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Monthly Archives: febbraio 2014

Succede che lei era felice e, come ogni persona felice, aveva uno speciale sorriso ed una luce particolare sul volto. Lo sguardo: il suo sguardo era così radioso che – persino ad occhi chiusi – lo si capiva.

Un giorno come tanti, un salto a prendere il treno, un selfie mentre aspetta il treno, con lo sfondo del mare dietro di lei che sembra fondersi col cielo azzurro. Una giornata di gennaio in cui – sul suo mare – il cielo è così terso che la linea dell’orizzonte neppure si intravede… quasi si può arrivare a vedere l’infinito.

Succede che il mare profuma: inebria con l’odore di salsedine e – mentre scatta – lei chiude gli occhi respirando… forse anche sospirando e sognando qualcosa che spera di vivere.

Quasi le sembra troppo bello da vivere sino infondo: lei, lei che fin’ora si è massacrata carne e spirito dietro alle angherie egotiche di un pazzo, lei che ha patito le peggio pene e sofferto fino a stare molto più male di quanto credesse, ora si sente di poter rivivere.

Ci crede lei, occhi verdi, ci crede anche… ci crede fino a sorridere pure mentre sospira felice perchè ormai – le hanno detto – ormai puoi stare serena, ci sono io, saprò darti tempo, vedrai… ci sono io… e non è qui che lei si vuol soffermare, no, perchè ancora non sapeva lei, occhi verdi, che invece era sola più di prima!

Comunque in quello scatto c’è un volto espressivo e Angy decide, vedendolo per caso, di dare vita a quell’immagine in un quadro. Lei, occhi verdi, diventerà Souzanne Valadon.

Così Angy dipinge mentre lei neanche ci pensa già più – chè poco conto dà alla vana gloria – e i giorni passano veloci, si sa.

Ora quel sorriso è scomparso: durante un viaggio lui l’ha massacrata, quasi quattro ore di messaggi e di sfinimenti, le ha proiettato addosso tutto il suo male, l’ha ricoperta del suo fango finchè lei credeva di riuscire – una volta arrivata a Roma – di poterlo dimenticare rifugiandosi fra le braccia dell’altro lui… la ragione del suo sorriso e della sua gioia, quel lui che le ha detto “Non devi preoccuparti, ora ci sono io!”

Invece succede che lei non si sente accolta, non si sente circondata di quella tenerezza che cerca, non trova qualcuno che si preoccupa di lei: no… “lui non si preoccupa, non si occupa pre di lei ma piuttosto pensa a dei baci che sarebbero troppo erotici per il mondo, baci che vanno dati solo dentro ad una camera da letto, subito, senza attesa alcuna.”

Lei vuole, non sa se aspettare, pioggia che batte, orario stretto: no!

Lei ha in mente di buttar via l’orologio, la luce, le cose… tutte… pur di essere libera e di fare l’amore: lei lo vuol fare scevra da qualsiasi oggetto, telefoni compresi, tutto il mondo intero cancellato e deliberatamente ignorato – si – e loro soltanto insieme, pelle sula pelle, bocche sulla pelle, mani sulla pelle, unghie sulla schiena… dio solo – se c’è – può sapere che scena ha ancora oggi lei dipinta in testa di loro due insieme a letto!

Lei ha ancora quella scena dipinta in testa perchè quella scena, ironia beffarda del destino, non si è mai neppure recitata.

Delusa, amareggiata, sconfortata, disillusa: è stato come se la realtà la prendesse a schiaffi rovinosamente.

Lei continua a dirsi che se qualcuno desidera una donna, anche solo minimamente, non la ignora dormendo come se fosse uno dei tanti giorni soliti in cui si corica da solo.

Si dice anche – perchè non è stupida – che lui è stato già appagato sessualmente, magari nel precedente week end… o chi diavolo sa quando, oramai, poco conta.

“Non ti preoccupare, non ti occupare pre (da sola) perchè ora ci sono io!”

 

Ed ecco, mentre queste parole le rimbombano nella testa, si sente tradita nella fiducia: il tradimento morale, quello più doloroso.

Una sanguisuga che le succhia tutta la pazienza e le energie, una solitudine dentro alla quale si accorge di camminare quando – al contrario – credeva non fosse così: c’è qualcun altro che deve infierire ancora?

Si volta, cerca di dormire, si ritrova alle cinque del mattino col tablet in mano a girare mail per prenotare l’ospedale alla sanguisuga e aspetta.

Afferra un brandello di speranza e pensa “Domattina mi dirà qualcosa, che era sfinito, che gli è dispiaciuto, che mi voleva…”

Al mattino nulla di questo succede e lei – per non piangere di rabbia – maschera il suo dispiacere in aggressività: l’autodifesa del fragile, come una bimba che fa i capricci sperando che la mamma le dia il cioccolato.

