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Category Archives: Racconti brevi

Forse avremmo dovuto essere molto meno pusillanimi

perché sai _ non so come dirlo _ ma io mi volevo libera.

Non ho più niente se non una spada di Damocle in testa

e mi sento amareggiata dato che sopravvivo nel surreale

_ mi hanno deprivata sia della speranza che della libertà _

mi hanno dato solo una grande sporta di nausea in cambio

ad essere onesta mi sono cadute le braccia

mi si flettono anche le gambe _ lo confesso _

mi gira la testa come stessi andando sulle montagne russe

e la mia fede nel valore altrui è quasi evaporata _ svanita _


***

domando se potrà essere utile chiedersi che mai accadrà

_ se c’è ancora un senso nelle cose o che altro ci aspetterà _

perché se proprio dovessi conservare qualche energia sana

sarebbe utile impiegarla nel disimparare tutto

per immergersi in una sorta di oblio universale







Lascio un messaggio per mia figlia, perché senza di lei non sarei madre, con tutti i difetti e i pregi che mi caratterizzano. Ci tengo particolarmente, tanto che ho rischiato di non poterlo scrivere affatto ma, adesso, le mie parole sono qui, in risposta al suo video-post.


Il vero segreto è cambiare punto di vista.
Io, per me, mi lascio imprigionare solo dalla libertà di essere libera.

Preferisco ringraziare me stessa delle mie conquiste, oltre i pochi, pochissimi noti.

Preferisco ricominciare a scavare dentro ai miei timori per superarli.

Preferisco essere scelta piuttosto che impormi o solo alternarmi.

Preferisco sbagliare da sola imparando una lezione, piuttosto che azzeccarci senza aver capito niente, solo perché mi è stato suggerito da altri (che poi, diciamolo, possono sbagliare tanto quanto me).

Preferisco una stella cadente ad un flash abbagliante. Infondo siamo pixel infiniti, saremo scomposti in fasci di luce, non capisco perché io dovrei diventare solo luce già da viva: che succeda quando morirò.


Cambiando punto di vista posso svoltare anche sulle mie convinzioni, apprezzando di più quelle positive, correggendo e ribaltando quelle errate.
L’ho fatto sempre e continuerò a farlo. Mi ha permesso di guadagnare consapevolezze nuove e di avanzare. Lo farò più di prima, indagando quella che sono anche col mio emisfero cerebrale destro. Fallo anche tu, figlia mia.


Proviamo a scrutarci meglio con l’emisfero cerebrale destro perché, quello sinistro, è privo di emozioni ma pieno di nozioni. Credo che il sapere sia completamente inutile se, una volta acquisito, non integriamo le nozioni ad un certo sentire. Abbiamo necessità di percezioni umane, dobbiamo cambiare continuamente punto di vista, evitare ciò che supponiamo scontato e metterci in ascolto l’uno delle angosce dell’altro.


Va di moda il termine empatia, fra un po’ lo scriverà anche il nostro bassotto, tutti si riempiono la bocca d’amore ma, se non ci mettiamo in ascolto dell’altro, credi, restiamo il trionfo dell’inutile.
Così auguri a te, perché se tu non ci fossi, non avrei niente da festeggiare.


@lementelettriche – Festa della mamma


























Non mi sono mica sdoppiata: sono sempre io, è solo un obbligato adattamento ai limiti della piattaforma, diciamo così.

Da un po’ rifletto sulla condizione di ex.
Ex amica, ex compagna, ex figlia, ex dipendente, ex collaboratrice… sì, sono molto ex. Anche troppo.
Nonostante tutto, sono anche una ex abbastanza ricercata.
Ho un messaggio per tutti. Un messaggio chiaro e distinto.
Ma quando sarà mai che imparerete a rispettare la gente nel momento in cui c’è, e non dovendola andare a cercare dopo?
Perché, vedete, ci sono un tempo e un modo di porsi.
Come pensate di essere credibili cercando di nuovo una persona dopo anni? Una sola parola – scusami – o un solo verbo: il presente indicativo di sbagliare, declinato nella prima persona singolare. Io sbaglio.
Adesso, quando è ancora presente, quando è ancora credibile.


