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BLOG – “Mai Allinearsi”

Karrah Kobus Photo

La verità: se anche esistesse sarebbe soggettiva. Quanto ferisce me profondamente – per dire – ad altri sembra cosa giusta. Punti di vista. E’ per questo che ho imparato a diffidare: le più grandi cose le ho capite alimentando i dubbi e mettendo da parte quello che sembra scontato. 
Non ci sono sempre cose ovvie e quasi nessuno, mai, si ricorda di te. Non ci sono persone che sentono quello che senti tu e non capiscono che la tua pena, il tuo supplizio più grande è quel senso di abbandono. Perché ci si sente abbandonati sempre, ogni qual volta si soffre e ci si dedica al prossimo per poi restare soli. Ci si sente abbandonati ogni volta in cui si parte insieme e – all’arrivo – guardandosi attorno si scopre di essere rimasti da soli, per enne ed uno mila motivi che sono stramaledettamente più importanti.
Che tu sia uomo o donna poco conta, resterai sempre equidistante dal resto; vedrai come le cose, comunque, prenderanno il loro corso e tu – per i più – dovresti solo adeguarti e subire. 
Ma non ti adeguerai, mai. Non lo farai finché avrai il cuore, il cervello e la fidata compagnia di te stesso: non sarai mai allineato fino a quando non ti sentirai subordinato. 

Non sarai allineato, non fino a quando la gente brillerà avanti ai tuoi occhi con comparse simili alle luci intermittenti, non accetterai mai coloro che ci sono solo a fasi alterne, non approverai mai chi ti accende e insieme ti spegne.
Non ci riuscirai e ti porrai ad una distanza fondamentale dal resto, dalla massa. Camminerai in solitudine e non sarai un essere svilito: se ti rispetterai ti batterai la spalla e continuerai – diffidando – il tuo cammino. Procederai confidando in tutti ma sapendo che resterai ancora mille volte straziato dalla delusione, quindi continuerai a dare la tua mano pur se profondamente consapevole che – il più delle volte – servirà solo da appiglio per chi, vedendola, ci si aggrapperà. La tua mano non verrà mai carezzata da coloro che, più comodamente, diranno una fra le frasi peggiori che noi tutti diciamo troppo spesso: “Ho così tanto da pensare alle mie cose.”


“Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un’idea; avere quell’indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell’utilità della sua conoscenza. Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero. No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile.”

— Il libro dell’inquietudine – Fernando Pessoa 

@lementelettriche
26/01/2023
Paola Cingolani



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“C’è vita e c’è sopravvivenza”

“È strano, ma ognuno di noi nella propria vita tocca un apice. Una volta raggiunto, non può che scendere. Nessuno però sa dove sia il proprio apice. La linea di confine può presentarsi all’improvviso, quando si crede di essere ancora al sicuro. Nessuno lo sa. Alcuni possono raggiungere quel culmine a dodici anni. Da quel momento in poi la loro vita scorrerà nel più monotono tran tran. Alcuni continuano a salire fino alla morte.”

Haruki Murakami – “Dance Dance Dance”

Credo che questo libro sia uno di quelli dai quali ho raccolto i maggiori insegnamenti, indubbiamente mi ha arricchita come pochi e mi ha donato una maggiore apertura.
Dopo averlo letto, ricordo, mi sono sentita più forte e molto motivata. Intanto ho imparato che non bisogna fermarsi. Mai. Per niente e per nessuno. Smettere di muoversi significa farsi anchilosare la mente: c’è da pensare, pensare e pensare. Non avere un progetto o accontentarsi equivale all’essere in balia delle onde. Si rischia troppo andando a scarroccio, piuttosto c’è da tenere saldamente il timone.


Io non credo di aver dato abbastanza – o almeno non basta a me quanto ho dato – e così
escludo categoricamente ogni apice, nonostante sappia di essere persona che non si è mai concessa il lusso di fermarsi, né di risparmiarsi. Ho dato perché è del mio consenso che mi interessa, non certo per ingraziarmi quello altrui. Una vita spesa alla spasmodica ricerca dell’accettazione è sprecata, secondo me. Ciò che più conta è sentirsi in credito, e non in debito: vivere è accogliere e donarsi, senza riserve, compiendo e sentendosi compiuti. Se non si seguono i propri istinti si sopravvive, si diventa solo dei prigionieri di un tempo che nemmeno ci appartiene, che non possiamo quantificare, ma che dobbiamo ottimizzare.


Per questo spero di non aver sfiorato il mio apice personale, nonostante tutte le cose attraversate, più o meno esaltanti, più o meno tristi, più o meno emozionanti. Il fatto è che, a ben guardarmi attorno, sono consapevole di essere la sola che può e che deve andare oltre.
Mi piace l’dea che sono riuscita a cogliere di me: quella di una persona curiosa, mai paga, entusiasta, che ama sfidare se stessa.


Ecco, la gara non la si deve concepire col tempo ma con la nostra capacità di saperlo godere:
per godere al meglio della quantità di tempo che ci è stata riservata, dobbiamo stare sereni e leggeri riguardo la nostra coscienza, dobbiamo eludere filtri, maschere e pregiudiziali, ma – e questa è la cosa più importante – non dobbiamo darci mai per vinti. Anche se – a volte – c’è da mollare la presa evitando tossicità che ci danneggiano, la cosa più bella da fare è capire come, saper lasciare andare tutto, concentrarci sulla nostra persona è la vetta più elevata da raggiungere.


@lementelettriche
22/01/2023
Paola Cingolani

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“Senza ali non si vola, neanche bassi”

Sarebbe bello elevarsi e, chi ci riesce, vede il mondo in modo più ampio, più limpido.
Direi – senza tema di smentita – che è (e resta) un dono di pochi spiriti liberi.
Lo spirito dei libertini lasciamolo stare, mi riferisco a coloro che posso definire personalità strutturate e compiute, scevre da qualsivoglia pregiudiziale e prive da ogni condizionamento.
Ecco che, per sentirsi liberi, bisogna essere trasparenti, onesti, cristallini.
Non si possono coltivare, né alimentare, i sensi di colpa: se c’è una cosa inutile, anzi deleteria, è proprio questa.
Piangersi addosso, lamentarsi, sentirsi in debito, avere la necessità di ricevere lodi esagerate sono tutti segnali differenti, ma riconducibili a chi è figlio d’una smania incontrollata e incontrollabile, a chi è affetto da mania di protagonismo.

Se nasci gabbiano vai in alto, se nasci gallo saltelli: ti devi arrendere, non puoi salire su una mongolfiera e neppure puoi gonfiarti l’Ego di elio.
Al massimo starnazzeresti emettendo un rumore da cartone animato e rischieresti di apparire patetico.

Stridere non serve: piuttosto bisognerebbe smetterla con questa pantomima per la quale ci si vende quali aquile mentre – tutto al più – si somiglia ai galletti amburghesi sullo spiedo.
E mi sono tenuta ampia coi margini, infondo sono stata sempre una persona tanto generosa quanto ironica e autoironica.


Quando la vetrina è troppo agghindata, non serve un genio per capire che non siamo da Harrod’s. La verità e la semplicità pagano (e appagano) molto più di tutto ciò che risulta artefatto. Senza ali non si vola, neanche bassi.
Almeno, prima, lasciamo che ci cresca un buon piumaggio.

@lementelettriche
Paola Cingolani
16/01/2023

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Un onesto Natale 2022

Gli auguri li faccio a tutti: a chi mi ha offesa e si è guadagnato il mio totale distacco, no, ma a chi mi vuole bene, a chi conosce e pratica il rispetto, li faccio di cuore.

Sono sempre la stessa e sono uguale tutti i giorni, non solo per le festività. La mia parola ha valore, non è fasulla, è intellettualmente onesta: chi mi conosce sa che le feste sono solo l’occasione per dedicare più tempo ai miei affetti.
Non rappresento certo la pantomima ipocrita di chi, col Natale, diventa più buono per finta. Resto quella solita, invitando me e gli altri a fronteggiare in ogni occasione tutte le responsabilità, poiché nulla si può nascondere sotto la coltre candida della neve: la primavera arriverebbe a scioglierla e, qualsivoglia sassaiola scagliata precedentemente, si scoprirebbe.
Non ho mai avuto timore di esporre la mia idea, anche chiedendo scusa qualora avessi commesso errori.

Dovremmo avere un calendario differente, specialmente voi che avete usato e osato proferire parole dense di menzogne e di livore. Vi spetterebbero almeno tre o quattro giorni di Natale ogni anno, dato che, come gli infanti da spot pubblicitario, a Natale sembrate tutti più buoni.
Di mio vi regalo anche ferragosto: basterebbe solo restaste distanti, là dove ho deciso lucidamente e scientemente di collocarvi.

Eppure – nel periodo festivo – c’è la pessima abitudine di assistere ai ritorni di plastica, fasulli come i gettoni delle giostre.

Questo è un anno che concludo più serenamente rispetto allo scorso: non mi mancano coloro dai quali mi sono allontanata e sono gioiosa grazie alle persone che, casualmente (ma il caso non esiste) mi si sono avvicinate, a volte anche inaspettatamente.
A chi è diretto auguro tanta, tanta gioia perché gli amici sinceri sono un privilegio vero e raro.


@lementelettriche
25/12/2022
Paola Cingolani

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“Un altro Natale, che non è poco”

Quando ti guardi intorno attentamente e riesci a fare un bilancio delle cose quotidiane, se arriva un altro Natale, sei contento di passarlo con la tua famiglia.


Certo: non si può più andare con tutti i cugini da nonna, lei non c’è più e neanche noi siamo tanti come un tempo, ma sicuramente a casa mia si può respirare bene e le condizioni – durassero – sono migliori di un anno fa. Per me è già un vantaggio netto.
Ci sarà del tempo libero, avrò modo di leggere e, se vorrò, di scrivere. Giocherò con il mio cane.
Farò qualche brindisi con la mia consuocera, che ho invitato da me. Ci sarà la figliolanza e non mancheranno i soliti sfottò, né i loro sorrisi. Insomma – se penso a come stavo lo scorso anno – mi sento già privilegiata.


Ho imparato a godere delle cose semplici, apparentemente piccole, scoprendo che la quiete è gioia, basta volerlo.
Non mancheranno le tazze colme di caffè caldo e avrò modo di godermi letture che rimandavo.
Risponderò agli auguri – selezionandoli – e ne manderò meno di sempre: saranno appannaggio esclusivo di chi mi è a cuore.
Mi rimetterò in sesto: due settimane di malattia mi hanno risucchiato ogni energia fisica. Con la testa, al contrario, non mi fermo mai. Vado sempre troppo oltre e abuso delle mie stesse forze.


