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Avrai rari momenti nella vita
nei quali non è del rimpianto
che sopporterai il peso
e non sarà della giovane età
che patirai la nostalgia.

Avrai rari momenti nella vita
nei quali il coraggio ti spingerà
talmente tanto che oserai
e non sarà certo la speranza
che vorrai invocare.

Avrai dei momenti così intensi
nei quali ti fermerai per vedere
che altri s’allontaneranno
e non sarà importante nulla
nemmeno la distanza.

Avrai di quei momenti nella vita
nei quali una cosa soltanto
ti augurerai di percepire
e sarà un tesoro vero
chi la saprà dire.

19/09/2018

(A me stessa)

 

 

 

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Per capire servono due cose fondamentali: intelligenza e interesse.

Quello che accade deve interessarti e devi ragionarne, interrogandoti.
Il sapere, le consapevolezze tutte, non sono gratuite né mutuabili ma costano sacrificio e riflessioni profonde, altrimenti sarebbe come se il vivere ti scorresse addosso senza alcun coinvolgimento.
Saresti impermeabile, finto, disumano e plastificato: una mente sotto vuoto spinto.

Io m’interrogo sempre – soprattutto quando non lo lascio trasparire – e, ad oggi, quanto ho capito, è che l’umanità sembra un ossimoro e l’esistenza è un paradosso.
Trovo questo genere di umanità varia quasi disumana e uniformata: illustri sconosciuti che, nell’assordante silenzio d’una lucida follia, si parlano per non volersi dire niente.

Il paradosso dell’incapacità di comunicare nell’era della comunicazione: una massa di alienati 2.0 che – volendo mantenere una irreprensibile facciata – ricorre al web persino per corteggiare (i siti d’incontri on line sono una macelleria virtuale dove la gente si espone volontariamente alla mercè di altra gente. “Mi darebbe 2 kg di petto d’oca?”).

Il tradimento c’è sempre stato e non lo si è inventato con la rete – Giuda docet – solo lo si è inserito fra i vari servizi disponibili capillarmente: si è trasposto on line ciò che siamo. Chi cerca in rete trova qualsiasi cosa e, fra le cose, sono state inserite persone da usare come attrezzi.

Questo è quello che penso io, almeno, e di esperimenti sulla rete, ne ho fatti, come pure di studi sul linguaggio. Già, perchè inevitabilmente, anche la comunicazione, è stata modificata da internet e dalla quasi anarchia derivante dalla troppa democrazia con la quale, chiunque (ignoranti, colti, odiatori seriali, buonisti, spammatori, leoni da tastiera, webeti, utonti etc. etc.) apporta qualunque contenuto.

Ora, va bene tutto ma ancora le mie sinapsi non si sono incastrate.

Il cane cerca da sempre di acciuffare il gatto e il gatto rincorre il topo.

Sfruttando le proprie solitudini, i furbi mirano a chi è preda di facili illusioni, dimostrando poca intelligenza e poco interesse per se stessi in ambo i casi: furbizia non è sinonimo d’intelligenza così come l’illusione diventa magicamente delusione.

Per capirci, s’io credessi a un uomo (magari impegnato e anche iscritto ai vari Cupido, Meetic e chissà quali altre chat) sarei da ricovero coatto.
Ergo, se è educato, gentile e mi diverte instaurarci un qualsivoglia rapporto, non devo mai scordarmi con chi sto parlando né con chi, invece, vorrei realmente parlare.

Per chi non volesse capire si risolve tutto con la famosa parabola, i rapporti umani sono una specie di parabola. C’è un inizio, una fase ascendente, una di culmine e l’inesorabile fase discendente che affonda nel punto più basso: la fine.
C’è la passione iniziale, ci sono le prime cose piacevoli, le gratificazioni, c’è poi l’ineludibile arrivo delle incomprensioni. Quanto era piacevolezza si trasforma in  oppressione, fastidio e diviene routine, si moltiplicano le schermaglie, stagnano i dialoghi e proliferano i silenzi. Tutte situazioni in cui la moltitudine si riconosce, le connotazioni sono sempre le stesse. Vale per le coppie come per le amicizie, non faccio eccezione perchè è una regola adattabile a tutti i rapporti.

