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Monthly Archives: ottobre 2013

“La parola metafora significa trasportare qualcosa da un posto all’altro, e deriva dai termini greci meta (che significa da un luogo all’altro) e ferein (che significa trasportare) e si usa quando si vuole descrivere qualcosa con una parola che in realtà indica qualcos’altro. Questo indica che la parola metafora è una metafora.
Credo che potrebbe anche essere definita una bugia, perché il cielo non si riesce a toccarlo con un dito e la gente non tiene gli scheletri nell’armadio. Nessun diavolo si aggrappa ai capelli delle persone ed ogni male viene – comunque – per nuocere.”
Ecco, lei si dice questo, propendendo più per chiamare menzogna quell’esempio che spesso, giocando con le parole ed arrivando ad attribuire loro persino altri significati, la gente chiama metafora.
“Le figure retoriche e quelle allegoriche ci aiutano a mascherare delle gran figure meschine.” Conclude.
Le dicano che è tassativa, le dicano che è puntigliosa: lei – ora – attraversa una di quelle sue “questioni di principio” che erano tipiche anche di suo padre.
“E la parola ossimoro, tanto per restare in tema di figure retoriche abbinate alle figuracce?
Consiste nell’accostare, in una stessa locuzione, parole di significato opposto, che si contraddicono a vicenda. Questo genere di accostamento produce effetti espressivi densi di significati inediti e suggestivi. Per esempio: ‘grido silenzioso’, ‘amara dolcezza’, ‘ghiaccio bollente’… l’ossimoro è ‘acuto ma sciocco’, è l’essenza del vero poiché è il mondo stesso che è contraddizione insanabile!”
Dunque, alle 05.10 del mattino, dopo aver letto frasi raccapriccianti – rese ancor più grevi da metafore ignobili e stupide – risponde col suo personale ossimoro.
Attenti: le metafore trasportano il significato puro delle parole dall’una all’altra mentre i più apparentemente assurdi ossimori posseggono già la licenza di mentire, di essere ‘acuti e sciocchi’ al contempo per produrre l’effetto dovuto proprio in quanto tali.
‘Manifesto sotterfugio’, ‘limpida oscurità’ e ‘lucida follia’: così è e null’altro vi si aggiunga.
“Benedetta questa mia lucida follia senza la quale impazzirei. E’ per lei che cerco – sempre e comunque – di percorrere il sentiero che conduce alla ragione. Di quanti pontificano con ridondanti metafore, io, mi sono abbondantemente stancata.”
Ormai sono le 06.00 e si farà un altro caffè: godrà ancora di un po’ di notte, coccolerà i suoi gatti, il suo bassotto – sbadigliando – l’ha raggiunta e forse, fra poco, scriverà una mail a lui.
“Ci penserò poi, dopo essermi riletta i suoi SMS”.

Lei non sa bene come si verifichino certi strani meccanismi: non riesce ancora ad accettare il deserto affettivo che le è rimasto addosso da quando si sente orfana di suo padre.
Lei è ‘Curly Red’ infondo, e – riccioli rossi – ha sempre uno spazio per tutti.
E’ tornato anche il suo Tenente Colonnello N.A.T.O. con tanto di cittadinanza americana adesso.
Giusto per sovrapporsi – proprio come sei anni fa – a ‘Blade Runner’.

Non crede alle casualità, pensa che le occasioni abbiano il loro motivo, più o meno comprensibile, e che quella fotografia dalla quale ‘Curly Daddy’ le sorride ora sia più che mai legata a quei ragazzi che vanno a giocarsi il mondiale di sportfishing.
Infondo c’è un legame anche con ‘Blade Runner’e la pesca sportiva: lui, quell’uomo che le occupa i pensieri in pianta stabile, l’ha praticata per lunghi anni (anche se solo a livello amatoriale).
Domani ci si prepara e si va a celebrare la fine di un incubo durato quasi ventitre anni.
Molti aspettano di sapere… e lei ci andrà con la sua amica e una stola di chiffòn azzurra.

Arrivano le prime immagini: fortuna dentro all’aereo i cellulari sono spenti o non si dormirebbe.

