ne sono l’oggetto.

Rimbalzo da me stessa a me stessa e – meglio – vorrei m’ingoiasse un buco nero immenso.

Il ponte, fra noi, l’ho menzionato io, ricordi? Non è una bella combinazione?
Ti ho spiegato che i pontili marini non temono onde d’urto, sono avvezzi alla tempesta, ma c’è bisogno di una manutenzione costante o il salmastro li corrode.


Sono stanca di vivere in mezzo alla tua fronte, fra le tue idee, come fossi un bel ricordo.
Io sono viva.

A mancarti è la formula di C. G. Jung, “Qui e ora”, ma io l’ho compresa e assimilata bene, così tanto da farne un motto.
Oltretutto sai che sono dignitosa e ciò mi impedisce di collocarmi dove non sono bene accetta.

Se credi che io debba restare in un’isola, la sceglierò da sola e non è detto io non abbia il coraggio per cercarne, con cura estrema, una molto affollata.
Tu – al massimo – saresti un simpatico ricordo a tempo determinato, da soprannominare Venerdì. Poi diventeresti evanescente e ti dimenticherei.



Paola Cingolani
12/05/2021
@lementelettriche











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“La grandezza è nelle cose semplici” – Arthur Schopenhauer

Josef Sudek Photography

La storia ci dice la vita dei popoli e non sa raccontarci che guerre e rivolte […]. E così la vita di ogni individuo è una continua lotta, e non solo la lotta metafisica col bisogno o con la noia, ma anche la lotta reale con gli altri individui. Egli trova ad ogni passo il suo avversario, vive in continua guerra e muore con le armi in mano.”

Arthur Schopenhauer – Parerga e Paralipomena – 1851


Sarebbe bello se la storia ci insegnasse davvero, ma siamo duri a capire e ci è difficile imparare.
Da quando abbiamo memoria dell’essere umano, è tutta una cronaca di guerra, come non fosse già difficile vivere e convivere con noi stessi e relazionarci con gli altri esseri umani.

Noi siamo depositari di sentimenti angoscianti, cerchiamo ciò che non è semplice, individuiamo continuamente avversari da battere e spendiamo energie nel quotidiano – anche se disarmati – perché l’enormità delle cose apparentemente più piccole, come la pace, non la cogliamo mai.


Dallo scorrere del tempo non abbiamo appreso: o è un pessimo maestro, o siamo allievi privi di doti intellettive.
Ci misuriamo con discipline scientifiche per poi farne un pessimo uso: basta guardarsi attorno e prenderne atto.

Probabilmente è questa nostra smania di grandezza a renderci tutti ciechi, però, per la nostra presunzione, crediamo di vedere.
Magari è la voglia di abbattere limiti spazio – temporali che ci porta a voler colmare l’universo, però non riusciamo a bastarci neanche da soli.


Forse – se non fossimo così inconsapevoli – cominceremmo a dare più importanza alle cose che, ancora adesso, ci appaiono irrilevanti: la grandezza è nelle cose semplici, esse sono la giusta misura.




Paola Cingolani
11/05/2021
@lementelettriche





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“S_vista mare”

Dovresti correre _ e anche velocemente _ tanto da incollarti i talloni alle spalle

correre e correre per scappare _ non ha senso restare _ vuoi correre e andare

non importa dove _ è che sei amareggiata _ non può risollevarti la s_vista mare

scappa

cerca un cammino

costruiscilo come credi

una strada viene da sola passo passo

ma l’importante è che tu vada via adesso

dopo sarebbe tardi _ ti troveresti chissà dove _ sempre s_vista ma magari monti.

Cambiano i paesaggi ma non cambia il concetto

e tu porta pazienza

ci sei abituata di già

cosa vuoi che sia _ una s_vista in più _ non sarà mica tutta questa gran calamità.





Paola Cingolani
07/05/2021
@lementelettriche


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“Se il pesce salta fuori dalla boccia”

Se il pesce salta fuori dalla boccia
in cerca di altri spazi e di nuovi orizzonti
è inutile tentare di metterlo in un altro cristallo
perché quando un pesce salta fuori dalla boccia
semplicemente non è affatto un pesce
così come avevi creduto _ anzi _ non boccheggia
non lo puoi ancora concepire un animaletto muto
né il tuo esserino indifeso ed obbediente
facci caso
riflettici coscientemente.

Sai _ per rivendicare la libertà _ servono tante potenzialità
e nessuno potrebbe farlo mai se argomentasse del niente.

Quando un essere è saltato via da solo ha già molto parlato
anche se non ti ha mai gridato
anche se non ti ha mai umiliato
anche se ha scelto di risparmiare il suo fiato.




Paola Cingolani
06/05/2021
@lementelettriche



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“Nel fiume del divenire, il genio oltrepassa limiti spazio-temporali” – Hermann Hesse

Ho avuto pensieri e princìpi. Tante volte ho sentito in me il sapere, per un’ora o per un giorno così come si sente la vita nel proprio cuore. […] Ma questo è un pensiero che ho trovato io: la saggezza non è comunicabile. La saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri, ha sempre un suono di pazzia. […] La scienza si può comunicare, ma la saggezza no. Si può trovarla, viverla, si possono fare miracoli con essa, ma spiegarla e insegnarla non si può.



Hermann Hesse – Brano scelto da “Siddharta”

Le nozioni, il sapere: è un alibi l’ignoranza, specie al giorno d’oggi. Conoscere si può, quindi si deve; c’è una tale vastità di sapere che non riusciremmo ad attingere dal calderone della scienza in una vita intera. Il sapere è infinito.

A non essere altrettanto diffusa è la dote della saggezza poiché non la si impara, non la si studia e non la si trasmette. Neanche volendo. La si possiede e, credo, neppure sempre: anche l’essere umano più saggio non è esente da alcun margine d’errore.
Non a caso la saggezza è una dote e – in quanto tale – risulta essere molto rara.

La maggior parte degli argomenti millantati come assoluti o indiscutibili, alla fine, si rivela null’altro che un elenco inutile di paralogismi.


Una persona che coltiva il sapere è interessante, ma una persona saggia è affascinante: seduce. Attira l’altra a sé.

C’è un magnifico confronto fra Govinda e Siddharta che precede la citazione riportata. Govinda vuole sapere attraverso quale dottrina Siddharta sia addivenuto a tutto il suo sapere e – poi – a tutta la sua saggezza ma, quest’ultimo, non riesce a spiegare.

Siddharta ha appreso da moltissime situazioni differenti e da altrettante persone: egli ha attraversato il fiume del divenire.

In questo senso dovremmo tutti divenire allontanandoci dai luoghi comuni, dalle cose banali e dalle persone che vantano una saggezza della quale sono sprovviste. Apprendere da persone le quali non farebbero che manipolarci è una cosa impossibile. Chi è un po’ più saggio tace e non si permette di venire ad istruirci, né di parlare del niente.


Ognuno attraversi il proprio fiume, coi propri tempi e sapendosi confrontare, mai volendo insegnare: la saggezza è una dote innata, l’essere persona saggia può spaventare solo chi sa di non essere abbastanza.



Paola Cingolani
05/05/2021
@lementelettriche



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“Non esaltarti mai”

La notte è amica di molte persone
degli amanti _ che si vedono come più fortunati _
dei solitari _ che prendono distanza dai vari riflettori _
dei pensatori _ che si specchiano nel loro Sé cercando verità _
quasi le stelle possano accendere idee migliori
rispetto ai bagliori fasulli della luce del giorno
capace d’accendersi pure sul vuoto cosmico
o fra i vari vuoti a perdere
_ decidete voi _
quelli non li calcolo
oggi non più.

La notte è amica di molte come me
impegnate in una rotta senza cartografie consuete
e senza alcuna possibilità d’errore né margine minimo
_ Non esaltarti mai _ mi vado ripetendo
o farei come chi s’imbroglia da solo
poi mi soffermo col mio caffè
navigo a lungo dentro di me
seguendo il mio cielo
respirando piano
sognando molto
attendendo.

Non mi esalto mai
so che l’universo ha spazi infiniti
tento di fare disegni e progetti nuovi
li abbozzo come avessi le mani dei bambini
rifuggo le regole del piccolo gruppo incartapecorito
lascio che sia l’oblio a cullare i miei pensieri peggiori
_ gli astri m’acquietano _ ed è una splendida conquista
chi ho scelto di allontanare non ha generato mancanze
ma _ col passare del tempo _ ho rafforzato quella che ero
ai poveri spiriti faccio omaggio del resto _ per me sola _ non detesto.




Paola Cingolani
03/05/2021
@lementelettriche












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“Essere lungimiranti per vedere oltre trovando sintesi” – Zygmunt Bauman

LORENZO CICCONI MASSI – Copyright



“La parola comunità esala una sensazione piacevole, qualunque cosa tale termine possa significare (…) Le compagnie e le società possono anche essere cattive, la comunità no. La comunità è sempre una cosa buona.”

Zygmunt Bauman








Essere insieme, unire le idee addivenendo ad una sintesi costruttiva: mai avere timore dell’altro.
Mi piacerebbe si ragionasse su questo concetto di comunione d’intenti, di positività, di bellezza.
Certamente – se si discute solo d’interessi – non c’è mai vera condivisione, piuttosto, altri scopi, e non sempre troppo umani ma essenzialmente materiali, pragmatici.


Se c’è la fortuna di essere in comunione e di riconoscere ancora un volto, dopo tanto tempo, se esiste ancora una comunicazione, bisogna tralasciare qualsiasi cosa riguardi il passato. Semplicemente era, non è più.

Quello che è andato non avrebbe potuto essere differente: se è accaduto doveva accadere. Però, è anche vero che tutto quello che deve venire dipende solo dagli occhi lungimiranti di chi vede oltre e rilancia, rimette in gioco coraggiosamente gli scambi, si confronta, si arricchisce, matura consapevolezze sensoriali ulteriori.

