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Category Archives: Racconti brevi

Il fascino risiede nel cervello, non è un fattore solo ormonale, e – anche gli ormoni – pare siano stimolati dai neuroni: lo so, è una triste notizia, ma qualcuno doveva pur darvela; neurone batte ormone, sempre e comunque. Non c’è gara.

Ci sono giornate sicuramente molto, molto particolari.
Situazioni che – apparentemente – sembrano sfuggire alle logiche tradizionalmente più lineari. Frangenti nei quali ci si pone con la massima apertura verso un interlocutore che – al contrario – si è letteralmente blindato.

C’è persino chi, mentre tu sei là a dire “Sì, va bene”, ti risponde nel modo peggiore. Senza intelligenza né educazione.
Non manca niente, non si esclude nessuno.

Però non manca mai neanche la facoltà di scegliere.
Siamo noi a decidere, è l’ora di metterselo in testa.
“Tu esisti soltanto fino a che io te ne do la possibilità, non te lo dimenticare mai.”
– Di questa regola ho fatto la mia salvezza quando avevo appena ventitré anni, si sappia – è lapalissiano io sia implacabile nell’applicarla adesso.

Basta aggiungere altri ventinove anni di pratica e posso affermare che, se mi esasperi, non ti rendo neppure la minima parte di quello che tu mi hai dato. Taglio e ti elimino.


Le persone affette da delirio d’onnipotenza sono una delle cose che più mi sfiancano.


Ho avuto accanto qualcuno altrettanto “di spessore” – diciamo così – ed è stato comunque molto gentile con me: era capacissimo di scindere il suo ruolo lavorativo da quello di compagno di vita. Tutt’ora, dopo quattordici anni che ho voluto chiudere, conservo una grande amicizia, un grande affetto e, al bisogno, quasi neanche serve io proferisca parola.

Molti si staranno domandando il perché di questa mia esternazione.
Lo dico con esplicita chiarezza: perché è ora di far cadere dagli scranni chi non merita di starci comodamente appollaiato.
Scendere dal pero, giù dalle altezze, che – più in alto vi collocate e più forte è il botto finale – e lo farete, uh come lo farete!
[Per me l’avete già fatto, degli altri non m’interessa.]
Lo farete perché, il vostro pubblico plaudente, osanna più quanto rappresentate di quello che siete in realtà.
Lo farete perché nessuno, neanche voi, può mascherare tanto a lungo com’è.
Lo farete perché, come vi siete scoperti con me, vi scoprirete inesorabilmente anche con chi non vi aspettava al varco.


Io, il mio giro, lo avevo già corso e ho atteso al traguardo, ho anche teso una mano quando avete ripetutamente arrancato: non è il momento di darsi tutte queste arie, dai, siamo seri.

“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo resti nessuno.”
(Luigi Pirandello)

 

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Alcuni blocchi emotivi impediscono il doveroso manifestarsi di ogni emozione e, conseguentemente, il corretto fluire di qualsiasi comunicazione.

Ci si estranea – pur vivendo fra la gente – e non si riconoscono più le regole del rispetto come comuni. Tutto viene declinato egoisticamente, viene meno il confronto con l’altro, svanisce l’incontro, non c’è più sintesi di pensiero, non si concede possibilità di ascolto né di replica.

 

Siamo spacciati, tutti. Anche noi che ci sentivamo forti d’una coscienza lieve e limpida.

 

Veniamo apposti al muro quale improbabile bersaglio di un illogico ed anti sociale lancio di colpe e responsabilità a rimbalzo. Ho chiuso alcuni rapporti e – paradossalmente – me li sono ritrovati addosso: nessuno si è messo/a in discussione, anzi, hanno tentato una pseudo difesa con post scopiazzati, parole precotte e preconfezionate, hanno declinato ogni responsabilità in modo infantile o, addirittura, chiesto dei like via Messenger.

Credo che queste ed altre personalità tossiche siano state sin troppo presenti e degnate di considerazione dalla sottoscritta. Non ho fatto voto di sopportazione e non sono sufficientemente masochista.

Ho la salda convinzione d’aver pagato una sorta di obolo inutile, se comparato al loro peso specifico. Il nulla non può avere tanto valore: sarebbe come comprare la scheggia d’un fondo di bottiglia ad un’asta che ne battesse il costo pari a quello del Koh-i-Noor.

