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Avrei voluto
una notte bella
_almeno quella

è poco però
sarebbe bastata_
così l’ho pensata
ma
ciò che ho detto
all’improvviso
_mulino a vento_
m’ha incuriosita.

 

Altro non so dare
né dire
un segno
o un sogno?
intanto
una cosa bella
_almeno quella

è tanto lo so
m’è arrivata_
l’hai scritta tu
l’idea di me
un ritratto.

 

Mulini a vento
tanti
_vortici d’aria

e poi cielo
tu la luce_
io piombo
senza sole
grigio
pesante
senza fiato
noi
potremo ancora
o non più?

 

 

 

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“Non serve ignorare le cose che non vuoi: verranno loro a cercarti e lo faranno quando starai peggio… fidati. A condurle verso te – in uno scontro titanico – saranno coloro che dicevano di volerti bene. Devi saperlo, lo devi mettere in conto.”

Paola Cingolani

Gli eventi ineluttabili e le mancanze fanno parte del vivere: non aspettarti che tutti sappiano capire la tua posizione.
Se tu, per rispetto, sei stata solidale con una persona e non hai chiesto più nulla di ciò che avevate stabilito è indifferente.
Se tu, a costo di non mettere on line delle cose cui tenevi, non hai più domandato alcuna introduzione, per giusta discrezione e per dovuto riguardo al prossimo tuo, stai serena: quello stesso prossimo se ne fregherà e andrà da solo là dove sareste dovuti andare insieme.
Sembra essere già abbastanza: ma abbastanza non è.
Non solo lo vedrai dove tu ti sei messa da parte, no, lo vedrai anche che ti scriverà quando avrebbe solo dovuto fare come te, cioè starsene sulle sue.
Verrà a dirti che è persona dispiaciuta per te – anche se non dirà mai che in vetrina è andata già per prima – e ti scriverà che si sente al di sopra di questa “vetrina virtuale.”
Come se tu ti stessi mettendo in mostra.
Tu, che eri nascosta e che stavi rinunciando a tutto per non chiederle nulla, sarai colpevole di aver risposto che non sei in saldo.
Questo succederà mentre piangi due amiche in soli quattro giorni maledetti.

 

Ora, mi sta bene che sia cosa arcinota, ad ognuno il proprio male sembra più grosso, così tanto da rendergli lecito tutto. Ma dato che io mi dico spesso devi saperlo, lo devi mettere in conto, taglio tutto, cancello le idiozie e soprattutto continuo a non accettare la mancanza che mi duole.

 

Sia delle persone care, che del rispetto da parte di chi si autorizza da solo a decidere quando, in vetrina, s’è messo assai prima di me e senza curarsi d’avvisare mentre io stavo nel mio cantuccio.

 

 

[…]
È folle e usata, l’anima.

Dio guarda la nostra debolezza.

Vorremmo una certezza.

Di noi nemmeno più ridi?

E compiangici dunque, crudeltà.

Non ne posso più di stare murato
Nel desiderio senza amore.

Una traccia mostraci di giustizia.

La tua legge qual è?

Fulmina le mie povere emozioni,
liberami dall’inquietudine.

Sono stanco di urlare senza voce.
[…]

“La pietà” – Giuseppe Ungaretti

Unite dal destino: non soltanto quello d’aver studiato insieme.
Unite dall’affetto e dalla solidarietà perchè, al di là del tempo e
degli eventi, noi ci siamo investite d’una carica importante.
Insegnare significa lasciare un segno negli altri e, quel segno,
lo lasciamo l’una nell’altra, nei nostri figli, nei figli che ci sono
stati affidati dagli altri o nelle persone che ci affiancano.

Ragazze preziose dell’Istituto “Stella Maris”, essere anche solo
una di noi è e resta privilegio.
Cerchiamo ancora di splendere come solo la luce nel buio può.
Continuiamo a supportarci “in-segnando” – lasciando quel segno
che rappresenta la differenza – nell’anima di chi ci sta accanto.

Insegniamo ancora il sorriso, la comprensione, i valori che ci
hanno portato ad essere così belle, unite, coese e solide: persino
nel buio più cupo della disperazione.
Per noi tutte e per Michela, la quale non ci abbandonerà mai, mai.
Non lo permetteremo.

