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Monthly Archives: febbraio 2017

Sbagliare – sapendo di sbagliare – è la virtù dei diversi: di quelli che hanno imparato almeno l’essenza della vita, di quelli che sono consapevoli dei limiti umani.

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Lei sbaglia sempre: le piace essere in difetto, guai se fosse onnipotente!
Il fatto è che lei non tollera proprio – una vera idiosincrasia – quelli che sanno tutto solo loro, i perfetti, i mitici, gli ineccepibili idiomi figli di questo tempo convulso.
Quelli che la felicità dipende solo da loro stessi e – per procurarsene un po’ – ti schiacciano senza pensarci affatto… eccola, s’è fermata, aspetta guardandoli passare, e – appena il gregge è transitato – lei si dirige dalla parte opposta.

 

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cristina bove

cestino - by criBo

Da quando scrivo ho cestinato il mondo
e mi nascondo qui per scomparire
come un bambino che si copre gli occhi

ho scritto cose già contaminate
le sedie sono vuote
_ la presenza è un referto d’attenzione_
devo imparare l‘arte del non dire
vissi
nella perfetta lingua del nonsenso
pensando che si è buchi di ciambelle
_coperte d’entusiasmo: adipe e affini_

io sono qui
tragitto d’aria e metri cubi di…

mi lascio sola
prima che il mondo mi separi da…

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   Distanziarsi è necessario
– non ferite, non lo fate –
   chè le distanze poi ci sono
– inesorabili calano eterne –
   uccidendo ogni speranza
azzerando ciò che è stato.

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Prendo con me soltanto un bagaglio: l’essenziale, neanche contemplo altri generi di conforto durante questo viaggio.
Vado via, raggiungo il mio altrove, cammino lungo il mio Mare e neanche aspetto più.
Non m’importa di salutare chi risponde con offese: non voglio proprio farlo.
Non mi interessa l’opinione di chi ancora – dopo anni – è capace solo di prendere ma non ha imparato a comprendere: a capire da sé basta l’individuo che mi abita.
Non ho voglia di fornire indicazioni o spiegazioni: io ho capito da un bel po’ e non mi ero neanche sbagliata, adesso tocca ad altri indicare e spiegare, giustificarsi e blaterare inutilmente perché – è cosa certa – non ascolto più.
Non perdo tempo, perché il tempo è vita, aspettando cadaveri sui greti dei fiumi: magari muoio io prima, perché sperperare i giorni così?
Sono già sulla foce, si sappia, e vivo come l’onda – mai stanziale, sempre in mutamento –
perché solo una figlia del Mare sa vivere da onda. Nascosti nei delta o negli estuari potete restarci voi, io non posso che andare avanti scoperta, per scelta e per coraggio, perché se non ne avessi avuto m’è dovuto nascere e crescere fino a imperversare, come oggi accade.

 

Vi risparmio dettagli inutili, ci sono situazioni difficili da spiegare e probabilmente sono ancora più complesse da capire. Vi voglio anche giustificare: pensate quanto sono buona!
Una santa donna neanche farebbe tutto questo però, quindi basta, ho deciso che potete solo stare dove io non sono, dunque – senza avanzare pretesa alcuna – m’allontano io.

Azzero tutto con la distanza, cancello il passato, mi riprendo quello che ho dato – mi soffermerò a sorridere fra me e me quando non avrete più la spalla su cui piangere – ma giuro non si capirà. Non dirò più niente, neanche ne parlerò con altra gente.

Non vi perdono d’averci marciato, d’avermi fatta arrabbiare, d’avermi volutamente cercata solo se e quando mi avreste potuta usare. Spiacente ma questa cosa pensante, io, ha invertito la rotta e veleggia più in là.

Esisteranno per tutti altre opportunità.

Quando ferite e saccheggiate l’animo della gente non dovreste restare  così superficialmente soddisfatti.

Dovreste “pensare” che l’altro avreste potuto essere voi ma, visto che questo pensiero non sfiora il vostro egoismo, dato che la superficialità vi caratterizza, proprio non è possibile che si condivida più nulla, mai più.

Non per voi – sottolineo – ma per me: è solo me stessa che sto tutelando nel raggiungere il mio altrove.
La speranza è morta e, se c’è una luce che non risorge, è quella della speranza: la mia non si vuole riaccendere più.
S’è fatto notte.
L’universo intero s’è spento.
Solo guardando avanti vedo nuova luce.
Una luce abbagliante, piena di sogni nuovi, perché – quelli vecchi – sono stati quasi tutti disattesi: se non si avessero più sogni si sarebbe morti, del resto. E io mi sento, fortunatamente per me, così tanto viva!

 

 

Lei voleva andarsene via. Era bravissima ad andarsene – oltretutto – e innumerevoli volte si era già trovata a ricominciare. Un nuovo inizio equivale alla salvezza. Lo aveva imparato benissimo lei.
E’ andata via sempre a testa alta:
consapevole di aver dato più di altri,
cosciente dei “Non sapevo” talmente fasulli che al cospetto Giuda stesso diventerebbe una creaturina innocente.

Non si può dire in eterno che le cose non funzionano. Non ci si deve accontentare quando si può e si deve ottenere di più. Viene il momento in cui bisogna agire difendendo la propria dignità umana_mente (la mente umana non deve venire mai in secondo piano).

Vedere di ogni discriminazione fare regola nuova no: non è sua questa maniera d’essere.

Lei voleva andarsene via e ha capito che non dispiaceva a nessuno, così se n’è andata.
Anche se avrebbe agito all’opposto, anche se – nei panni altrui – avrebbe detto sicuramente no, resta, eppure ha scelto di comprendersi almeno da sola. Per forza.

Tutti hanno sempre avuto ragione, nessuno ha difeso l’originalità, sembra si sia vissuti al Colosseo e si è aperto a chiunque? Ottimo, dato che è accaduto solo in questo caso specifico, è ragionevole smettere di omaggiare il mondo intero di biglietti gratuiti senza ricevere nulla in cambio (il rispetto men che meno).

Non ha mai amato lagnarsi e tutte le volte in cui ha chiesto “per favore” si è assicurata non costasse nulla a chi aveva innanzi. Eppure non è mai bastato là dove non si è voluto dare.
Perfetto: lei l’ha capito da un bel po’, ne ha preso atto, ha deciso di salutare gentilmente e senza recriminazioni.

La consapevolezza di non dover dimostrare più nulla a nessuno c’è e verrà usata come e quando si potrà. Se ve ne sarà occasione. Chiaro è che verrà usata lucidamente e senza voler fare dispetti.

Quando una persona è abituata ad aiutarsi da sé, in qualsiasi circostanza, smette di concedere spazio alla paura.
Il dolore? Diventa motivazionale e persino funzionale: più è costato tutto in termini di dispiacere e più si vorrà andare lontano.

A lei è dispiaciuto più di chi non l’ha voluta ascoltare, dato di fatto lapalissiano, ciò è assolutamente funzionale per andarsene.

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Dove vai tu?
Io sono altrove
ho vidimato.

Non farti crucci!
Le false pazze vanno
pur se restano.

Come le navi
non sono stanziale
ma veleggio.

Penso da onda
vivendo come penso
sto sulle rotte.

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