Concludo chiedendo la libertà d’essere libera perché non ho niente di cui temere, quindi, non essendo io l’antisociale, la narcisista, la manipolatrice, la passiva aggressiva, sinceramente, sospetto di sentirmi quasi nevrotizzata nel dover considerare ancora le altrui deviazioni di pensiero.

 

P. S. Sia chiaro che non è questione di genere ma di gente che, nonostante tutto, persino io non voglio più neanche ricordare. Basta usare Messenger se vi ho tolto i contatti, bloccati anche su WhatsApp e siete riusciti a farvi eliminare dopo anni. Imbarazzante.
Riprendete un contatto decente con le vostre emozioni, scendete dagli scranni, smettetela di fuggire da voi stessi (prima di tutto) e deponete la lorica del falso perbenismo.
Io sono stanca di osservarvi mentre insultate il mio intelletto, incapaci di scusarvi e di rimediare, ma resto comunque serena e felice. Vi avverto da troppo, non è possibile negarlo. Passate buone feste e trovate il tempo di riprendere un contatto con voi stessi, imparando ad amarvi nella giusta maniera e nella giusta misura, senza strafare, perché non mi sembra abbiate capito che l’intelletto si sposa con la serenità e con quel pizzico di leggerezza calviniana.

[ Consiglio tre libri: “The last lecture” – Randy Pausch e “Lezioni americane” – Italo Calvino perché, se la comunicazione si è evoluta, non si sono involuti alcuni fondamenti che la regolano. Dulcis infundo leggete “Le magnifiche 100. Dizionario delle parole immateriali” – Massimo Arcangeli con E. Bonginelli.

Di Massimo Arcangeli potete scegliere molto: ad oggi credo sia il linguista, saggista, critico letterario, sociologo della comunicazione (e non solo) più geniale, preparato e profondo. ]

“Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”
(Cesare Pavese) 


Tranquilli, io vorrei ancora un po’ di vita: non mi interesso della quantità ma punto sulla qualità.

Paola 

In India insegnano “Le quattro leggi della spiritualità”.

La prima dice: “La persona che arriva è la persona giusta”, cioè nessuno entra nella nostra vita per caso, tutte le persone intorno a noi, tutte quelle che interagiscono con noi, ci sono lì per un motivo, per farci imparare e progredire in ogni situazione.

La seconda legge dice: “Quello che succede è l’unica cosa che sarebbe potuta accadere.” Niente, ma niente, assolutamente nulla di ciò che accade nella nostra vita avrebbe potuto essere altrimenti. Anche il più piccolo dettaglio. Non c’è un “Se avessi fatto quello sarebbe accaduto quell’altro”. No. Quello che è successo era l’unica cosa che sarebbe potuta succedere, ed è stato così perché noi imparassimo la lezione e andassimo avanti. Ognuna delle situazioni che accadono nella nostra vita sono l’ideale, anche se la nostra mente e il nostro Ego sono riluttanti e non disposti ad accettarlo.

La terza dice: “Il momento in cui avviene è il momento giusto.” Tutto inizia al momento giusto, non prima non dopo. Quando siamo pronti ad iniziare un qualcosa di nuovo nella nostra vita, è allora che avverrà.

La quarta ed ultima: “Quando qualcosa finisce, finisce.” Proprio così. Se qualcosa si è concluso nella nostra vita è per la nostra evoluzione, quindi è meglio lasciarlo, andare avanti e continuare ormai arricchiti dall’esperienza.

 

Penso che non sia un caso che stai leggendo questo, se questo testo è entrato nelle nostre vite oggi è perché siamo pronti a capire che nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato.

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Circa dieci giorni fa ho oltrepassato 1.048 like nel blog che mi ha voluta, pochi giorni dopo scoprivo di aver postato e “pensato” 100 componimenti in versi sciolti.
Una buona media: significa che, in pochi mesi, senza alcun obbligo, la mia scrittura si è liberata dando vita ad una silloge ben nutrita ma, la cosa che più apprezzo, è che le mie parole sono piaciute.
Non me ne ero neanche resa conto: prima d’arrivare a postare 100 poesie avevo oltrepassato 1000 like da parte di altri blogger, bravissimi, e – non essendomene avveduta – non ho ringraziato nessuno di loro.