Un altro Natale, che non è poco.
Significa tempo, modo, maniera per godermi le persone che amo.
Ad alcuni è negato, anche per me non c’è più la possibilità di salutare tutti, ma – esattamente questo – mi porta a riflettere e a dire che non esiste tempo da perdere, non c’è da barattare un solo attimo con il vuoto cosmico, né con l’oblio.
Quanto agli auguri ipocriti ed inutili che arriveranno, perché come sempre – per lavare alcune coscienze – arriveranno, ho deciso di non rispondere: anche quello sarà tempo che io non spenderò e non sperpererò mai più. Va bene l’educazione, ma dopo più di una decade, tutto diventa qualcosa di insensato che ammorba e che annichilisce.

@lementelettriche
20/12/2022
Paola Cingolani

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“Si rinasce ogni volta”

Mariam Sitchinava Photo

Si rinasce ogni volta: magari più stanchi di qualche anno prima, certo, perché esistere è faticoso, però si rinasce chissà quante volte. La cosa più sorprendente è che da adulti ci si mette al mondo da soli, ogni volta che si impara qualcosa, ogni volta che si perde una battaglia e si individuano le strategie errate attraverso un processo infinito di auto-analisi.
Se si vince è facile: è andata bene, non ci si chiede neppure “cosa ho fatto di più giusto” ma – quelle come me – si interrogano comunque e non si premiano, mai, neanche è facilissimo siano contente, si rimbrottano comunque perché “sarebbe potuta andare anche meglio.”

Questa volta sono partita in sordina, da un esame diagnostico espletato con la mano stretta di mia figlia. Quella mano lo ha fatto durare al massimo una ventina di minuti: ogni volta mi sembrava eterno e non finiva. Mi asfissiava, mi logorava.


Da questa condizione è nata una domanda chiave. Si capirà che stavo piangendo? Mi sono sentita di aver compromesso tutto, però sbagliavo. Sfogarmi, con tanto di mano stretta alla mia, mi ha resa libera e l’esito è stato strabiliante, il migliore che potessi avere. Qualcosa di talmente bello che non avrei osato neanche sognare se solo mi fossi data alle aspettative più rosee.

E, fino a quando non lo avessi schiaffato sulla scrivania della mia specialista, sarei rimasta col dubbio.
Ieri ho visto la mia specialista. Lei, col suo sorriso rassicurante, ha chiesto a me com’era l’esame, sa che lo so leggere.


“Non ho la presunzione di essere una come te ma, secondo me, bello così non lo vedevamo da anni. Forse da quando ero piccola.” Lei lo apre, lo sfoglia e la gioia investe due amiche, tre con mia figlia: “Paola, è meraviglioso, avanti con la cura e col tuo coraggio. Tu rinasci tra difficoltà e problemi con delle doti che non saprei raccontare. Fai veramente sensazione!”

Lei mi dà la ricetta, la solita, poi mi dà anche un foglio in bianco: scrivo la mia ricetta per lei, quella dei miei consigli di lettura. “Paola, a volte compro libri così di fretta, consigliami tu.”
Scrivo il mio elenco – “Amélie Nothomb è nostra coetanea, geniale, ironica ed istrionica, vai.
Se ti manca Murakami Haruki è ora che lo compri, scegli pure a caso.”
“Sì, ma prima comincerò dal tuo. Assolutamente, sono così contenta! Sei sempre stata molto creativa e particolarmente intelligente, ricordi? Lo dicevo a tuo padre.”


Allora, mia figlia, rincara la dose e le racconta del suo matrimonio, infondo l’ha vista crescere così come io ho visto la sua, mi parla di altro, ci diciamo che il nostro cammino è complesso – come quello di tutti – ma che quantità di nascite e di rinascite abbiamo collezionato… è stato triste salutarci, però sappiamo che ci siamo e che ci scegliamo da oltre un ventennio, non a caso. Niente succede per caso, infatti diventammo amiche subito, nonostante la mia diffidenza dell’epoca.



@lementelettriche
14/12/2022
Paola Cingolani

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“I conti senza sconti”

Tutto cambia, tutto muta
_ certo non casualmente _
ché succede rapidamente

variano tempi, idee e ragioni
_ sono vari cicli universali
privi d’apparenti motivazioni _

se ognuno ha le proprie
_ è così che gira il mondo _
l’inusuale è volerlo fermare
 
ma io prendo mille appunti
_ non li faccio più i conti
mi storno tutto di dosso _

specie l’insensato paradosso
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“L’orticaria? No, grazie.”


Ho un’amica fraterna, che poi è buffo, fossimo state meno intelligenti entrambe, essendoci conosciute in un momento di spiccata crisi nervosa comune, ci saremmo dovute detestare.
Ma le donne lucide trovano una via, sempre.
Una strada, in salita, impervia, pericolante, ma loro se la scalano così, quasi sia normale perché non si metterebbero mai a fare capricci, non aspetterebbero un ascensore, una funivia, una trave. No.
Due così si arrampicano a mani nude e – dopo – sentono il solito ritornello da coro dell’Asilo Mariuccia, che almeno l’Antoniano sarebbe stato più elegante.


“Tu vali tantissimo, io sono una persona molto scarsa.”
“Si vede e l’avevo capito, Coso.” – ma non ci spendiamo neanche fiato. Piuttosto, stando distanti, ci interessiamo di noi e ci supportiamo, è molto meglio.

A me questa cosa fa venire l’orticaria, sinceramente preferirei uno che mi affrontasse con una bella lite (nella quale ha torto marcio), che mi alzasse il tono, così da poterlo detestare subito, da replicargli e, dunque, da dimenticare istantaneamente.

Mi è anche capitato, non sa ancora cosa avevo già capito ma è convintissimo d’essere stato geniale. Mi causa esplosioni d’ilarità incontenibili da quel giorno, sono passati anni e non lo immagina neppure lontanamente. Chiama anche per salutarmi, incredibile!
Infondo, chi sono io per distruggere la presunta superiorità della quale il suo Ego si ciba quotidianamente?


“Io valgo troppo” e “io valgo troppo poco” – due facce della stessa medaglia svalutata da tempo – e siamo ancora ai sesterzi. Una svegliatina, no?
Ragazzi, noi due galleggiamo, così, tanto per informazione.



@lementelettriche
Paola Cingolani
10/12/2022

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“Che vuoi che sia? No, non dirlo mai. Piuttosto spingiti oltre”

Anita Anti Picture

Volare sempre più in alto
_ tutta la vita è stato il mio imperativo
e ci ho speso una quantità d’energia _
a volte planando perfettamente
altre volteggiando leggera
ogni manovra sbagliata
sebbene involontaria
è stata disastrosa
una caduta
rovinosa
sempre
ma mi sono dovuta
per forza di cose
rimettere dritta
senza bende
né cerotti
***
Che vuoi che sia
accontentati
non lo dico
_ io piuttosto
ricomincio _
oltre i resti
d’un velivolo
c’è del cartone
mi fabbrico altre ali
e riprendo in mano i miei progetti.


@lementelettriche
09/12/2022
Paola Cingolani

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“A Padova, lunedì 12 dicembre, alla Irfoss Gallery c’è Lorenzo Cicconi Massi”

Per capire che cosa faccia Lorenzo Cicconi Massi con una macchina fotografica in mano, credetemi, bisogna vederlo, ascoltarlo e sentire bene il suo modo pacato di raccontare: ho goduto di una sua mostra, ci sono ritornata tre sere di seguito, ogni sera mi sentivo così tanto rapita da arrivare a pensare che le sue foto avessero miliardi di mani invisibili poste là, a tirarmi dentro alle opere.

La seconda fase, probabilmente altrettanto buffa poiché devo essergli sembrata un’infante che si stava confrontando con Walt Disney in persona, è stata quella dell’ultima serata, quando – dopo aver smontato decine di lavori e faticato un bel po’, in piena estate – Lorenzo si è lasciato intervistare da me. Sì, da me.


A mezzo secolo d’età ero in piena regressione psicologica e ci avrei scommesso, mi dicevo “Paola, ora questo qui, da grande artista, se la tirerà e avrà pure ragione di farti capire che tu sei il nulla, il vuoto.”
Eppure il vuoto è sempre pieno di qualcosa, fosse anche di niente, ma è un concetto immateriale, tanto quanto (quella sera) era materiale la fifa che suppongo di aver nascosto quasi, e dico solo quasi, con decenza.


Sbaragliando ogni mia folle angoscia, Lorenzo Cicconi Massi è stato garbatissimo, disponibile, sensibile, gentile, paziente e molto generoso. Non si è dato neppure l’importanza che merita perché, le persone speciali ti mettono a tuo agio e – addirittura – se coltivi un progetto lo sanno capire, ti supportano persino, completamente.

Mi sento privilegiata – oggi – e se quei tre abiti appesi, che vedete tutti nella locandina, io non li avessi osservati da vicino, contemplando tre tessuti differenti come la foto mi avesse raccontato un’assolata giornata, lievemente ventosa, tipica del nostro entroterra, non ci avrei creduto mai. Mai al mondo.

Per comprendere http://www.irfoss.com così, al netto della mia enfasi, potete avere notizie su Lorenzo che considero essersi comportato come un amico grande oltre che come un genio autentico.
E non spoilero nulla.


“L’artista sa di esserlo e alle volte non si stupisce quasi più; il genio è un artista che si stupisce sempre, che prova entusiasmo, passione e possiede molte doti, ma le mostra con la semplicità di chi condivide un dono.”



Paola Cingolani

@lementelettriche
08/12/2022
Paola Cingolani

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“Bisogna dirle, specie certe cose”

Bisogna dirle, specie certe cose: basta farlo con grazia, educazione e non serve prendere tutto con le pinzette restando nell’imbarazzante terrore di correre il rischio d’essere contraddetti.
Tanto piacere, che mi si venga contro, nel frattempo sono corretta ed intellettualmente onesta, sincera e mai traditrice.

Per esempio, mi piace la poesia, mi piace leggere, mi piace la letteratura (tanto che mi curo di fare Retweet ad un hashtag su Twitter da ormai un decennio). Detesto i link con gif, brillantini et similia, ma poi sotto alle citazioni degli autori? Non ci trovo proprio un nesso logico, né una cifra poetica. E potete detestarmi – tifo libertà – ma se ci sono degli Account in Tag la buona educazione vuole che non si dica “Buongiorno, amatissima amica Pincopalla” procedendo coi versi, tanto Paola la fessa dell’hashtag deve fare Retweet, no. basta.
Agli amici non devi dare spiegazioni, a chi ti conosce non devi dire neppure che non si mescolano mai gli hashtag, mai. Ma andiamo oltre l’algoritmo e divertiamoci insieme. Per me è più gradevole.

