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Monthly Archives: ottobre 2018

bIBO

 

Un duetto e un duello
_molto poco duetto
quasi sempre duello_
tanto che a pensarci bene
quasi non me lo so spiegare
se non considerando
un sogno misto al bisogno.

 

Hai scavato una trincea
_ti sei trascinato ma
direi meglio insinuato_
tanto che a lambire piano
quasi non sei che una goccia
vai a scalfire la roccia
un segno è il tuo disegno.

 

La nostra esecuzione
è la tua trasformazione
_da una parola offerta
alla parola inferta_
in sintesi sei l’estremo
che strema e sfinisce
ma non saprà mai
la catarsi che c’è
in me che posso sempre
volare e anche volere.

 

Mai duetto solo duello
sì _io posso dirlo_
sei un po’ questo
e non sei quello.

 

29/10/2018
Paola Cingolani

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L’indifferenza è un male assurdo
_troppi personalismi non aiutano
ché nell’universo tutto è connesso_
e lo leggerai anche oltre le righe
declinando bene ogni mio pensiero.

Ma se dovessi congetturare tutto
_senza avere interlocutore alcuno
mi abbatterei proprio su me stessa_
le mie idee non sarebbero che mie
resterebbero stanziali e inconfutate.

Ribattimi e smentiscimi con garbo
_arricchiscimi con sfumature nuove
ogni tonalità di immaginazione nera_
sorprendimi provando a sorprenderti
vorrei che l’infinito non mi finisse mai.

Invece sei incapace di seguirmi
_ti perdi solo all’idea di una voluta
di pensiero o di una volata libera_
così io scelgo la distanza siderale
anche non volendo ed è il tuo male.

 

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LA PENNA E' DONNA

DI MARIO PINGERNA

Caro Beppe, ti ho sentito oggi parlare al tuo popolo. Non so se hai studiato prima di descrivere al tuo popolo che cosa sono l’autismo e la Sindrome di Asperger. Da come le hai descritte son sicuro che chi te ne ha parlato è la stessa persona che ha fatto la lezione sui vaccini alla tua senatrice.

Prima di tutto si dice e si scrive Asperger e non Aspenger. Sai, loro Aspie sono molto letterali e ci tengono molto alla precisione. Seconda precisazione: l’autismo e la Sindrome di Asperger non sono malattie, l’ignoranza SI. Ma non mi meraviglio se chi lo dice è chi professa che l’autismo deriva dai vaccini. Non si cura come una qualsiasi infezione con una cura antibiotica. L’autismo e la Sindrome di Asperger sono un modo di essere, un modo diverso di vedere la realtà. Ogni autistico è diverso dall’altro. Sentirti dire: “C’è…

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“Ora potrei discutere con voi delle solitudini vissute in due, di quelle vissute in tre o condominiali, potremmo tenerci su un simposio, potremmo fare e disfare tutto ed il suo contrario: non importa.

A me interessa poco della gente e della facciata esteriore.

Ciò che conta è quello che sento veramente.

E, quello che sento veramente, è così intimo ma potente al contempo che neanche la distanza me lo annichilisce.

Oltre la distanza, attraversando il silenzio, interpretando il “non detto” (un linguaggio a me ostico) ho rivisto una forma di vita.

O imparo quella lingua, o cerco d’interpretare, o aspetto pazientemente che le cose cambino di nuovo.

Così sono confusa ma, almeno, sono viva.

Un passo l’ho fatto: quello decisivo, poco non è.”

(Questo scrivevo un anno fa: un passo decisivo, certo, dandomi e dando un’opportunità. E forse io solo capisco cosa sono e quanto valgo.)

Ho appeso nel mio cielo una costellazione di mancanze

_buchi neri a risucchiare nei loro vortici cupi ogni luce_

consapevole che nulla di tutto ciò è quello che io vorrei.

Avrei voluto essere libera di esprimermi

e magari di essere confutata con ragionevolezza.

Avrei voluto essere valutata in una situazione

uguale all’occasione che mi hai negato del tutto.

Avrei voluto essere aspettata alla stazione e magari

anche con un bel mazzo di fiori tutto per me.

Avrei voluto ci fossero stati quei cioccolatini

quelli che mi avevi promesso e che non avevo chiesto.

Avrei voluto che noi due fossimo andati

a comprare libri di poesie da leggere insieme.

Avrei voluto potermi truccare e indossare l’abito

bellissimo comprato per te ed essere molto più bella.

Avrei voluto che avessimo ascoltato musica e visto

quei quadri di cui avevamo parlato… e tanto altro.

Ho atteso sola

ero in compagnia di un mio libro

m’è arrivato un caffè come pure è arrivato ai tuoi colleghi

_sono anche rimasta all’angolo mentre schedulavi la call_

sarei voluta sprofondare.

Sei ancora certo di essere stato corretto con me?

Sorrido, almeno abbiamo recuperato un’amicizia

ma sai cosa non posso perdonarti?