 

Mi scuso, sentitamente chiedo scusa a tutti, soprattutto vorrei dirvi che l’emozione frena le parole, dunque vi dedico questo piccolo brano e – del titolo – potremmo farne un simpatico aforisma: “Più di mille è più di mille volte grazie.”

 
A voi, a chi ha creduto in me da sempre, a chi ha apprezzato le mie cose e a chi si è saputo ricordare come la gratitudine sia ciò che distingue gli esseri umani.
Ringraziare in maniera spontanea fa bene, è un gesto che rende signorile chi lo compie e – pur senza pretesa alcuna – appaga chi si è impegnato, cercando di donare qualcosa di buono di sé.

 

 

 

 

“Le vittorie più intelligenti sono quelle dov’è l’avversario a capire che deve arretrare. Non solo si risolve tutto, ma c’è la sua totale resa: è l’ammissione della vostra assoluta integrità. Finalmente.”
Era il 17/10/2013 e posso dire che la legge è lunga ad arrivare, specie per chi è nel giusto, però arriva ed è inesorabile con chi è reo.

“A nemico che fugge ponti d’oro.”

Aspettare di riprendersi ciò che è il proprio diritto, per quasi 23 anni, significa che non è mai stato un pezzo di carta a condizionare la vita di nessuno. Al massimo può soltanto averla sfiorata, senza riuscire a contaminarla. E, qualsiasi fuga, oltre a non risolvere i torti fatti, ne amplifica la gravità.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi sento persino più fiera di me.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi dispiace che mio padre non sia riuscito a vedere come ho concluso brillantemente tutto. Meritava di ricordarlo, è sempre stato paladino della mia libertà, anche in tempi più sereni, quando ero solo ragazzina.

“Babbo, stai tranquillo, ovunque tu sia: nessuno potrà danneggiarmi mai più. Io sarò sempre la madre e il padre di Giulia. Continuerò a sentirmi erede di ogni tuo ideale e lo farò fregandomene di chiunque creda di potermi condizionare. Sarò sempre libera, come mi hai insegnato tu. Riserverò il meglio esclusivamente a chi potrà capire. Il guaio, caro babbo, è che non vedo nessuno in grado di capire. Anche per questo mi manchi clamorosamente, signor Cingolani. Il mondo è pieno di mediocrità.”

SocialBookDay 2019

Io e @Libreriamo torniamo sui vari canali social – specie su Twitter – il prossimo martedì 15 ottobre 2019: ci saremo con l’hashtag #SocialBookDay sperando, come ogni anno è accaduto, di entrare in tendenza insieme al prezioso contributo di tutti voi.

Lucio Annio Seneca scrisse:
– “ Fa una scelta di buoni autori e contentati di essi per nutrirti del loro genio se vuoi ricavarne insegnamenti che ti rimangano. Voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo. Non potendo quindi leggere tutti i libri che puoi avere, contentati di avere quelli che puoi leggere.” –

Questo è ciò che ci prefiggiamo insieme, come sempre, e parafrasando Seneca, faremo una scelta, la migliore possibile, citeremo con il solo #SocialBookDay alcune frasi e alcuni autori che – per noi – costituiscono un importante riferimento. Senza mescolare l’hashtag con altri perché – voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo – e, non potendone citare più di uno per ovvie ragioni, chi sceglierà di celebrare la giornata del libro attraverso Twitter non dovrà fare altro che scrivere [ #SocialBookDay @Libreriamo @PaolaToogoodxme, il libro (una frase o un’immagine), l’autore ].

 

Faremo #Retweet a tutti, chiaramente.


Perché ci teniamo sempre molto a fare grande questa iniziativa?
Semplice: perché crediamo che il Social Network sia uno strumento attraverso il quale è possibile veicolare di tutto, anche la cultura e l’amore per la lettura, non solamente fake news o gossip.

Le nostre esperienze insieme sono tutte volte a dimostrare che si può imparare – per poi generosamente raccontare – quanto di piacevole si è capito da ciò che si legge: to share, condividere, è e resta il termine chiave della rete. Ecco che, per l’entusiasmo di ogni lettore, condivideremo tutti le emozioni derivanti dalle nostre letture.

 

Il sapere è infinito, ogni giorno possiamo aumentare le nostre consapevolezze e la cultura è il bene supremo, quello che ci potrà salvare rendendoci persone migliori.

Rinnovo l’appuntamento su Twitter per martedì 15 ottobre ma, qualora non foste su Twitter, potrete partecipare su Instagram o su Facebook con le vostre scelte letterarie e #SocialBookDay.

