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Monthly Archives: dicembre 2013

– “Dai, mancano soltanto quattro giorni a Natale, sei contenta, vedi amici, hai Giù, cosa ti manca?” –
Sorride e pensa che questa è la solita solfa che le contano quasi lei fosse appartenente ad una sorta di specie eletta.
L’intoccabile, quella senza problemi, quella che anche se il mondo cadesse non la prenderebbe perché lei sorride.
– “Io – esattamente – non so cosa si aspettino da me ma so benissimo cosa voglio.” – si dice.
– La vita è un continuo mutamento, è avvenire, è divenire ed è imperscrutabile.
– Le cose che non ama le allontana da sé con forza, sempre più.
– E’ caparbia ma questa sua attitudine le salvò la vita: lei ricorda…
– Vuole anche lei ciò che dia senso ai suoi tormenti: una speranza!
Nessuno immagina quel che le passa nell’anima e nel cuore ogni giorno ma lei non desiste, ci ha provato ma non può.
Non può lasciare intentato niente e non vuole, non se lo perdonerebbe, non sarebbe da lei.
– “Mancano quattro giorni a Natale, andrai a cena dagli amici, stai finalmente benissimo, hai Giù e hai
amici nuovi e cari. Come e più di sempre sei forte e fiera ma vorresti anche solo una parola. Una parola che lui non
ti dirà quasi certamente. Starà male? Sarà solo? Che farà lui? Sei sempre dietro ai suoi tempi ma a te nessuno potrà
mai rivolgere il pensiero. Non ti penserà lui, non ti potrà parlare tua nonna e sarai là, a quel capezzale. Se lui non
fosse in compagnia (sei pazza donna, sei pazza…) avreste potuto far Natale insieme! Già: non ti serviva un albero, un
presepe o un pranzo. Tu ti saresti persino adattata a preparare o a mangiare un panino con la mortadella! Perché questa
sei tu, un’irrimediabile pazza dal pensiero rivolto al mondo, una che sarebbe felice solo rendendo felice e sorridendo!
Il vento che ti pettina e nessuno mai che ti redimerà o sarebbe come rifarti per intero: praticamente impossibile, fine.” –
E sorride, d’un riso amaro, triste, forse reso forse no… no.
La resa è dei perdenti e lei vuole ancora vincere.

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“Per stanotte non piove più ma, da un po’, è cominciato un buon inverno e tu non puoi più stare
qui: considerami andata!”
Lei pensa questo e francamente ha ormai chiara la consapevolezza che forse – chi non è amato – ha poca
fortuna ma rispetto a colui che non sa amare è certamente l’anello più forte della catena.
Che poi, alla fine, se c’è una persona sola come un verme (e c’è, non solo gli dei lo sanno) è lui.
Lei non è sola, è circondata di affetto, di simpatia e di rispetto da parte di molte persone cui è grata.
Poveracci coloro che sono così narcisisti ed egocentrici da non capire che – al mondo – la vita è cosa
allargata a tutti… esistiamo tutti e onestamente non esistiamo a fasi alterne, non ci accendiamo come le
luminarie natalizie.
Adesso lei sa che quell’uomo troppo pieno solo di sé non avrebbe dovuto cercarla soltanto quando era convinto
di non farcela.
E, probabilmente, gli avrebbe anche fatto più comodo non farcela: adesso – invece – deve misurarsi con tutti i
suoi fallimenti.
Non essere riuscito a vivere come avrebbe voluto ma non essere neanche riuscito a morire dignitosamente… che
gran tristezza!
Odiare l’unico oggetto amato – sé stesso – sentendosi tradito perché non infallibile: essere tuttavia incapace
di afferrare la sola mano tesagli perché troppo egoista pur avendo scoperto che è sulla frontiera del proprio sé
che sta cadendo abbattuto… come ogni egoista.
Le notti più belle, per lei, sono queste. Queste in cui ha ormai elaborato la situazione ed ha fermamente deciso
di non lasciarsi annichilire.
