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Monthly Archives: febbraio 2015


Se io scrivessi sull’acqua
non resterebbe niente.

Se parlassi con il vento
spanderebbe la mia voce.

L’inutile.

Tu mi senti? Mi percepisci?
Non ti muovi
dormi
eppure…

ci sei? Non ci sei?
Sì, tu ci sei.

Io ho deciso che ci sei.

Ti hanno spedito lontano
– mondi paralleli –
imbocca la via
torna a casa:
fammi la cortesia.

Da lì si vede il mare?

Magari me lo puoi salutare?

Costa aspettare
non sapere
non capire
– immaginare –
un tutto brutto
un niente indecente
che resta per la tua gente?

Salta in sella campione
fatti una gran volata
sorpassa tutto
anche questo stato brutto:
è la corsa della vita
balza in testa
facciamola finita!

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cristina bove

ECG - by criBo

                           

Eliminare tanta roba inutile
per esempio un oggetto fuori testo
un barattolo d’acqua per annegare cicche
la graffatrice che non spilla più
rescindere contrattazioni anomale
sospendere questioni meta_fisiche
eccetera

l’anamnesi non conta
se i medici non sanno di scalate
_i chiodi erano gratis, perfino in eccedenza_
e non esiste farmaco per affezioni critiche
quando si nega ascolto ai non utenti

così m’avvio per luoghi più sicuri
in fuga dalle sale predatorie
perché sono malata seriamente
d’insufficienza venale

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“Tu sai troppe cose”
-condannata senza as-soluzione-
chè nell’ignoranza è meglio
più facile da arrivare
nessuna necessità di inseguire
-pronta da af-ferrare-
come cavalla (s)torna

lei che non (s)torna più
oggi
se non per abbracci rubati
nonna
mamma
Lucia…
sguardo che legge l’anima mia.

“Quello che conosco non mi basta”
-fattene una s-ragione-
per tutto il tempo mio cercherò
e oggi, in questo giorno dis-graziato
“Hai visto che è servito tutto
il poco che ho saputo?”

“Lo vedi che non basta mai?”

alcuni pregano, altri disperano
lei sostiene e s’ostina
d’arrivare
senza altri drammi
a domattina.

Pochi giorni ancora poi lei riprende: tagli, ritagli e frattaglie. Come fosse la macelleria. Non era esattamente quello che si aspettava, soprattutto non adesso. Comunque “Di necessità virtù signora” ha detto l’esimio Doc e – siamo mica matti – non possiamo contraddire l’oracolo. Non lo ha detto a nessuno e ha fatto tutto da sola, come sempre: ora l’attenzione è catalizzata su un problema più grave e non è giusto distogliere nessuno. Che poi, neanche a dirlo, c’è sempre un’urgenza più urgente di lei, diamine, dovrebbe averlo imparato.
Lei ha sempre tanti codici ma sono tutti sbiaditi. Gli altri sono molto più bravi: pochi codici ma tutti rigorosamente rossi così – lei che si era illusa – non continua solo l’astanteria ma quasi si preoccupa più di loro che di sé stessa. Come guardarsi in uno specchio rotto e vedersi scomposta: ogni pezzo una storia, un taglio o un livido. Si sente deformata e non le piace. Comunque non ha paura e questo va già molto bene. No, non ha paura: fa paura, semmai. Fasci di luce che le escono dagli occhi e tanta voglia di vita: questo illuminerà ancora le giornate buie e cercherà di far sparire tagli, ritagli e frattaglie.

– “Basta, sono stufa di questo livellamento alla mediocrità imperante, stufa di dover essere accondiscendente con chi – in realtà – è nulla più che bigotto, sciovinista e maschilista: il mondo è un pullulare di persone e non lo si suddivida sempre in due sottoinsiemi, donne e uomini. Lasciamo che ognuno di noi vi trovi spazio in quanto individuo, finiamola con le questioni di genere.” –

Lei riflette e conclude così: l’ignoranza che si riversa addosso ad una donna indifesa, oggi, nel 2015, è questa ma le cose cambierebbero se fosse personaggio istituzionalizzato o donna cui (oltre a possedere un titolo invidiabile) è accanto un grand’uomo.

Certi modi di fare sono come una grossa piovra: strangolano il pensiero fino a togliergli ogni respiro.