A presto e… siateci, in tantissimi, come ogni volta!

[ @Paola Cingolani Uno Facebook @Libreriamo Facebook
@UniversoVersi Facebook pagina ] @libreriamo Instagram
@Toogoodxme Instagram

@PaolaToogoodxme Twitter @Libreriamo Twitter

e #SocialBookDay è l’hashtag: facciamolo grande!

 

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(Lo so che non sai che io so) – Sottotitolo.

L’ignoranza è sempre colpevole.
Una delle sue colpe primarie – per dire – è l’arroganza nel parlare a sproposito. A fare il paio col non sapere, c’è la tanto invocata buona fede, sua degna compare: non vi saprei dire quale delle due sia più dannosa.
La buona fede è un pericolo mortale, il più delle volte, per chi è onesto.
Essere sinceramente in buona fede significa comunque che – a prescindere – c’è un errore di mezzo, già è male. Se poi fosse una finzione, allora, sarebbe una vera e propria situazione non dimostrabile, ché il processo alle intenzioni come lo fai?
Puoi attribuire al prossimo tutto il dolo possibile ma, di fatto, ci sei caduto dentro come un allocco e – quando l’hai capito – non eri più in tempo per recuperare.
L’ignoranza, oggi, è una scelta. La cattiva coscienza lo è da sempre. La fiducia mal riposta è una leggerezza che chiama in causa la stupidità fino a rasentarla.

Questo me lo devo. Ho creduto per troppo tempo che la mia buona fede e la mia onestà fossero doti positive, che traducessero il mio animo ed il mio pensiero pulito, trasparente. Invece, in questa stagione, ho capito di dovermi allenare maggiormente al dubbio. Non tanto, da vivere male, ma abbastanza da evitare di prestare fede a chi è più disonesto di me. Altro che resiliente: lo sono stata sin troppo e mi ero ammalata a furia di rimbalzare i guai. Figurarsi. Devo essere un po’ più “bonsai”, un po’ più zen. Gli orientali direbbero la parola più bella del mondo: “nankurunaisa”.

Aspetta e continua a far evolvere il tuo pensiero, poniti le domande mentre osservi. La risposta che oggi non trovi arriverà nel momento opportuno, quando sarai pronta a riceverla. Ogni domanda irrisolta adesso, irrevocabilmente, vedrà una soluzione a suo tempo. L’importante è che le volute del tuo pensiero siano abili ed allenate, specie a quel famoso “Conosci te stesso” che è luce necessaria per capire anche l’altro.

Ho pensato più in questa stagione da sola che in oltre due anni di confronto.
Ho capito tanto da stupirmi.
(Un po’ mi sono stupita anche per alcune facce di bronzo, diciamolo, ma non sono problematiche mie, dunque le escludo.)
La domanda che mi echeggiava in testa da due estati non era priva di risposta, anzi, era quella più illuminante.
Facciamoci ogni domanda lecita e, per prima cosa, guardiamoci dentro l’anima. Ragioniamo.
Qual’ora l’interlocutore non volesse rispondere, ha già confermato.

Non so com’è – non saprei dire – forse è una coincidenza? No, le coincidenze non esistono ma, di contro, esistono alibi e appartengono sempre ai disonesti.
Mi arrendo? No, mi ero già arresa, anzi, non ero mai entrata in competizione. Così, settembre, mi ha fatto un notevole regalo già col suo incedere. E benvenuto sia.

(Nella foto un post di mia figlia a soli 22 anni: lei è quella che ha sentenziato come, neanche nell’album delle figurine Panini, si potrebbero collezionare figure simili.)

Sì: c’è chi ignora, è vero, ma non sono io.

01/09/2019
@lementelettriche

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Un alito di vento addosso
però era qualcosa di più
e mi ha svegliata persino
così m’è parso fossi tu

ho capito subito chi era
sì, mi stavi accarezzando
mi dicevi di stare calma
mi volevi più tranquilla

io mi sono alzata al volo
ché alle quattro del mattino
può arrivare solo un segno
sospiravo quasi emergendo

*

fuori dalla finestra l’eco
recitavano un’Ave Maria
mi sono messa in ascolto
di tre pellegrini per Loreto

dal davanzale alla cucina
razionalizzando un po’ tutto
pur senza la minima logica
non esiste il caso _ lo so _

il vento non c’era affatto
io ho sentito una carezza
m’hai toccata sulla schiena
_ figlia mia abbi coraggio _

*

sospiravo quasi emergendo
ché il Mare è tornato da me
ho fatto le cose d’una volta
ma il caffè l’ho bevuto sola

io ho pensato a tua nipote
stava bene _ m’hai detto _
Paola che sente sempre tutto
lei t’ha ascoltato con fiducia

qualcuno m’ha accarezzata
ho capito molto bene _ sai? _
io lo sento che sei stato tu
chi altro avrebbe potuto mai?

