Salta la navigazione

Monthly Archives: marzo 2014

Oggi, 8 Marzo 2014: una stupida festa come tante altre ‘da calendario’, lei pensa quel che ha sempre pensato e condivide appieno uno scritto di Bisotti.

“Mi piacciono le donne che sanno conoscersi e conoscerti senza sbatterti in faccia anche le presunzioni della verità.
Quelle che decidono che quello che sono è più importante di quel che tu vorresti fargli credere che sia, e invertono il senso di marcia alla tua corsa, abbassando lo sguardo con quell’umile sicurezza, e per questo ti ci siedi accanto.
Quelle che quando le guardi negli occhi ti fanno capire che sei ancora vivo.
Quelle che sai che le devi proteggere e in un ossimoro ti fanno sentire al sicuro.
Quelle che anche quando non ci sono ci sono, perché anche lo sbatter d’ali di una farfalla lontana ti si posa sulla schiena, alleggerendo la fatica di un attimo.
Mi piacciono le donne che quando ti ammali di silenzi ti curano le parole e ti fanno uscire le nuvole dall’alito, insieme alle bugie e ai sensi di colpa, t’insegnano una lingua nuova.
Mi piacciono le donne che fanno uso di stupefacenti emotivi senza mai aver assunto sostanze tossiche.
Quelle che ti scippano il tempo senza che te ne accorgi e se te ne accorgi ti prendono in giro dolcemente da farsi regalare un altro giro sulla luna.
Quelle che non sono nobili o snob ma che hanno l’eccellenza blu della modestia nel sangue, arrivano nei bassifondi a prendersi la tua vita.
Quelle che non vanno controcorrente perché fa moda ma hanno la moda nel respiro e l’anima vintage.
Quelle che hanno gli occhi come un caleidoscopio e in tutta quella confusione riesci a guardarci dentro e scorgerci la coccinella del futuro.
Quelle che ti sfiniscono perché gli piace fare l’amore e senti che il momento del loro orgasmo mentale è quando vieni tu, e poi ti chiedono di restare.
E ti fanno sentire come un animale libero tu e la tua liquida indecenza sul loro corpo, rinato dalle tue spasmodiche emozioni.
Quelle che non sanno cucinare ma ti montano l’anima chiara e fanno dolce il tuo sorriso dopo uno scuro pomeriggio.
Quelle imperfette che sanno rendere perfetto il volo delle tue imperfezioni.
Quelle che lasciano che a parlare sia il tuo respiro.
Quelle che non ti prestano il loro corpo e ti regalano e ti scopano l’anima.
Quelle che gli tocchi un punto che non ha mai toccato nessuno, con la punta estrema dei tuoi pensieri, dei tuoi sogni, dei tuoi sbagli arrugginiti con il tetano fra la polvere e tu gli piaci così, non ti vogliono cambiare.
Quelle che giocano la tua partita pur continuando a giocare anche la loro.
Quelle che quando gli sposti i capelli dal viso ti si apre il sipario sul mondo e spalancano i tuoi limiti come finestre sull’infinito.
Quelle che sono così belle che non ti vergogni a tenergli la mano mentre cammini per strada, perché ti camminano già nude nei labirinti dell’anima.
Quelle che giocano con i tuoi battiti ma non con il tuo cuore.
Quelle che ti sembrano comete, come te_

Non serve altro. Lei pensa che ogni giorno questa festa qui si possa celebrare:

“Quelle che ti sfiniscono perché gli piace fare l’amore e senti che il momento del loro orgasmo mentale è quando vieni tu, e poi ti chiedono di restare.
E ti fanno sentire come un animale libero tu e la tua liquida indecenza sul loro corpo, rinato dalle tue spasmodiche emozioni.”

 

Perché fare l’amore è una questione mentale che non regalano a tutti.

La cosa triste è l’investire tutto in chi – poi – non si rivelerà all’altezza.

In chi non lo capirà, in chi ne trarrà limitato profitto, in chi ne farà uso Kleenex, in chi non vorrà mai comprendere né una ne l’altra che verrà, a seguire. In chi le vedrà ‘tutte uguali’.

In chi non saprà mai che significa sviscerarsi a fondo, facendosi anche male all’inizio.

Perché è necessario farsi un po’ male pur di abbattere le mura di autodifesa che ognuno di noi si è costruito.

Vanno prese a picconate e – prima – bisogna puntellare molto bene le fondamenta. Se necessario rinforzarle, anche… devono reggere una costruzione antisismica: non si può risparmiare sulle fondamenta!

La vita ha segnato tutti e siamo tutti imperfetti.

“Ad un certo punto – però – il lusso di lasciar correre tempo vivendo senza questa felicità non c’è più. Il tempo scappa e certe cose – se non svoltiamo, se non prendiamo un giro anti convenzioni – non ci verrà più reso. La vita è più corta di quel che sembri.”

E’ la sua idea, si capisce: chi la conosce bene lo sa.

Chi non l’ha compreso non si è fatto le domande giuste, nemmeno le ha fatte a lei.

La mentelettrica è veloce. Lo è tanto nell’andare avanti quanto nel fermarsi a ragionare e ad ammettere ‘se’ sbaglia… sapendo tornare indietro per ricominciare.

Le basta fermare i lavori, guastare quel che è sbagliato e ricominciare a costruire correttamente.

Lei ha cancellato cose ben peggiori, infondo, così come adesso ha finalmente cancellato chi le impediva di poter vivere serenamente. Sa benissimo di aver fatto più di tutti e – come sempre – tanto le basta.

Buon elettroshock a chi stigmatizza seguendo convenzioni limitanti e castranti… per sé e per gli altri.

A chi si accontenta, anche, con l’augurio che possa cominciare a volere di più!

Chiamavano ‘porci’ gli uomini che frequentavano i night: bene, oggi, nel giorno in cui si celebra il rogo di tante povere donne in una fabbrica, sottopagate, senza diritti, obbligate a rispondere al dovere di madre, di moglie, di casalinga, di figlia, di sorella, di lavoratrice… si permettono festini con streepman aitante che esce dalla torta.

Come cagnolini legati ad una corda troppo stretta per troppo tempo: appena la si scioglie corrono all’impazzata. Come puledri tenuti troppo a lungo nei box: scalciano.

“Riflettiamo insieme: condividiamo un sorriso più spesso e – se possiamo – cerchiamo di volerci più bene.”

Così si va dicendo ogni giorno: ascoltandosi – mentre una parte del suo sé lamenta mancanze e un’altra è fiera e si compiace – con l’immancabile tazza di caffè accanto alla tastiera e la musica della pioggia fuori.

 

 

 

 

 

Un messaggio agli uomini che ancora non lo hanno capito, questo lo darebbe volentieri.
Se lei strilla, se è arrabbiata – in realtà – sta solo chiedendo una cosa. Abbracciatela… fateci l’amore. Magari risolvete di più così che scappando via!”

Annunci

I miei versi migliori

hanno il sapore della pelle,

lo stesso calore

lo stesso desiderio infinito.

Sono come una tazza di caffè

e l’acqua quando si è assetati

o il cibo quando si è affamati.

Sono tragitto, arrivo e partenza:

incontro di battiti accelerati,

baci furtivi, appassionati e nascosti.

I miei scritti migliori

sono il divenire di quel che io voglio

e non sono sempre sicura

che parlino di te.