Alcuni casi rarissimi esistono e resistono: eccezioni che confermano la tesi comune.
Io ho amicizie che frequento regolarmente fuori dalla rete, ma non poteva essere altrimenti: ci siamo rapportati senza stratagemmi né furbizie, solo con tanta lealtà. Nessuno aveva interessi, nessuno voleva giocare al cane e al gatto e – al massimo – per topo s’è usato il mouse: l’intelligenza di essere onesti.

L’ostinazione assurda di voler parlare a un sordo è cosa che non m’appartiene affatto.
Per me è valido questo assunto. Da sempre.
A chi crede di essere stato un abile giocatore e di non essersi ridicolizzato, replico così:
– “L’inutile che fa il paio con l’assurdo è quanto ti può descrivere meglio.” –

Forse hanno bisogno di sparare le loro ultime cartucce prima di riporre del tutto l’artiglieria? Non saprei, però mi sembra stiano sparando anche tante cavolate. Dev’essere triste il contatto con la loro personale realtà se hanno tanta necessità di alterarla.

Io credo che nessuno di noi possa completamente raggiungere tutto ciò che vuole, ma, almeno, non presuma d’avere liceità per valere più di quel che è.

 

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L’ostinazione di parlare a un sordo
è cosa che non m’appartiene affatto.
Per me sei ancora questo. Da sempre.
L’inutile che fa il paio con l’assurdo
è quanto ti può descrivere meglio.
Non serve cercarmi ancora. Adesso no.
L’intuito per sapere cosa io avessi pensato
se c’è oggi lo ignoro, ma ieri non c’è stato.

Esiste un tempo per tutto. Esiste anche un modo.
La spontaneità che stravolge ogni regola fissa
doveva esserci quando non ero la tua causa persa.
Mi piacerebbe sapere se lei s’è mai accorta
d’essere una sorta di copertina assai corta…
com’è la mia mancanza me l’hai detto di già.
Fare l’amore per ripiego non è soddisfacente?
Ti resta il mio fantasma addosso e così mi dileguo
ma, se fosse abbastanza, non ti volteresti indietro.

Chissà se ti domandi cosa abbia fatto qui da sola?
Questo non mi hai domandato mai. Non una parola.
Magari ti dispiace non essere più tanto esclusivo…
è più semplice immaginarmi come vorresti io sia
quasi vivessi protesa in quell’attesa che è solo tua.
Dai, gli anni passano e ci si deve anche arrendere:
sappi che le persone non sono tutte proprio uguali
figurati quelle che hai scelto e definito eccezionali.
Fanne tesoro e guarda in avanti, io sono il passato,
non puoi pretendere di declinarmi anche al futuro.

Non lamentate cosa vi delude.
L’ostinazione di voler parlare
a una persona scientemente sorda
è la vostra vera pretesa assurda .

Ci sono distinzioni nette
– siamo testoline accorte –
fra la gente sorda per scelta
e la gente sorda per malasorte.

Chi sceglie lucidamente la sordità
compie un gesto premeditato ma
chi nonostante ciò è non udente
si ribella e comunica ugualmente.

Chi premedita non è giustificabile
– nel caso di specie c’è malafede –
non è libero e neppure lo sa
si è imprigionato dentro di sé.

Chi ha un reale deficit uditivo
– e qui non c’è volontà evidente –
mostra la scelta di assoluto coraggio
cerca e trova una forma di linguaggio.

Meglio non udente ma comunicante
che sordo e reo d’essersi isolato.

Meglio non ostinarsi con le pretese vane
distinguere sempre e mai fare il paio
o come quei sordi si commette lo sbaglio.

 

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All’analisi è completamente stravolto un dogma antico
– una situazione singolare fra tutte conferma il divenire –
completamente
la mente completa un altro concetto
hai fatto luce su una consapevolezza nuova.

All’ultimo è sicuramente appagante liberarsi di un peso
– certe convinzioni sono limiti e convenzioni sociali –
sicuramente
la mente sicura è più leggera
taglia zavorre per prendere il largo.