Lei ha capito presto che si vale per sé stesse, ci si aiuta da sé stesse, si vive o si muore – a volte – da sé stesse!
Lei è viva. Altri non lo sono perché è stato scritto così nel loro destino: costoro che tanto si arrogano giudizi universali (che – in quanto soggettivi – somigliano più a giudizi unilaterali) dovrebbero riconoscere anche a chi ha l’onestà di rivolgersi direttamente loro la stessa dignità che riconoscono alle altre.

Volete la categoria “moglie”? Lo è stata!
Serve la categoria “madre”? Presente.
Vi piace la categoria “ruffiana” o “disonesta intellettualmente”? Non la riguarda.

E’ persona, non così sciocca, neanche ignorante, meno che meno pensa di “sistemarsi” prendendosi una sorta di difensore a perorarle le cause. Se si innamorerà resterà autonoma e non chiamerà rinforzi quando le faranno affronti: sarà altro, ma sono concetti che tu – retrogrado – non potresti capire.

E tacciala col marchio scarlatto di aggressiva, fallo pure, fallo perché ti ha detto faccia a faccia, senza temere, che non vuole neanche tue pseudo difese… una mentelettrica non potrai mai salvarla.
Neanche un demiurgo potrebbe mai. Lei ne è consapevole e vive tutti i giorni come se non avesse un lungo domani. Ruba la vita al tempo (o ruba il tempo alla vita?) figurati… tieniti la tua piovra perché non è neanche questione di dio.

– “Trovatevi un’altra casa, paguri!” – è la prima sequenza di vocaboli che le viene in mente: abile l’amica Cristina Bove – la signora poesia – che scrive questa frase nel suo libro “Una per mille”. Ormai, frequentando alcuni hashtag, i meccanismi sono lampanti. Portando poi avanti il suo cancelletto d’apertura sulla poesia e sulla letteratura #UniversoVersi ha visto diversi metodi. Alcuni sono veramente ottimi – la maggioranza – ma… come in ogni frangente ci sono quelli che spingono avanti le truppe cammellate, esistono addirittura delle applicazioni, pare, che consentono di programmare per tempo gli invii e di pubblicarne poi i contenuti ad orari prestabiliti. Il top, tuttavia, lo raggiungono coloro che si piantano nelle TimeLine con trenini di Account sconosciuti i quali si fanno ReTweet, si stellinano e si rispondono senza curarsi del fatto che – ad ognuna di queste mosse precise – corrisponde una notifica per il poveraccio che si trova inserito in detto trenino a sua insaputa. Perché il discorso non diventi complesso da seguire – lei – si limita a dire come una sera abbia raggiunto 874 notifiche perdendo così la possibilità di individuare (e quindi rispondere) i Tweet a lei rivolti. Ora le regole esistono anche nei Social e le netiquette delle chat o dei blog erano cosa assai limpida: “Perché sui Social siamo così spesso indisciplinati e casinisti?” E vattelappesca, pensa, ma che gente adulta si metta a far trenini con perfetti sconosciuti sull’Account di servizio intasando #UniversoVersi con notifiche continue è storia che deve finire. Anche perché nessuno di costoro invia Tweet alcuno e ormai la situazione è incontenibile. Chi continua a citare il nome utente preceduto dalla chiocciolina senza nominare l’hashtag crea scompiglio. E lei non accetta un “Non lo sapevo” come risposta datosi che detti utenti frequentano altri cancelletti! Benissimo: perché non se ne tornano da dove sono venuti, pensa? Lei cerca di spalleggiare e di citare tutti gli altri hashtag che la ricambiano ma la vera domanda che vale il nulla è solo una: perché hashtag cui lei inviava contributi si sono appiccicati anche se con #UniversoVersi non hanno niente a che fare? Naturale che il concetto di addizione lo conoscano tutti già dalle elementari… ed è per costoro anche, soprattutto però per quelli delle locomotive ad alta velocità – di notifica – che le è venuta la voglia di fare (magari fosse possibile) come fece Cristina dedicando a tutti costoro la tipica frase “Trovatevi un’altra casa, paguri!”

Ciò scritto, coloro che vorranno, resteranno su #UniversoVersi ma gli altri si evidenzieranno anche agli occhi di chi non ci faceva caso. Spegne la sigaretta, andrà a bere qualcosa di caldo e dormirà alleggerita.