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Ho ancora attraversato
la dogana delle anime perse
a furia di guardarmi dentro

_scrutando la mia mente
ho acquisito la sensazione_

ogni volta è sempre peggio
mi piove piombo addosso
e a morire non sono io.

Smettendo di respirare
passo senza vidimare
e senza controlli rientro

a capire com’è che viaggio
ho impiegato una vita intera
sezionandomi testa e cuore

non s’è disvelato nulla di me
come se io non mi riguardassi
ma arriva quel dolore acuto

_agghiacciante non dicibile
illogico straziante m’asfissia_

e piango mi dispero m’arrabbio
con questo mondo come con l’altro
mi lamento cerco aiuto è terrore.

La dogana delle anime perse
è un luogo di porpora inquietante
ed è una palude piena di niente

ci stanno bene solo i coccodrilli
loro sembrano sguazzarci
mentre io lentamente affogo.

 

Paola Cingolani
12/07/2018

 

[C’è un senso epico della vita, quasi una richiesta di spiegazione divina all’esistenza, pur sapendo che le domande non saranno evase.
Vive il suo essere donna e poeta con fierezza, con la consapevolezza di chi sa che, oltre la bellezza, esiste anche il lato oscuro in ogni cosa, ma lo disvela, trasformandolo in un lirismo vitale, privo di formalismi, essenziale nella sua espressività.
La sua poesia assomiglia talvolta a un dialogare tra più anime, menti che annotano sé stesse nella costante necessità di approfondire il senso della vita…]
(Cristina Bove)

 

Ecco, è accaduto di nuovo: stessa sensazione disgraziata che ho provato quando, all’improvviso, sono mancati altri affetti a me particolarmente cari.
Da qualche giorno sono suscettibile, intrattabile e le occhiaie che ho sono la testimonianza d’una Paola disperata, una donna che non dorme e piange da domenica notte. Altro non so dire ma – ogni maledetta volta – io sento addosso una forma d’angoscia che mi paralizza del tutto.
Dopo tanta vita, dopo tre decenni, sono diventata anche questa.
Sì che, di solito, non piango mai e non mi concedo il privilegio della debolezza.

 

 

Comunico

ai profeti

della parola

scritta

parlata

giurata

spergiurata

urlata

sussurrata

data

negata

sopravvalutata

svalutata

sì, è con voi
che ho problemi
di comprensione
di comunicazione
il vostro trattamento
del silenzio

è abuso emotivo
per gli invisibili
è punizione
che non sai

per cosa
o perché
scatta
in un attimo
come le trappole
ma distrugge
per sempre.

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La grandezza di Luciana

leggere riflettere scrivere

ho avuto sempre pena quando rimane indietro
chi non regge il passo.
vieni, ti tengo io per mano
scansiamo qualche sasso dal sentiero
ma non guardare in su che perdi l’equilibrio
tanto lassù c’è solo l’infinito
e dopo quello niente.

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Ho guardato vecchie foto
di me con me accanto
di me con te distante
di me _essenzialmente_
ho ricordato tutto
di quello che dicevi
di quello che negavi
di me _che ascoltavo_

 

ho sorriso volentieri
di me che capivo bene
di te che non capivi nulla
di un replicante _annuale_

 

ho fatto sempre da spalla
a un commediante _stagionale_
che non s’è accorto mai
di non saper affatto recitare

 

non si può più “qualunquere”
_e non esistono scuse_
perché “qualunquere”
è un crimine
da non commettere
né ad oltranza
né ad intermittenza.

 

 

 

 

 

il giardino dei poeti

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Paola Cingolani ha la peculiarità di scrivere con forza e chiarezza il suo mondo interiore.
Nei suoi testi affiora l’autenticità di chi la poesia l’ha assimilata e amata, l’ha fatta propria e riversata nella scrittura come un retaggio di pensiero che tutto abbraccia.
Un “ermo colle” dal quale osserva tutto ciò che accade e lo trasforma in versi di grande impatto emotivo.
C’è un senso epico della vita, quasi una richiesta di spiegazione divina all’esistenza, pur sapendo che le domande non saranno evase.
Vive il suo essere donna e poeta con fierezza, con la consapevolezza di chi sa che, oltre la bellezza, esiste anche il lato oscuro in ogni cosa, ma lo disvela, trasformandolo in un lirismo vitale, privo di formalismi, essenziale nella sua espressività.
La sua poesia assomiglia talvolta a un dialogare tra più anime, menti che annotano sé stesse nella costante necessità di approfondire il senso della vita…

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“Ogni cosa ha il suo peso, specie le parole dette con leggerezza: quelli sono i macigni che non riuscirò mai a sollevare.”

