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Monthly Archives: Mag 2019

Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

Quell’alberatura tanto robusta
altera e maestosa è allocata
_ tronchi maggiori degli alberi di trinchetto
sartie maestre e sartie mezzane_
ma non intende farlo la nube
che appare libera e indomita
lei non vorrebbe cedere al vento
_ sembra starsene immota
bianca e luminescente _
a contrastare il cielo
così azzurro
così intenso.

E il mare te l’immagini
esattamente così come fa lei
come per quelle alberature e quelle cime.
Magari la nuvola non vede l’ora
d’essere sospinta dal vento
fino a diventare pioggia
è così che _ prima o poi _ si congiungerà al mare.
Lei lo sa _ è come me_ un passaggio veloce.

Per questo forse non lo si vede
il mare
c’è _ tanto basti_ c’è
lo sanno quei velieri
l’hanno attraversato
_ hanno solcato onde
marosi e schiume _
fino ad avere un attracco
e a lasciarsi smontare le vele.

Loro lo sanno _ sono…

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Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

Neanche pretendessi la luna

_ quanto per me è divieto
per altri è consuetudine _

me ne vado all’arrembaggio

senza attracco alcuno
privata d’ogni risposta
inseguendo nubi cupe

_ ho cartografie inadeguate
sono illogiche e rivedibili _

avrei voluto essere sabbia
per poi mescolarmi al sale
e m’è piovuto sopra il mare…
 
In eterno dovrei solo guardare?
 
Non mi dovrei neppure stupire

sono quella dalla vela viola
sono piena di pietre in tasca

_ sono colei che poi s’adegua
come per sorte, priva di tregua _

ma l’acqua non si può legare
né mai gli oceani contenere

e se il vento si volesse alzare
mi troverebbe qui _ sull’orizzonte _

senz’altro desiderio che salpare.

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“Landscape” – Kilwa, Tanzania – Courtesy by Andy Pellegrini Photography –

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Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

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Nascendo in questa terra di mezzo
_ fra mare, fiumi, colline e cielo _
ho potuto scorgere orizzonti e vastità
anelando all’infinità senza riuscire mai
a raccontarla con parole eloquenti
ma odo le voci antiche dei secoli narrare.

Così ricorro ai versi e alla poesia
_ perché è vera lei soltanto, forse _
smussa qualsiasi lemma modellandolo
lo priva d’ogni spigolo graffiante
lo arrotonda dolcemente
potente come i millenni sulla pietra
forte come l’erosione marina sulla costa
inesorabile come il flusso del tempo.

Siamo legati attraverso la parola
_ tanto che a stridere è il silenzio _
tutti gli elementi hanno un loro canto
a noi unicamente il piacere d’udirlo
per poi tradurlo in esperanto
per medicare le troppe ferite
_ sia fatta subito rigorosa tenerezza _
e luce accenda costellazioni nuove.

_ Paola Cingolani _ 24/05/2019 _

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Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

FontanaRoma
(La mia “Roma di notte” – Scatto di Alessandra Schiaffi, che ringrazio -)

Raccogliendo esperienze
ne ho sentite di parole
forbite
gentili
ma vuote
di circostanza
dette per dire
e mai cercate
_almeno non da me_
l’assurdo paradigma
di chi il vuoto lo ha con sé
di chi pretende di riempirsi
di chi si sopravvive invano
e non s’è accorto ancora
che è inutile mi parli
se dentro è morto.

Sì, ne ho sentite di parole
spontanee
dirette
e ricolme d’onestà
dette per affetto
e mai cercate
_almeno non da me_
l’immenso prodigio
di chi incarna la pienezza
di chi m’acquieta senza sapersi
di chi dà senso ai miei giorni
e non s’è accorto ancora
quanta bellezza doni
ai miei sorrisi.

Gli incontri arrivano così _senza annunciarsi_
ufficialmente non li aspetta mai nessuno
anche se infondo li vorremmo tutti
e sono parte del nostro cammino
ché l’impossibile è rinnegare il…

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Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

Sono nata dove il maestrale soffia libero
dove il sole scalda anche all’ombra
dove il mare urla se vuole, oppure specchia persino le stelle
dove la pioggia batte senza chiedere permesso, solo se ne ha voglia.

Somiglio quasi al temporale d’agosto
irrompo all’improvviso, sposto i fogli dal tavolo però non li disperdo.

Sono come la primavera
regalo gemme fiorite, a volte anche tanto calore dopo ghiaccio e freddo.

Sono come la terra d’inverno
proteggo i semi dal gelo sotto un manto, mi faccio tiepida coperta.

Sono lo scoglio che non si sposta
impavido e fermo, quale che sia la marea e qualsiasi ondata arrivi.

Sono nata qui e sono nata libera
libera sono cresciuta, inseguendo indomita tutte le mie stelle cadenti.

Ovunque andrò non chiederò il permesso d’esistere, se ne avrò voglia
ma continuerò a resistere libera e in divenire, libera di avvenire.

Sarò sempre vento
a volte carezza, altre…

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[…] Quando pubblichi qualcosa in Rete lo fai – spesso inconsapevolmente – per due motivi: per piacere al maggior numero di persone, oppure per trovare le persone che piacciono a te. Io sono sempre stata spinta dalla seconda motivazione, anche se me ne sono resa conto molto, molto dopo: quello che scrivo è un’esca per qualcuno che mi assomiglia e che in altri modi non saprei come trovare.
Funziona? Funziona. […]

Così scriveva la De Baggis nel 2011 e io ne apprezzo da sempre la perspicacia.