Vedete, sono umana come voi, di sbagli e di abbagli ne prendo anche io ma, come pensate debba credervi dopo anni luce?
Con che coraggio e con che faccia vi riproponete?


Siate uomini, non peperoni: io, quelli, li digerisco benissimo. Voi, al contrario, mi restate sullo stomaco.

Ritorni inutili, rimembranze strategiche delle quali continuerò a non occuparmi.

Penso alla mia famiglia e mi rendo conto che è la prima volta in cui non ci troviamo tutti insieme: con o senza nonni, almeno noi cugini, le nostre madri e i nostri figli, siamo stati sempre vicini.
Non ci ha separati mai nessuna perdita, e ne abbiamo attraversate tante, ma – almeno per questa volta – dovremo accontentarci di restare divisi.
Che poi, noi, divisi non saremo mai: ci vogliamo troppo bene per spegnere
una tradizione così radicata come quella che ci accomuna.
Vorrei che sapeste quanto sono orgogliosa di voi, quanto siete importanti,
che belli e bravi come voi – per me – non ce ne sono altri e che, da vecchia del gruppo, sto cominciando a capire molte più cose rispetto a quando avevo la vostra età; si chiama esperienza e, alle volte, funziona.
Mi mancherà vostra madre e la chiamerò: è e resta sempre la saggia di casa.
Mi mancheranno i miei due nipotini biondi, bellissimi, intelligenti e vispi.
Mi mancherà la mia nipotina che è speciale, affettuosa e di bimbetta, età a parte, non ha mai avuto niente.
Mi mancheranno le battute, l’arguzia e l’acume di mio cugino tanto quanto i sorrisi e gli sguardi luminosi di mia cugina.
Potrei fare una lista lunga come una Quaresima delle vostre qualità ma ci rivedremo appena possibile e non sarà necessaria una festa da calendario per ritrovarci attorno ad un tavolo, insieme, contenti di noi e di quelli che siamo.
Così buona Pasqua, date un bacio ai bambini da parte di zia Paola e io, intanto, mi coccolo zia Giulia sfottendo – poco – mamma, altrimenti si annoierebbe e non andrebbe bene. Alla fine bisogna santificare le feste e noi ci proviamo.
Vi abbraccio, idealmente, alla faccia del virus.



Il fascino risiede nel cervello, non è un fattore solo ormonale, e – anche gli ormoni – pare siano stimolati dai neuroni: lo so, è una triste notizia, ma qualcuno doveva pur darvela; neurone batte ormone, sempre e comunque. Non c’è gara.

Ci sono giornate sicuramente molto, molto particolari.
Situazioni che – apparentemente – sembrano sfuggire alle logiche tradizionalmente più lineari. Frangenti nei quali ci si pone con la massima apertura verso un interlocutore che – al contrario – si è letteralmente blindato.

C’è persino chi, mentre tu sei là a dire “Sì, va bene”, ti risponde nel modo peggiore. Senza intelligenza né educazione.
Non manca niente, non si esclude nessuno.

Però non manca mai neanche la facoltà di scegliere.
Siamo noi a decidere, è l’ora di metterselo in testa.
“Tu esisti soltanto fino a che io te ne do la possibilità, non te lo dimenticare mai.”
– Di questa regola ho fatto la mia salvezza quando avevo appena ventitré anni, si sappia – è lapalissiano io sia implacabile nell’applicarla adesso.

Basta aggiungere altri ventinove anni di pratica e posso affermare che, se mi esasperi, non ti rendo neppure la minima parte di quello che tu mi hai dato. Taglio e ti elimino.


Le persone affette da delirio d’onnipotenza sono una delle cose che più mi sfiancano.