 

 

 

 

08/07/2019

 

 

 

 

Nola di Banksy, anche conosciuta come Umbrella Girl o Rain Girl, ci presenta una giovane ragazza di New Orleans con in mano un ombrello. Ciò che sorprende in questo graffito è che non sta piovendo fuori, ma la pioggia viene dall’ombrello stesso e si riversa sulla ragazza.
L’espressione e la postura suggeriscono perplessità mentre lei allunga una mano, a coppa. In realtà lei si affida al suo ombrello per proteggersi, mentre l’oggetto stesso è una fonte di pioggia battente.

L’artista si riferisce chiaramente all’alluvione causata dall’uragano Katrina, che ha danneggiato l’area nell’agosto del 2005 causando la morte di 1836 persone.

Il dipinto è apparso per la prima volta nel 2008 nelle strade di New Orleans, in Louisiana, e più precisamente nel quartiere di Marigny.

(Tre anni dopo che l’area fu toccata dall’uragano Katrina, Banksy arrivò e dipinse una serie: ben 14 pezzi di strada legati all’uragano per sostenere la città di New Orleans, che è detta NOLA. Lo stencil che porta lo stesso nome è tra gli stencil più belli e potenti di Banksy in città.)

New Orleans Banksy Umbrella Girl

Nola di Banksy  (Umbrella girl)

Stanotte, non potendo dormire, ho cercato un’immagine e mi ha colpita una fotografia che si ispira proprio a questa opera. Nonostante la ricerca per immagini, forse poco accurata, non sono arrivata al nome del fotografo. Verosimilmente appartiene ad uno studio grafico che realizza immagini particolari, quasi sul genere horror, immagini che riassumono una sensazione d’angoscia.
Ed è stato questo a colpirmi: la mia angoscia che, diretta come un missile, è andata a rispecchiarsi in quella foto. Umbrella girl, come fossi io.

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La sensazione d’essere indifesa e di aver sbagliato nell’affidarmi a chi avrebbe dovuto  essere una persona onesta: è come se, per ripararmi, aprissi l’ombrello ma il temporale vero si vada a generare proprio dal mio ombrello.

Il mostro è sempre colui che sembrava insospettabile, diciamolo, e io – in questi giorni difficili – non la mando giù benissimo perché già mi sento messa alla prova da altre circostanze. Cose ben più gravi. Irrimediabili. Troppe perdite.

Fra una settimana, ammesso che tutto cominciasse ad andare meglio e concedendomi l’illusione d’una inaspettata (ed insospettabile) botta di fortuna, io sarei comunque a pezzi. Come ogni maledetto 7 luglio.
Quindi arriverebbe il resto e non ne uscirei. Così risolvo subito: chiudo l’ombrello.

 

“Se è proprio l’ombrello a farti piovere addosso, come nei paradossi kafkiani, vedi di chiuderlo finché ti resta la possibilità di farlo. Una volta chiuso, poi, non riaprirlo. Mai più.”

 

A chi è stato disonesto (o semplicemente sciocco, e non so quale delle due umane condizioni sia peggiore) posso lasciare solo un breve dispaccio.

Magari, così facendo, ti arricchisci rapidamente. Certo non continuerai mai più a mie spese, ora che mi sono resa conto di quanto poco spessore tu abbia. La vendita è intelligente solo se puoi garantire un post vendita senza travestirti da Ponzio Pilato. Tu sai. Io anche. Bene, se ti è sufficiente questo, abbinato al fatto che sono una signora e non dico altro, allora devi avere una coscienza tanto meschina. Quindi io faccio pulizia. Di gentaglia non ho alcuna necessità. E hai nominato persino mio padre, definendolo il più grande e il più signorile dei commercianti. Infatti. Noi siamo gente seria. Noi Cingolani.
Tu non ti chiami come me.

