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Monthly Archives: agosto 2016

L’allegoria

d’ogni vita umana

resta il mare.

II°

Lo amiamo

vasto e sorprendente

questo mare.

III°

Ci fa paura

enigma irrisolto

al mondo noto.

IV°

Il pensiero

infinitesimale

non ce lo svela.

Impariamo

che ogni creatura

è un pò mare.

VI°

Ma c’è l’eterno

in quel ricordo che

ci inabissa.

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cristina bove

alambicchi - by criBo

somministrazione goccia a goccia
una mano sul collo per costringere
_parole-ghigliottine_
uomini e femmine ribelli
quando l’assuefazione si fa attendere
quando sistemi limbici e linfatici
non si estinguono prima sulle bocche
tagliate da un orecchio all’altro
_che si sorrida sempre, anche mentre si muore_
ed il cianuro tarda a inargentarci
specchi apparenti dal cuore di metallo

e tuttavia resistono
mitridatizzati per necessità
gli eroi dei giorni minimi
a escogitare antidoti all’agonia del mondo
_ talvolta ci riescono_ con formule protette
a ridare la vita a stelle moribonde
appena in tempo

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Nord Europa 2016 – attualità – 5G in arrivo.

Già: dal 2020 la velocità di connessione e di download sarà inimmaginabile.

Italia 2016 – attualità – 2G effettivi non ci sono ancora.

Dirò di più. Siamo fermi al 1991, anno in cui ebbe inizio la seconda generazione radiomobile.

Stesse infrastrutture ma accessi centuplicati con conseguente stallo e congestione di rete: chi non ha uno o più smartphone? 

Il Wi-Fi pubblico è ancora utopia – nelle spiagge non c’è stata copertura effettiva e, se c’era, non ha superato i 2G – per dirne una facile.

Sì che gli apparati terminali (i cellulari) sono tutti rigorosamente a norma CEE ormai da svariati anni.

Viviamo con un ritardo digitale pari ad oltre 1/4 di secolo ma paghiamo tariffe più elevate di tutti.

Ciò ha un costo che grava sui cittadini e sulle imprese – un costo stimato circa 3,6 miliardi di € annui – e la banda ultra larga resta privilegio di sole 2 famiglie su 10, se va bene.

Il mercato del lavoro e delle TLC ci preclude il necessario sviluppo digitale: siamo in regresso ma vendiamo più cellulari che ogni altra nazione europea.

  • Dov’è l’Authority garante?
  • Dov’è l’Antitrust?
  • Perché lo Stato permette ci venga venduto il 4G se non esiste?
  • Perché permette ci venga venduta la banda ultra larga se non c’è neanche quella larga?

Misteri gloriosi della fede che non mi spiego dopo oltre 16/18 anni di scrupolosa professione quale consulente di rete.

Siamo privi della necessaria alfabetizzazione digitale estesa a tutto il nucleo familiare, siamo ignoranti e siamo condannati a restare così ancora lunghi anni.

Talmente tanto ignoranti che qualsiasi disinformato, da qualsiasi Call Center, ci ha rifilato di ogni porcheria – promettendoci la luna – e facendo così obiettivo (canvaas, numeri obbligati, stipendio… per capirci).

Poi arriva il consulente competente, preparato e nessuno lo crede perché – per noi che sappiamo e siamo onesti – la risposta tipica è “Lei non sa che io viaggio a 4G e mi hanno offerto anche x SMS in omaggio!”

Ok, perfetto: quando si sarà stancato mi cerchi pure di nuovo, andremo insieme a far ricorso in tribunale, per un coglione convinto quale è lei c’è chi ne trae anche il meritato profitto.

Ma posso solo pensarlo.

In realtà – se e quando cercano una mia consulenza – dico loro “Mi chiami pure quando vuole, vedrà, ho una collega bravissima: molto più brava persino di me! Uno come lei merita il meglio, d’altronde è abituato già al meglio, si vede che è un intenditore!”

Oh – io mi adeguo – alla gente non piace sentirsi dire “Ti hanno fregato proprio alla grandissima”.

Non sia mai che una donna ti faccia sentire incompetente: il peccato si chiama lesa autostima e, per dispetto, reiterando nell’ignoranza, meglio continuano a pagare il di più di cui non usufruiscono.