Fuori pioviggina, ha bevuto il primo caffè doppio e pensa un po’ a tutti tranne che a sé stessa.

Crede sia l’ora, invece, di divergere tutto su ‘Curly Red’ almeno fino a domani.
Almeno deve provarci anche se è molto nervosa e comincia a sentire addosso la paura.
Non basterà provarci.
Almeno, almeno, almeno dovrà riuscirci.
Lì, le sue cose, non si mettono affatto bene.
Elettroshock al mondo impazzito, quello sì che ci vuole:
“I pazzi abbondano là fuori e – questi manicomi legalizzati nei quali incontriamo coloro che ci guastano la vita – sono le nostre semplici aree urbane.”
E’ il pensiero che le passa per la testa mentre, sfiancata, aspetta di riuscire a riposare.
“La gente là fuori è più pazza di me.”
Dice a sé stessa.
“Stramba la mia pazzia ma certamente mi interessa più di quella altrui e mi ferisce meno.”
Conclude accendendo una sigaretta e aspirando forte.

[…] Sad old red, that’s what I am
All the time, every night
Sad old red […]

Lei c’è e, con lei, c’è tutto quello che le è essenziale: la sua tastiera, il suo caffè amaro e bollente appoggiato accanto al posacenere sulla scrivania, c’è la notte insonne e c’è il sottofondo della pioggia fuori.
Tempo necessariamente rubato a tutte le sue giornate convulse e – soprattutto – momento in cui il mondo non fa rumore e la disturba meno, senza aggiungere il caos ed il frastuono alle problematiche cui deve far fronte, figlia di un tempo impazzito e allo sbando nel quale le persone non hanno più riferimenti.
La situazione politica della sua res publica è ormai distrutta, con conseguenti danni irreparabili sui mercati.
Certo: una che opera nel commerciale come lei fa fatica ed arranca ogni giorno di più.
Sono dati preoccupanti che però dipendono essenzialmente da una crisi differente.
Sono i valori umani ad aver perso!
Questi sono entrati in crisi poiché le persone han perduto il buonsenso, la correttezza, il rigore morale, il rispetto e la gratitudine.
La gente ferisce senza accorgersi di ferire e – se la si avverte umilmente ma onestamente – si potrà anche essere ben messi con la propria coscienza ma, di fatto, la si perde.
“Perdiamo le persone per le quali saremmo pronti a far sacrifici, le persone delle quali ci curiamo”, pensa, e questo pensiero la amareggia profondamente.
Non fa comodo a nessuno ammettere di essersi comportato scorrettamente.
L’umanità è sciocca, pretenziosa, egoista ed infingarda nella maggior parte dei casi.
E’ imperfetta ed è poco disposta ad accogliere chiunque gli tenda una mano: tutti detestano camminare al buio dentro alla solitudine ma poi, alla fine dei conti, sono tutti sufficientemente vili da temere l’uscita dal tunnel del loro ‘Io’.
Fragili ed incapaci di fidarsi e confidare nel prossimo: così sono le persone, ahimè, che meschinità…

Lei guarda una notifica sul suo iPhone: è la sua amica dall’America dove adesso è giorno, un messaggio tramite S. N. che le fa compagnia.
Tutto quel che proviene dal cuore della gente regala piacevole compagnia: perché quando ciò dovrebbe essere ancor più sentito – invece – viene del tutto ignorato?
Forse perché non si ha la voglia di rispondere, pensa.
Non si vuol dire nulla, si rimane statici e fermi su di sé, si esclude a priori chi si è tanto dato da fare perché non è importante considerare il merito della gente che cammina tenendo presenti cuore e cervello. Piuttosto la si taglia fuori col peggiore dei mezzi, quello più vile e più atroce, l’indifferenza.