All’improvviso è agilmente scivolato via un vecchio ancoraggio
– si è sciolto un ormeggio certo per proseguire il viaggio –
agilmente
la mente agile si slega
solca i marosi come un’abile polena.

All’attimo è fugacemente scappata la comprensione del presente
– ci viviamo sempre in modo infinitesimale –
fugacemente
la mente fugace si studia
legge coordinate per non naufragare.

All’occhio è insistentemente rimasto impresso un viso martoriato
– il paradosso del reale più perfido dell’immaginario –
insistentemente
la mente insiste in autonomia
ricorda senza scrupoli tutto quanto è stato.

11 settembre 2018
(Due mesi prima, anche Michela)

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Ho osservato la mia scogliera
sempre immobile
_ solida e immota _
si staglia là
è equidistante
tanto da me
quanto dall’orizzonte.

Ho riflettuto molto a lungo
l’ho mirata e rimirata
_ anche coperta d’onde _
emerge dal mare
non si sposta
la vedo svettare
quasi richiamando il cielo.

Di fronte a quella scogliera
come fosse casuale
_ ma non esiste il caso _
ci sono altri scogli
più bianchi
più giovani
fra sabbia e acqua blu.

Entrambe le scogliere
sono miei approdi
_ il più antico sei tu _
possiedi mondi sommersi
la mia stessa vita
e l’universo tutto
che alberga in te.

E quelle pietre giovani
nuove sull’arenile
_ solide e di supporto _
ingegno di tuo nipote
le ha volute lui
per arginare l’erosione
almeno della costa.

Dovrò ingegnarmi anche io
ché _ a dirtela così com’è _
sono sofferente
d’una smania
cronicizzata
e resto qui
sulla riva
a pesare
come se
a muovere me
non bastasse
una draga.

 

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Distruggo regolarmente le prove
della tua esistenza
_ è solo una conseguenza _
resta il fatto che
dentro di me
in alcune idee
esisti in un modo spaventoso.
Sembra io non veda più bene
mi si sfoca l’immagine
_ è solo una mia proiezione _
così risolvo tutto
dentro di me
nel mio pensare
non sei mai esistito affatto.
C’è che il niente è cosa nostra
come per gli altri
_ è solo un paradosso vano _
questo ho capito
dentro di me
nel rielaborare
una realtà che non s’oggettìva.
E non mi piace
né mi addolora
solo scolora
poi si riaccende
e poco dura
l’inusuale cura
di un’avventura
migratoria.
Se avesse senso
lo saprebbe lei

la mia storia.

05 / 09 / 2018

Paola bianco e nero

 

S’è svalutato il tempo
sì che avrei voluto
potergli conferire
diverso valore
più d’un fattore
_ e chissà poi
qual buon vento? _

mi hai spiegato bene

tanto che dovrei
essermi arresa
almeno piegata

sembra un sudario
_ bandiera bianca
era dir poco? _

 

piagata _ questo sì
resa _ non è l’ora
valuto _ ancòra

ma sogno di fondermi
per poi confondermi
e sorvolare altrove

che mi si sciolga
se non m’è data
un’effusione.

 

 

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Photography by Robert Mapplethorpe – “Waves” – 1980

 

Una per mille
mille per una
_ voci poetesse
parlavano _
per non
perdersi
ché
la moltitudine
è vasta.

 

S’erano dette
d’immedesimarsi
_ per vivere
più vite _
per non
morirsi
ché
la parola
è specchio.

 

Uno per sé
solo per scelta
_ per vivere
nel silenzio _
per non
trovarsi
ché
il vuoto
è perso.

 

Questo luglio

ha falciato

tutto attorno

rubando tempo

mietendo vita

seminando dolore.

 

 

Casa aperta
al vento e al mare
l’anima mia

 

_ossidato

il cuore

dal salmastro_

 

a fatica

idee di poesia

mi curano.

 

 

 

Avrei voluto

un tuo abbraccio

silenzioso

 

_ ho saputo

d’un fantasma

goffo e distratto_

 

non patetico

né distante

come sei.

 

 

 

Mi raccolgo

m’abbraccio io

e ricomincio

con passi lenti

su strada incerta

da pellegrina.

 

 

 

 

 

 

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