Ho avuto accanto qualcuno altrettanto “di spessore” – diciamo così – ed è stato comunque molto gentile con me: era capacissimo di scindere il suo ruolo lavorativo da quello di compagno di vita. Tutt’ora, dopo quattordici anni che ho voluto chiudere, conservo una grande amicizia, un grande affetto e, al bisogno, quasi neanche serve io proferisca parola.

Molti si staranno domandando il perché di questa mia esternazione.
Lo dico con esplicita chiarezza: perché è ora di far cadere dagli scranni chi non merita di starci comodamente appollaiato.
Scendere dal pero, giù dalle altezze, che – più in alto vi collocate e più forte è il botto finale – e lo farete, uh come lo farete!
[Per me l’avete già fatto, degli altri non m’interessa.]
Lo farete perché, il vostro pubblico plaudente, osanna più quanto rappresentate di quello che siete in realtà.
Lo farete perché nessuno, neanche voi, può mascherare tanto a lungo com’è.
Lo farete perché, come vi siete scoperti con me, vi scoprirete inesorabilmente anche con chi non vi aspettava al varco.


Io, il mio giro, lo avevo già corso e ho atteso al traguardo, ho anche teso una mano quando avete ripetutamente arrancato: non è il momento di darsi tutte queste arie, dai, siamo seri.

“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo resti nessuno.”
(Luigi Pirandello)

 

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Alcuni blocchi emotivi impediscono il doveroso manifestarsi di ogni emozione e, conseguentemente, il corretto fluire di qualsiasi comunicazione.

Ci si estranea – pur vivendo fra la gente – e non si riconoscono più le regole del rispetto come comuni. Tutto viene declinato egoisticamente, viene meno il confronto con l’altro, svanisce l’incontro, non c’è più sintesi di pensiero, non si concede possibilità di ascolto né di replica.

 

Siamo spacciati, tutti. Anche noi che ci sentivamo forti d’una coscienza lieve e limpida.

 

Veniamo apposti al muro quale improbabile bersaglio di un illogico ed anti sociale lancio di colpe e responsabilità a rimbalzo. Ho chiuso alcuni rapporti e – paradossalmente – me li sono ritrovati addosso: nessuno si è messo/a in discussione, anzi, hanno tentato una pseudo difesa con post scopiazzati, parole precotte e preconfezionate, hanno declinato ogni responsabilità in modo infantile o, addirittura, chiesto dei like via Messenger.

Credo che queste ed altre personalità tossiche siano state sin troppo presenti e degnate di considerazione dalla sottoscritta. Non ho fatto voto di sopportazione e non sono sufficientemente masochista.

Ho la salda convinzione d’aver pagato una sorta di obolo inutile, se comparato al loro peso specifico. Il nulla non può avere tanto valore: sarebbe come comprare la scheggia d’un fondo di bottiglia ad un’asta che ne battesse il costo pari a quello del Koh-i-Noor.

Concludo chiedendo la libertà d’essere libera perché non ho niente di cui temere, quindi, non essendo io l’antisociale, la narcisista, la manipolatrice, la passiva aggressiva, sinceramente, sospetto di sentirmi quasi nevrotizzata nel dover considerare ancora le altrui deviazioni di pensiero.

 

P. S. Sia chiaro che non è questione di genere ma di gente che, nonostante tutto, persino io non voglio più neanche ricordare. Basta usare Messenger se vi ho tolto i contatti, bloccati anche su WhatsApp e siete riusciti a farvi eliminare dopo anni. Imbarazzante.
Riprendete un contatto decente con le vostre emozioni, scendete dagli scranni, smettetela di fuggire da voi stessi (prima di tutto) e deponete la lorica del falso perbenismo.
Io sono stanca di osservarvi mentre insultate il mio intelletto, incapaci di scusarvi e di rimediare, ma resto comunque serena e felice. Vi avverto da troppo, non è possibile negarlo. Passate buone feste e trovate il tempo di riprendere un contatto con voi stessi, imparando ad amarvi nella giusta maniera e nella giusta misura, senza strafare, perché non mi sembra abbiate capito che l’intelletto si sposa con la serenità e con quel pizzico di leggerezza calviniana.