Le situazioni non si creano completamente da sole, molte delle cose che accadono si sono prima presentate nella nostra mente sotto forma di idee, più o meno consapevolmente. Siamo noi a far vivere le idee positive, pensateci. La stessa cosa accade per quelle negative. Non dovremmo stigmatizzare mai niente e nessuno, dovremmo dirci che sì, è un’idea, possiamo sempre parlarne e realizzarla. Perché no?

Nessuno ci vieta nulla: siamo solamente noi a temere le cose comuni, siamo poco lungimiranti, ci accontentiamo dei profitti quando potremmo avere anche dei bei valori inquantificabili ed indicibili.




Paola Cingolani
28/04/2021
@lementelettriche

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“Accosta l’uscio piano”

Accosta l’uscio piano

con grazia e leggerezza

anche se vorresti sbatterlo

ché _ se lo sbatti _ ti senti forte

ma dura assai poco e l’ira resta dentro.

Accosta l’uscio piano

sii più gentile e mai greve

anche se vorresti difenderti

ché _ se gridano _ non sono forti

ma hanno perduto la partita e niente più.

Tu sai che chi sbatte le porte teme

_ non conta ti sembrino scogliere

se tu sai essere come sabbia fine _

lo scoglio può deflagrare

il granello è inattaccabile

_ non c’è bisogno di una draga

per muovere la tua sabbiolina _

non potrebbe neppure scalfirla

una semplice puntina di spilla.


Riconosci che la vera grandezza

risiede nella rara capacità di capirla

e _ per non sperperare il suo valore _

essa si nasconde in cose assai piccine.





Paola Cingolani
27/04/2021
@lementelettriche










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“Ragionando sugli affetti” – Massimo Gramellini

“Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Quando sembrano morti sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni.”

Massimo Gramellini

Ragionando sugli affetti sono portata a pensare che quelli della nostra infanzia ci restano tatuati addosso, sul cuore, ché soltanto il cuore li percepisce e li trasmette all’anima di ognuno di noi, nelle età a seguire. A volte sembriamo non pensarci ma – senza ragioni apparenti – essi ritornano a farsi vivi prepotentemente.

Come spiegare tutto questo? Inutile: non ci riusciremmo neanche se aprissimo un convegno in materia, né se potessimo resuscitare Jung e Freud per poi metterli a confronto.

La sola verità è che ogni essere umano conserva degli affetti come un marchio impresso a fuoco, ed è una verità incontrovertibile. Credo di poter allargare il concetto anche alla giovinezza o, perché no, ad un’epoca più consapevole della nostra esistenza.


Ci sono affetti incancellabili e probabilmente, la sola cosa che diventa relativa, è proprio l’età nella quale li abbiamo vissuti.

Certo, mi capita più o meno spesso di ricordare episodi legati agli affetti di quando ero bambina.
Devo anche dire che penso con grande intensità agli affetti che ho vissuto più consapevolmente: non conta se sono relazioni terminate – sia fraterne che innamoramenti o presunti tali – perché ci ho sempre creduto molto impegnando tutto ciò di cui disponessi.


Capita che alcuni non mi manchino affatto, ma nutro rispetto poiché so di mancare loro.
Capita anche che altri non mi manchino, né io manco loro, c’è una distanza salvifica per tutti.
Capita di avere una nostalgia fortissima per l’affetto di qualcuno, con cui credo di aver sempre sbagliato tutto, anche se involontariamente: forse è la sola persona che mi ha messa in crisi sul serio.


I pochi affetti della mia infanzia rimasti in vita ci sono tutti e c’è una corrispondenza ininterrotta.
Non è facilissimo gestire gli affetti, ammettiamolo. Nel mio caso – ogni tanto – metto in “rianimazione forzata” e “senza flebo” uno solo di essi, nella speranza che l’oblio prenda il sopravvento e si schieri dalla mia parte.

Credo sia la sola persona in grado “resuscitare” sempre e comunque, il solo telefono che ho cancellato e memorizzato svariate volte. Una specie di Highlander che se ne sta beatamente in stand-by da tanti anni per poi ricomparire in stile spettro quasi a dire, ironico e beffardo, cara Paola, piantala: è tutto inutile e lo sai benissimo.


Gramellini ha ragione: “Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Quando sembrano morti sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni.” Tuttavia su una cosa si sbaglia: toglierei “dell’infanzia” perché gli affetti non hanno età e ci rendono bambini anche da adulti.


Paola Cingolani
25/04/2021
@lementelettriche




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“Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani” – di Saro Trovato, Newton Compton Editori

L’essere appagati è anche questo: fare un giro di perlustrazione on line e scoprire che il libro di un amico è 1° nella classifica “Bestseller di IBS Libri Lingue, dizionari, enciclopedie – Enciclopedie e opere di consultazione – Opere di consultazione – Dizionari di citazioni.”
Mi emoziona molto questo lavoro: lo ha scritto una persona che stimo, Saro Trovato, per Newton Compton Editori. Ho anche scoperto che – fra coloro cui rivolge un ringraziamento – cita persino il mio nome. Mentirei se non esprimessi la mia gioia.

Non nego che Trovato, sociologo, creatore dello Story Engagement, Founder della Community Libreriamo (celebrata nel 2019 da Forbes Italia e da Facebook quale una fra i primi 10 game challenger italiani), con questo “Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani” è assolutamente esaustivo nello spiegare, lapalissiano nel farsi comprendere, amabile da leggere, preciso con i riferimenti e, soprattutto, generoso nel riconoscere ad ognuno il suo.

L’opera presenta l’introduzione di Massimo Roscia che, sebbene breve, è una perla rara. La prefazione appartiene a Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca. Naturalmente – il contributo – è anche dell’intero gruppo Libreriamo dove lavorano con serietà, passione e dedizione Salvatore Galeone, persona impagabile, ed altri giovani dinamici e positivi.
Come esorcizzare un lockdown senza avvilirsi?
Mettendosi a scrivere tale libro, passando in rassegna gli idiomi – da quelli più comuni a quelli oramai riposti nella soffitta della lingua italiana – scoprendone origini, significati e raccontandolo ai lettori.

Sinceramente diverte leggerlo, oltre all’aver imparato cose che non conoscevo, la mia consapevolezza sui vari idiomi, oggi è molto più ricca e assai approfondita.
Comunemente tendiamo ad infarcire i discorsi con frasi che, a loro volta, disegnano immagini precise nella nostra mente e in quella di chi ci ascolta. Similitudini e metafore – più o meno dotte – sono all’ordine del giorno. Tuttavia dobbiamo renderci conto che sappiamo ben poco sulle origini di queste semplici ed apparentemente banali frasi fatte.

L’intuizione di Saro Trovato è stata quella di catalogarle, di spiegarle, di farle diventare di facile e rapido apprendimento per tutti, arricchendoci.

Per farsi un’idea chiara e realistica del nostro idioma e per sviscerarlo con leggerezza, con facilità, senza mai annoiarci, questo libro è il più adeguato.

Lo consiglio vivamente, sia perché lo scopo dell’autore è quello di diffondere la cultura a tutti, superando il concetto arcaico di un sapere che resta appannaggio di pochi, sia perché è un testo estremamente scorrevole e comprensibile.

L’autore contagia i lettori anche grazie ad un certo ottimismo, leggere questo libro di Trovato è conoscerete meglio l’italiano, persino quello oramai desueto, accompagnati da un sorriso.

Cerco ancora le parole giuste per ringraziarlo, non è cosa da tutti inserire il mio nome su di un bellissimo volume, anche 1° in classifica: prima o poi, forse, mi verrà un’idea ad hoc.
Acquistatelo: la nostra lingua è tutta una scoperta.



Recensione a cura di Paola Cingolani
Febbraio 2021
@lementelettriche


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“Ho pensato così tanto da non sbagliare”

FOTOGRAFIA ARCHIVIO MARIO GIACOMELLI

No, non temo perché credo di avanzare più richieste di perdono inevase o scadute di quante io non ne abbia concesse al mio prossimo.
Se ho avuto poco (e ho avuto davvero poco) non l’ho neanche mai preteso ed è pur vero che non ho mentito, mai, nemmeno se mi sono state raccontate plateali balle.

Macinando parole, in questi giorni, ho capito assai bene una cosa (sì, fino a quando non comprendo cerco di dipanare matasse intricate e mi metto in discussione, sono esigente con la verità, specie con la mia).  Fare meglio non avrei potuto, fare peggio sì.

Non soltanto. Ciò che ho afferrato e affermato con mesi di netto anticipo è stato più che confermato – casualmente – adesso. Ma, datosi che il caso non esiste, cosa sarebbe avvenuto, di grazia? Me lo sapreste specificare meglio?

Il mio pensiero e, suppongo, la mia sincerità proverbiale – sebbene discussi in quanto scomodi – non si sono smentiti. L’onestà intellettuale non la si può annichilire.
Cosa sarebbe successo ora, se mi fossi lasciata andare?
Già, è una grande domanda, trovo sia opportuno consegnarla al futuro. Ammesso che vi sia.

Nel frattempo continuo a riflettere, ben salda sulle mie radici, come un vecchio albero radicato fino infondo su di un terreno, in attesa del disgelo. Nascerà anche il mio fogliame, forse, e avrò una chioma piena di fronde rigogliose.

Paola Cingolani
23/04/2021
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“Come bambini che giocano con i soldatini” – J. Saramago

“Chiaro che siamo in guerra, ed è una guerra di accerchiamento, ognuno di noi assedia l’altro ed è assediato, vogliamo abbattere le mura dell’altro e mantenere le nostre, l’amore verrà quando non ci saranno più barriere, l’amore è la fine dell’assedio.”

J. Saramago – da “Storia dell’assedio di Lisbona”



Come tanti bambini che giocano alla guerra, con i soldatini di plastica – o di piombo – ma sempre una finzione è quella che mettiamo in atto.
Sono molti i vigliacchi, i pusillanimi, i convinti: troppi, assolutamente troppi.
Una forma di adultescenza che possiamo spalmare ampiamente nel nostro consesso sociale e che mi perplime profondamente.

Tutti che si sentono sotto assedio e rinunciano ad essere vivi.
Un mondo pieno zeppo di zombie, di gente che non sapendo amare nega l’esistenza dell’amore pur di non dichiararsi arida e incapace.