“Io non sono il nulla, io – persino nei momenti peggiori della mia esistenza – ho sempre riservato un sentire per ognuna delle persone che ruotano nella mia sfera emozionale e non, caro mio!” Mentre lei si dice questo fa riferimento a chiunque: a chi ha peso affettivo nella sua vita, a chi l’ha tradita e delusa, a chi l’ha rispettata, a chi la apprezza, a chiunque.
Lei non è Santa Maria Goretti – per carità – ma non ha piacere di attribuire il concetto del nulla a nessun individuo.
Del resto i pessimi sono da biasimare e sebbene signorilmente eviti un’opinione negativa, appunto il senso di biasimo, lo prova.
Gli individui positivi sono da apprezzare e quindi il senso di lode per le loro qualità, le più disparate, lo prova.
Coloro per i quali nutre affezione, è ovvio, le suscitano affetto… lo dice la parola stessa.
Come si fa a provare il niente? Si dovrebbe essere dei sassi? Ma non basta essere dei sassi! Anche il più ingenuo fra di noi è consapevole della potenzialità di scalfire persino i più grossi macigni da parte di semplici gocce d’acqua!
Allora si dovrebbe essere delle macchine? Neppure: persino le macchine di default sono programmate a compiere determinate azioni.
“La verità è che, con quella finta indifferenza, tentate di comunicare il desiderio di essere lasciati a crogiolarvi nel vostro ‘Io’ e neppure avete l’onestà morale di dire al prossimo che è ciò che preferite adesso.”
Questo lei pensa, giustificandoli persino pur se non approva affatto, tentando comunque di darsi una risposta logica per dei comportamenti che la feriscono profondamente.
“L’indifferenza finta è banale: diciamocelo una volta per tutte, diciamocelo sinceramente perché io, al posto vostro, ci sono già stata e non vi ho chiamati… non ho avuto bisogno! Ero contornata da gente che – col cuore e di cuore – si è presa cura di me! Forse perché sono imperfetta, come voi, ma di certo sono persona ancora ricca di valori e non ho avuto bisogno di chiedere niente perché sono anche una persona amata!”
Lei ormai ha ripreso ad esprimersi e questo è il suo mondo: quello delle parole.
Francamente ha deciso che riserverà più spazio alle parole sul suo blog, selezionerà meglio lo spazio relazionale per quella che è la sua passione ed il suo impegno, stringerà da una parte e – probabilmente – allargherà dall’altra di cui discuterà quando i tempi saranno maturi, penserà a sé continuando ad essere quella che è, senza cambiare, riflettendo su ciò che la sta premiando e l’ha premiata sempre: la grande risorsa interiore che possiede.
Però, una volta trascorso questo mese di ottobre, il cassetto lo aprirà e comincerà ad agire perché certi sogni diventano veri se si opera pragmaticamente. I sogni li si realizza facendo le cose che si amano, non certo lasciandoli chiusi dove nessuno li può toccare e dove li si può solamente pensare.
Ancora una volta saranno le parole a venir incastonate fra loro, questo le dà una sensazione positiva, non c’è ragione per cui non debba farlo e – probabilmente – tutto il passato che si è ripresentato con poca cortesia innanzi a lei, le ha dato delusione, gioia, amarezza, felicità al contempo ma… le ha dato anche l’imprimatur che le serviva per cominciare.

“Tu, tu che mi hai prima riempita di promesse spontanee, tu che le hai disattese e mi hai ferita mentre io ti ho teso la mano e ti ho aperto il cuore, tu sei nella posizione peggiore. Provo tenerezza per te, ti voglio bene, ti tengo nel cuore ma non posso non dirti che qualche atteggiamento tuo mi è solo sinonimo di dolore. Tu sei diventato una sorta di ossimoro. Sei affetto e dispiacere insieme, esattamente come qualsiasi uomo abulico ed indifferente mi sembrerebbe. Nel modo più banale di tutti, persino uno come te, è riuscito a ferire. Questo – lo sai benissimo – è un fallimento morale tuo di cui anche io devo pagare care le spese e non lo meritavo.”

No, certo che lei non ha mai avuto fortuna con i ritorni dal passato.
La cosa pazzesca è che la cercano loro mentre lei potrebbe dire benissimo che le spiace tanto e salutare con uno sterile quanto mai educato augurio di buona fortuna.
Il fatto è che l’animo suo non ha nulla di sterile: questa è e sarà sempre la sua pena maggiore ma anche il suo punto di vantaggio.
Bene o male, l’altrui banalità – di certo – non le appartiene.
Buon elettroshock a voi, a voi che mentite anche a voi stessi.