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Monthly Archives: settembre 2016

il giardino dei poeti

Carmen Lama

Lara’s Theme
***
[A volte il tempo ha di queste stasi
e concede una pausa ai suoi respiri
ne trattiene prima uno
poi un altro
ad intervalli quasi regolari]

Insieme rivedevano
la casa dei loro sogni
che il gelo aveva reso una spelonca
con stalattiti e stalagmiti
al posto della polvere
e il fascino sfiorava la bellezza

poi arrivò una carrozza
coi cavalli infreddoliti
gliela portarono via
e lui rimase a guardare
quella bianca distesa di silenzio

Dove sarebbe andata? e sarebbe mai tornata?

rientrò ruppe un vetro a una finestra
e dal freddo oblò guardava
lei si voltava lui spingeva lo sguardo
fino all’ultimo orizzonte
infine la sua vita era solo quel puntino
che più s’allontanava
più s’imprimeva a fondo nel suo cuore
e vezzeggiava l’anima

(ma null’altro rimane che il ricordo
di quella scena in cui due solitudini
sempre più s’avvicinano
nella loro forzata lontananza)

e lui stava…

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Tiziana Campodoni - Blue moon

bimbo-a-testa-in-giu

La noia delle stesse frasi, delle medesime insulse opinioni mai approfondite,

la stanchezza prodotta dalle stesse affettazioni che attendono di suscitare simpatia anche se non lo sanno…

La crudeltà banale di rifugiarsi in un dettaglio per non mettersi mai in discussione o per colludere con i potenti,

la meschinità nell’evitare le altezze che non si possono guardare,

la brutalità di un pensiero volgare troppo superficiale per comprendere  profondità e  insulta stupidamente se stesso nell’ “altro”.

La divisione dei concetti che non chiarisce e reimposta un nuovo mosaico in una mescolanza che danneggia. Infinite variazioni sul nulla.

L’assenza di stile e l’eccesso di maniera che resta implacabile in superficie e non penetra e non travolge non porta temporali, risvegli, strazianti tensioni.

Rimaniamo compatti, rimaniamo adesivi, rimaniamo confusi , restiamo immobili … Non siamo credibili … Mai un tempo in levare, un’assunzione di colpa, un sobbalzo d’incredulità, mai uno scatto dignitoso; il…

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cristina bove

è un timbro alla dogana
le date fanno fede di passaggi
di soste oltreconfine
_le luci si dileguano_ i fantasmi
che furono sue guide
le certezze che giunsero a salvarla
non li ricorda più

c’è solo una campana
che suona con pretese mattutine
in piena notte
_chi suggerisce all’aria ancora vita?_
chi le sottrae gi stipiti di porte
così che per l‘uscita
ha fiori secchi al posto delle chiavi?

le sembra tutto inutile: restare
i desideri al chiodo, anche gli amori
e tutto ciò che chiama
_le lusinghe del tempo gentiluomo_
fissa il silenzio intorno all’abatjour
pensando a un viaggio
senza preavviso

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cristina bove

donna - by criBo

si troverà dispersa in mille voci
spiluccata da penne e da tastiere
di lei resterà un graspo solitario
anonimo
un fantasma di vino
che non avrà disposte su scaffali
bottiglie etichettate
_d’altri nomi battezzano in cantina_
e di piedi son fatti anche i poemi
non solamente le schiacciate d’uva

partita come terra inaridita
_diranno forse pochi intenditori_
era una vigna coltivata a_more
un fiume percorribile
da bere

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Un muro resta solo un muro: dipingerci sopra non è oltrepassarlo e il web spicciolo da Social è esattamente questo. Un muro virtuale (TimeLine) dove c’è liceità – come nelle pubbliche affissioni – di appendere la propria propaganda personale.
Discutibili i modi ed i contenuti: oggi tutti giudicano a priori e non mi piace, nessuno detiene il Verbo, preferisco un confronto. Già: un confronto leale, perché quando leggo belle donne criticare altre donne etichettandole cacciatrici con epiteti triviali – sarò fatta male? – mi viene il dubbio che a caccia vada chi la caccia la condanna.
Anzi – è assolutamente provocatorio ma sincero – mi diventano proprio bracconiere. Per dire. Cacciatrici di like gratuiti tanto superficiali quanto chi le accontenta e, dato che non è da me fare sconti, le persone sono tutte – donne o uomini – tenute alla dignità. Non mettete le etichette al prossimo se non ne volete voi in prima battuta.
Sono la solita scheggia impazzita. Ovvio.
Oggi il vero individuo rivoluzionario è colui che rompe lo schema della comunicazione ‘finta’ – costituita dall’impersonare quanto i più vorrebbero leggere – uscendo coraggiosamente dalla TimeLine per entrare nella RealLife.
Quasi nessuno fa più questo passaggio ma piuttosto partono tutti per la tangente, politici e letterati, tutti in cerca di quella visibilità necessaria ad alimentare il fenomeno del loro ego. I media sono asserviti, la comunicazione manipolata, mal gestita e peggio interpretata.