Mi piacciono i periodacci, quelli che sembrano veramente brutti: posseggono quell’aspetto magico tipico esclusivamente delle vetrate a specchio da dove si interrogano i sospettati che, a loro volta, non sapendo di essere visti, non potendosi nascondere neppure, non sanno quanto è avanti colui che indaga. Ma neanche la Fletcher, direte voi, e già: con una figlia criminologa ed esperta di armi mi assumo ogni responsabilità. Se cambiassero i cartelloni stradali, sotto casa mia scriverebbero “Cabot Cove” e la cosa neanche mi scalfirebbe affatto.

Mi piacciono i momenti difficili perché è sempre da quelli che emergono le persone più belle e, senza dover domandare, sai chi ti vuole bene, anche più di quanto avessi sperato.

Mi sono piaciute le persone che si sono curate di sapere come stavo, tutte, tante: la meraviglia.

Tra queste, alcune sono state veramente care e non farò di certo una graduatoria, ma Anime preziose mi supportano e – sebbene io lo sapessi – mi viene spontaneo domandarmi come facciano alcune persone a non solidarizzare come noi. Non sanno proprio che gioia si negano.
Non mi sono rimessa del tutto, ma sono sulla strada buona. Stamattina “Masterblaster” di Stevie Wonder in versione remix e vai col secondo caffè espresso abbondante – amaro – amato.




@lementelettriche
07/12/2022
Paola Cingolani

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“All’improvviso trovi il coraggio – Che magari è solo faccia tosta”

Ci rimugini da tempo, non lo neghi. Poi – esattamente non saprei definire cosa succede nella testa delle persone come me – è come se trovassi quel coraggio, quello che pensavi fosse faccia tosta, o pretesa assurda, perché un piano ce l’hai, eccome.

Io lo chiamerei “coraggio agevolato” dato che rapportarsi con le persone gentili – quale che sia la risposta – è molto meno complesso e, mi sia consentito, non so se ci riuscirò, ma dovessi farcela avrei vinto un terno al lotto (mai giocato nella mia vita, mai).

Il vecchio adagio recita “Domandare è lecito, rispondere è cortesia.” – e certo – ma andateci voi a chiedere un sogno a qualcuno, così, come voi disegnaste sulla lavagna coi gessetti e chiedeste a Picasso di farvi, che so io, la copertina del quadernino.

Una volta l’ho già fatto (pazza scatenata) e l’amica Paola Tornambè mi ha accontentata senza problemi. Ora ho in testa un’altra mia amica che è capace di scatti alla Francesca Woodman e non si è negata. Sono una persona fortunata, direte voi: sì, confermo. Ma sono anche orgogliosa, e tanto. Per me domandare equivale ad un sacrificio, non lo faccio a cuor leggero, scelgo sempre bene chi può agevolare il mio coraggio scarso, fasullo, di bigiotteria.


Dunque sto girando come una foca col pallone sul naso attorno ad un sogno vero, ma non importa cosa mi verrà detto: se non ci provo – la certezza è matematica – non ci riesco.

@lementelettriche

06/12/2022

Paola Cingolani


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“L’autocelebrazione: un errore greve e grave”

Per dire certe cose bisogna metterci la faccia: a un dato momento non si può più tacere o si è complici di questa deriva che avvelena la comunicazione con messaggi venefici.

La superbia e la presunzione sono i sentimenti dominanti in questo mondo di falsità. La superbia è un vento malvagio che si manifesta con la compiacenza di sé, la prepotenza, la boria. Come se non bastasse, le persone investite da questo vortice tendono all’onore e alla gloria, alla ricerca frivola della stima, alla voglia di mettersi in mostra a tutti i costi. La superbia conosce solo l’amor proprio, calpesta i diritti del prossimo, regna nelle piccole anime e non nelle grandi.” 

(Romano Battaglia)

Non ho mai visto un’intelligenza brillante farsi l’autoproclama e – al contempo – denigrare il prossimo. Mai. Ora, le cose sono semplici: se ti abbisogna sfottere e squalificare per darti un valore, sei proprio un poveraccio. Possiedi solo la presunzione e – di conseguenza – fai le figure che ti spettano, quelle di chi si mischia “col vento del vanto” e, per darsi un senso, scredita gli altri.
Non sia mai che qualcuno concluda qualcosa: è da ridicolizzare con le solite battute al vetriolo con le quali, di solito, si va ad osannare se stessi agli occhi di tutti.
Farsi pianeta e non lasciare altro che il vuoto cosmico per l’intero universo: la cosa è triste.
Ci vorrebbe la riscoperta dell’umiltà quale grande valore, tutto il resto conta poco.
La ricerca forsennata della stima altrui è figlia o di una sorta di megalomania, o – peggio – maschera la convinzione di non essere abbastanza. L’equilibrio, al contrario, non richiede alcuna forma di presunzione. Una persona dignitosa non pensa di dichiararsi superiore a tutto.

“L’autocelebrazione: un errore greve, grave, triviale e da non commettere.”

@lementelettriche
Paola Cingolani
21/10/2022

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“Gli schiantati”

Photo by Sandro Giordano – Gli schiantati

Circolando in rete mi è capitata sotto mano la serie di foto con la quale Sandro Giordano “schianta” letteralmente la gente, in giro per il mondo, e la ritrae. Prima ho sorriso, poi mi sono detta che sì, mi sento letteralmente schiantata e neanche sono arrivata ancora a terminare tutto quello che devo fare. Molto bene. Anzi, no: vorrei essere capace di fermarmi o finisce che mi metto persino a cucinare ed è l’unica cosa che – in questo preciso momento – non sto facendo. La casalinga disperata non è mai stata nelle mie corde.

Fortuna vuole che siamo solo io, il bassotto e mia madre (il gatto non lo considero poiché è come non ci fosse: mangia, circola dalle parti della sua lettiera e si nasconde, diciamo che la sua asocialità compensa l’esuberanza del nanetto Leone).

Ho stretto un patto con mamma Giuseppina: no forno, no fornelli, no cucina come ogni estate. Il patto sembrava essere stato ben accolto, finché mi sono cominciate ad arrivare frasi sibilline tipo:
“Quando tornano dal viaggio di nozze e viene il loro amico, facciamo…” No: io esco e li porto a cena fuori, tu, se non ci vuoi venire, fai che ti arrangi e dai le crocchette al tuo gatto fifone. Il bassotto mangia in due nanosecondi e se ne frega, usciamo e la piantiamo di fare e strafare. Non ero mai stata così stanca in vita mia: prima di un matrimonio ti fanno fare la maratona, le prove di resistenza e il triplo salto mortale carpiato. Dopo un periodo pesante come quello di questo anno, con 40 gradi, io pretendo lo sciopero, ve lo dico onestamente.


La mania del controllo è una cosa che lascio volentieri a mia madre: tanto finisce che controlla solo quello che funziona, da brava astuta, e – scherzi a parte – ora che ha il ginocchio bionico mi si è risvegliata che neanche Cocoon le avrebbe fatto tanto bene. L’unica che ha accumulato una stanchezza capace di annichilirla davvero, alla fine di tutto, sono solo io, la schiantata per antonomasia. Forse essere spiantata sarebbe stato meglio? Chissà, lo vedremo presto: il tempo di far arrivare le prossime fatture.

@lementelettriche
Paola Cingolani
17/08/2022

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“Sono figlia dell’universo mondo, come e più di te”

“I marchigiani? Tumori da eradicare. Cancellerò tutti e invito da ora ogni mio contatto a fare la stessa cosa. Altrimenti lo escludo.”
Questo su Twitter, scritto da un mio (ormai ex) contatto. Sono stufa. Guarda altrove, ex contatto, la mia faccia è un lusso che non ti meriti più perché sei razzista e condanni me insieme alla mia gente. Ovviamente ti ho eradicato per prima, perché detesto i portatori sani d’odio.

Ho letto di tutto da venerdì e mi è venuto il voltastomaco, oltre all’ossessione di quel che ci può succedere, ma non avrei mai creduto di venir paragonata ad un “tumore da eradicare” in quanto marchigiana. Siamo accoglienti e viviamo di turismo, lavoratori e dediti all’altruismo. Adesso basta: cessate d’uccidere i morti, come scriveva Ungaretti, e lasciate stare noi vivi.

Noi vivi che camminiamo spesso – direi spessissimo – per Corso Umberto, se incontriamo uno da TSO come accaduto, corriamo gli stessi rischi: possiamo crepare allegramente perché siamo cancri, “tumori da eradicare” come è stato scritto. Ma tanto è pieno di videocamere di sorveglianza: provate a difenderci, non a filmarci per la smania di dire “Io c’ero”, fanatici. Passeggiata lungo il mercatino durante la festa, molti turisti, non saremmo stati tutti marchigiani a filmare.

Allora, visto che non ho proprio buoni rapporti coi tumori, rispondo, ne ho pieno diritto.

Chi l’ha scritto è peggiore di un malato mentale come quello, aggressivo e bipolare. Passivo aggressivo, si chiama in psichiatria: pensiamoci.

Chi l’ha scritto è peggiore di chi aveva la tutela dello stesso malato ma non ha fatto nulla.

Chi l’ha scritto è peggiore dei servizi sociali inesistenti e completamente inutili, come è inutile il garantismo politically correct che tanto gli è caro.

Chi ha scritto questo, non essendo malato, ha esercitato una violenza verbale inaudita e – se la cancellasse adesso – resterebbe comunque impressa, ergo sarebbe anche poco scaltro. Ma è così convinto di affabulare il prossimo, invitandolo a cancellare noi marchigiani, che neppure si sta rendendo conto di come – per contrastare un razzismo che non è di tutti, dato che di squilibrio mentale si parla – sta sparando sul mucchio. Generalizzare non è cosa che mi piace: io approfondisco, sempre.

Quanto a Traini, mi spiace per una certa sinistra che ho sentito anche da in TV stasera: pure là cadete – come aveva fatto Saviano all’epoca – sulla stessa buccia di banana. Ve la siete presa con uno che ha passato la vita tra neuro e case famiglia, convinto di essere Tex Willer e con un altro, campano, affidato alla madre che sta a Salerno.