E, probabilmente, la loro mancanza è un vuoto cosmico che non verrà mai colmato. Non fino a quando descriveranno come pazzi quelli che – non sentendosi soggiogati da frustrazioni varie – ancora credono a Dante Alighieri, a quell’amore che muove il sole e le altre stelle.

Mi spiace che persone adulte mettano la testa sotto la sabbia: si comportano come struzzi, sono – ai miei occhi – dei poveracci falsamente orbi, un po’ Polifemo e un po’ dinosauro, figure mitologiche, trogloditi che si nascondono dietro belle parole, balle colossali e account Facebook finalizzati alla pesca “a strascico”.
Il paniere bisogna riempirlo per non morire di fame, certo, ma non soltanto di cibo. Va detto.





Paola Cingolani
22/04/2021
@lementelettriche

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“La mancanza si sente, non si racconta” – Arthur Golden

PHOTO I FLOWER GIRL – MARC LAGRANGE

[…] Al tempio c’è una poesia intitolata “La mancanza”, incisa nella pietra. Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate… prché non si può leggere la mancanza, ma solo avvertirla […]

Arthur Golden – “Memorie di una geisha”



Non so se vi sia capitato mai di riflettere sulla mancanza. Io, da amante di Eugenio Montale, ho sempre sentito i versi coi quali la definisce talmente potente da affogare.

Probabilmente è anche vero che ho una sorta di incontro – scontro con la mancanza: sin da ragazzina ho perduto figure molto vicine e ho vissuto le mie grandi mancanze, un numero discreto, arrivando a perdere ben tredici affetti fondamentali in soli dodici mesi.
Il mio “annus horribilis” l’ho affrontato con grande coraggio, ma non essendo di pietra, come le pareti del tempio di cui sopra, nessuno vedrebbe inciso nulla esteriormente.
Certo, ho delle cicatrici addosso che sono rimaste, sebbene io abbia deciso che ha ragione Dostoevskij, nel dolore si deve cercare la felicità. Allora ho sublimato tutto poiché dal dolore, volendo, si impara.

Difficilmente considero importanti le baggianate, facilmente mi confronto, ho capito che solo i punti d’incontro – mai quelli di scontro – hanno valore.

Ho eliminato persone che non si sono dimostrate meritevoli né rispettose, ho eluso presenze tossiche, ho preso distanza da coloro che hanno insultato il mio intelletto e non ho mai provato odio.
Odiare avrebbe fatto male soltanto a me lasciando indifferenti individui del tutto immeritevoli della mia seppur minima considerazione.
Ho imparato a volare alto anche grazie a loro, per non addossarmi certe brutture, ma non credo meritino ringraziamento alcuno.

Non mi ribello mai per prima, comprendo e lascio che siano gli altri a mancare. Sempre.

Evito di affidarmi ai giudizi affrettati, li considero pregiudizi, così lascio che il tempo faccia la sua parte, finché accumulo i dati in modo più che sufficiente per tirare le somme in maniera oggettiva. A quel punto, se ho sbagliato io, mi scuso: non ho mai evitato le responsabilità.

(Qui mi viene spontanea una precisazione. Diffido fortemente da coloro i quali sostengono di saper decodificare la realtà dalle sensazioni. Sono baggianate da persone superficiali, se è vero – come è vero – che solo il tempo e l’esperienza sono rivelazione.
Mi devono convincere, ma che usino argomentazioni serie ed elevate a livello di concetto, perché sarebbe quasi impossibile darmi a bere “Io l’ho capito subito, me lo sentivo, lo sapevo!” et similia.
“Bastano gli occhi, lo sguardo non mente!” – ma cosa? Tutti maghi nel giudicare. Poi commettono peggio di altri errori grossolani e sempliciotti. Un po’ come chi crede che essere schietto sia sinonimo di crearsi inimicizie. No, non si può piacere a tutti, ma le maschere cadono nel tempo e, quando cadono, lasciano scoperta ogni menzogna ed ogni personaggio artefatto. Da generazioni ci sono persone che fanno gli occhi dolci, languidi ma semplicemente si rivelano abili manipolatori. La geniale frase “L’ho visto/a subito” non è che un ossimoro: anche Jung per vedere dentro alle varie personalità usava analizzarle, andiamo. Lasciamo stare la presunzione.)

Sono serena e non mi mancano le persone che non mi hanno rispettata, i rami che ho potato intenzionalmente, ma neanche mi porteranno mai a denigrarli. Diventerei come loro.

Sono forte, ma anche fragile, al cospetto di chi mi ha voluto bene e manca, perché nella nostra esistenza c’è un destino che non possiamo programmare e – negare questo – è da imbelli.

Accetto il peso della mancanza, anche per intelletto e dignità: non posso cambiare la realtà.
Una sola cosa non accetto: restare indignata verso chi ha un valore per me.
Privarmi di una persona a cui tengo per questioni di stupidi ideali non è cosa mia. Mi manca, lo ammetto: se ci tengo è ovvio che mi debba mancare. Ecco, detesto discutere di ciò che è ovvio.

A questo punto trovo il modo di comprendere due cose: io sono imperfetta, l’altra persona ha diritto quanto me d’essere imperfetta. Ne consegue come, certe mancanze, dipendano esclusivamente dalla nostra umana imperfezione, spesso dall’orgoglio.

E dunque? Parliamone: un accomodamento c’è. Di mancanze sono più che sufficienti quelle vere, tanto irrecuperabili quanto causa di sofferenze indicibili. Tutto il resto è solo fuffa, alibi poco intelligenti che lascio a chi non ama migliorarsi.




Paola Cingolani
19/04/2021
@lementelettriche






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“Farsi spazio creando distacco da ciò che duole”

Fatti spazio.
Più che intorno,
fatti spazio dentro.
Butta via i rifiuti tossici,
i pesi di altri spacciati per tuoi.
Ripulisci per bene ogni tuo angolo.
E apri le finestre.
E pure le porte.
Così, forse, quello che vuoi
riesce ad entrare.


Osho


Quanto mi piace il concetto di vuoto interiore da colmare: è un po’ come se ripulissimo un vecchio scantinato polveroso, gettando via tutto quello che le nostre facoltà intellettive hanno la capacità straordinaria di rimuovere. Via tutto. Ricordi dolorosi, astio, rancore, sentimenti ansiogeni.
Fuori ciò che stratifica e crea disappunto. Al macero.
Un bel ripulisti dalle troppe responsabilità, dai sensi di colpa per errori che, in alcuni casi, neppure abbiamo commesso in prima persona.


Cambiare aria, cambiare ottica, cambiare il solito senso del dovere.
Tirare a lucido l’intera stanza facendola diventare un cristallo trasparente e brillante.
Un vaso da riempire di fiori.

Agguantare i pensieri positivi come se sbocciasse una primavera mai vista prima e metterli in quel vaso limpido e lustro. Sorridere soffermando il pensiero sui rari momenti di felicità. Cristallizzarli con un grande atto di forza vera – perché così è – tanto che dubito di chi vive costantemente nel lamento. Provarci, almeno, tentare.

La potenza della mente umana è tale e tanta da sbalordire.

Non avrei mai creduto di possedere la capacità d’afferrare una tale calma serafica, come ho fatto in momenti complessi, ma ci sono riuscita sublimando ognuna delle mie amarezze. Non mi attrae alcuna figura negativa, anzi, mi invoglia a tenere il punto restando nel mio scantinato. Le figure tossiche sono così brutte agli occhi miei che non vorrei mai diventare tale. Sono sempre pronta per addivenire ad una sintesi con chi si dimostra ragionevole. Con chi non ha interesse, infondo, è tutto inutile: resta una salvifica distanza siderale. Tanto equa quanto risolutiva per entrambe le parti in causa.



Paola Cingolani
17/04/2021
@lementelettriche



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“Cominciare da (Sé) stessi” – Carl Gustav Jung

“Comincia sempre da te; in tutte le cose e soprattutto con l’amore. Amore è portare e sopportare sé stessi. La cosa comincia così. Si tratta veramente di te; tu non hai ancora finito di ardere; devono arrivarti ancora altri fuochi finché tu non abbia accettato la tua solitudine e imparato ad amare.”

Carl Gustav Jung – Il Libro Rosso




Vorrei tanto dirti di non travestirti
nessuno ti vedrà mai come vorresti

_ sappiamo entrambe che cosa sei
tutto tranne l’angelo del focolare _

dismetti quelle ali posticce
e piantala di farti sentire
non sei divertente
non sei noiosa
non mi sfiori.

C’è così tanta vastità nel mondo
da potersi disperdere nell’infinità

_ l’immenso non richiede piumaggi
per chi vuole levarsi alto e volare _

basta scrivere una nota a margine
o solo un appunto su foglio bianco.

Bisogna ardere da soli e consumarsi
perché il fuoco non ci risparmia mai.





Paola Cingolani
15/04/2021
@lementelettriche





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“I paradossi nascono dall’attrazione mentale” – Lev Tolstoj

FOTOGRAFIA I MARIO GIACOMELLI – ARCHIVIO PRIVATO

“Egli si trovava ovunque potesse incontrare la Karenina e, quando le circostanze glielo permettevano, le parlava del proprio amore. Ella non l’incoraggiava; ma nel suo spirito, ogni volta che lo vedeva, divampava quello stesso senso di animazione che l’aveva invasa fin dal primo giorno in cui l’aveva incontrato in treno; ed essa stessa si rendeva conto di come, appena lo scorgeva, la gioia le si accendesse negli occhi e affiorasse nel suo sorriso, senza tuttavia essere in grado di smorzare l’espressione di quella gioia.
Nei primi tempi dopo il ritorno, era sincera nel credere d’essere scontenta dell’insistenza di Vronski; ma una volta, non avendolo incontrato a un ricevimento dove contava vederlo, capì chiaramente, dalla tristezza che le invase l’anima, di aver ingannato se stessa; l’insistenza di quell’uomo non solo non le era fastidiosa, ma costituiva per lei tutto l’interesse della vita.”