La mia presa di coscienza maggiore risiede nella dis_ambiguazione: rifuggo populisti ed affermazioni ingenerose. Rifuggo consensi facili. Rifiuto a priori le etichette e coloro che le mettono al mondo intero usando il muro dei Social. Andassero a dire alla gente faccia a faccia che la hanno giudicata in caccia: magari qualcuno gli risponderebbe che è la stessa cosa che fanno loro ma più vigliaccamente, nascosti dal muro della TimeLine.

 

 

? un punto di domanda
– chè troppe cose non conosco –
uno per gli amori
uno per i dolori
uno per il detto
uno per il non detto…

… un punto interrogativo
– uno per tutto –
chè con la tua parola estinta
hai illuminato e dato vita alla mia

– per Cristina Bove

cristina bove

verso una nuova era - by criBo

Per la legge dei solidi
la carezza s’arresta nella mano
ed è confine dell’amore il tatto
_inaccessibili si sta_
con la memoria che riporta all’acqua
il fondersi dei corpi all’orizzonte
l’approssimarsi della terra al cielo

vorrei sentirmi mare anziché zolla
per morire d’estate
_evaporando al sole_

così che fosse solo un’espressione
il tentativo di comunicare
quell’immenso che sento
con quel poco che so

                                        

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Marc Lagrange Photography

 

Strano sentire

un di più che sfugge

come l’abisso

è – fra di noi due –

distanza siderale.

 

II°

 

Ritrovandoci

ancora insieme

dopo vent’anni

non soltanto amici

ma io che non t’amo.

 

III°

 

Sono salita

come ho fatto sempre

allontanando

ogni tua ansia

per prendere fiato.

 

IV°

 

Se tu ci sei

la tua angoscia

m’offusca tutta

e mi manca l’aria

per respirare.

 

 

Appari ora

agli occhi miei

l’improbabile

un uomo convulso

l’amore trapassato.

 

Pensando a noi due, non riuscendo ad immaginarci come degli amici, abbiamo voluto vederci ancora: sarebbe stata una bella occasione per ricordare quando si era innamorati, giovani e pieni di progetti per una vita insieme. Mi aspettavo di parlare serenamente con te ma ho provato la stessa angoscia che provai vent’anni fa, quando ti guardavo dormire accanto a me e mi nasceva spontanea la domanda “Chi è questo estraneo? Non lo voglio più nella mia vita, non è più l’uomo che amo, mi ha delusa.”

Mi hai delusa di nuovo: sei peggiorato in quelli che erano i tuoi difetti. Non riesci ad essermi amico ma mi cerchi. Io non riesco ad essere tua amica vedendoti così – sembri lo specialista mondiale del salto di pallo in frasca – e sono stanca di darti consigli perché non sono tua mamma. Non ho voluto diventare tua moglie e non ti comporti da amico con me, nemmeno adesso, perciò svegliati da solo e dimenticami. Odiami è ancora la sola richiesta che posso fare a te.

 

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Nelle tempeste
ci è assai duro
stare a galla
vincere i marosi
evitare errori.

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Mi piace la gente che ha la buona grazia di non aizzare.
Mi appare stupido chiunque approfitti di un qualsiasi disaccordo per mettere in crisi un intero sistema coinvolgendo – più o meno direttamente – tutti gli altri.
Mi piace chi non giudica da assente, soprattutto mi piace chi non giudica!
Mi piace chi ha la signorilità sufficiente e necessaria per capire che coloro i quali si adoperano non meritano di doversi sentire in difficoltà, fra due fuochi o in bilico.
Mi piace chi ha una buona educazione e una forma di intelligenza che non si ferma in superficie ma riesce a pensare anche alle ripercussioni eventuali le quali – inevitabilmente – pongono gli altri in un pessimo imbarazzo.
Io – col rischio di non sembrare più un’amica – sono riuscita a tacere finchè non ho avuto la certezza di non influenzare le altrui scelte. I miei amici – questo – lo sanno.
Sanno quanto mi pesi il silenzio ma sanno anche che la mia onestà morale ed itellettuale, proprio come il mio affetto, sono incondizionati ed incondizionabili.
Mi piace anche il mio modo di chiedere scusa: io – come tutti – non essendo divina commetto errori.
Quando la gente è sensibile percepisce di più allontanandosi immediatamente da coloro che non lo sono. L’intelligenza, distanziandosi, lenisce le ferite ma, prima di tutto, si medica da sè. Dopo – assai dopo – parla di nuovo con serenità e lucidità. Parla solo ad un pubblico molto più selezionato e ristretto di prima.
Mi appare perfido, stupido e dannoso per la società colui che riporta. In verità è esattamente a questa categoria che riservo tutto il mio diniego. Probabilmente sarà questa la ragione per la quale, a me, difficilmente vengono a contare malignità. Ebbene, secondo i miei parametri, chi riporta cattiverie è peggiore di chi ne mormora e stupido almeno quanto chi le va facendo.
Mi piace assai poco che i più – la massa – scrivano sui Social cose di bassa lega (oltre a pensarle e a dirle) perché i più hanno una connessione in rete. Il pensiero sarà anche libero ma l’insulto e il cattivo gusto non lo sono.

 

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