Ho letto – dai radical scic – (chic) che siamo tutti uguali e che dire “Io non sono come quella persona” non è un’affermazione intelligente: va bene, sono stupida ma sono differente e corro gli stessi rischi di Alika se incontro uno squilibrato e nessuno mi aiuta.

(Fermo e Macerata: sinistra al comando della Regione, per dirla com’è, poiché il pensiero omologato è cosa vostra. Il comunicato della Lega l’ho contestato e si è scusato anche con me chi l’ha scritto. Il nostro Governatore, alle condoglianze, ha unito fatti: si allaccerà al processo con la moglie di Alika e ne sono fiera.)

(Riguardo gli approfondimenti si sappia che mio cognato è nato in Nigeria: tanto il tumore qui, a casa mia, per adesso l’ha eradicato il chirurgo, dove è stato possibile. Dove non è riuscito ha mietuto vittime più degli squinternati che voi usate sotto elezioni. Siete solo dei beceri propagandisti del nulla.)

@lementelettriche
01/08/2022
Paola Cingolani

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“La panchina dei ricordi” – Fabrizio Bozzini – Consigli di lettura

Disponibile in formato eBook e cartaceo, lo trovate qui: amazon.it/dp/B0B6XX6DX3


Le emozioni che un essere umano prova sono le più disparate: dalla gioia alla tristezza, dal sorriso all’amarezza c’è una scala di sfumature infinitamente vasta e variegata. Questo è ciò che l’esistenza ci riserva, un susseguirsi di paradossi che Fabrizio Bozzini ha voluto raccontare con alcune figure metaforiche, apparentemente bizzarre, ma significative.
L’autore – in questo suo terzo lavoro – attinge dalla sua fantasia fervida e intavola riflessioni personali attraverso personaggi che vivono il loro quotidiano insieme col protagonista.
Tutti loro hanno un nome o un soprannome, incluso il “Tempo”, che scorre implacabile, sotto l’occhio attento dell’esperienza e della coscienza umana.
Una panchina, un uomo che si chiede tante cose, un altro uomo che risponde… o è solo il ricordo dei suoi stessi ideali, unito alla forza del suo amore, a trovare tutte le risposte?
Se si spende bene ogni attimo, se ci si aggrappa ai sentimenti più nobili, si conferisce meno potere distruttivo all’abitudine e più valore ad ogni istante. L’invito ad essere – più che sia possibile – la versione migliore di noi stessi è uno dei messaggi chiave per chi si siede su “La panchina dei ricordi”
.

“Ecco perché eravamo fortunati. Stasera quel tramonto che calava su di noi non era propriamente una scure, ma l’abbraccio definitivo per due cuori innamorati, due anime che si erano trovate e congiunte.”


(Fabrizio Bozzini) da “La panchina dei ricordi”

Colgo l’occasione per ringraziare l’autore, il quale mi ha invitata a comporre la prefazione di questo lavoro. Ci sono amicizie che sono stima, fiducia e – dunque – grande privilegio.

@lementelettriche
28/07/2022
Paola Cingolani

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“Legge della ragione universale”

La “Legge della Ragione Universale” vuole che tutti abbiano più ragione rispetto agli altri. Che alla fine – a pensarci bene – è anche una legge comoda in quanto mi porta ad affermare il seguente postulato: “Se tutti hanno ragione, essendo io una fra tutti, ho ragione da vendere quanto loro.”

A questo punto, dato il rispetto a livello talpa, sotto terra, che certi individui mostrano senza vergogna alcuna, io mi avvalgo della facoltà concessami dal tasto che permette di bloccare (nonostante non ami censurare le altrui opinioni).

Però riesco a distinguere ancora la malafede, questo è il dato di fatto oggettivo, ergo agisco come è giusto sia, ponendo un limite alle conseguenze nefaste dell’ignorantità (o ignoranza) diffusa dai leoni da tastiera.

Scusatemi, è che io non padroneggio la lingua italiana, quindi ho avuto un dubbio, una specie di lapis (o lapsus), tuttavia – riflettendoci meglio – mi ricordo che si dice ignorantità.

Come mi sarà venuta in mente la parola ignoranza? Bah, forse per mancanza di sana ricordanza.


Adesso ripasserò le basi, servono sempre. Fortuna ho mangiato tante sogliole da piccolina: mio nonno me ne pescava di bellissime ogni giorno e si raccomandava a mia nonna tuonando “Lucia, prepara la sogliola fresca per la bambina, c’è il fosforo, vedrai come la facciamo crescere intelligente!”

Povero nonno, sapesse che il mio sport preferito è fingermi tonta, si arrabbierebbe con chi ci crede.


@lementelettriche
21/07/2022
Paola Cingolani

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“Non è stato neanche un bel temporale”

Dicevano tutti _ vedrai come piove _
anche i tuoni e i lampi promettono
ma non mantengono
si autoincensano
come la gente
come i più


doveva piovere _ sarei andata fuori _
avrei pianto nel terrazzo grande
mi sarei potuta nascondere


non è stato neanche un bel temporale
la solita coppia di nubi roboanti
e nulla d’altro _ promesse disattese _


tu manchi tantissimo
specialmente a tua nipote
perché si ricorda tutto di te
pure il giorno in cui sei andato via


non è che noi due ci siamo detti poco
non è neanche il rimpianto
né il rimorso _ certo _ non ci riguardano
è che non ero pronta a salutarti un attimo
immaginati come mi stia stretta l’eternità


dicevano tutti _ vedrai come piove _
oppure _ tanto tu sei forte _
e frottole di questo genere
intanto c’è vento da mare
dato che tu stai là
sull’orizzonte
t’ascolto

@lementelettriche
08/07/2022
Paola Cingolani


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“Le variabili infinite”

Cristina Coral Photography

Sempre più spesso mi succede di restare disorientata: sono completamente incapace di dare definizioni all’amore e penso anche esso sia talmente grande da rifuggire le solite logiche comuni.
Mi sto interrogando – cosa che faccio seriatamente nel tempo, quasi mi sottoponessi ad un esame diagnostico necessario – ma resta giusto un’idea che mi convince: ognuno di noi ha il suo vissuto personale a condizionarlo.

Non è esattamente un’equazione matematica, per cui o si applica una regola universale e si trova la soluzione, oppure si sbaglia tutto e non si è svolto bene il compitino.

Se prendessimo in considerazione la famiglia del Mulino Bianco, per dire, sballeremmo ogni parametro: non c’è, non esiste, è frutto di una trovata atta a venderci un mondo parallelo a quello reale, ma che reale non è.

Se prendessimo una persona che ha sofferto, non crederebbe facilmente a nessuna favola nuova e tenderebbe ad avere uno smisurato bisogno di certezze e di gesti pratici, oltre che di tempi dilatati, prima di lasciarsi andare e di abbandonarsi alla fiducia cieca nell’altro.

Se prendessimo in esame il caso di chi si è trovato bene, dovremmo valutare i rischi innumerevoli del trascorrere del tempo: la fragilità umana ci insegna che nulla è per sempre e – se non lo abbiamo capito ancora – non dovremmo tanto pensare ai ricordi di chi abbiamo amato, quanto alla mancanza di chi non c’è più senza neppure averlo scelto.

Non possiamo colpevolizzare chi non ci ricambia, non se è stato onesto, né se lo siamo stati noi.
Io, un calendario che stabilisca la durata dell’amore incasellandolo, non l’ho mai visto e neanche mi risulta esista uno strumento tale da misurarne l’intensità. Certo, mancandomi l’unità esatta per calcolare quello che riguarda me, non azzardo previsioni sugli altri: sbaglierei il compitino e finirei per abbassarmi la media.


Sono una tale presuntuosa da rinunciare per scelta a qualsiasi equazione. Scherzo, eh!


Guardate quanto sto cambiando: se chiedessero a me, penserei che la presunzione è di chi ha una risposta, ma – solitamente – mi dico che sbaglio io e non offendo nessuno, semmai mi sento quella un po’ toccata, perché coloro che mi sanno dovrebbero anche fidarsi delle mie parole, almeno una tantum.

“Fate attenzione ai ricordi: non ha valenza il fatto che siano più o meno rispondenti al vero. La sola cosa che conta è che di solito vi tengono costantemente ancorati al passato, vi rabbuiano il presente e vi privano del sacrosanto diritto al futuro.”

Paola Cingolani

@lementelettriche

Paola Cingolani
17/06/2022

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“Mio padre, le sue parole eterne, gli amici e il supporto della letteratura”

(Grazie signor Angelo Cingolani, ovunque tu sia.)

Mi sento come fossi parte di un racconto distopico e non riesco a non pensare a “La fattoria degli animali” di George Orwell.

Probabilmente, a dire quale personaggio mi si attribuisce in modo non appropriato, penserei a Berta: una persona sufficientemente buona che si vorrebbe poter manipolare.

Il punto è che non sono abbastanza sciocca per prestarmi a diventare “oggetto” e – fermamente – rivendico d’essere “soggetto”. Un soggetto pensante, buono sì, ma pensante.

Dunque, facendo il punto della situazione, osservo, leggo oltre le righe e noto come la pretesa di colpevolizzare il prossimo, strumentalizzando chiunque capiti, sia cosa che ricade su coloro che praticano certi j’accuse come niente fosse.

Qual è la morale della Fattoria degli Animali?

Il messaggio del romanzo è molto chiaro. Orwell evidenzia come l’essere umano, dopo la ribellione per desiderio di predominio, diventa peggiore della persona contro la quale lotta, imponendo a tutti una sorta di regime dittatoriale.

Mio padre, Lele, uomo sempre misurato, liberale e libero, mi ha insegnato con il suo esempio di vita che:

1) non si può piacere a tutti (proprio come io scelgo chi piace a me)

2) non si deve forzare la mano mai, chi ha testa decide nel pieno rispetto delle regole della comunità.

Quindi, quella che dapprima era una sensazione sgradevole (l’essere trattata come una Berta qualsiasi o come una facente parte del gregge), non risponde affatto alla mia personalità.

Sono stata sempre “soggetto attivo” e non divento un “oggetto passivo” oggi, accipicchia, chi vuol dire – s’accomodi, lo dica pure – magari ha le sue convinzioni e i suoi pregiudizi: che diritto ho io di disilluderlo? Nessuno.

Un insegnamento letterario, questo, che mi riporta dritta a mio padre: grazie ancora babbo, la tua saggezza – da sola – non è scontato m’arrivi immediata. Prima devo respirare a lungo, contare un bel po’ e ritrovare le tue parole perché mi mancano moltissimo.

