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Monthly Archives: settembre 2015

L’insIdia si insEdia
– io mi sono rotta –
tracciando le rotte.

Si naviga naufragando
– naufraghiamo navigando –
senza mai ormeggiare.

E’ la cartografia del coccodrillo

– prima o poi si muore –

i(sola) io e l’alligatore.

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cristina bove

lanternino 2 - by criBo

ombre cinesi
mobili appena al gesto delle mani
sulle pareti nude
intorno il circo degli imbonitori
__bisognosi d’aerei personaIi
sennò come si è pari
a presidenti, papi, imperatori?__

Il balbuziente dio delle borgate
acclama l’afasia degli istrioni
a un pupazzo e ai suoi accoliti gi onori
al gregge la pastura, ammaestrare
la pecora che basta lavorare
mangiare e defecare, guardare la tivù
versare i contributi e le prebende
schiattare sulla terra col sudore
piegarsi ad ogni altare
ché tanto poi l’accoglierà gesù
nel paradiso di chi muore qui
per far la vita agiata al suo predone

il potere ha lo sporco nelle unghie
_un supermarket delle ambiguità_
distribuzione di foraggiamenti
appalti e nomine, tanto a pagare sarai sempre tu
tu prono, col tuo codice fiscale
illuso d’esser libero
ma incatenato e con la palla al piede

siamo anestetizzati da spettacoli
_il pascolo di tette e culi al vento_
dormienti tutti e…

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Sei tornato, l’avevi detto: “Rientro i primi di settembre”.

Io – quasi – sentivo addosso una smania strana, un po’ come se pensarti mi facesse dolere il cuore. Quella voce che dentro alla mia testa ronzava e mi diceva che non saresti venuto in vacanza con me… che poi, per me, non è vacanza.

Non so come spiegarlo: nella mia mente qualcosa diceva “No! Sei solo una povera illusa: lui non ti accompagnerà, ci sarà un evento ad impedirglielo. Che vuoi forse compagnia? Tu? Ma sei sempre andata sola – sii seria – non ti disegnare scene impossibili.”

E l’impedimento è arrivato puntualissimo, anzi, in anticipo: ti aspettava al tuo rientro dall’America.

Ti ho collegato milioni di volte alla malattia e – dopo – alla morte di mio padre. Mi sono anche indignata con te. Tu che cercavi di incoraggiarmi ed io che mi dicevo “Parla bene lui che ha ancora i genitori, accidenti come è bravo…”

Facevo una differenza ingiusta e mi sentivo – inconsapevolmente – vittima.

Oggi ti chiamo, scopro che sta male tuo padre e che è ricoverato mentre tu – col tuo solito modo gentile – mi dici che presto verrai a trovarmi, che anche io ti manco, che ricordi persino quando mi proponesti di venire in America con te.

“Perché? Che abbiamo mai fatto di male noi due?”

Certo gli eventi non sono nostri amici e il tempo ci scappa via. Probabilmente siamo anche poco abili nel cercare di acciuffarlo ma una promessa te la faccio: d’ora in avanti – qualsiasi cosa mi chiederai – non ti dirò più di no.

Non si può negare nulla ad un uomo come te, ad uno che – dopo nove anni – ancora ricorda una donna che non l’ha voluto seguire. E magari doveva passare tutto questo tempo perché tu capissi come stavo, perché io sistemassi le mie cose, perché facessi fronte alle mie responsabilità di genitore… perché sono sempre più fiera di te, di ciò che hai dimostrato fino adesso e di ciò che – credo – dimostrerai.

Morire quanto è necessario, senza eccedere.
Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato.
Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.

Wislawa Szymborska –

Alle volte
– chè è tutta questione di tempo –
sono sempre sul pezzo.

Altre volte ancora
– chè sembro legata all’àncora –

sono un pezzo sul sempre.

Mi ormeggio all’attimo.

Prendo il largo all’istante.

Momenti e accenti mi possono raccontare.

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