“We are social” è il nocciolo della questione. Il posto della rete più adatto per cercare similitudini è certamente il social. Basta vedere come, oggi, persino i programmi TV abbiano il loro spazio su Facebook o su Twitter, i giornali, le case editrici, i media, le varie App… tutti ruotano attorno al social. Si servono del social.
Persino le nuove piattaforme vengono costruite a immagine e somiglianza dei social più in voga. I blog, ad esempio, anche loro hanno tutti varie opzioni per postare e interagire con i social.

La ricerca di chi comunica un messaggio – quale che sia – è diretta verso chi lo può raccogliere in modo espresso grazie al social – attraverso il social – è giusto dire.

Personalmente ritengo che l’e-book non possa sostituire la carta stampata: non per chi ama leggere. Tuttavia l’e-reader può scegliere fra una quantità infinita di messaggi e trovare ciò che preferisce per poi approfondirlo con la carta stampata.
Insomma bisogna essere bravi a captare il messaggio con una sorta di e-radar: prima arriva l’eco del social con la sua velocità e dopo – solo dopo – viene la carta stampata (più o meno patinata).
Le tempistiche non consentono di cogliere quasi nulla: è necessario strutturare delle pagine social che trattengano i contenuti, altrimenti destinati al dimenticatoio.

Anche i blog arrivano dopo oramai, sono solo l’approfondimento di un messaggio rapido, flash, dato dal social. Sul social – dalle pagine, non dai profili – si captano i messaggi e sui blog, sui libri o sulle riviste tematiche si approda solo in seguito, per approfondire.

Il solo problema della rete social è che vi si incontra di tutto.
Anche la peggiore maleducazione, anche le peggiori idiozie, anche le fake news: sta a noi discernere, ovviamente.

Viviamo la società dell’espresso, il business si sviluppa alla velocità del pensiero (Bill Gates – circa vent’anni fa), figurarsi se non è oramai ovvio il “We are social”.

Un profilo o una pagina su di un social permettono ventagli di opportunità, inclusa la peggiore, quella di dimenticare l’etica, la morale e così pure le regole – per alcuni – poiché gli account sono specchi e riflettono varie identità grazie al linguaggio, alle immagini e alle maniere scelte.

Per dire, una cosa che non amo è il tam tam di meme, di alcune immagini e di frasi fatte: trovo rappresentino la fiera delle banalità che svela come non si posseggano argomentazioni né idee; quando non ci sono idee – si sa – il pensiero muore e noi con esso.

Sarà che nasco blogger e – con molta probabilità – morirò blogger, almeno in cuor mio.
C’è grande differenza fra un account pieno di filtri, di scopiazzature e uno denso di parole corrette, ad esempio.

Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

Scegliere è responsabilità

per sé e per gli altri

esistendo nel mondo

siamo in relazione

_valiamo per il fatto

non conta il detto_ e

guardando la gente

offrirmi il suo niente

come fosse rarità

vedo

gli appuntamenti fasulli

meno d’inutili orpelli

pertanto scelgo

concedendo signorile

la mia assenza ché

più semplice per me

è stare meglio senza.

 
La finta distanza

non ch’io la contempli eccellenza

_semmai è mancanza di valenza

e cosa priva di alcuna sostanza_

che mi diventa particolare velleità

perché nessuno quasi prima

ha osato tanto sgarbatamente

dedicarmi strani lemmi inutilmente.

Paola Cingolani – 16 maggio 2019

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Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

Ho rallentato per fare più tardi.
Potendo avrei fermato il tempo
ma inesorabilmente ho dovuto.

***
Ho riflettuto fino a scervellarmi.
Volendo avrei trovato soluzioni
che non sono state realizzabili.

***
Ho capito ciò che non ho detto.
Aspettando gli affetti collaterali
sanassero ogni antica malattia.

***
Ho perso certezze e speranze.
Rapidamente sparivano così
anche desideri ed entusiasmi.

***
Ho cercato di sapere se guarivo.
Ascoltando bollettini eloquenti
mi aggiornavo circa il mio stato.

***
Ho smarrito tutte le coordinate.
Non più notizie di me né segni
e cartografie del tutto scolorite.

***
Il male è l’isolamento acustico.
Se le urla si alternano ai silenzi
puoi parlare da sola per salvarti.
Ti abitui persino, tanto che, poi
guarita devi riprendere da capo.
Ho letto una frase oggi, non mia.
Ho ripassato questo male antico
esattamente in contrapposizione.
 
“Più che guardare si aspetta…
[…]
Mi sono affrettato per non…

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Le date o i tanti giorni
quelli già ben calcolati
_supposto disavanzo
e posti vuoti numerati_
hanno il loro senso
mostrano differenze.
La più vasta _un mare_
è nel definire l’amore.
Mi manchi _è dolore_
racconta delle assenze.
Mi completi _è gioia_
racconta che ci siamo.
Gli affetti presenti
_talmente ampi
da sembrarci cielo_
sono respiro lieve e
_proprio come fiato_

ci mantengono in vita.

 

 

 

 

_ Paola Cingolani
07/05/2019 _

 

Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

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Tu vedi solo una gran scogliera

e credi sia del tutto disanimata
non puoi sapere
non ci pensi
ma ha resistito alle ondate peggiori
s’è lasciata smussare ogni spigolo
ha i di_segni del mare su di sé
ogni tempesta e ogni alta marea
l’hanno incisa lentamente
l’hanno forgiata inesorabilmente
l’hanno coperta senza pietà alcuna
eppure è rimasta ferma
immota
immobile
scegliendo d’essere imprigionata
ma diventando l’argine più consistente
affinché i marosi
sospinti dal vento
non consumassero la riva:

almeno non più del dovuto.

_ P. Cingolani
06/05/2019 _

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