Ho qualche difetto anche io, “humano sum”, e le cose non rispondenti al reale mi offendono, le accuse mi indispongono, la gente che – senza scrupolo alcuno – usa le persone per colpirne altre mi atterrisce: ci intravedo una malizia che non mi appartiene e che non voglio neppure mi sfiori, mai, per nessuna ragione al mondo. Ed è così che parto col mio Shuttle personalissimo, me ne vado nel pianeta dei furibondi alla velocità della luce. Mio padre lo capiva e, solo con lo sguardo, mi riportava a terra. Mi dava la misura delle cose quando mi scappava perché tutti, ogni tanto, anche se c’è chi non lo dice, sbottiamo. Oggi – con l’età e la consapevolezza – mi regolo da sola: se capisco che il mio Shuttle accende i motori mi rivolgo ad un paio di amici. A loro, solo a loro attribuisco il diritto di fermarmi “se” e “quando” dovesse essercene la necessità. Anche mia figlia ne è in pieno diritto: Giulia – non a caso – ha lo stesso carattere di mio padre, è dotata della grazia tipica di suo nonno. Ma, proprio come per suo nonno, vale il detto “Non c’è peggior cattivo del buono che si arrabbia”.

Cito l’explicit del mio libro “Così ti scrivo – Memorie di un dialogo”:

“Così abbiamo scritto: sapendo che uno scambio costruttivo genera essenzialmente domande, risposte, idee, gratitudine e – quindi – infinita abbondanza.”

Fabrizio Bozzini
Paola Cingolani

In vendita, nei formati ebook e cartaceo, sullo store digitale Amazon libri al seguente link:
https://www.amazon.it/dp/B09TRDKDJZ

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Paola Cingolani
1/05/2022

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“Esiste un’ignoranza quasi salvifica”

Esiste una forma d’ignoranza che risulta quasi salvifica: è – per certi versi – simile a quei gran temporali estivi che, giungendo all’improvviso, sembrano portarsi via tutto ma, alla fine, cambiano e sparpagliano solo le carte sulle scrivanie. Al massimo si sentono battere gli infissi, si corre per chiudere o si raccoglie la pioggia.

Tutto è caotico, rapido e si conclude nel nulla di fatto, nonostante il rumore tanto fragoroso.

Un po’ come guardare attraverso dei contenitori ricolmi d’acqua: in realtà si alterano esclusivamente le forme percepite, non le cose.

A volte è positivo evitare di considerare ciò che infastidisce: le situazioni dolorose – fino a che possono essere dominate – vanno gestite e tenute a debita distanza, così anche le persone che ne sono causa scatenante, sempre e comunque.

Da qui nasce la potenzialità dell’ignoranza salvifica: bisogna evitare i contatti sgraditi, di ogni genere.

Personalmente vorrei possedere un interruttore, un tasto da premere quando mi sento bene per accendere un faro sulla gioia e dilatarla, amplificarla, allargarla, ampliarla.
Lo potessi premere di nuovo per spegnere le cose che mi feriscono, ignorandole e salvandomi da queste, lo farei in un nanosecondo.

Così, col mese di giugno che arriva e sta già bussando alla mia porta, ringrazio per la gioia ricevuta, per la complicità e per tutto quello che di meraviglioso è accaduto. Il resto, per questo fine pomeriggio, lo ignoro scientemente.

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Paola Cingolani
31/05/2022


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“Cammina e respira”

Francesca Woodman Photography


L’incessante percorso

così rocambolesco

e travagliato

_ con soste brevissime

pur di tirare più fiato _

ci obbliga a scegliere

quando

come

dove

orientarci meglio

e proseguire

**

alle volte si fa buio

troppo per restare

c’è carenza di visuale

**

è come se un turbine ventoso

avesse spazzato via le tracce

lasciando foglie cadute a terra

e spogliando i rami

irti di sole spine

**

se l’ignoranza grida scriteriata

l’intelligenza discute motivata

poi tace per il resto del tempo

**

è così che l’esigenza

di prendere distanza

diventa il salvagente

per l’intera esistenza

**

è così che ci si pensa

un minimo poi basta

per riprendere il giro

per raddrizzare il tiro

**

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Paola Cingolani
22/05/2022

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“Non si può sempre dire tutto come si vorrebbe”

Sarebbe bello poter dire quello che si pensa, sempre e comunque, senza curarsi di nessuno e di niente, ma – a volte – è da irresponsabili.

A volte le persone non vogliono sentire la verità perché non vogliono che le loro illusioni vengano distrutte.

(Friedrich Nietzsche)

Ogni giorno siamo calati in un crocevia di incontri – più o meno significativi – con altri che, esattamente come noi, hanno il loro modo di intendere la vita. A pensarci è sempre la stessa musica, ci si vuole imporre, ci si sbatte per convincere il prossimo che abbiamo ragione e che le nostre certezze sono indubitabili. Anche quando dicessero castronerie, chi siamo noi per volerli dissuadere, infondo?

Qualche volta si guadagna di più in salute a non calcare la mano: quanto meno si risparmiano energie che, in altra maniera, si disperdono inutilmente e finiscono causando solo un mal di stomaco evitabile a chi insiste.

Esistono tanti mondi: quello del reale è già complesso di suo e a costruirsene di paralleli, forse, aiuta chi non riesce nell’accettare l’oggettività di alcuni fatti spiacevoli. Per conto mio, il più delle volte, lascio che sia: sono stanca di portare dimostrazioni a suffragio dell’evidenza dei fatti e neanche sono nata nell’epoca delle “Suffragette”. A volte ci provo, poi mi rendo conto con grande lucidità di non possedere il requisito base: la pazienza necessaria.

Non amo dover convincere chi guarda esattamente come me, ma non comprende, né vede. Sono certa stia in una posizione di comodo e – pensate un po’ – credo persino sia assai più avvantaggiato.

@lementelettriche
Paola Cingolani
18/05/2022

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“Lui è più libero di me, per adesso”

Sii sciocco. Sii onesto. Sii gentile.

(Ralph Waldo Emerson)

Il mio cane è più libero di me, per adesso, ovvio: io sto combattendo una difficile lotta con i miei freni inibitori. Vorrei poter dire quello che penso, quello che ho capito (da tempi atavici, non oggi), ma la gentilezza e la buona educazione mi impediscono di farlo. Per questa ragione fingo di essere molto più sciocca ed evito inutili discussioni. Ad essere onesti – troppo spesso – si paga un dazio così oneroso che, prima, c’è da valutare se davvero l’occasione merita. Meglio essere più gentili e non dire sempre sino infondo cosa si è realizzato veramente.
La mia è una sorta di “sciocchezza studiata bene” – per dirla con un ossimoro – mi sento di voler somigliare a “L’idiota” di Dostoewskij: sono scioccamente idiota, onesta e gentile con chi ha imparato che, nella vita, dopo aver molto preso, c’è anche qualcosina da dare. Una tantum, magari.
Per ora invidio, in senso buono, quel gran bel bassotto che mi tengo vicino.


@lementelettriche
Paola Cingolani
25/04/2022

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“Differenza fra umiltà e presunzione”

Alejandro Jodorowsky Photography

“Umiltà è smetterla di proteggere le tue convinzioni, smetterla di affermare a ogni momento la tua esistenza, smetterla di dimostrare a chi non si interessa a te che meriti di essere vivo.”

(Alejandro Jodorowsky)

Esiste una linea di demarcazione fra l’umiltà e la presunzione, è una linea sottile, non bisogna oltrepassarla. Le persone realmente intelligenti non si atteggiano mai. Fateci caso. Non fingono di essere buone per mantenere la facciata, non ne hanno necessità.
Chi non si sbatte per difendere le proprie convinzioni – pur avendone – è più sereno: non c’è bisogno di richiamare l’attenzione altrui per dimostrare che si è vivi e si esiste. Semplicemente si esiste, e basta, oltre le più scellerate presunzioni. Di questo sono convinta. Di altro, al momento, non vorrei dire: infondo, la citazione di Jodorowsky, parla da sola.

@lementelettriche
22/04/2022
Paola Cingolani

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“Faccio conto che le parole siano fiori”

“Come un bel fiore, pieno di colore ma privo di profumo, sono le belle ma inutili parole di colui che non agisce in accordo con esse. Ma, come un bel fiore, pieno di colore e ricco di profumo, sono le belle ma efficaci parole di colui che opera in accordo a esse.”

(Virgilio Brocchi) – Le aquile

Mi è piaciuto molto questo esempio: la metafora del fiore ci sta, siamo anche a primavera e poi – mi sia consentito – di “aquile” siamo pieni, se solo riuscissimo a togliere la maschera alle colombe della pace fasulla, ne scopriremmo moltissime.

Solitamente, alle persone si dice “Sei un’aquila” per intendere che sono state furbe, il che non vuol dire affatto essere intelligenti. La furbizia ha in sé un aspetto più egoistico e limitato dell’intelligenza: chi è veramente intelligente profuma di sincerità, non azzarda richieste senza motivazioni, non tollera insulti al proprio intelletto pur non mancando di rispetto a nessuno. Mai. Ha la completezza del fiore che è sì bello e colorato, ma che profuma anche. Inutile mostrare i colori se poi non c’è nulla a seguire, si resta solo sul piano dell’immagine, non si penetra alcuna profondità.

La cosa che faccio – e farò sempre – fatica a comprendere, invece, è l’atteggiamento del contorno, dei più, della massa: la finzione di non vedere, il menefreghismo, l’incapacità di prendere posizione. Credo sia peggio questa cecità di comodo rispetto ai calcoli dell’aquila di turno, perché – se tutto tace – l’aquila continuerà indisturbata a mettersi la sua mascherina da colomba della pace. Ed è il mio giovedì Santo, così ho preso una “licenza Pasquale” per esporre la mia idea. Non dovrei aver commesso un peccato imperdonabile, spero.




@lementelettriche
Paola Cingolani
14/04/2022

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“A chi? Sapreste rispondere?”

A chi dovrei pensare adesso?
Chi chiamerò per parlare al telefono?
_ Voi mi sapreste rispondere o no
date le vostre molteplici soluzioni
ogni volta che io ne avrò bisogno? _
Ho voglia di emettere un urlo sordo.
Sono stanca di essere troppo forte.
Forse mi regalerò qualche cedimento.
Vorrei uno spazio per crollare a terra.
Rovine _ null’altro che rovine _ basta.
A cosa dovrei pensare ogni mattina?
Che scherzo mi giocherà la testa oggi
quando sarò arrivata e vedrò casa tua?
Non ci diremo ancora di farci coraggio.
Dunque piangerò tutte le mie lacrime

_ e piangerò da sola _
così nessuno lo saprà mai. Neanche tu.