Non tanto l’occasione che mi hai negato

quanto di avermi lasciata sola con un narciso addosso.

Dici che sono una bella casa piena di tutto

lo sai che dove c’è casa c’è riparo?

Io so esattamente cosa sono

non sono certa lo sappia tu.

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Annie Leibovitz
Photo Annie Leibovitz

«Signore, mi scusi, non l’ho fatto apposta!» (Maria Antonietta al boia, per avergli pestato involontariamente un piede, sul patibolo). Cortesia e ghigliottina: questi sono incontri significativi! Le scuse per il piede sono un segno squisito di superiorità, l’ultimo di una regina.
 
Guido Ceronetti – “Il silenzio del corpo”
 
Benissimo: qui c’è la divertente conferma alle mie idee.
Anche a me qualcuno – ritenendosi maestà – ha domandato scusa. Volere l’uscita di scena da superiore è un vizio. Ma io non sono il suo boia, questo è l’errore di fondo. Io non sono il boia quant’è vero che non m’è superiore.
E – rispondendo in latino – dirò due cose contemplate anche dal Codice Penale.
 
“In dubio, pro reo!”
“Excusatio non petita, accusatio manifesta.”
 
 
Ora, inutile dire che sono convinta di come il personaggio voglia uscire di scena, anche se lo nega fermamente e soprattutto credo voglia farlo facendomi apparire responsabile.
Povertà e animo arido, incapacità di stare al passo, necessità di sottolineare una superiorità ridicola della quale non riesce a liberarsi: dovrebbe capire che è in una dimensione differente che deve calarsi. Quella della realtà umana.
Il conformismo e i paraocchi limitano la comprensione delle cose e delle persone.
 
 
Era il 17 ottobre del 2013 e, con la mia amica d’una vita, Laura, incassavo finalmente una firma.
Una firma che, per legge, era già stato decretato essere mia ma che aspettavo da ben 22 anni.
Oggi ne sono trascorsi 28 dall’inizio di tutto l’iter e questa espressione soddisfatta, per chi mi conosce veramente, significa tanto.
Significa “Finalmente sono tornata in possesso della mia libertà e mai più nessuno al mondo potrà interferire con la mia esistenza.”
Significa che, chi doveva firmare, è scappato all’estero pur di non mettere quella firma.
Significa che, da quando sono nata, Laura c’è e mi è accanto: mai una sola discussione, mai.
Significa che ho cominciato questa battaglia legale con la mia famiglia, c’era mio padre.
Significa che babbo avrebbe fatto qualsiasi cosa perché la legge potesse arrivare ma, nostro malgrado, non si è potuto ricordare in vita questo riscatto.
Significa che, vicino a me, come sempre c’ero solo io.
Significa che dopo essere uscite dal Tribunale di Fermo, con Laura, ci siamo dette che mio padre si sarebbe meritato di essere con noi, come sempre, perché sarebbe stato probabilmente anche più felice di me rendendosi conto che mi sono ripresa la libertà di cui, proprio lui, mi aveva sempre considerata meritevole.
Significa “Sono una signora, ti regalo quello che vuoi, ti abbono tutto e mia figlia anche, non è neppure venuta per non vederti, non ti considera suo padre, addio.”
Significa “Paola, complimenti, non credevi di avere tanta forza? Bene: adesso sai che cosa vali, vedi di ricordartelo e di non permettere mai più a nessuno anche solo di pensare che ti può negare il dovuto rispetto.”
La gente crede io sia una donna dura, difficile: è facilissimo stare con me, basterebbe evitare la prepotenza e l’atteggiamento da “superiore”.
Ho cacciato via tutti coloro che mi hanno fatta sentire “inferiore” a qualcosa o a qualcuno, non ho accettato e non accetterò un compromesso dis-umano: quello di capire, anche solo di sospettare che, nella testa di chi mi sta vicino, io sono qualcosa di mediocre.
Oggi, ogni volta che mi sento trattata da mediocre o – peggio – ogni volta che non mi vede chi mi dovrebbe vedere, in me scatta un moto di rabbia tale da farmi sentire indegna.
Indegna di me stessa e della promessa che mi sono fatta.
Io non cerco spalle sulle quali piagnucolare e sono indipendente, conosco le mie potenzialità e chiedo solo un minimo spazio vitale per non soffocarle, per non soffocarmi. E pensare che mi si potrebbe accontentare con tanto poco: il minimo sindacale della considerazione.
Allora sì, saprei sorprendere e potrei veramente arrivare persino a stupire.
17 ottobre 2013

Nel segno di Murakami

Dl2Q4WFXgAIqqmVDopo un anno di attesa, dopo le prime trapelazioni sulla trama (vi invito a visionare i precedenti articoli in merito) e la toto-data circa l’uscita, su Twitter la casa editrice Einaudi svela finalmente i mesi di pubblicazione del nuovo romanzo di Murakami, Killing Commendatore [Kishidancho goroshi].