Anna Karenina – Lev Tolstoj – (II, IV; 1960)

Dovremo reinventarci e ricostruirci un nuovo modo di corrispondere fra noi. Credo sia inevitabile.
Oggi abbiamo ulteriori problemi a vantaggio soltanto dell’incomunicabilità che già era una grande piaga, umana e sociale.

Stavo leggendo qualche passo di Anna Karenina e mi si è stampato in testa questo: ci avete pensato mai a quanto, se compare una persona a voi gradita, sia cosa bella e fonte di gioia?

Avete mai pensato a quanto belli siano i complimenti se, a farveli, è qualcuno cui tenete in maniera particolare?

Un po’ come accade nel brano sopra citato. Gioia e sorriso divampano e si fanno incontenibili.
Il cuore in tumulto, la testa leggera, sogni, speranze e ancora speranze in alternanza a disegni che ci si creano, aspettative e l’inevitabile rischio di vederle disilluse ma, volete mettere, con tanto ardore si decide di correrlo.

L’emozione e l’entusiasmo vincono ogni timore e fugano qualsiasi dubbio, sono come medaglie da attaccarsi al petto.

Bene, a me è venuto in mente anche l’esatto contrario. Parlo di quel fastidio indefinibile, incontenibile, insopportabile, suscitato da chi tenta di avvicinarci ma non ci interessa affatto.

Messaggi, tentativi spacciati per “casuali” d’incontro e noi, che vorremmo sprofondare, scomparire, far smaterializzare l’intruso o – nel caso peggiore – smaterializzarci pur di non vederlo né sentirlo.

L’opposto di tanta gioia è tanto fastidio, una sensazione epidermica di disgusto, che resta contenuta nei limiti della buona creanza solamente grazie all’esistenza dei freni inibitori.

Romantici o riservati, spregiudicati, comunicativi o ripiegati su noi stessi, dobbiamo ammettere che ogni vissuto, ogni moto del nostro animo, dipende esclusivamente dalla nostra idea.

Così pure, io devo ammettere che non saprei dire se l’indifferenza possa essere anche peggio del fastidio. Se è vero che mi conosco, preferisco una qualche reazione, magari negativa, piuttosto che il nulla.

“A monte c’è la mente” – per concludere con un gioco di parole – e che il buon Tolstoj mi perdoni per questa chiosa, volutamente azzardata e spiritosa.





Paola Cingolani
14/04/2021
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“Sai cosa mortifica davvero le persone?” – Jean-Paul Sartre

“La parte peggiore del sentirsi dire una bugia è il non essere stati ritenuti degni della verità.”

Jean-Paul Sartre



L’insulto all’intelletto: è questa la cosa che umilia e mortifica.
Sì – mortifica – perché è capace di ucciderti scavando dentro di te, diventa un tarlo nella tua testa, si fa spazio, corrode, è un’idea che non puoi scacciare mentendo a te stesso.

Tu hai capito, anche se fingi e taci per educazione, per evitare di allargare la falla, perché non ami la polemica e ne rifuggi ogni facinoroso sostenitore. Taci, tenti una mediazione, ti si sbatte in faccia il reiterare la menzogna così – solo idealmente – getti la spugna.

E, intanto, non puoi non capire che c’è chi ride sotto ai baffi di te, delle tue facoltà, della tua onestà, del tuo modo signorile di incassare.

La loro arroganza li rende orbi come talpe, viaggiano ad un livello così basso che la stessa superficie terrestre li nasconde, non posseggono facoltà da uccelli azzurri, no, eppure si vivono quasi fossero dei falchi levati in volo.

No, date retta, la menzogna non è cosa da falco, né da splendido uccello azzurro. La menzogna è un nodo che viene a sciogliersi nel tempo. Sempre. Non ha scampo.
Appare – ed è – talmente arruffata agli occhi di chi sa attendere che, i mesi e gli anni sono costretti a fungere da pettine. Strecciano i nodi e mettono in piega la verità.

Ci saranno altri che diranno la stessa cosa, perché certi atteggiamenti sono compulsivi e contaminano tutte le persone più oneste: la gente per bene è cordiale, si confida dopo essersi scelta ed emergono quadri inquietanti fatti da tanti tasselli d’una stessa pietra. Troppo friabile per non essere scalfita, troppo incolore per rappresentare un percorso, troppo ovvia per essere null’altro che il segno distintivo d’una pochezza che neanche riesce a dare più alcuno sconforto.

Oramai, la parrucca da maschera, è caduta ed è stata pettinata a dovere.

Trovo ci sia della bellezza ineguagliabile nelle persone che evitano la piaggeria, così pure trovo diano pessima rappresentazione certi pavoni, ma è solo la mia idea.
Mai farei esempi, mai direi dei nomi, mai farei neanche la piega ai parrucconi: sono troppo presa dalla mia testa rossa e riccia, è a me che devo pensare e, pensando a me, non intendo dare conto di nulla.

C’è solo una cosa che considero: il mio diritto alla verità è sacrosanto.

Paola Cingolani
12/04/2021
@lementelettriche






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“Evita di calpestare i fiori profumati”

Evita di calpestare i fiori profumati

_ proprio come eviti di camminare
a piedi nudi sulle spine o sui roveti _

il loro odore si spanderebbe nell’aria

così la tua pelle potrebbe sanguinare

_ non passeggiare sull’animo dei puri
la bellezza rimane come la bruttura _

il tuo aspetto si potrebbe oscurare

la tua immagine subirebbe il danno.

Il tempo non trasforma che l’essere

considera l’importanza del presente

_ e rivelati senza troppe pregiudiziali
fino a quando ne avrai la possibilità _

non disperdere nel vuoto la tua vita

il poco che ti è dato dev’essere utile

c’è un tempo limitato per ogni cosa.

Evita di calpestare i fiori profumati

_ proprio come eviti di camminare
a piedi nudi sulle spine o sui roveti _

meglio sarebbero i carboni ardenti

se tu lo dovessi capire troppo tardi.





Paola Cingolani
10/04/2021
@lementelettriche








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“Per progredire è necessario lasciarsi tutto alle spalle” – Haruki Murakami

“La foresta non mi ispira più paura. Imparo che ha le sue regole, le sue usanze. Ora che ho smesso di aver paura, comincio a vederle, a notare le modalità con cui si ripetono, fino a farle mie. Con me non ho più niente. Né la vernice spray che fino a poco fa mi sembrava così importante, né l’accetta da poco affilata. Non porto più lo zainetto sulle spalle. Niente borraccia né viveri. Niente bussola. Ho abbandonato tutto lungo il cammino. Vorrei poter comunicare alla foresta, in modo visibile, che non ho più paura, e che per questo ho scelto di essere disarmato. O forse è un messaggio che mando a me stesso. Avanzo da solo, senza più alcun guscio, verso il centro del labirinto, pronto ad abbandonarmi al vuoto che troverò lì dentro.”

Haruki Murakami – Brano scelto da “Kafka sulla spiaggia”

Nella mia vita ho incrociato molte persone presuntuose e supponenti, ma non mi sono mai assoggettata, non mi riesce di osservare pedissequamente regole e dettami altrui. Non obbligo mai nessuno, non avanzo pretese, non annovero richieste speciali per me.
Se qualcosa deve venire, mi sento di poter dire che trovo necessaria la spontaneità.

Fra i presuntuosi colloco coloro che mi hanno corretta – mentre scrivevo di Haruki Murakami – venendo fuori, belli belli, con “Non ho letto mai ‘Sulla spiaggia’, è sicura che sia un’opera di Franz Kafka?”

E, a questo punto, si smette persino di argomentare con certi soggetti: i provocatori sono così, sardonici, supponenti e – naturalmente – maleducati oltre che ignoranti.

Con questo passo, l’autore nipponico narra una fase precisa: il ragazzo, protagonista del romanzo, si tira dietro uno zainetto nel quale infila alcuni oggetti preziosi per il suo viaggio nel mondo, vagando alla scoperta di se stesso in relazione all’universo.
Per progredire, però, è necessario lasciarsi ogni timore alle spalle. Così si addentra nella foresta privo anche del suo zaino, senza bussola, senza alcuna cartografia, affidandosi soltanto al suo istinto. Il mondo ha le sue regole, basta osservarle e non tradirsi, bisogna rispettare l’andamento naturale delle cose e – per poterci riuscire – è necessario liberarsi dalle zavorre solite. Solo a questo punto ci si sospinge verso un vuoto da colmare, incontrandolo, fronteggiandolo, senza nascondersi. Ed è così che si colma anche il vuoto della solitudine, scavando nella propria anima, da soli, con la capacità di stabilire un contatto diretto con la nostra sfera emozionale.


Non troveremo mai il nostro Sé quando non fossimo disposti a perdere le poche certezze delle quali disponiamo.





Paola Cingolani
10/04/2021
@lementelettriche

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“L’assenza di rumore diventa essenza”

FOTOGRAFIA ARCHIVIO MARIO GIACOMELLI

L’importanza del vuoto
sta nel saperlo colmare
cercando quanto serve
dentro alla nostra mente
rovistando bene a fondo
fra le pieghe dell’anima

_ si possono fare magie
sublimando dispiaceri _

dando un ordine nuovo
ai fatti e alle circostanze
reinventandosi del tutto.

Non si può solo andare
bisogna sapersi fermare
per riflettere
per rivalutare
per fare sì che l’assenza

_ di caos
di parole insane
di errori commessi
di abbracci omessi _

divenga essenza di vita.




Paola Cingolani
07/04/2021
@lementelettriche



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“Come non riderne?” – Stefano Benni

Fotografia Archivio Mario Giacomelli

Sbirciando la Treccani leggo così – empatìa s. f. [comp. del gr. ἐν «in» e -patia, per calco del ted. Einfühlung (v.)]. – In psicologia, in generale, la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale. Più in partic., il termine indica quei fenomeni di partecipazione intima e di immedesimazione attraverso i quali si realizzerebbe la comprensione estetica.

Ora – va da sé – non serve ricorrere ai “neuroni specchio” e complicare le cose ma dovrebbe bastare specchiarsi in una frase che è una sorta di dogma, almeno per me. La cito, è di Stefano Benni.
“Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.”
Da “Saltatempo”.