@lementelettriche
Paola Cingolani
10/04/2022

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“Mai sottovalutare il nulla”

Zhuravleva Photo

Non vorrei mai sottovalutare il nulla

_ lo faccio per me _


è l’assenza di qualsiasi cosa

– brutture incluse _

per questo può anche brillare

tanto che diventa abbacinante

al cospetto delle parole inferte

_ non fa male né bene _

ha quella caratteristica sana

di ciò che non ti causa le ferite


seppure non ti porta gioia nuova

e ti concede altro fiato

e ti dona altro respiro

per il ciclo della vita



@lementelettriche
Paola Cingolani
06/04/2022

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“Voltati e continua ad andare oltre”

Voltati, lasciati tutto alle spalle e continua ad andare oltre.
Ci sono situazioni nelle quali il peso di tutto il mondo sembra stallare sulle tue spalle, succede, è così per tutti: se ti lamentassi – oltretutto – non ti sentirebbe nessuno. L’eco delle tue parole, anche se motivate, risuonerebbe assordante fino a fare il paio con le assurdità che vedi. Vai avanti. Fai una bella giravolta e porta con te esclusivamente chi merita di esserci.


Quella mancanza di finezze e di considerazione non ti appartiene con tutti ma, se sei sensibile ed attenta, la vedi chiaramente nei più. Che poi – siamo onesti – non ci vuole una grandissima quantità di scienza per capire. Forse servirà a loro, ma non serve a te.

Le cose dovrebbero essere condivise, specie le responsabilità e le gioie: che altro senso ha un qualsiasi rapporto di amichevole corrispondenza?
Non funziona così, non si merita nessuno tanto peso addosso: liberatene, adesso, subito.

Lasciali come sono – poco attenti – e lascia stare se non comprendono: sono loro a non afferrare, non sei certo tu che non l’hai capito. Lascia da parte quell’ipocrisia per cui tutti sembrerebbero poter essere speciali. Sai che non è così. Sai quanto pesano le parole vuote. Per chi le proferisce regolarmente, ad esempio, non costano nulla. Tu – almeno – salvati e sii diversa. Prosegui dando senso a d ogni cosa che dici e che fai. Saluta, ringrazia, sii gentile. Però non sbagliarti e non confonderti mai con quelli che amano apparentemente l’intera umanità. Non si può essere così tanto fasulli, almeno tu non ci riesci, non riempire i sacchi di pesi inutili. Non sovraccaricarti la schiena.

Voltati e vai dove preferisci, libera.
Falli andare dove preferiscono, liberi.
Piantala di guidarli come giocaste a moscacieca.
La benda che si sono voluti mettere sugli occhi è la loro protezione, tu guarda ancora la luce.



@lementelettriche
30/03/2022
Paola Cingolani

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“La sicurezza e la libertà: ne siamo certi?”

Photography by Marian Sitchinava

“Possediamo certezze, siamo forti, siamo sicuri di poter gestire ogni cosa perché noi siamo esseri completamente liberi!”

Ma ne siamo veramente certi? Siamo convinti davvero che nulla mai ci sfiori?

Non abbiamo timori, finché un bel giorno arriva una pandemia, poi un’altra guerra, nel mentre ci si azzanna per il nulla e si è persa la bussola completamente. Noi, quelli liberi, quelli sicuri, in un attimo non abbiamo più riferimenti.

Chi scrive si diverte a tirare fuori uno schwa (la e rovesciata) e capovolge tutta la nostra lingua.
Chi legge non ci capisce poi molto – io, personalmente, mi sento un’analfabeta funzionale – e viene etichettato come fosse un bacchettone.
All’università studiare Dostoevskij diventa un atto rivoluzionario, tanto da meritare la censura.

Io mi sento come “L’uomo nero” di Esenin e penso mi possa scappare quel “vomito azzurro” a causa della rabbia che mi pervade quando – in nome del pregiudizio – si oscura la bellezza.

Non sono affatto certa di questa libertà tanto acclamata a parole. I fatti la smentiscono.


@lementelettriche
Paola Cingolani
02/03/2022

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“Non devi preoccuparti”

Ho sempre avuto grandissima fede nelle coincidenze

e sono proprio convinta di come _ dagli imprevisti _

emergano le personalità nel modo più leggibile

_ cadono le maschere tutte _


è caduta anche la tua

così ogni coincidenza l’accolgo

come fosse un respiro

come un sussurro

come un dono

fra ciò che posso

e ciò che non è

né mai sarà.



Mi vedi distante _ adesso _

ma lo sarò sempre di più.



Prendo distanza dalle distanze

dalla gente come te


e scappo via

mi salvo.





Paola Cingolani
26/02/2022
@lementelettriche

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#AuguriPuntoLettura

“La gratitudine può anche essere allenata: se non è una dote che possediamo, la dobbiamo imparare tutti. Basta un po’ d’impegno.”

Personalmente sono qui da oltre dieci anni e, negli ultimi otto, è arrivato l’amico @Antonio79B di #PuntoLettura con il quale vanto un rapporto stretto, piacevole, fatto di rispetto reciproco e di stima. Capita spesso che ci si parli, condividendo gioie, risate e – perché no – piccoli episodi meno edificanti.

#PuntoLettura è anche un punto fermo, dunque, gestito benissimo nel quotidiano da una persona seria, di quelle per bene: di quelle rare, insomma.

Non c’è mattinata in cui, se sono collegata, io non faccia un salto a leggere i suoi puntuali aggiornamenti. Così, oggi che celebriamo l’ottavo compleanno della pagina Twitter di @Antonio79B, invito anche voi a seguirlo.

P. S. Lui è un fenomeno: si accorge sempre se c’è chi gli copia i Tweet, onestamente – quando poi me lo dimostra in DM – ci rido senza ritegno.


#AuguriPuntoLettura e, ogni tanto, fatti scopiazzare qualcosa!


25/02/2022
@lementelettriche

Paola Cingolani

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“Bisogna darsi tregua”

Cerco di dare il mio meglio e di afferrare il meglio che gli altri mi porgono.
Sono sempre stata di buona compagnia, sorridente, determinata nel voler trovare il lato positivo del prossimo – anche tra tante particolarità – e non ho mai fatto processi alle intenzioni, specie perché non vorrei mai si facessero a me.


Ho perdonato chi mi ha privata della sua fiducia: l’ho fatto scientemente, non tanto per buonismo ipocrita e fine a se stesso. L’ho fatto dando spiegazioni e l’ennesima opportunità. Se si fosse ripetuta l’incomprensione – allora – avrei saputo che fare. La mia coscienza sarebbe stata linda e mi sarei distaccata senza proferire parola.

“Ho sempre tentato di nuovo, per questo non ho mai avuto rimpianti.”

Però, se arriva l’ennesimo j’accuse senza senso, io sono portata a fare chiarezza, al confronto sereno e rapido: c’è un momento e c’è un tempo, se li si oltrepassa, va da sé, non rimango più ad aspettare. Ho imparato a difendermi da chi mi getta addosso le peggio responsabilità: non sono la discarica di nessuno.

Svegliamoci, quando il solo fatto di esistere ci viene rinfacciato capiamolo bene: non siamo graditi e – magari inconsapevolmente – chi ci sta difronte è convinto di essere nel giusto. Che sia un’amicizia, un affetto qualsiasi non importa perché è una situazione tossica e ci fa solo somatizzare dolore.

Ricordiamoci anche che, chi ci colpevolizza, sta proiettando su di noi un suo stato d’animo: molliamo la presa, sciogliamo gli ormeggi e prendiamo a navigare. Se un affetto si spegne sta solo evaporando, quindi non era mare ma pozzanghera. Bisogna darsi tregua. Mio padre diceva sempre che non si può, né si deve, piacere a tutti.


@lementelettriche
21/01/2022
Paola Cingolani

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“Giochiamo a nascondino?”

Noé Sandas Photography

Quella di stamattina è una strana e divertente domenica, al contempo: in un’ora mi è capitato d’essere bacchettata da due persone che, oltretutto, non interagiscono praticamente mai con me.
Una di queste mi ha spiegato le teorie di Azimov in un solo tweet e – onestamente – non mi ha raccontato nulla di nuovo poiché ha scritto cose arcinote. Pazienza, mi stavo soltanto attenendo strettamente al tema del “Primo amore” ed ho commesso l’errore irreparabile di citare Albert Einstein. Robaccia superata, ovvio. Accidenti a me e alle mie idee arcaiche ed antiscientifiche.
Che la scienza mi perdoni, ma esiste una netiquette non scritta e somiglia alle fotografie di Noé Sandas, c’è qualcosa di nascosto. Pensate, devo essere così suonata da non riuscire ad apprezzare moltissimo chi gioca a correggermi senza nemmeno conoscermi. Secondo la mia concezione di gentilezza e di buona creanza, almeno, non vado, né andrei mai, a fare la maestra sotto ai tweet altrui, a meno che non ci sia una confidenza tale da assicurarmi di non sembrare fanatica.
Azimov – tuttavia – è una pietra miliare della scienza, e passi.
Non passa che si sfoggi il sapere perché è infinito e – Leopardi prima di Azimov – ha spiegato abbondantemente quanto tutto ciò resti poco delicato.
Il podio è di chi ha sottolineato come non si possano postare i Macaron il 2 gennaio: Ladurée ha un calendario, io non lo sapevo e li ho postati? No. Non esiste un calendario e, un tweet fatto esclusivamente per dire buongiorno, lo faccio senza consultare l’agenda. C’è la possibilità – non molto remota – che non piacciano. Giusto. In tal caso c’è anche la possibilità di soprassedere poiché io, sotto alle Time-Line di lor signori, non vado a fare la preside e – quando vedo retweet corredati di errori grammaticali spaventosi – provo l’impulso irresistibile di fare la “GrammarNazi”, ma mi trattengo per gentilezza.
In chiusa, sempre giocando a nascondino, ho spesso la voglia irrefrenabile di scrivere “Se devi salutare solo tre amiche tue, fai tre tweet e non scrivere che le abbracci dove ci sono altre venti persone taggate.”
Anche questo è un mio desiderio legittimo, però l’ho represso per educazione: proviamo a giocare insieme, è molto più bello.


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2/01/2021
Paola Cingolani




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“Alla fine, tutto sarà ancora uguale”

Arriva un nuovo anno, ma sarà esattamente come quello già trascorso: i frutti della speranza non matureranno da soli. Avranno bisogno di calore, di una serra, di essere curati ed accuditi con le dovute cautele.