Poi – in questa tenebra digitale – si lamentano se i loro figli cercano i Pokemon?

Scusate eh, a me sembra che la genetica non sia un’opinione: d’altronde i più grandi si lasciano andare agli adescamenti in rete fingendosi scapoli… almeno i cercatori di Pokemon sono supportati dall’alibi dell’età.

Poveri noi!

 

 

 

L’estate, la musica live in piazza: dalla mia finestra aperta si sente tutto perché abito ancora nella nostra grande casa di famiglia, proprio al centro di questo paesino sul mare.

Vivo ancora qui dopo quasi mezzo secolo… non so dire se sia un bene o un male ma neanche mi pongo il quesito. Dico che vivo – ciò mi sembra già tanto – e non sopravvivo.

Poche settimane fa l’ho risentito per la prima volta dopo oltre vent’anni. Sono sicura sia lui. E’ quel cantante che avevamo ascoltato insieme – sempre qui – e che facemmo venire nel locale dove abbiamo lavorato insieme, quando tutto funzionava meglio fra noi due. Vent’anni fa. Mi sono addormentata con lui nelle orecchie per svegliarmi poco dopo tutta agitata, mentre ti prendevo a calci: un incubo pazzesco. Non ho ancora capito se ero più dispiaciuta perché ti facevo male o perché mi ripugnava l’idea di essere come impazzita, del tutto in balia di un raptus, tanto cattiva quanto brutta. Suppongo perché mi sono detestata mentre ti facevo male: dal momento in cui ho realizzato d’essere sveglia ho tirato un sospiro di sollievo. Ero sì madida di sudore ma ero nel mio letto e tu non c’eri: come nella realtà. Come negli ultimi vent’anni. Così come è da quando sono ritornata a casa lasciandoti solo a sopravvivermi nel nostro passato. Potevo – dunque – stare tranquilla: tu eri solo un pessimo incubo, ti ho lasciato già vent’anni fa. Il cantante? Mi avevi chiesto di lui quando sei venuto a casa mia un paio di mesi fa. Non ne sapevo più nulla ma – dopo l’altra notte – combinazione vuole che sia ancora sulla piazza. Non sono neanche scesa a salutarlo: mi avrebbe fatto piacere ma so già che mi avrebbe chiesto di te.

Cosa avrei dovuto dirgli? Che – senza di me – sei andato a gambe all’aria? Nella vita, nel lavoro, che da solo sei riuscito a distruggere tutto? Che io stavo picchiando me stessa mentre picchiavo te, perché mi sento responsabile delle tue scelte idiote? Colpevole di averti lasciato solo? Che mi cerchi ancora? Ti ho sempre detto che dovresti imparare ad odiarmi ma non mi ascolti mai… dovresti detestarmi e uscire dal mondo del possibile!

Sembro uno dei cani di Pavlov: solo a sentire il rumore già mi si aziona la bava, fra poco ringhio, mi trasformo. Se ti prendo ti mordo. Rido. Mi alzo, cammino scalza, vado di là e mi arrabbio. Non si può andare a dormire in pace neanche sul divano che la barboncina di fronte abbaia tanto da entrarmi nel cervello.

Sono quasi le cinque del mattino e sei riuscito a farmi fare la veglia di ferragosto dopo vent’anni: maledetti tu, il cantante, i cani di Pavlov e il caos che fa quella barboncina. Maledetta la mia paura di te, del tuo volermi ancora bene. Se io fossi stata odiata anche solo un po’ rispetto al bene che mi hai voluto, sarebbe tutto più semplice.

 

 

 

cristina bove

onda rorschach- CriBo                              
Scrivo mare
e s’apre un no nell’acqua
un no depositato in quattro lettere
sul movimento ondoso
tutti che si proclamano presenti
quelli che non prendevano la barca
avrebbe un gatto a nove vite il timoniere
se solo avesse un libro bianco
o una scatola nera.

Passammo gli anni a diventare assenti
a registrare le parole omesse
bastavano risate in una chat
tempi di rete e di faccette blu
tu avevi la costanza
io l’altalena dell’inconsistenza
_entrambe ci delusero_ e finì
che tu prendesti il largo
ed io sto ancora qui
a scrivere sull’acqua

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