La partecipazione intima alla situazione emotiva di un altro individuo, immediata e senza parole, implica talmente tanta sensibilità che non può essere cosa di tutti. Pochi possono dire di riuscire ad immedesimarsi completamente nell’altro, anzi, pochissimi.

Una persona empatica è dotata di spiccata umanità, ha un animo delicato, percepisce, comprende e si immedesima.

Ora – io che, stando a ciò che ho scritto, mi dovrei immedesimare – posso oscurarti su di un social senza nemmeno aver discusso con te?
Perché sai – è facile scrivere che sono dotata di tanta umanità come persona – ma poi ti oscuro e intanto faccio un figurone, magari accumulando un numero di like consistente, perché tu non mi faresti mai una screenshot per screditarmi e – di ciò – ho la certezza, ti conosco bene.

Poi, fra un like e un retweet, tu lo vedi e scoppi a ridere: pensi subito a “Saltatempo” e alla magica frase di Stefano Benni, pensi che dovrei somigliare alle mie parole – se le dico con contezza – e pensi che anche i buffoni somigliano a me. Scrivono frasi ad effetto senza capire che agiscono esattamente al contrario.

Date retta, stringete a voi i vocaboli obsoleti, non abbandonatevi senza lume sul terreno del nuovo. Per una volta che qualcuno tace e sorride, magari, la prossima qualcun altro vi potrebbe tirare uno scherzetto. Ditele le cose che sapete, e – se volete far fuori qualcuno – ditegli anche che lo state eliminando solamente perché non vi è troppo simpatico. Essere onesti paga sempre, essere falsi non ha mai portato bene.

Paola Cingolani
06/04/2021
@lementelettriche

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Pasqua 2021 “Tempo anomalo e senza poesia” Marina I. Cvetaeva

“(…) sulla nave di Ulisse non c’era né l’eroe né il poeta. Eroe è chi ancora non legato riesce a resistere, anche senza cera nelle orecchie resta fermo, poeta è colui che anche non trattenuto dalle corde si getta in mare, anche con la cera nelle orecchie sente e cioè – di nuovo- si getta in mare. L’unica cosa incomprensibile – incapacità innata- per il poeta: le mezze misure delle corde e della cera (…)”

Marina I. Cvetaeva – Il poeta e il tempo

Siamo alla quasi Pasqua 2021, differente da quella 2020 – che avevo definito strana – poiché con noi c’è soltanto la nostra speranza, oramai assottigliata, di farcela. Lo scorso anno eravamo sigillati, ma certi che domani sarebbe stato un giorno migliore. Domani saremo sigillati, ma consapevoli che viviamo un problema oramai endemico ed esteso a livello mondiale.

Non so bene spiegare come mai, ma c’è gente strana, come me, che trova conforto nella poesia: a volte non si ha più lo stesso fluire di versi, ma ci si getta e si procede, come farebbe una corrente d’acqua.


L’acqua è uno degli elementi che dovrebbe evocare più attenzione in ognuno di noi: il suo cammino non si arresta, non si sbarra, non si ferma e – se incontra intoppi – si forma strade alternative pur di scorrere.

Un po’ come la poesia, nata dalla riflessione silente e dal pensiero costruttivo, che trova pause, parole, silenzi e metafore. Nonostante tutti e nonostante tutto.

In questa fase della nostra esistenza siamo un po’ eroi e un po’ poeti. Eroi perché siamo fermi senza cordami, poeti perché persino con le orecchie piene di cera abbiamo necessità di sentire. Vogliamo percepire e non conta se lo faremo per ammaraggi o stando sulla terra ferma. Un poeta sente le emozioni dentro, non presta attenzione né alle limitazioni, né al resto.
Possano cantare senza contare tutte le sirene del mondo, con la loro voce suadente: la poesia vagherà da sé, non ascolterà mai più niente.


Oh tu _ nel tentativo vano
di spiegare l’inspiegabile _
pretendi di saper leggere
e poi declinare il mistero.
Vorresti dare voce tua
al silenzio insondabile
e vai scarrocciando
fra le onde
prima atterraggi
dopo ammaraggi
persino ammartaggi
eppure resti là _ sperduto _
per l’universo mondo vaghi
pace non trovi allora preghi.




Paola Cingolani
03/04/2021
@lementelettriche






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“Mai rinnegare niente, specie gli errori” Oscar Wilde

“Nei primi tempi della mia prigionia, alcuni mi consigliarono di dimenticare chi io ero. Disastroso consiglio! Invece, soltanto rendendomi ragione di quel che sono ho potuto trovare un po’ di conforto. Adesso, altri mi esortano a dimenticare, quando sarò libero, d’essere mai stato in carcere. So bene che sarà fatale ugualmente. Ciò significa che io sarei senza tregua torturato da un sentimento intollerabile di sventura.
E che tutte le cose create per me come per gli altri, ovvero la bellezza del sole e della luna, il corteo delle stagioni, la musica dell’aurora e il silenzio della notte fonda, la pioggia che scroscia tra le foglie o la rugiada che inargenta i prati, tutte queste meraviglie diventerebbero opache per me, perderebbero il loro potere di guarire e di comunicare la gioia. Rammaricarsi delle esperienze fatte, vuol dire arrestare il proprio sviluppo; negarle equivale a mettere una menzogna sulle labbra della nostra vita. Sarebbe come rinnegare l’anima.”

Oscar Wilde – Brano tratto dal “De profundis”



Mai rinnegare niente di sé – specie gli errori – se sono stati l’espressione del nostro sentire più profondo.

(Nel caso di Oscar Wilde, indiscusso genio la cui attualità è un dato di fatto, io carcererei chi lo fece imprigionare per sodomia e farei altrettanto provare qualche momento di aspra pena al di lui compagno, il quale molto profitto ebbe a trarre dalla loro relazione, senza capire quanto fosse manipolato egli stesso da un genitore orco.)


Non si rinnega un amore soltanto perché non è stato ricambiato: innamorarsi è un rischio, non implica l’essere corrisposti. Ci si può innamorare di chi non si innamora di noi senza ricevere niente in cambio, non c’è e non ci deve essere nessuna pretesa, tranne il rispetto dovuto a qualsivoglia essere umano.

Ho sempre detto la verità anche in questo: non mi piaci, non provo niente che non sia stima, amicizia e non ho alcun “affetto speciale” col quale corrisponderti. Ti voglio un bene fraterno, ma non mi attrai.

Magari non posso dire di aver incrociato la stessa sincerità, anzi, se solo ci penso mi viene da ridere per l’assurdità delle menzogne raccontatemi, ma è fondamentale che io abbia capito subito – senza dirlo, per scelta ponderata – e senza lasciare che lo si capisse.

Il fatto è che – se tu mi conti una “scemeggiata” – io ho tutto il diritto di aspettare al varco per vedere fino a che punto sei capace di arrivare. Una sola cosa mi tradisce nel breve – medio periodo: mi stanco e mando tutto all’aria senza spiegare, rischiando così di addossarmi la responsabilità d’una follia che non mi riguarda. Sorrido, mi ricordo ancora tre anni orsono una gonna a campana comparsa – poi scomparsa quasi per magia – durante una vacanza: la stessa gonnellina ricomparve un mese dopo, ma io non ho mai detto d’averla vista in anteprima. Potere dell’esposizione mediatica di fenomeni quasi paranormali.

Mi sono perdonata per essermi fatta trattare così, ma la cosa importante è che ho perdonato anche chi ha creduto di potermi raccontare la frottola: per rispetto, non gli ho detto mai quanto possa essere stato patetico. Mai.

Non rinnego proprio niente: non mi costringo neppure alla rimozione del fenomeno perché oggi ho raggiunto una tale equidistanza fra la menzogna altrui e la mia integrità da stare veramente serena.
Diciamo che accetto perché sono consapevole di come, alla resa dei conti, ognuno cala le carte delle quali dispone e – sempre per dirla come fece Wilde – un vincitore non ha necessità di barare, anzi, gioca a carte scoperte. Quale che sia la mano.


Vivete sereni, è questo che conta, gli errori sono parte dell’umana natura e non vanno dimenticati, né rinnegati o rimossi. Solo così li renderemmo del tutto inutili e fini a loro stessi.





Paola Cingolani
02/04/2021
@lementelettriche



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“Augurati di non incrociare mai una persona irrisolta”

“C’erano cose che volevo dirgli. Ma sapevo che gli avrebbero fatto male. Così le seppellii e lasciai che facessero male a me.”

Jonathan Safran Foer



Nel corso della nostra esistenza, chi per un verso, chi per un altro, incappiamo nell’individuo fra i più pericolosi: l’irrisolto.

Ovviamente non è certo una fortuna, anzi, costituisce un’autentica disgrazia, credetemi.

E – quando voi cercherete di chiudere un occhio – lui/lei vi renderà completamente orbi.
E – quando tenterete una sintesi di pensieri vari – vi tratterà come mentecatti.
E – quando parlerete – vi metterà a tacere poiché non ascolterà.
E – quando starete in silenzio – tornerà a parlare volendo condurre ogni discussione.
E – quando dovesse sentire – non capirebbe i vostri concetti come da (suo) copione.
E – quando dovesse descrivervi – sarebbe gentile ma solo per piaggeria.
E – quando dovesse descrivere altri – narrerebbe di maghi o di fate che voi, al massimo, sareste piccini come gnomi gobbi ed insignificanti.

La cosa peggiore, inizialmente, è che vi coglie una sensazione di rabbia: è tutto sin troppo umano.
Celate la rabbia, fate finta di niente, vi impegnate per capire, vi chiedete anche dove sbagliate e qui – l’irrisolto – vince a mani basse.

Vince perché lui concepisce tutto come una gara: deve dimostrare un certo valore, ne ha bisogno.
Perdete perché voi non fate calcoli e non usate stratagemmi: semplicemente siete, non mostrate.