Arriveranno degli imprevisti – serviranno a metterci alla prova – e valuteremo le nostre capacità, la nostra pazienza, la nostra scorta di energia. La mia l’ho testata abbastanza da capire come stia scarseggiando. Mi sento appesa al nulla, col vuoto cosmico pronto a fagocitarmi.

Ogni perdita è un ceffone in pieno viso, in ogni attimo si temono raffiche di parole dette a vanvera, dalla gente che – come usasse proiettili – stermina altra gente. Per scamparla ci barrichiamo tutti, come soldati in trincea. Alla fine, tutto sarà ancora uguale: è una guerra perduta quella degli esseri umani, così fragili e così poco resilienti.

A leggere i giornali mi viene la nausea, a guardare i messaggi degli amici sono spaventata, a guardare in casa mia mi sale il magone, di haters in rete non mi curo ma, onestamente, anche di tutta questa grande stupidità sono stufa. La situazione pandemica non è di proprietà dei vaccinati, dei non vaccinati, dei poveri, dei ricchi, dei politici, dei brutti, dei belli (e potrei continuare). I virus non hanno mai avuto un titolare, neanche se le case farmaceutiche vendono medicinali dietro (ovvio) compenso cambia la situazione. Solo c’è uno spiraglio – molto piccolo – ed è scegliere il meno peggio per tutti. A livello planetario, o non se ne verrà mai fuori.

Auguro più fortuna, più buonsenso e meno polemiche a tutti.


Paola Cingolani
29/12/2021
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“Fortunatamente Natale capita d’inverno”


Dipinto di J. V. Tristram


Inverno

Come un seme anche la mia anima ha bisogno del
dissodamento nascosto di questa stagione.


Giuseppe Ungaretti

Ecco, ho bisogno di nascondermi, non mi voglio far trovare da tutti.
Sto scegliendo “chi” e “come”, ho imparato che – se aggiungo tutto al “dove” – posso respirare e cambiare l’aria che sentivo essere ormai asfittica: a volermi, sanno dove sono, non è difficile.

Stamattina non riuscivo a dormire, eppure ero andata a letto stanca. Sono uscita col cane, a passeggio fra una goccia e l’altra, cuffia in testa e capelli raccolti, imbavagliata dalla mascherina. Il mio nanetto trotterellava felicissimo, io mi sentivo strana, le povere palme sembravano intirizzite di freddo mentre le prime automobili cominciavano a scarrozzare. Chissà poi dove se ne dovevano andare a quell’ora, il giorno di Natale?


Certo – una giornata così triste – non mi era mai capitata, non a Natale.
Tanta stanchezza, preoccupazioni varie, amici che sono in isolamento per questo virus e – per rendere tutto più semplice – le lasagne preparate con cura rovesciate nel forno da mamma che non si arrende mai, neanche con un polso rotto.

Ad essere un seme riposerei e potrei germogliare a primavera. Evidentemente devo essere una sorta di sempreverde, altrimenti non si spiega.

Per fortuna Natale capita solo d’inverno: è la stagione che più gli si addice, umida e triste come una pianta secolare che il vento rivierasco ha piegato, senza essere mai riuscito a sradicarla. Auguri a tutti.


Paola Cingolani
25/12/2021
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“L’amor proprio sì, ma senza esagerare”

Questa faccia è mia. L’ho trovata spulciando altri file e neppure ricordo chi aveva trasformato una mia foto in carboncino, ma poco conta. La cosa importante è che probabilmente potrei risalire al 1678, anno in cui Francois de La Rochefoucauld scrisse questa sua massima definendo il concetto di “Amor proprio”. Non è una buona considerazione. Se la scrivessi io, oggi – è cosa certa – gli darei un altro titolo. La chiamerei “L’egoismo” o “Il narcisismo”.

“L’amor proprio è amore di sé e di ogni cosa per sé; rende gli uomini idolatri di sé stessi, e li renderebbe tiranni degli altri se la fortuna ne desse loro i mezzi; non indugia mai fuori di sé, e si sofferma su argomenti estranei come le api sui fiori, per trarne ciò che gli è necessario. Nulla è più impetuoso dei suoi desideri, nulla è più segreto dei suoi progetti, nulla più astuto della sua condotta; le sue sottigliezze non si possono descrivere, le sue trasformazioni superano quelle delle metamorfosi, le sue finezze quelle della chimica. Non si possono sondare le profondità né penetrare le tenebre dei suoi abissi. Là è al riparo dagli occhi più perspicaci; egli vi compie mille giri viziosi. Spesso è invisibile anche a se stesso, vi concepisce, vi nutre, vi alleva, senza saperlo, un gran numero di affetti e di odi; ne forgia di così mostruosi che, quando vengono alla luce, li rinnega o non può risolversi ad ammetterli. Da questa notte che lo protegge nascono le ridicole convinzioni che ha di sé; da qui derivano i suoi errori, le sue ignoranze, le sue rozzezze e le sue idiozie sul suo conto; la persuasione che i suoi sentimenti siano morti quando sono solo addormentati, l’idea di non aver più voglia di correre non appena si rilassa, e di aver perduto tutti i piaceri già appagati. Ma questa fitta oscurità che lo nasconde a se stesso, non gli impedisce di vedere perfettamente ciò che è esterno a lui, cosa che lo rende simile ai nostri occhi, che scoprono tutto, e sono ciechi solo per sé stessi. Invero, quando si tratta dei suoi maggiori interessi, dei suoi affari più importanti, allorché la violenza dei suoi desideri ridesta tutta la sua attenzione, vede, sente, capisce, immagina, sospetta, penetra, indovina tutto; si è quindi tentati di credere che ciascuna delle sue passioni abbia una specie di magia sua propria. Niente è così intimo e così forte come i suoi legami, che cerca inutilmente di rompere alla vista delle estreme sciagure che lo minacciano. Eppure talvolta, in poco tempo e senza alcuno sforzo, fa quello che non gli è riuscito di fare in parecchi anni e con tutto ciò di cui era capace; da qui si potrebbe concludere assai verosimilmente che è lui stesso ad accendere i suoi desideri, e non la bellezza e il merito delle cose che ne sono oggetto; che il suo piacere è il pregio che le fa risaltare, e il belletto che le impreziosisce; che corre dietro a sé stesso, che segue il proprio gusto quando segue le cose di suo gusto. Esso incarna tutti i contrari: è imperioso e obbediente, sincero e dissimulato, misericordioso e crudele, timido e audace. Ha inclinazioni differenti secondo la diversità dei temperamenti che lo guidano, e lo votano ora alla gloria, ora alle ricchezze, ora ai piaceri; cambia secondo il mutare dell’età, della fortuna e dell’esperienza; ma gli è indifferente averne parecchie o una sola, perché si divide tra parecchie e si concentra su una quando gli è necessario o gli piace. È incostante, e oltre ai cambiamenti che derivano da cause estranee, ve ne sono un’infinità che nascono dal suo intimo; è incostante per incostanza, per leggerezza, per amore, per novità, per stanchezza e per nausea; è capriccioso, a volte lo si vede al lavoro con la massima sollecitudine, alle prese con fatiche incredibili, per ottenere cose che non gli portano alcun vantaggio o che addirittura gli sono nocive, ma che persegue perché le desidera. È bizzarro, e spesso concentra ogni sua attenzione nelle occupazioni più frivole; trova tutto il piacere nelle più sciatte, e conserva tutta la fierezza nelle più spregevoli. È presente in tutti gli stati della vita, in tutte le condizioni; vive dappertutto, vive di tutto, vive di niente; si accontenta delle cose come della loro privazione; passa perfino dalla parte di chi lo combatte, entra nei loro disegni e, cosa ammirevole, insieme a loro odia se stesso, trama per la propria dannazione, lavora per la propria rovina. Infine si preoccupa solo di esistere, e pur di esistere accetta di essere nemico di sé stesso. Non bisogna dunque stupirsi se talora si accompagna alla più rigida austerità, se entra così audacemente in società con essa per distruggersi, dato che, nel momento stesso in cui si sgretola da una parte si ricompone dall’altra; quando si pensa che abbia rinunciato al proprio piacere, non fa che sospenderlo, o mutarlo, e anche quando è sconfitto e si crede di essersene liberati, lo si ritrova trionfante della sua stessa disfatta. Ecco il ritratto dell’amor proprio, di cui tutta la vita è soltanto una grande e lunga agitazione; il mare ne è un’immagine sensibile, e l’amor proprio trova nel flusso e nel riflusso delle sue onde continue una fedele espressione della successione turbolenta dei suoi pensieri, dei suoi eterni movimenti.”

Francois de La Rochefoucauld – Massime – 1678

Leggetela, riflettete: è semplice. Ora ditemi se è il caso di prendersela quando vi sentite delusi o amareggiati, perché capita a tutti. Nessuno di noi può sapere che cosa c’è nell’insondabile abisso dell’animo umano, men che meno nel cervello di un’altra persona. Resta soltanto il tempo a dare risposte sensate. Fidatevi, se esiste un gentiluomo certo – com’è che si dice – sarà il tempo a mostrarlo al mondo.

Paola Cingolani
14/12/2021
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“La riviera sotto vento”

La nostra riviera urla sotto al vento dicembrino

_ è il solito concerto fatto di suoni singolari
fra sugheri galleggianti e sciabordio d’onde _

e tutto ci sembra essersi andato ad infrangere

su quella scogliera che ci aveva viste ridere.

Ci siamo chiuse in casa _ adesso _

asciughiamo lacrime salate

ci stringiamo ai ricordi


ché siamo state felici

insieme

tutte

tanto.

La riviera è sotto vento

mentre noi siamo sotto vuoto spinto.

Io mi sento le gambe ciondolare ma resto qui

ché la voglia di spiegare l’ho perduta per strada.

Ho issato la bandiera bianca sul mio pennone

quella di chi non ha voglia di spendersi più.



Paola Cingolani
04/12/2021
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“L’insiemistica ed Eulerio Venn”

Oggi vorrei raccontare un episodio di quando facevo le elementari. Credo sia significativo. La mia maestra – una donna che ho molto amato e che mi voleva un bene sconsiderato – ci insegnava la famosa “insiemistica” e, a me, non riusciva per niente complicata. Mi piaceva tanto il Diagramma di Venn, lo capivo bene, per me è stato da subito un concetto intuitivo, facile, lampante. Completamente lapalissiano.

