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Monthly Archives: ottobre 2016

Io come se

avessi accanto la

bestia nera.

II°

Il mio tempo

ed ogni energia

fagocitati.

III°

Ciò che provo

tutti i sentimenti

sono offesi.

IV°

Non è giusto

il mio posto qui

va rispettato.

Non è feroce

questo animale

da abbattermi.

VI°

Io pensando

lotto soffro ottengo

e non mi fermo.

VII°

Da sola io

rifletto realizzo

e costruisco.

VIII°

Lasciatemi

voglio stare sola

non amatemi.

IX°

Chi mi ha detto

che mi amava tanto

mi ha tradita.

Il loro nulla

mi attraversa tutta

ma non mi tocca.

 

 

 

 

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Se il vuoto
_che m'attraversa
su commissione_
potesse uccidere
allora
_incarnerei il miracolo
della resurrezione_
ma è la mancanza
_il vero male dell'umanità_
la sola forza oscura
e può affogare.

Tiziana Campodoni - Blue moon

cappello-che-saluta

Caro Francesco, inteso come #Pontifex,
non so cosa ti abbiano dato da mangiare o da bere o da fumare in Georgia, ma devo dirti che la guerra mondiale contro il matrimonio la vedi solo tu e se perdura questa “visione”, che però si chiama delirio, è meglio chiamare un medico e con una certa urgenza. No perchè ce ne sono di guerre reali nel mondo: se di guerre volevi parlare, non avevi che l’imbarazzo della scelta. Che poi il nemico sia la teoria “gender” direi è un pochino esagerato… Come dire che il riscaldamento climatico globale è da imputare alle pentole che bollono tutte insieme in attesa della pasta. Non trovi?
Va beh che ormai in questo paese abbiamo scambiato definitivamente le cause, le abbiamo lemme lemme invertite, non di rado pure la causa con l’effetto da bravi paranoici, ma, garantito, è molto meglio far prevalere un…

View original post 358 altre parole

Quando scrivo, come chiunque, devo necessariamente essere comprensibile.
[ Se scadessi nell’autoproclama – quando un leggente non mi dovesse capire – avrei realizzato soltanto l’apparenza, sciorinando parole come neanche mia nonna sciorinava il bucato. ]

Ancora oggi c’è chi gioca con un linguaggio arzigogolato, infarcito di termini ampollosi, tanto incomprensibili quanto inutili – non fosse che a gettar fumo negli occhi dei leggenti.

Quando scrivo, come chiunque, devo pensare che tutti sono alfabetizzati dunque leggenti ma io cerco un lettore: è necessario sapere come la parola sappia svelare.
Quando scrivo, come qualcuno – non tutti – se leggessi un commento che dice “Bello ma non sono certo/a di aver capito questo pezzo…” mi sentirei completamente irrisolta.

Eugenio Montale avrebbe detto “Piove sui work in regress del primate a due piedi”.

 

 

 

Non la definirei diversamente: solo affermando che è stata una splendida sorpresa posso rendere l’idea. L’hashtag condiviso con Elena Reda #gerundiDiversi ha fatto tendenza con #scappando per ben tre giorni.
Lanciato giovedì scorso – come sempre facciamo noi gerundie – è stato seguito dalla TimeLine di Twitter fino a sabato sera.
Mai #scappando senza dire ‘grazie!’ vorrei – così anche Elena – poter raggiungere tutti con un abbraccio corale, ma siamo in rete e mi devo limitare a materializzare parole che, come per magia, dal nostro sentire fisso sullo schermo neutro del blog.

  • Grazie a tutti coloro che hanno condiviso contenuti.
  • Grazie a chi segue sempre questa nostra Community virtuale.
  • Grazie a chi rinnova ogni giovedì sera la scelta del nostro gioco comune.
  • Grazie a chi è nuovo e si aggiunge allegramente al già cospicuo gruppo di followers.
  • Grazie ai detrattori, quel paio di detrattori che ci additano come ‘alla ricerca di consensi’ solo perché abbiamo avuto la fortuna di venir apprezzate.

Parlarne sarebbe inutile riempimento e diventerebbe polemico: abbiamo una differente matrice, siamo semplici, reali, concrete, ironiche, ci divertiamo con voi. E’ tutto qui.

XXXV – IMITAZIONE

Lungi dal proprio ramo,
Povera foglia frale,
Dove vai tu? – Dal faggio
Là dov’io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando, a volo
Dal bosco alla campagna,
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina, e tutto l’altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d’alloro.

Giacomo Leopardi

Si dibatte sul popolo del web, si usano termini come ‘lotta’, ‘guerra’, ‘avversario’ ma chi lo fa proietta il proprio pensiero: lecito, solo finchè non ha la prosopopea di tradurre quello altrui. A proposito di IMITAZIONE (poetica) cito proprio il Canto XXXV di Leopardi: noi andiamo pellegrine ignorando il resto, siamo foglie fragili esposte al vento, siamo prese dalla vita vera e trattiamo con spirito onesto la nostra TimeLine, senza false ambizioni d’apparenza.
Se ci fossimo accontentate di una insulsa apparenza ci sarebbe bastato citare qualche autore, twittare il link prodotto con accanto gli hashtag in tendenza e molti ci avrebbero lette con sforzo pari a zero. Già – è un attimo strumentalizzare le tendenze create a fatica dagli altri per pubblicizzare sé stessi – ma l’etica vorrebbe si chiedesse “Posso twittare gli articoli del mio blog?” e la risposta sarebbe solo affermativa.

Il vero paguro degli hashtag è quello che critica coloro che fanno tendenza ma sfrutta quella stessa tendenza per mostrare il proprio scritto a più persone.
Adorno avrebbe detto ‘Minima Moralia’.

A tutti, comunque, stendiamo un tappeto rosso: ammiratori e detrattori, seguaci e paguri, chè – sapendo sorridere è sempre meglio – mai prendersi troppo sul serio quando si fanno le cose con le parole.

 

“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

Italo Calvino

 

Un nulla, solamente un nulla. Poi, dopo tutto il nulla, comincia il tutto… il tutto siamo ognuno di noi nel momento in cui riusciamo ad interagire senza violare il libero arbitrio altrui.

 

 

Le gerundie di #gerundiDiversi

Elena Reda & Paola Cingolani

 

cristina bove

sedia fantasma

Ho una credenza piena di non so
ratti pensieri che fanno paura
mi salvo salendo su una sedia e
nell’aldiqua della spalliera resto
protetta da scaffali di disordine
non soltanto mentale
_vengono in mente sogliole
saponette allo zenzero
califfati arabi_
il filo illogico mi seduce e avvia
a un libro rosso (onirica psiché)
chissà che ne direbbero gli esperti
di tutti quegli spazi che nascondo
tra un girasole e un libro blu
il colore è una folle percezione
di sfarfallii e riverberi (ah, l’hai detto ancora!)

da paesi lontani legni pregiati per i tavoli
_alberi di foreste amazzoniche_
anche solo per questo è meglio scrivere
al pc
trarre dal fondo illuminato il nulla
di parole che
potrebbero non esserci

un guazzabuglio di nozioni
nell’indeterminato
e un trasportarsi unidirezionale
fino a quando si può

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