Lasciate stare le persone irrisolte emotivamente: non possono che costituire un problema da risolvere e dovreste risolverlo solamente voi, loro non ci impiegherebbero alcuna energia. Sono dei vampiri emotivi, si celano sovente dietro posizioni di riguardo a livello sociale, lavorativo, culturale ma restano privi della grammatica dei sentimenti, ne sono completamente sprovvisti.

Il guaio è loro, non vostro. Voi siete definiti, risolti, equilibrati talmente tanto da non ferire né voi stessi, né gli altri. Insistendo finite per “sopportare” e per procurarvi del male gratuito, dei pesi inutili e delle grandiose delusioni. Lasciate stare, salutate, fingete il nulla, non vi arrabbiate, non vendicatevi. Ci pensa la vita a portare il conto ad ognuno, proprio come vi porta sempre il vostro: nessuno è esentato dalle sue responsabilità e non esistono offerte speciali. Non sono mai state contemplate, c’è assoluta equità.




Paola Cingolani
01/04/2021
@lementelettriche




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“Di cos’è mai fatta la vita?” / Banana Yoshimoto

“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alle quali vive.”

Banana Yoshimoto – Incipit di “Un romanzo chiamato vita”

Chissà cosa ci aspettiamo quando pianifichiamo e ci aggrappiamo a quei maledetti calendari, a quelle agende assurde come le nostre aspettative?
Credo sia un segno di inequivocabile leggerezza umana: siamo noi a scriverci sopra e – se tutto scorre liscio – finiamo per compiere quei rituali quotidiani con la sacralità di chi attende il colpo di scena, il “Deus ex machina”, il miracolo capace di ribaltare ogni cosa e di ingigantirla.

Non pensiamo certo che un sorriso, un saluto, un messaggio, un augurio possano essere emozionanti, come lo sarebbe un fiore di campo o un raggio di luce che filtra dalle finestre.
Noi vogliamo grandi cerimonie, grandi feste, eventi irripetibili. Noi supponiamo che il nostro dolore sia maggiore di quello altrui perché ci sembra più aspro, come anche le nostre lacrime più salate.

Ma ci siamo veramente domandati che diritto abbiamo di considerarci il centro dell’universo mondo in ogni situazione?

Siamo certi di aver capito com’è che scorre la vita?

No, la felicità dovremmo considerarla un’utopia, non è raggiungibile perché non è un premio e l’esistenza non è la gara dei furbi o degli intelligenti. Esistere significa rischiare in ogni attimo per arrivare finalmente a comprendere come il buonsenso e le impercettibili sfumature – tanto infinite quanto imprevedibili – facciano la differenza netta. Per tutti.

Ho visto gente rincorrere situazioni decantate come fenomenali, rigettando aprioristicamente tutti e tutto. L’ho poi vista perdersi quei fenomeni e – in seguito – perdere anche dignità ed affidabilità. Ma, nonostante ciò, ancora non ha voluto capire.





Paola Cingolani
30/03/2021
@lementelettriche











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“Il tempo non ha più alcuna misura” Patrizia Cavalli / Paola Tornambè

FOTO I Paola Tornambè ART

Adesso che il tempo sembra tutto mio
e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
adesso che posso rimanere a guardare
come si scioglie una nuvola e come si scolora,
come cammina un gatto per il tetto
nel lusso immenso di una esplorazione, adesso
che ogni giorno mi aspetta
la sconfinata lunghezza di una notte
dove non c’è richiamo e non c’è più ragione
di spogliarsi in fretta per riposare dentro
l’accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
adesso che il mattino non ha mai principio
e silenzioso mi lascia ai miei progetti
a tutte le cadenze della voce, adesso
vorrei improvvisamente la prigione.



Patrizia Cavalli – “Adesso che il tempo sembra tutto mio”

Che io adori Patrizia Cavalli è cosa nota ma, ad oggi, non mi era mai successo di citarla. Credo di essermi sempre ritrovata nelle sue poesie – mai edulcorate e sempre eloquenti – come immagini: fotogrammi precisi di variegati stati d’animo legati da un comune denominatore, il senso di umana solitudine che ci appartiene profondamente.

Alla fine bisogna raccontarsi nel modo più trasparente possibile e non c’è niente da fare, a scontrarci con i nostri mali siamo sempre soli così – alle volte – riusciamo persino ad osteggiarli, a superarli, a batterli.
Non senza difficoltà, certo, ma ci sono situazioni che riusciamo a rendere vivibili.
Altre, purtroppo, sono caratterizzate dalla persistenza di quelle cose che ci rimangono addosso – ferite aperte, piaghe putride – e non guariscono. Mai.

I versi sono semplici, arrivano a tutti, non c’è bisogno d’essere folgorati sulla via di Damasco con quei virtuosismi oggi pesanti, fuori luogo e fuori dal tempo: basti pensare che Patrizia Cavalli è una delle rare autrici pubblicate sulla famosa collana bianca Einaudi di poesia, credo fra le migliori raccolte in circolazione.

No, non apprezzo quel genere di poesia vetusto, fatto di sospiri e cuori – più o meno infranti – ma amo queste istantanee mai arzigogolate, però capaci di raccontare così tanto. C’è introspezione, c’è sensazione, c’è indagine interiore: c’è – nelle sue complessità emozionali – l’individuo che si specchia col suo Sé.



Ringrazio di cuore l’artista Paola Tornambè – fotografa italiana di fama internazionale – che mi concede di ispirarmi alle sue opere meravigliose. L’amicizia è anche questo: un privilegio.



Paola Cingolani
30/03/2021
@lementelettriche








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“Un buongiorno come tanti”

Ogni buongiorno è ancora così
con l’ennesimo caffè in mano
semplicemente incapaci
sperando di rianimarci
restiamo
sperduti
sparuti
sparsi
spersi
pesti
come fossimo della confettura
_ dei barattoli sottovuoto spinto
o gli avanzi d’un qualche scaffale
che nessuno voleva comprare _
ci hanno rifiutati anche gratis
e non ci si sceglie più
neanche per regalo.

Alcuni si sentono ancora in vita
_ se non completamente quasi
o almeno tentano di esistere _
cercano di comunicare
si rivolgono agli amici
danno un cenno
un segnale
un fiato
e _ magari _ chi ascolta sorride.





Paola Cingolani
29/03/2021
@lementelettriche


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Quando la poesia ha una dimensione umana: Franco Arminio / Opera di Paola Tornambè

FOTO I Thanks to Paola Tornambè Art – OTTO Gallery


La prima cosa è ringiovanire.
Non è detto che a sessant’anni
sei più vecchio che a trenta.
L’usura del corpo è poca cosa
rispetto all’usura dell’anima.
Non ti salvi con le tisane,
non ti salvi evitando la carne,
non ti salvi facendo ginnastica:
quello che ti serve è fiorire
come fa una rosa,
come fa un geranio.

Franco Arminio – Porsi in ascolto


E chi dice che oramai, la gente più grande non possa rinascere, chi l’ha stabilito, dov’è che è scritto, è forse anticostituzionale rifiorire con lo spirito e con l’animo?

La tisana, impoltronati, senza interessi, senza speranze, e dovremmo fare palestra, e le vitamine, e lo stress, e le delusioni?

E allora? Sì, allora?

E se chiamo magari scoccio, e non mi piace il rifiuto, e sarebbe un’onta da evitare, e posso cavarmela senza, e ci mancherebbe.
Eh, infatti ci manca proprio quella capacità di fare come chi decide per poi agire – alla faccia di ogni convenzione – rischiando di essere anche gratificato, dunque più contento.

E la carne? Mica parlo dell’arrosto, né della tagliata o della fiorentina – certo che non evito perché sono vegana – ma perché vivo in un mondo bigotto rimasto ancora all’epoca dei dinosauri.
Mi devo spiegare meglio? La faccio semplice.


a) I dinosauri non si sono mai estinti ma hanno solo cambiato la loro fisicità, un adattamento darwiniano, insomma. Ci sono e sono fra noi.
b) Il dinosauro femmina, spesse volte, contaminato dalle favole anti educative, crede che basti baciare appassionatamente un rospo per tramutarlo in principe. E niente, resta rospo, peggio, resta soltanto un cucciolo di dinosauro.


Oggi, ad infiocchettare il pacco regalo, c’è l’astio che questa pandemia ha disseminato ovunque.
Morti, inebetiti, impoveriti, il guaio è socio – geo – politico e le persone sono manipolate da un CTS composto da nessun medico dove non è contemplato neanche un esperto di psicologia delle masse.
Geniale, no? Non esistono vaccini per i problemi endemici ma siamo come sedati da tante
limitazioni: come non fossero sufficienti – anzi d’avanzo – quelle che noi stessi stavamo infliggendoci prima.


Che cosa resta se non rifiorire e sbocciare a vita nuova, fino a quando ci sarà concessa?

Che altro deve accadere affinché i dinosauri si estinguano e si trasformino in anime dal profumo fiorito e inebriante, anche solo per pietas, come fece Enea?





Paola Cingolani
28/03/2021
@lementelettriche





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“Inconsistenza”

Ma sì _ come vorresti chiamarla _ è inconsistenza

inconsistenza invariata oltretutto

ché mica puoi raccontarti d’avere avuto un valore

oggi sei chiusa in casa

ieri ti eri chiusa fuori dal mondo

tu _ sempre rintanata stavi _ mica puoi lamentarti

eri la palafitta scassata al cospetto di ponti enormi

eri la porticina di legno coi tarli

quella mai vista _ nascosta dal portone maestoso _

eri niente

anche se la tua idea differisce adesso poco cambia

e saresti volata lontano

e avresti gioito anche per poco

e ti saresti accontentata di una poesia

e un mazzolino di fiori avrebbe fatto primavera

e una canzone sarebbe stata l’intera colonna sonora

_ sorridi fingendo il nulla ché sei brava _

oggi ti hanno fatta prigioniera e hai tempo

l’orario spento e rarefatto che tu neppure percepisci

nessuno con cui pranzare

nessuno per cui sorridere a parte un cane fedele

pesa tanto da poterti schiacciare questo “qui” e “ora”

la verità secondo cui inconsistenza diventa inesistenza

oggi che neanche i ricordi possono avere questo nome.