Quello che non capivo – al contrario – era come mai tanti genitori la considerassero una materia così complicata, al punto tale che, questa povera insiemistica, sembrava essere la pietra dello scandalo e sentivo alcuni lamentarsi dicendo “Poveri cocchi, li farà ammattire con questi insiemi!”

Poi c’era il saggio di casa – quello che mi sapeva sgomberare il campo da inutili dubbi – mio padre.

“Babbo, perché quei signori si lamentano dell’insiemistica e del Diagramma di Venn?”

“Paola, quando le persone vogliono mettere il becco su questioni che non conoscono, dicono per forza cose errate. Io non posso lamentarmi perché non faccio l’insegnante, ma posso e devo congratularmi con la tua maestra dato che riesce a trasmetterti tutte queste nozioni. Tu fregatene, ma impara a parlare solo di quello che sai, altrimenti le figuracce sono dietro l’angolo.”

“Ma, babbo, tu sei bravo!”

“Paola, lascia stare me: io non sono la signora maestra.”

Ecco, se per me mio padre è stato un intoccabile, altrettanto lo è stata la signora Maria Teresa, la maestra. Così ho capito sin dalla scuola primaria che la matematica non è opinabile, ma che le mie idee possono esserlo, solo e solamente qualora io le voglia imporre o raffrontare con quelle altrui, aprendo uno scambio, un confronto o una possibile sintesi.

Se – invece – espongo un mio sentire, non sono tenuta a dare neppure troppe spiegazioni: è mio, mi riguarda, è la manifestazione schietta e sincera delle mie emozioni personali che trascendono dalle pregiudiziali della solita Armata Brancaleone la quale, chissà come mai, arriva puntuale a supporto di chi lede la mia libertà di pensiero.

Paola Cingolani
15/11/2021
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“Le cose vane stancano, e non soltanto”

Le frasi di circostanza, i tentativi – sciocchi – di appianare con luoghi comuni cose serie e situazioni di spessore, mi sfiancano. Sono logoranti. Patetici. Ridicoli.

Le cose vane consumano energie: sono parole spese male e dette tanto per dire, sgretolano la pazienza anche a chi resta immobile, come una statua di sale. Non ci si abbassa a livelli infimi nel rispondere – le talpe sono avvezze, non le persone intelligenti – però si ha desiderio di silenzi capaci di essere rifugio, di spazi dove potersi rilassare, di un’area perimetrale libera e personale entro la quale fermarsi, riflettere per poi ripartire.

“Ci vuole decompressione, come quando si riaffiora dal fondale marino dopo una discreta apnea.”

Hai un problema con la salute? “Porta pazienza, tanto tu sei una roccia.”
Hai un familiare che non sta bene? “Tanto tu sei una roccia, comunque io lo so, bla bla bla.”
Hai un lutto straziante? “Porta pazienza, poi passa, tanto tu sei una roccia.”


Io ringrazio – per carità e per educazione – ma non ho necessità di sentirmi inquisita se sono seria, né ho desiderio mi si racconti che sono una roccia. Sono quella che sono, lo so bene da sola, ho contezza di me stessa e sono una persona compiuta: sia fatta chiarezza su questo, per prima cosa.
Stabilisco un altro punto fermo: non chiedo, mai. Questo dovrebbe essere un concetto assai significativo. Se sono meno disponibile, ho i miei motivi (e, lecitamente, non ho desiderio di fornire spiegazione alcuna).
Resto comunque educata e non entro nel personale, mai: perché agli altri resta così difficile comprendere le sfumature?


Da quasi un mese sono stanca, non tanto per gli impegni che mi sono piovuti in testa, o per il dolore allucinante causato da una perdita che mai avrei creduto: a stancarmi è la stupidità che – puntuale come nei meccanismi degli orologi svizzeri – mi aleggia attorno, riecheggiando all’infinito con frasi di circostanza fra le più stupide che io possa aver sentito.

Ecco, al mattino – a parte il cane e il solito caffè doppio o una delle mie collane di perle – mi sembra di aver terminato già ogni riserva d’energia e mi devo sforzare per tacere, per non rispondere, per fingere di non aver compreso dove si ferma l’altrui mondo parallelo (fatto solo di sentenze mai richieste, emesse da giudici non togati) e dove comincia il mio spazio vitale. Quello della mia mente che ragiona da sola e risponde ai quesiti della mia anima cercando, sempre, un filo logico.
Quello che – a volte – manca a chiunque e che, ancora, io cerco da sola.

Paola Cingolani
5/11/2021
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“La cosa mi sfugge”

L’amore è un’ipoteca senza certezza alcuna

_ ma la vita, infondo, non è affatto differente
perché l’incertezza accomuna tutti, sempre _

la cosa mi sfugge

e sfugge a chiunque

se relazionarsi è fonte di dubbi

restare soli è altrettanto causa di domande

***

chiedersi tante cose significa voler crescere

ma non è una gara e non c’è un podio

nessuno salga sul trespolo più

noi non siamo cocorite

***


non gabbie, non trincee

né tempistiche, né agende varie

futuro instabile, tempo imperscrutabile

cosa sia non saprei dire ché la cosa ci sfugge

***


c’é _ ogni tanto _ un irrisolto

proietta sul mondo il suo buco nero

definisce contorni sfocati _ che non vede _

ma io gli lascio il suo film e le varie pellicole

la cosa mi sfugge e _ di questo _ ho contezza

***


sul tuo affetto ho potuto puntare

eppure

persino tu

per qualche ragione ignota e arcana

m’abbandoni qui a galleggiare tutta sola.


***

Sappiamo come scorre la vita e che così va il mondo.


Paola Cingolani
1/10/2021
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“Che cosa mi è rimasto di te”

A pensarci bene _ ma con molta concentrazione _

che cosa mi rimane di te?

***

Anni _ anche troppi _

messaggi _ patetici e inutili _

tempi dilatati _ morti e stagnanti _


ricordi offuscati _ li ho perduti chissà dove _

bugie da principiante _ quanto meno sei fatto così _

dichiarazioni vane _ le hai fatte più a te stesso che a me _

fiori mai comprati

cioccolatini mai arrivati

_ lamenti per ciò che non ti è andato come avresti voluto

incoraggiamenti che sono stanca di elargirti con affetto _

ma io sto benissimo

non ti vengo mai a cercare

non ho bisogno del tuo essere sardonico

non devo mascherare nessun lato incompiuto

non vivo in un mondo parallelo a quello degli altri.

***


Ciò che mi rimane di te è l’indifferenza interrotta

ogni volta in cui torni a cercarmi coi tuoi messaggi inutili.

***

Non è un problema che mi turba

solo penso “Come fa a ricordarsi ancora di me?”

e la risposta _ è facile _ credo sia soltanto una.

***

Sorrido senza sentirmi affatto colpevole


perché so bene una cosa

ché di te non mi resta niente

nemmeno un vuoto da colmare

tanto da non essere io a tornare.



Paola Cingolani
20/10/2021
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“Un posto vale l’altro”

“Se credi che sia sufficiente abbandonare tutto e ricominciare a vivere altrove ti sbagli, e di grosso.”

Quante volte succede di sentire il desiderio di fuggire per riprendere in mano la propria vita altrove, distanti da cose e persone che ci hanno ferito?
Ebbene, tutto ciò è normale, non è altro che un comune momento di stanchezza, una reazione che mette alla berlina le fragilità umane.

“Ricordati che un posto vale l’altro e che – ovunque tu vada – porti te stesso con te: fatti una buona compagnia restando dove sei, affronta le situazioni, risolvi la tua esistenza e non penserai mai più di scappare. La vita offre occasioni indipendentemente dal luogo in cui la vivi.”

Perdona il tuo passato, si chiama così perché è già stato, è avvenuto, ti ha insegnato – nel bene o nel male – e, se poteva umanamente andare meglio, cerca l’errore (o gli errori) al fine di non replicare. Se non poteva umanamente andare altrimenti, arrenditi, vai oltre, accetta ciò che è scritto nel libro della tua vita. Per quanto scomodo possa essere, non esiste un Deus ex machina e non c’è per te così come non c’è per nessun altro.

Comunque siano andate le cose, tu cerca di correre e di gettare il cuore oltre, altrove: gli ostacoli si chiamano così perché vanno oltrepassati.


La pace interiore è l’atteggiamento più intelligente: non serve un posto speciale, serve che tu possa restare dentro di te con la giusta armonia. Il posto migliore dove stare non è un luogo fisico, è dentro te stesso. Per questo devi ricordarti che un posto vale l’altro quando tu sei in armonia.



Paola Cingolani
15/10/2021
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“Gli insospettabili sono (quasi sempre) insostenibili”

Photography Mariam Sitchinava

Ci ho fatto caso, gli insospettabili sono quasi sempre i più malefici: il peggio regna sovrano là dove non crederemmo mai. Svetta con tutta la sua banalità, con la perfidia che lo accompagna, con quella parvenza fasulla di ovvietà – che non è affatto naturale – e, intanto, ci investe.

Da un po’ sto diventando amante della solitudine pensata e pensante, non rispetto più i tempi consueti, preferisco mangiare quando ho fame, dormire se e quando ho sonno, vestirmi comoda, starmene sulle mie e dichiararmi essenzialmente se ne vale la pena.
Conservo energie e faccio la scorta, come le formiche.
Metto via un prezioso raccolto, la pazienza, lo custodisco gelosamente: col tempo ne ho seminata talmente tanta che – ad oggi – sarebbe dovuta crescere come la gramigna, eppure è andata diversamente.


L’età della consapevolezza è anche questo: prendersela con più calma, dirsi di rallentare, cominciare a spendersi meno e sbirciare gli altri, scrutare chi – a sua volta – si è speso o si spenderebbe per te.

Cercare di agire allo stesso modo soltanto con chi ti risponde e ti corrisponde è necessario.

Non sovrastare e non precludere nulla, né a te, né al prossimo, ma non gettare impegno là dove il solo effetto possibile sarebbe quello di un boomerang. Ti faresti del male, molto. Piuttosto siediti, soffermati, anche senza una vista mare, ma cerca la connessione con le tue radici e continua a far crescere pazienza. La raccoglierai. Se non tutta, forse, sarà anche meglio: lascia in eredità a tua figlia una coltivazione di pazienza, insegnale come fare se dovesse imbattersi con l’insostenibile peso dei perbenisti malefici ma insospettabili.

Arriveranno anche per lei, saranno suoi acerrimi nemici e non ci potrai essere più tu a suggerirle una strategia funzionale.

Paola Cingolani
07/10/2021
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