La nuova opera dello scrittore giapponese si intitolerà L’ASSASSINIO DEL COMMENDATORE e sarà pubblicato in due libri: il primo, Idee che affiorano, sarà venduto in libreria dal 16 ottobre 2018; il libro secondo, Metafore che si trasformano, sarà pubblicato invece dal 29 gennaio 2019.
I titoli dei due volumi del romanzo sono rimasti fedeli all’originale: Arawareru idea Utsurou metaphor. Ancora una volta l’Einaudi porta in Italia un lavoro ben studiato, curato, in due volumi, così come in Giappone.
Le copertine, in formato rigido, saranno illustrate ancora una volta da Noma Bar, grafico israeliano.
Ecco la trama che la casa editrice…

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Io pagherei anche qualcosa per parlare educatamente con Moccia e dirgli quanto sia grave la sua affermazione.
Poi, però, lo lascerei una decina di minuti con le famiglie di queste donne, figli compresi.
Lo farei per osservarlo mentre abbassa lo sguardo e si vergogna, perché deve solo scusarsi con tutto il mondo civile.

DonnexDiritti di Luisa Betti Dakli

Magari se ne pentirà e chiederà scusa ma quello che oggi Federico Moccia, il regista degli amori adolescenziali, ha scritto in “Femminicidio, la cultura dell’amore e del rispetto contro la violenza” sulle pagine del Corriere della sera, che ha la responsabilità di averlo pubblicato in prima pagina, è gravissimo. Dopo un panegirico sul femminicidio e la constatazione di quanto sia brutta la violenza, Moccia cita, probabilmente senza averla mai neanche aperta, la Convenzione di Istanbul dicendo che “norme, leggi, misure di prevenzione devono sempre camminare di pari passo con la cultura dell’amore”, confondendo già due piani che si escludono: quello della violenza e quello dell’amore, e citando leggi che puniscono reati che nulla hanno a che fare con l’amore anche nel momento in cui la violenza si sviluppa all’interno di relazioni intime.

Federico-Moccia-625x350 Il regista Federico Moccia

Affermazioni che in un primo momento potrebbero sembrare frutto di confusione, ma non è…

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Mondi paralleli
che abitiamo
da sognatori
ma serve agilità
per distinguere
sogno e realtà.

Un uomo qualunque
acrobata o sognatore
che dirlo vogliate
cammina su un filo
più o meno logico
e perdendolo cade.

S’abbatte sulla folla
è scheggia impazzita
si ferisce da sé
avvelena gli altri
più non rimbalza
non è una molla.

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Stessa data: è una combinazione orribile.
La verità riesce ad essere talmente perfida e paradossale da fare spavento.
Tre anni fa, nella stessa situazione, tu mi cercavi.
Non ce la facevi da solo: la vita che se ne va via è inquietante.
Ti ho aiutato, ero certa che fosse giusto per te e – prima di tutti – per me.
Oggi sono agli sgoccioli di nuovo e non è la prima volta in questi mesi, però tu neanche lo sai.
Oggi, da giugno del 2006, continuo a pensare che non sei tu quello che avrebbe potuto starmi accanto.
Oggi, dopo quello che ho attraversato, ti garantisco che non avresti mai potuto essere più bisognoso di così.
Oggi so che questo inverno mi spezzerà definitivamente le radici ma rinascerò. Senza di te.
Avevi ragione: la sola difficoltà che non hai mai risolto nella tua vita porta il mio nome.
Mio malgrado, ti ferirà sapere che neanche questa volta ti ho cercato, come fai tu ancora oggi.
Il fatto è che siamo distanti nell’animo e non riusciresti mai a sondare i miei pensieri: io sono mare, tu sei terra.
Il 71% della crosta terrestre è solcato dagli abissi e la tua non è che un’isola.
Non saprei spiegare il perchè neanche a me stessa, ma non riesco a naufragare completamente.
Resto Paola, non sarò mai Venerdì.

lementelettriche

E’ autunno e la pioggia pare scivoli su di una notte buia e vischiosa come pece. Accompagna le tue lacrime.
Poi – di colpo – ti fermi: respiri e tiri dritto. Ti sei dato da solo quella pacca sulla spalla che, mi hai insegnato, fà la differenza fra soffrire e soffrire più dignitosamente. Ma sai che io ci sono ed hai afferrato anche la mia mano.

La tua voce mi ha avvolta. Ho cercato e ancora cerco di esserti vicina così, come posso. Là sei solo ma è incredibile la gratitudine che io provo per te. Ogni volta che mi chiami o mi parli non fai che arricchirmi. Io – nella mia disperazione – quasi dieci anni fa sapevo che, alla fine, ci saresti stato. Posso persino ripeterti alcune delle parole che ci dicevamo quando tu, allora, aspettavi che io superassi lo stesso dolore che oggi ti consuma. Stessa situazione, noi due, e stessa…

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