 

 

 

“S’è perso il significato dell’essere umano.”
La sua riflessione continua a condurla solo a questo pensiero.
Nonostante abbia tentato in ogni modo di vederla diversamente, con tutto il carico di amarezza che ne può derivare, lei è giunta a questa conclusione.
Purtroppo si sono persi gli uomini: credono che la grandezza sia esclusivamente riferibile ad uno status sociale e alla propria realizzazione in ambito professionale.
Navigano a scarroccio, si lasciano portare nel mare dell’esistenza senza cartografie né strumentazioni necessarie – come privi di qualsivoglia coordinata umana – mentre le donne, proprio come loro, si sono del tutto perdute inseguendo l’apparire.
Non distinguono più la femminilità dall’omologazione. Sembrano tante maschere, tutte riprodotte in serie, come delle matrioske. Spendono un pacco di soldi per farsi le bocche tutte uguali, pompate come i copertoni delle biciclette, simmetriche esclusivamente nei casi più riusciti – bambolone vive dalle sopracciglia tatuate con apostrofi neri – però sbagliano a mettere quelli nelle parole. Pupe agghindate con abiti di tulle, persino oltre i cinquant’anni, ma prive di stile, di classe, di essenza. Senza unicità. Identità vuote, persone senza alcuna poesia e carenti d’ogni stimolo traducibile in passione – ma non soltanto – e questo siamo diventati. Quasi tutti.
A furia di scarrocciare peschiamo con la rete del web, la rete “a circuizione” peggiore, che era nata per ben altre ragioni.

Gli uomini reiterano l’errore di cercare una darsena, un approdo senza alcuna corrente.
Le donne continuano, pur lamentandosi, ad accontentarli: paradossalmente sono peggio di loro e non s’avvedono di essere solo prodotti standard.

 

In questo “esserci non essendo”, avendo soppesato quale retto, corretto ed educato il mio interlocutore, persino io – nella mia naturalezza – ci sono incappata: sono umana, sbaglio a valutare una tantum, non sono né una divinità e neanche posso interrogare un deus ex machina. Ho già eloquenti silenzi se mi rivolgo al solito demiurgo, figuriamoci se mi posso considerare immune dal resto. Per carità.

Solo mi terrorizzano le persone adulte che ancora non hanno maturato la capacità di parola, perché – se si vuole interloquire con chiunque – è necessaria e proprio questa ci rende differenti dalle bestie.

[ La matta bestialità della gente comune è letale e pari ad un veleno: uccide lentamente.
Non senza dolori atroci. ]

“La triste abitudine di distanziarsi senza proferire parola è una cosa che mi ha sempre offesa e, se facendomi violenza l’ho detto una volta a qualche mia amicizia, dal 28 giugno 2019 – giorno del mio compleanno, non lo dirò mai più.”

A qualsiasi costo ha preso una decisione ché dirsi da soli “Me ne dolgo” o anche “Va tutto bene” è cosa che non la convince: ad altri tutti i riguardi, a lei neppure una croce sul calendario?

Aspetta da sempre: era bimba e già aspettava – avevano tutti delle fondamentali priorità i grandi – eppure non si lamentava. Oggi è troppo adulta per non aver capito com’è che gira il mondo. Lo aveva capito già, intendiamoci, ma si era prestata fino a quando ha ricevuto la minima considerazione. E si parla di un ruolo marginale.

Quando una donna non ha niente di marginale, allora, dopo aver visto che l’altrui “non essere” trionfa sempre e comunque, anzi straborda, si fa il regalo di valere.

Potete scrivere trattati, libri, stilare piani e chissà cos’altro ma, se non sapete che domandare è lecito e rispondere è cortesia dovuta ed elementare, vi siete svelati personaggi scarsi. Il trionfo dell’ovvio.

Lei non scappa: ha eretto la sua fortezza con tanto di pennone e bandiera al vento.
Non si nasconderà mai, lascerà siate voi a voltarle la faccia. Lei non odia e neppure prova bieca indifferenza. Lei è educata, risponde, anche nelle sue giornate peggiori.

(Metto la freccia e svolto, a destra: voi proseguite per l’abitudine, anche se siete così irrequieti da continuare a sentirvi legittimati ai giochi. Le persone non sono tutte così e, magari, alcune intelligenze – facendovi l’estremo dono – vi si ribellano.)

 

road england

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