[ Consiglio tre libri: “The last lecture” – Randy Pausch e “Lezioni americane” – Italo Calvino perché, se la comunicazione si è evoluta, non si sono involuti alcuni fondamenti che la regolano. Dulcis infundo leggete “Le magnifiche 100. Dizionario delle parole immateriali” – Massimo Arcangeli con E. Bonginelli.

Di Massimo Arcangeli potete scegliere molto: ad oggi credo sia il linguista, saggista, critico letterario, sociologo della comunicazione (e non solo) più geniale, preparato e profondo. ]

“Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”
(Cesare Pavese) 


Tranquilli, io vorrei ancora un po’ di vita: non mi interesso della quantità ma punto sulla qualità.

Paola 

In India insegnano “Le quattro leggi della spiritualità”.

La prima dice: “La persona che arriva è la persona giusta”, cioè nessuno entra nella nostra vita per caso, tutte le persone intorno a noi, tutte quelle che interagiscono con noi, ci sono lì per un motivo, per farci imparare e progredire in ogni situazione.

La seconda legge dice: “Quello che succede è l’unica cosa che sarebbe potuta accadere.” Niente, ma niente, assolutamente nulla di ciò che accade nella nostra vita avrebbe potuto essere altrimenti. Anche il più piccolo dettaglio. Non c’è un “Se avessi fatto quello sarebbe accaduto quell’altro”. No. Quello che è successo era l’unica cosa che sarebbe potuta succedere, ed è stato così perché noi imparassimo la lezione e andassimo avanti. Ognuna delle situazioni che accadono nella nostra vita sono l’ideale, anche se la nostra mente e il nostro Ego sono riluttanti e non disposti ad accettarlo.

La terza dice: “Il momento in cui avviene è il momento giusto.” Tutto inizia al momento giusto, non prima non dopo. Quando siamo pronti ad iniziare un qualcosa di nuovo nella nostra vita, è allora che avverrà.

La quarta ed ultima: “Quando qualcosa finisce, finisce.” Proprio così. Se qualcosa si è concluso nella nostra vita è per la nostra evoluzione, quindi è meglio lasciarlo, andare avanti e continuare ormai arricchiti dall’esperienza.

 

Penso che non sia un caso che stai leggendo questo, se questo testo è entrato nelle nostre vite oggi è perché siamo pronti a capire che nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato.

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Circa dieci giorni fa ho oltrepassato 1.048 like nel blog che mi ha voluta, pochi giorni dopo scoprivo di aver postato e “pensato” 100 componimenti in versi sciolti.
Una buona media: significa che, in pochi mesi, senza alcun obbligo, la mia scrittura si è liberata dando vita ad una silloge ben nutrita ma, la cosa che più apprezzo, è che le mie parole sono piaciute.
Non me ne ero neanche resa conto: prima d’arrivare a postare 100 poesie avevo oltrepassato 1000 like da parte di altri blogger, bravissimi, e – non essendomene avveduta – non ho ringraziato nessuno di loro.

 

Mi scuso, sentitamente chiedo scusa a tutti, soprattutto vorrei dirvi che l’emozione frena le parole, dunque vi dedico questo piccolo brano e – del titolo – potremmo farne un simpatico aforisma: “Più di mille è più di mille volte grazie.”

 
A voi, a chi ha creduto in me da sempre, a chi ha apprezzato le mie cose e a chi si è saputo ricordare come la gratitudine sia ciò che distingue gli esseri umani.
Ringraziare in maniera spontanea fa bene, è un gesto che rende signorile chi lo compie e – pur senza pretesa alcuna – appaga chi si è impegnato, cercando di donare qualcosa di buono di sé.

 

 

 

 

“Le vittorie più intelligenti sono quelle dov’è l’avversario a capire che deve arretrare. Non solo si risolve tutto, ma c’è la sua totale resa: è l’ammissione della vostra assoluta integrità. Finalmente.”
Era il 17/10/2013 e posso dire che la legge è lunga ad arrivare, specie per chi è nel giusto, però arriva ed è inesorabile con chi è reo.