Lui non si cura di dirle niente, è già altrove con la testa, la ignora, lei è una pratica archiviata.

Naturalmente la redarguisce: lei non deve comportarsi così, non può brontolare lei o lamentarsi.

Non può essere rimasta delusa… sbaglia lei, stop.

Somiglia ad un telegramma, lui.

Se ne va.

Lei resta, mette la sua musica tentando di aiutarsi a risollevare il morale e risponde ad un amico che gentilmente le farà compagnia: solo dopo che si è preparata, truccata e vestita scende e – la pioggia bastarda – la bagna fino ad inzupparla.

Il suo disappunto cresce, la sanguisuga manda messaggi, le sembra di impazzire: lui, il solo da cui voleva leggere un messaggio, non scrive che gli è dispiaciuto… no! Scrive che è tutto ok e sta ripartendo lui!

Ecco la furia di una donna che si sente tradita moralmente, fisicamente e spiritualmente è devastante e lei è devastata.

Le scende una lacrima mentre viaggia: la asciuga e cerca di darsi un contegno che però le è difficile da trovare. Torna a casa come se il mezzo le fosse passato sopra e non come se lei ci fosse salita.

Si litiga, per telefono, lui è glaciale e non la vuole più sentire: fortuna le diceva

“Non ti preoccupare, non ti occupare pre (da sola) perchè ora ci sono io!”

 

Intanto si placano le cose, passa un mese, il rapporto è fi-ni-to ma lui si rasserena chiamando e sincerandosi che lei non abbia una cattiva opinione di quanto accaduto.

Lei non sbagliava: quel che prima non c’era ora c’è ed aveva ragione a pensare che se una persona non ti vuole è perchè ne ha un’altra.

Angy la chiama però, le manda il bozzetto del quadro: Souzanne è lei!

Lo studio sui capelli è – a dir poco – esaltante.

Ci sono (e questo Angy non lo sapeva) degli spilloni e delle forcine con la testa di perla: proprio come i suoi spilloni e come le sue forcine… identici!

Identico il viso – preso dalla foto – e identica massa di capeli con gli stessi aghi e gli stessi spilloni attraverso i quali danzano innumerevoli figure femminili, aspetti di Souzanne detta “La figlia della tempesta”.

Il vento arriva… così diceva lui: chissà, forse tutto questo panegirico per preannunciare l’arrivo di Souzanne?

Bene: ora – quel volto felice del selfie – resterà in eterno.

All’infinito bisognerà che si ricordi di quanto è stupido credere in qualcuno.

All’infinito si ricorderà che se qualcuno mente lo farà dicendo qualcosa così:

“Non ti preoccupare, non ti occupare pre (da sola) perchè ora ci sono io!”

 

 

 

 

 

 

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“Speriamo manchi poco, spero sia l’ora di vivere per conto mio, senza nessuno alle costole perché davvero non ne ho più di parole, per nessuno.”
– Caffè immancabile.
Piove, è lunedì e niente va come dovrebbe ma una consapevolezza l’ha maturata lei.
Sa di essere pronta ad ascoltare da sola la notizia per accettarla e voltare pagina.
Una sola settimana: lui peggiora, l’altra anche e chi avrebbe dovuto sostenerla non era che un profittatore meschino della sua debolezza.
Non importa, passerà, lei ha capito che – se non sarà chi avrebbe voluto da anni, comunque, quando dovesse andarsene – accetterà la sua dipartita.
Si tira su le maniche come sempre, ha da tener distante un nuovo ed ennesimo ‘corteggiatore’ al quale non può mancar di rispetto causa investitura e carica, deve barcamenarsi da sola nella tempesta insomma… come ogni bravo marinaio attento a non naufragare.
“Spero sia l’ora” va ripetendosi continuamente: incipit, prologo ed epilogo ci sono. Manca solo la chiusa.

“E’ bastato chiudere gli occhi per vedere le nostre due vite scorrere velocissime,
come un film, fotogramma per fotogramma, in contemporanea.
Conoscersi, amarsi, lasciarsi, mai dimenticarsi.
Ognuno per la sua tortuosissima strada.
Attraverso matrimoni, lutti, separazioni, figli.
E ritrovarsi.
Amarsi nuovamente per quel qualcosa lasciato in sospeso che esplode fortissimo.
E’ un boato.

Sono qui per te.
Sei qui per me.

Toc toc, c’est le destin.”

__Momèt__

Ancora buon elettroshock a chi mentelettrica non è, a chi ‘pazza’ non è, a chi non vive ciò che – a lei – tocca quasi fosse un dovere.