Paola Cingolani

Sono arrivata sin qui da sola: non si avvicini nessuno a dettare nuove regole, è cosa che non m’aggrada e – alla mia età – suppongo sia anche l’ora di fare basta.
Non starò più ad alcuna dipendenza morale (già non mi riusciva prima, figuriamoci) e non osserverò pedissequamente le altrui volontà se queste escludono aprioristicamente la mia. Quanto ho dato posso riprendere, si sappia, perché così è e così sarà.

Ho giocato a giochi che mi hanno divertita e adesso, alcuni di questi, non mi divertono più. La soluzione si trova: è facilissimo.

Ho fatto cose da poco ma – in quel momento – mi era sufficiente anche accontentarmi.

Tutto ha avuto un senso solo, riscoprirmi, risvegliarmi, ricominciare a sentirmi vitale: ora non posso addormentarmi di nuovo, non voglio perdere altro tempo, tutto corre ed è giusto scelga anche io.

Sono fiera di chi ha capito senza che io spiegassi nulla e terrò questo patrimonio umano sempre in grandissima considerazione.
Trovo poco edificanti coloro che si attribuiscono valori che non hanno e decidono, quasi fosse ovvio, per conto mio.

Non avreste dovuto sottovalutare nessuno, in genere, ma è per me che faccio da portavoce: con voi anche la leggerezza è diventata un macigno.
Io non sono una draga di professione, neanche di vocazione: ho spostato intere scogliere, certo, ma voi non siete che sabbia. Per scansarvi non è necessaria una draga.

Cinquant’anni e tanta consapevolezza: la forza costa cara e non si misura dall’esterno.
All’interno non ci sapete andare: siete troppo innamorati della vostra figura, così tanto presi dal vostro sé che continuate a giocare alla fuga, temete che qualcuno possa mettervi la catena. Paure ancestrali degli spiriti non liberi.
Io l’ho oltrepassato da decenni questo limite… mi è distante anni luce.

Il mondo è pieno di leggerezze inconsistenti: guardatevi attorno e siate liberi.
Io, per conto mio, mi riservo quella leggerezza calviniana che voi non conoscete.

Non avrei mai pensato di essere tanto solida anni fa: oggi conosco aspetti che ignoravo e mi piace il modo nel quale il tempo m’è passato sopra. Non mi ha scalfita ma mi ha fatto dei gran regali. Così grazie a tutti: a chi c’è e a chi non c’è – certo, alcuni non si sentano nemmeno sfiorati perché nemmeno li penso, oppure ci rido – io continuo a camminare a mio modo.

L’abbraccio più stretto è dedicato a chi mi vuole bene: da mia figlia ai miei amici, passando per chi mi ha amata tanto e – oggi – abita la dimensione dell’infinito.

Ci aggiungo un plauso e mi alzo, battendole caldamente le mani.

Disquisendo

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Lettera a Saviano da Luciana Esposito.
“Due aggressioni fisiche, l’ultima sfociata persino in un tentativo di sequestro di persona, all’incirca 15 denunce sporte dall’inizio del 2016, minacce di morte da parte della madre del boss dei Barbudos, plurimi raid vandalici alla mia auto. Le intimidazioni, le minacce e gli avvertimenti, sono all’ordine del giorno: questi i fatti che sintetizzano il mio lavoro di giornalista, direttrice di un giornale online qualunque […]
Il tutto viene ulteriormente aggravato da un dettaglio che fa la differenza: vivo nel posto in cui lavoro e di cui racconto le malefatte, Ponticelli, quel quartiere che hai intravisto attraverso talune scene di Gomorra […] Eppure, ho scelto di restare e di non fare nemmeno mezzo passo indietro.
[…] Non me ne volere, ma credo che tu non abbia la minima percezione di cosa voglia dire vivere costantemente sotto minaccia […] Eppure, non vivo sotto scorta, le spalle…

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