“A nemico che fugge ponti d’oro.”

Aspettare di riprendersi ciò che è il proprio diritto, per quasi 23 anni, significa che non è mai stato un pezzo di carta a condizionare la vita di nessuno. Al massimo può soltanto averla sfiorata, senza riuscire a contaminarla. E, qualsiasi fuga, oltre a non risolvere i torti fatti, ne amplifica la gravità.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi sento persino più fiera di me.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi dispiace che mio padre non sia riuscito a vedere come ho concluso brillantemente tutto. Meritava di ricordarlo, è sempre stato paladino della mia libertà, anche in tempi più sereni, quando ero solo ragazzina.

“Babbo, stai tranquillo, ovunque tu sia: nessuno potrà danneggiarmi mai più. Io sarò sempre la madre e il padre di Giulia. Continuerò a sentirmi erede di ogni tuo ideale e lo farò fregandomene di chiunque creda di potermi condizionare. Sarò sempre libera, come mi hai insegnato tu. Riserverò il meglio esclusivamente a chi potrà capire. Il guaio, caro babbo, è che non vedo nessuno in grado di capire. Anche per questo mi manchi clamorosamente, signor Cingolani. Il mondo è pieno di mediocrità.”

SocialBookDay 2019

Io e @Libreriamo torniamo sui vari canali social – specie su Twitter – il prossimo martedì 15 ottobre 2019: ci saremo con l’hashtag #SocialBookDay sperando, come ogni anno è accaduto, di entrare in tendenza insieme al prezioso contributo di tutti voi.

Lucio Annio Seneca scrisse:
– “ Fa una scelta di buoni autori e contentati di essi per nutrirti del loro genio se vuoi ricavarne insegnamenti che ti rimangano. Voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo. Non potendo quindi leggere tutti i libri che puoi avere, contentati di avere quelli che puoi leggere.” –

Questo è ciò che ci prefiggiamo insieme, come sempre, e parafrasando Seneca, faremo una scelta, la migliore possibile, citeremo con il solo #SocialBookDay alcune frasi e alcuni autori che – per noi – costituiscono un importante riferimento. Senza mescolare l’hashtag con altri perché – voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo – e, non potendone citare più di uno per ovvie ragioni, chi sceglierà di celebrare la giornata del libro attraverso Twitter non dovrà fare altro che scrivere [ #SocialBookDay @Libreriamo @PaolaToogoodxme, il libro (una frase o un’immagine), l’autore ].

 

Faremo #Retweet a tutti, chiaramente.


Perché ci teniamo sempre molto a fare grande questa iniziativa?
Semplice: perché crediamo che il Social Network sia uno strumento attraverso il quale è possibile veicolare di tutto, anche la cultura e l’amore per la lettura, non solamente fake news o gossip.

Le nostre esperienze insieme sono tutte volte a dimostrare che si può imparare – per poi generosamente raccontare – quanto di piacevole si è capito da ciò che si legge: to share, condividere, è e resta il termine chiave della rete. Ecco che, per l’entusiasmo di ogni lettore, condivideremo tutti le emozioni derivanti dalle nostre letture.

 

Il sapere è infinito, ogni giorno possiamo aumentare le nostre consapevolezze e la cultura è il bene supremo, quello che ci potrà salvare rendendoci persone migliori.

Rinnovo l’appuntamento su Twitter per martedì 15 ottobre ma, qualora non foste su Twitter, potrete partecipare su Instagram o su Facebook con le vostre scelte letterarie e #SocialBookDay.

A presto e… siateci, in tantissimi, come ogni volta!

[ @Paola Cingolani Uno Facebook @Libreriamo Facebook
@UniversoVersi Facebook pagina ] @libreriamo Instagram
@Toogoodxme Instagram

@PaolaToogoodxme Twitter @Libreriamo Twitter

e #SocialBookDay è l’hashtag: facciamolo grande!

 

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