Quando ci si scontra (perché non è corretto dire incontra) con un egoista non si può avere respiro né spazio alcuno.
Un egoista si fa del male da solo nel momento in cui la sua percezione del mondo è limitata a sé stesso e – quando
scopre che egli, in realtà, non è solo – scopre di essersi tradito con una insana interpretazione della vita.
Inizia dunque a voler male a tutti, a non curarsi più neppure della sola cosa che contava per lui: il suo sé.
Tradito da egli stesso diventa cattivo e allarga la sfiducia anche a chi mai lo avrebbe potuto tradire.
Perde la dignità, perde il controllo, non è più forte della sua sola consapevolezza e non sarà mai disposto a rivedere
niente, nessuno dei suoi errori, nulla che non sia parte di un mondo piccino che riempie da solo… meglio che credeva
di poter riempire da solo.
Ah, che amarezza, che delusione ferirsi da soli, accorgersi che non si è poi nulla se non si sa corrispondere col resto
del mondo!
Da soli non ci si basta per niente.
Da soli non si fa l’amore, non si ha nessuno da proteggere, nessuno con cui discutere, nessuno per cui lottare, nessuno
da condannare, nessuno cui dare torto e – il più delle volte – neanche la pazienza di perdonarsi o il coraggio di doversi
condannare, giustiziare e sparare.
A mancare, col coraggio di spararsi, è anche il coraggio di vivere su di una dimensione umana.
Così va a finire che la colpa è del mondo e persino di quel dio che – forse – ha creato questo piccolissimo e strampalato
mondo.
“Guarda che non hai capito proprio niente. Con o senza di me ti sei trovato pieno di casini e non c’è una
sola persona che abbia la capacità di tirartene fuori. Chiunque – da te – avanzerebbe soltanto richieste. Non illuderti
perché il mondo è grande e pieno di uomini affascinanti, meno complicati e più capaci. Ammetti che nessuna – per nulla –
ti avrebbe dato nulla. Ammettilo perché di fatto sei solo e nessuna ti cerca, hai voglia a dirmi che ti sei nascosto tu:
la verità è che non si scomoda a cercarti nessuno perché non ti vorresti trovare più nemmeno da solo!
Ora, cortesemente, sapresti dirmi quanto coglione sei stato con me che dalla scorsa Pasqua a questo Natale ancora c’ero?
No, fermati, taci. Diresti una delle tue coglionate perché quelli come te – una volta invecchiati – già diventano insopportabili.
Immagina ora che dovrei sentire, ora che stai invecchiando e probabilmente stai male davvero.
Io, caro il mio Blade Runner (o Joe Black, chi sei adesso signor nulla?) ho sofferto ma non ti ho cercato, sono stata
molto più dignitosa di te. Basta questo a spiegare come io non fossi sola ma, anzi, mi sentissi e ancora mi senta una
persona amata. Ma, per essere amati, è necessario essere capaci di amare, di provare altruismo e non di essere soltanto
degli egoisti quale sei tu.
Sei soltanto il paradigma dell’ingratitudine umana e della piccineria.”
Questo lei pensa e questo è ciò che vorrebbe dirgli ma tace e lo terrà per sé stessa.
Non è una persona che infierisce su di un perdente, in primis, ma soprattutto non vorrebbe mai essere fraintesa.
Lei sa ‘come, cosa e quanto’ ha fatto: tanto le basta.
Ora c’è una priorità assoluta ed è lei. Lei col suo presente e col sogno di un futuro tutto nuovo.
Sorride lei: pensa che ovviamente lui canterebbe la solita manfrina.
“Cerca di capire se puoi”.
Sì, certo, perché sono loro i possessori della verità universale, quelli che capiscono.
Buon elettroshock allora: le sue sinapsi stanno bene ed i suoi neuroni anche, grazie molte!
Piuttosto è di voi che lei dubita.