Paola Cingolani
27/03/2021
@lementelettriche








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“Penso che sono proprio così”

FOTO I Alìta Alìta – Rita Santanatoglia – SCARPE DA BALLO

“Getta le tue parole davanti alle tue azioni: obbliga te stesso vergognandoti se manchi di parola.”

Friedrich Nietzsche


La cosa divertente – si fa per dire – è che devo essere oramai catalogata fra i vari oggetti d’antiquariato: pensarla esattamente come Nietzsche non ha un sapore molto attuale, lo ammetto.

Però sono questa e non può cambiarmi nessuno, quindi – oggi – credo che la parola di una persona ne dia la cifra esatta, la dimensione autentica, l’essenza prima.
Bisogna promettere, bisogna mantenere, bisogna vergognarsi se non si riesce a portare fede al proprio dire con il proprio fare.

Eppure.
Eppure viviamo in una società dove non si ha più nemmeno il tempo di proferirla, quella parola, che già viene stravolta, negata, ripudiata dalle bocche stesse che la pronunciano.
Così, con la naturalezza di chi beve un sorso d’acqua, la gente comune cambia opinione e si rimangia ogni promessa fatta.

Neanche gli fosse stata estorta con la forza, non ci riesce, non la ricorda, si lascia contagiare dal morbo letale dell’amnesia.

Io – ripeto, oggetto d’antiquariato – non posso osservare pedissequamente le regole e i dettami dei menefreghisti, non l’ho mai voluto fare, non trovo si addicano alla mia individualità.

A volte mi costa un po’, in verità sono una persona che detesta le situazioni conflittuali e quindi le rifugge, ma ci sono limiti che non oltrepasso neanche io, così mi porto a distanza siderale dalla massa.



Paola Cingolani
26/03/2021
@lementelettriche





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“L’universo procede e ci precede”

Tutto cambia e tutto muta
ma non casualmente
ché accade rapidamente  
variano tempistiche
idee e ragioni
sono cicli universali
apparentemente privi
delle più ovvie motivazioni.
 
Ognuno vanta le proprie
così gira questo mondo
è inusuale volerlo fermare.
 
Ho preso mille appunti
numerosi riferimenti
nonostante ciò
non faccio più i miei conti
ho saltato da molto il fosso
stornandomi di dosso
il calcolo e il paradosso.


                 

Paola Cingolani
25/03/2021
@lementelettriche

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“Non tutte le cose che contano per te interessano gli altri”

FOTO I Mario Giacomelli – IT – 1965 /1970 – STILL LIFE, NATURE MORTE

Oggi voglio scrivere una cosa importante – apparentemente semplice – ma certamente non così scontata come crediamo.

Cosa c’è alla base dei fraintendimenti, ce lo siamo mai chiesti?
Un errore di comunicazione, un modo di intendere la vita differente, dissimile, diseguale, distonico.
Un certo disincanto.

Una mancanza di disponibilità – tanto a dire quanto a voler comprendere – tale da spingerci a quella chiusura che azzera tutti gli scambi umani e sbarra ogni via percorribile.

Poi, magari, ci raccontiamo agli sconosciuti incrociati on line e – diventati fragili poiché privi di supporti emotivi ma sovraccarichi di noia – lasciamo che a sospingere le nostre tempeste emotive siano costoro.
Vi è un certo bisogno empirico ed è tanto innato quanto comune fra noi: siamo tutti animali socialmente evoluti, nati e cresciuti per vivere in branco. Solo variano i caratteri e le tempistiche, come pure l’educazione ricevuta e il grado di onestà intellettuale.

Ciò di cui una persona ha necessità adesso, non è automaticamente correlato a ciò di cui un’altra persona ha veramente voglia di parlare.

Per non dire come, sebbene un altro decida di affrontare il tuo argomento, possa esserne completamente digiuno, inesperto o impreparato ché non possiede il dono dell’onniscienza, un po’ come gli manca anche il dono dell’ubiquità.

Ciò che ci interessa adesso, magari, non è la priorità di chi abbiamo accanto e forse, ogni volta in cui evitiamo di condizionare il prossimo con la nostra idea ristretta, siamo molto più onesti che menefreghisti.

“Sinceramente mi dispiace, ma non saprei davvero cosa fare né ho qualcosa di credibile da dire.”

Non ci si può risentire, né offendere innanzi a tanta sincerità.
Non si può credere ragionevolmente che gli sconosciuti in rete siano la soluzione alle nostre debolezze, alle nostre mille e più mancanze, alle domande cui noi stessi non sappiamo rispondere: “to share” significa solo condividere contenuti multimediali ma – psicologicamente – per noi stessi dobbiamo sforzarci noi.



Alzati ogni giorno
_ fallo anche quando
stringi i denti e soffri _
guardati allo specchio
cerca di donarti un sorriso
vedi di asciugarti le lacrime
riconciliati sempre con la vita
fatti un caffè forte gustandolo
respira piano e riponi forza in te
suddividi ogni
possibilità dai sogni
esegui i tuoi compiti pratici al meglio
conserva i sogni nel cassetto delle fiabe
_ non ti dico di dimenticarli
ma sappi quanto valgono _
perché la fantasia umana
può rivelarsi il peggior pericolo

se corrotta da quello che vorresti
arriverebbe a distruggere il bello che possiedi.








Paola Cingolani
24/03/2021
@lementelettriche




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“Gli accadimenti e le nostre realtà relative”

Certo mi piacerebbe invecchiare
_ ma è il gran lusso per pochi _
e forse sognando potrei vedermi
la donna anziana col dachshund
che si gusta una bevanda
con l’immancabile cappello
sui capelli oramai tutti bianchi
quasi avessi ragione del tempo.

La vita accade semplicemente
scandita dagli eventi e dal caso
_ chiamiamolo come volete _
resta del tutto al di sopra di noi
non ha sentimenti
non si occupa né si preoccupa
e _ alle volte _ ci ferisce
altre ci dona grande gioia
altre ancora ci lascia indifferenti.

L’essere umano prova emozioni
il caso no _ solo avviene _
lancia dadi ignaro
non conosce pianto
non sospetta sorriso
non suppone indifferenza
è così che determina l’esistere
senza criteri
senza scegliere
senza pregiudiziali
opera esclusivamente in divenire.

Ad oggi sono la donna col dachshund
_ meraviglia delle meraviglie cinofile _
non sono anziana
non m’è dato a sapere se mai lo sarò
ma vale per ognuno di noi _ è legge _
l’unica a non ammettere mai eccezioni.

Paola Cingolani
21/03/2021
@lementelettriche

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“Con le sirene”

Si deve restare a galla
ormeggiati a modo
su banchine tristi
del vecchio molo.

Si legano cordami
e si tirano sagole
_ con le tasche piene di niente
non s’è mai sfamato nessuno _
allora si attende
tutto è sospeso
reti galleggianti
palangari
sugheri
tutto.

Riprenderemo una rotta
senza le carte nautiche
ma ci sapremo orientare
_ punteremo l’orizzonte
con il sorgere dell’alba _
rientrando all’imbrunire
sulla scia immaginifica
di chissà quante sirene.




Paola Cingolani
20/03/2021
@lementelettriche




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“La donna risolta e intelligente? Pensateci bene” di Gabriel García Márquez

“Quanti uomini ho sentito dire che desiderano una donna intelligente nella loro vita…
Io li incoraggerei a pensarci bene.
Le donne intelligenti prendono decisioni da sole, hanno desideri propri e mettono limiti.
Tu non sarai mai il centro della loro vita perché questa gira intorno a se stessa.
Una donna intelligente non si lascerà manipolare né ricattare.
Lei si assume responsabilità.
Le donne intelligenti mettono in discussione, analizzano, litigano, non si accontentano, avanzano.
Quelle donne hanno avuto una vita prima di te e sanno che continueranno ad averne una volta che te ne sarai andato.
Lei avvisa, non chiede il permesso.
Queste donne non cercano nella coppia un leader da seguire, un papà che risolva la vita,
né un figlio da salvare.
Loro non vogliono seguirti né segnare la strada a nessuno.
Vogliono camminare accanto a te. (…)
Una donna intelligente è libera perché ha lottato per la sua libertà.
Ma non è una vittima, è sopravvissuta.
Non cercare di incatenarla perché lei saprà come scappare.
Soprattutto quelle che hanno affrontato situazioni del genere in passato.
La donna intelligente sa che il suo valore non risiede nell’aspetto del suo corpo.
Pensaci due volte prima di giudicarla per età, altezza, volume o comportamento sessuale, perché questa è violenza emotiva e lei lo sa.
Quindi: prima di dire che desideri una donna “intelligente” nella tua vita, chiediti se sei davvero disposto ad “ inserirti” nella sua.”


Gabriel García Márquez

La giornata dedicata alla Festa del Papà è da celebrare così, almeno per me.
Quanto mi ha insegnato mio padre è perfettamente descritto dal grande Gabo con questi versi: porre dei limiti e considerare la mia persona autosufficiente ed integra, sempre e comunque.

Non dipendere, mai, soprattutto psicologicamente. Adeguarmi, essere gentile, educata, ma facendo sempre in modo che il rispetto a me dovuto non venga meno. Farlo ad ogni costo. L’amore non è lasciarsi piegare, anzi, è avere un interlocutore che ti stima al suo pari e – se ti stima poco – evidentemente non è sicuro di se stesso, ragione in più per non accontentarsi.

Sono diventata grande così, potrei anche diventare anziana, se la vita mi regalasse tempo.
Allora – adesso che sono donna – chi non si sente affrontato, ma comprende l’importanza del confronto, ha la mia considerazione. Partendo dagli amici.

Non voglio un salvagente – so nuotare bene – ma, men che meno, vorrei accanto una persona che si considerasse il mio salvatore: mi sono salvata già da sola tantissime volte che neppure me le ricordo io stessa.

A chi mi ha giudicata perché sono troppo alta, troppo amante della lettura, troppo abituata a scrivere, troppo attenta alla dieta, sempre troppo qualcosa, rispondo “Uh, quanto sono stanca di essere “troppo” o “troppo poco”, non ve lo potete immaginare, specie per la presunzione che mostrate ergendovi a giudici – non togati né autorizzati – quando non vi ha mai chiesto niente nessuno!”

Rifuggo coloro che si mostrano irrisolti perché il mio passato mi ha appeso al petto una medaglia: la capacità di sublimare le peggiori sofferenze trasformandole in sorrisi.

Ho sposato un modo infallibile per sembrare come non sono: l’onestà e, là dove ritengo sia più utile, il silenzio. Sono convinta che, nella nostra vita, dobbiamo relazionarci con coloro i quali, certe spigolature, le sanno cogliere arrivandoci da soli e pure in tempo utile. Non porto rancore e non pratico la vendetta: ho imparato bene che la vita lavora al posto nostro, c’è il karma che si occupa di questo aspetto. Dedico il mio tempo a prendermi cura di cose esaltanti e persone che ricambiano.

“Tu non sei facile da capire, sei particolare, sei impegnativa.” Noiosi e prevedibili, oltretutto, sapete che c’è?
Chi deve unire i punti per capire può sempre comprarsi “La settimana enigmistica” e passa la paura!

P. S. Non arrabbiatevi: fra i miei difetti annovero anche molta ironia.




Paola Cingolani
19/03/2021
@lementelettriche



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“C’è poco più del niente da trasformare in tutto”

Mario Giacomelli: Infinity and new beginnings – Italian Ways

C’è quello che viene riposto nel soffitto della finzione

dove resta relegato _ in compagnia dell’indifferenza _

e dura tutto per decenni

poi l’individuo diventa adulto da sé

allora si accorge com’è che funziona

si toglie di dosso il marchio scarlatto

imparando ad accettare la sua quotidianità.


L’essere umano possiede una storia comune

costituita dall’alternarsi di dolore e rinascita

la sola variabile possibile sta nella durata

_ che è e resta ignota in quanto variabile _

allora si sveste di quella creatura del passato

miserrima

incompleta

incompiuta

non spende più tempo ché la variabile conta

l’equazione potrebbe avere soluzione sballata.


Cosa c’è di quasi certo nei suoi tanti calendari?

Più o meno _ volere o volare _ c’è che non sa

quanto prima lo accettasse non farebbe male.








Paola Cingolani
18/03/2021
@lementelettriche

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“Il lettore delle vacanze visto da Italo Calvino”

“I giorni di vacanza cominciano a trascorrere veloci. Il Buon Lettore si trova in ottima forma per fare dello sport, e accumula energie per trovarsi nella situazione fisica ideale per leggere. Dopo pranzo però lo prende una sonnolenza tale, che dorme per tutto il pomeriggio. Bisogna reagire, e a questo proposito giova la compagnia, che quest’anno è insolitamente simpatica. Il Buon Lettore fa molte amicizie ed è mattina e pomeriggio in barca, in gita e la sera a far baldoria fino a tardi. Certo, per leggere ci vuole solitudine; il Buon Lettore medita un piano per sganciarsi. Coltivare la sua inclinazione per una ragazza bionda, può essere la via migliore. Ma con la ragazza bionda si passa la mattina a giocare a tennis, il pomeriggio a canasta e la sera a ballare. Nei momenti di riposo, lei non sta mai zitta. Le ferie sono finite. Il Buon Lettore ripone i libri intonsi nelle valige, pensa all’autunno, all’inverno, ai rapidi, concentrati quarti d’ora concessi alla lettura prima di addormentarsi, prima di correre in ufficio, in tram, nella sala d’aspetto del dentista.”

Italo Calvino – Il buon lettore – Mondo scritto e mondo non scritto


Una delle cose che non mi spiego è la teoria secondo la quale, in vacanza, si possa leggere di più e in pace. Fortunatamente incrocio Calvino – non uno a caso – a conforto della mia tesi.

Sei una persona che legge? Ottimo, ma non mi dire che aspetti l’inverno o l’estate. I libri non tengono né fresco, né caldo. Anzi, se io sto leggendo qualcosa che mi piace, resto sdraiata e non mi interessa di controllare l’abbronzatura.
Non guardo l’orologio, mai, fregandomene completamente di andare a cena o di altre cose che mi costringerebbero ad abbandonare la storia sul più bello.

Parto con un borsone per il mare simile a quello di Mary Poppins: c’è di tutto. Qualche libro, teli spugna, pinze per capelli, matite, acqua fresca, olio solare, spiccioli, cellulare, cappelli, occhiali da sole, lenti da lettura e forse – se cerco bene – qualche coniglietto bianco che mi sbuca dal cappello. Come per magia. Credo sia la sola spiegazione plausibile, poiché vivo a cento metri dalla spiaggia ma, per fare quel tragitto, sento di essermi trascinata dietro metà della casa.

Arrivo sfiancata e mi apparecchio la brandina: mi posiziono e sono più stanca di Ercole che ha moltiplicato le sue sette fatiche per tutta l’intera tabellina. Caffè, subito, mentre vedo attorno a me la gente bella fresca, sdraiata, riposata, rilassata, con un paio di libri al massimo e una capacità di restare immobile da Guinness dei primati.

Non nuotano, non parlano, non salutano, non bevono: ma come fanno? Allora mi convinco che stanno leggendo solo in quell’occasione, tanto per non scocciarsi. Sì, non può essere altrimenti, perché io vado circolando comunque col libro nella borsetta: dal dentista, dal parrucchiere, al bar, ovunque eppure ho pile e pile di letture nuove, intonse, senza riuscire neanche a gustarle come vorrei.

Certo, se mi salutano rispondo, se un’amica mi propone di andare a cena con lei apprezzo, socializzo, mi organizzo, interloquisco. Che sia anche un alibi, quello di aprire un libro o un giornale, quando manca la comunicazione e i rapporti umani diventano carenti?
La lettura è una cosa bellissima, ma richiede anche solitudine prima di poter essere condivisa. No, non esiste un Buon Lettore “delle vacanze” – concordo – o si è buoni lettori sempre, o non lo si è, specie in vacanza.


Paola Cingolani
17/03/2021
@lementelettriche





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“L’educazione emotiva oggi secondo Umberto Galimberti”

Nick Hedges Photography – Newcastle – 1969

“Oggi l’educazione emotiva è lasciata al caso e tutte le statistiche concordano nel segnalare la tendenza, nell’attuale generazione, ad avere un maggior numero di problemi emozionali rispetto a quelle precedenti. E questo perché oggi i giovanissimi sono più soli e più depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e impulsivi, più aggressivi e quindi impreparati alla vita, perché privi di quegli strumenti emotivi indispensabili per dare avvio a quei comportamenti quali l’autoconsapevolezza, l’autocontrollo, l’empatia, senza i quali saremo sì capaci di parlare, ma non di ascoltare, di risolvere i conflitti, di cooperare.”

Umberto Galimberti – I vizi capitali e i nuovi vizi

Mai come attualmente si assiste, completamente impotenti, al triste depauperamento delle risorse emozionali nell’essere umano.
L’aspetto peggiore è quello riguardante le nuove generazioni: noi abbiamo abbandonato i nostri figli – spesso – affidandoli alle varie Playstation o alle molteplici interazioni virtuali, senza alcuna premura.

Presi dalla fretta, dagli impegni, dal quotidiano con tutte le sue problematiche, siamo stati buoni soltanto – rientrando a casa – nel chiedere “Hai fatto i compiti?” tralasciando la grammatica dei sentimenti, piazzati su di una poltrona dalla quale continuavamo schedulando la solita call lavorativa, mangiando cibi precotti, bevendo un espresso e finendo tutti a contemplare la TV, eletta a moderno focolare domestico.

Non abbiamo coltivato nessuna emozione e non abbiamo insegnato ai ragazzi quanto sia importante l’ascolto. Abbiamo solo chiesto “Hai fatto?” ma senza dare alcun esempio.

La società è quasi randomizzata, orba, impazzita: nessuno vede più le sottigliezze, nessuno coglie le sensazioni, tutto si scandisce al ritmo dei touch e alla velocità della luce.

Un ammartaggio che ci siamo concessi in largo anticipo, delegando al caso i nostri compiti più importanti: posso dire ad un giovane “Metti via il telefonino!” ed essere autorevole, se a cena sbrocco sul gruppo WhatsApp della palestra, delle maestre o dei colleghi?

Non lamentiamoci se i giovani si arrabbiano: piuttosto dovremmo vergognarci di noi stessi solo pensando a quanto, solitamente, siamo stati carenti nei loro riguardi.

Per conto mio ho cercato di coinvolgere mia figlia in tutto e di certo avrò commesso errori, ma sono stata presente, ho puntato sui sentimenti e sulla sua libertà di individuo consapevole.
Niente è stato semplice, ma – oggi – tutto è diventato la nostra conquista condivisa con molta complicità. Alcuni saranno stati migliori di me, altri – molti altri – sono là che inveiscono contro “I giovani d’oggi” e non comprendono che stanno raccogliendo quello che hanno precedentemente seminato.



Paola Cingolani
16/03/2021
@lementelettriche






Ringrazio Paola Cingolani e la redazione di Libreriamo per la recensione del mio libro Ti do la mia parola

L'Orto di Rosanna

Libri Da Leggere

Perché “Ti do la mia parola” di Rosanna Marani è un libro da leggere

In “Ti do la mia parola”, la giornalista e scrittrice Rosanna Marani regala a sua figlia e a noi lettori una serie di aforismi per intrattenere la mente

Ti do la mia parola è l’ultimo libro di Rosanna Marani. Per spiegare chi è Rosanna Marani dovrei copiare “verbàtim” intere pagine di Wikipedia, ma potete togliervi la curiosità da soli, ne vale la pena. Sì – vale la pena – poiché non tutte noi siamo state esattamente “Una donna in Campo” al suo pari. L’ambiente del giornalismo sportivo, ancora oggi, ci appare assai scarso di figure femminili di spicco, sembra essere quasi appannaggio esclusivo di penne maschili.

Non solo giornalista sportiva

La verità è che, dai tempi d’oro della mitica Gazzetta dello Sport, non abbiamo più avuto modo di apprezzare una figura…

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