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Monthly Archives: Mag 2018

C’è il fans club di Giuda (composto da quelli che mentono facendo della falsità uno stile di vita).
C’è il fans club di Ponzio Pilato (i cui adepti sono quelli che se ne fregano di tutti, lasciando che sia).
Ci sono alcuni rari personaggi che hanno il coraggio di esporsi (a costo di diventare problematici e d’essere impopolari).
Il fatto è che, per incontrare chi si espone e si esprime con onestà intellettuale, bisogna pregare ed inneggiare al miracolo.
Oggi più che mai, perchè si è persa la facoltà di confrontarsi e di mettersi in discussione: costa troppo e si rischia di doversi ravvedere. La conoscenza delle cose ha un costo e non la si può mutuare: o la si paga o non si approfondisce mai niente.

Considerazioni di una “diversamente schietta” in una primavera difficile.

Da fine febbraio ad ora – in tutta franchezza – sento di aver fronteggiato tante problematiche complesse, come è ovvio che sia l’ho fatto sostanzialmente da sola, senza abbassarmi a dire esattamente quello che avrei voluto e dovuto.
Penso come, in alcuni frangenti, non valga neanche la pena dire alcuna cosa.
Vince chi capisce e oltrepassa, in virtù proprio della sua capacità di comprendere, la faccenda sgradevole e guarda altrove.

Sono consapevole di essere stata sottovalutata, di essermi arrabbiata (dovevo farlo prima e va bene anche questo), di aver dedicato più energie a situazioni maggiormente complesse (sono andata per priorità), di aver avuto accanto persone che mi hanno supportata in modo speciale (affetti che spero di continuare a meritare).

Sono consapevole di avere tanto ed è una gran sensazione, appaga.
Certo non colma le mancanze ma è concetto d’una tale ovvietà che non merita neppure di essere contemplato.
Sono consapevole anche di essermi interfacciata con chi mi ha fatto un pò da mamma e, francamente, non ci sono molto abituata: sarà che i miei genitori mi hanno dato facoltà di parola e d’espressione senza dirmi “devi” o “non devi”.
Confidavano sulle mie capacità di capire da sola nei tempi e nei modi opportuni.

Ognuno dona quel che ha e si comporta per quello che è: a volte, per affetto, si tende a non dare la sola cosa che l’altro vorrebbe. Essere ascoltato senza ricevere giudizi chè, a dare dell’idiota a chi s’è comportato da idiota, siamo bravi tutti.
Non mi serviva sapere che ho cancellato una persona instabile dalla mia vita, lo sapevo anche io, mi sarebbe solo servito poter parlare e potermi alleggerire d’un fagotto.
Tutto qui.
Buon pro mi faccia.
(Ho persino dovuto cancellare la pubblicazione d’un articolo di blog perchè essere leggeri ci sta ma bisogna pur sapersi regolare.)

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Scrivo per prendermi gioco di una realtà che mi va stretta. Me ne faccio beffa così. Scrivo perché le parole evocano sensazioni. Quelle sensazioni di cui mi infarcisco la vita.

Allo stesso modo, io, mi faccio beffa della routine e del quotidiano leggendo: suppongo non sia scindibile – almeno non per chi ama la parola – la lettura dalla scrittura.

L’ostentazione è stupida e non m’appartiene, tuttavia con la faccenda dei social, non puoi essere esclusa dai giudizi – tanto gentilmente quanto inutilmente – elargiti dal Torquemada di turno.

Oggi vi dico alcune cose per le quali m’indispongo sempre un pò: mi suscitano amarezza.
– La superficialità.
– Lo sparlare dopo aver sbirciato gli account altrui.
(Molti meriterebbero una TimeLine senza alcun JPG, dove poter solo scrivere, così da raccontare – volendo – le loro cose ma senza guardare i fatti altrui perchè, bisogna dirlo, chi posta solo per farsi vedere suppone anche gli altri facciano la stessa cosa.)
– Le persone che non conoscono ma malgiudicano e ingiuriano.
– La mancanza di cultura, di argomenti e di spessore.

Non sono certo su blog da almeno quindici anni per dire cosa possiedo e cosa no: ho cominciato a scrivere in rete prima che i Provider fossero free, arrivavano bollette telefoniche simili a quelle d’un centralino aziendale, eppure quella meraviglia di mio padre mi ha permesso il mondo.
Ecco, godiate, sappiatelo.

Non ho studiato informatica ma lavoro gestendo la comunicazione in rete: diverte, no?

Mi sono letta alcuni insulti – sì, diretti a me e pubblicati su Facebook – scritti da una signora che non ho mai visto né conosciuto in vita mia. Credo sia accaduto oltre due mesi fa.
Una gran signora, che però deve avere qualche incomprensione con il buonsenso e con le incidentali (per capirci) mi ha scritto “Secondo me tu non sei veramente quella che vuoi sembrare, sei una morta di fame, non hai una lira e neanche sei colta come cerchi di mostrare agli altri. Però non mi freghi: io l’ho capito.”

Sai tipa, io non ricordo neanche il nome del tuo account, so solo che abbiamo un’amica in comune e – la cosa – mi apre diverse ipotesi.
Solo non sono avvezza a fare processi alle intenzioni e non mi esprimo se non ho prove. Mai.

Quindi non sparlare, non fiatare riguardo le cose che mi riguardano: il mio cane, da solo, vale molto più delle altrui opinioni. Per farti capire.

Sii gentile – e non sono Mariangela Gualtieri – tieni per te le cose che nessuno ti ha domandato e, se proprio hai del tempo da investire, fai un corso di grammatica italiana.

Tanto io continuo la mia vita com’è, come sono io, senza rendere pubbliche le faccende che per me contano di più o i miei conti, leggendo tanto e scrivendo, sappilo.
Come mai?
Anche di te mi faccio beffa così.
Ecco come mai.

Mi auguro te lo contino o, quanto meno, chi è rimasto – se dovesse leggere – ne faccia tesoro.

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“Il primo a chiedere perdono è il più coraggioso. Il primo a
perdonare è il più forte. Il primo a dimenticare è il più felice.”

[Sri Ravi Shankar]

Ho riflettuto molto su questa frase, ultimamente mi è accaduto qualcosa che certamente mi ha ferita.
Una situazione paradossale, che nulla ha a che vedere con la mia solita onestà.
Chi mi conosce è consapevole che – a costo d’essere impopolare – non mi faccio più grandi problemi nell’esporre i miei pensieri, ma vado “very straight”, diretta, non giro attorno alle questioni e non lascio che i dubbi mi rovinino l’esistenza; così come non amo alimentarli nel mio prossimo.
Ho grande rispetto per il concetto di trasparenza e per l’etica.
Considero offesa all’intelligenza ogni menzogna e ogni verità non detta, ogni cosa nascosta, ogni parola inferta a suscitare l’illusione altrui, per fini dei quali non mi soffermo neppure a proferire lemma alcuno.

Il coraggio delle idee non ci deve mancare, soprattutto se ci relazioniamo con gli altri.
I rapporti umani non sono come la scelta variabile e variegata dei gusti del gelato: fra le persone non esiste l’opzione “Oggi mi piace prendere il cioccolato fondente e domani – casomai – assaggio la nocciola.”
Le persone non sono generi di consumo né di conforto: sarebbe anche l’ora di ricordarlo e, se a qualcuno facesse difetto la memoria, che prenda un appunto, se lo segni, si organizzi ma non pretenda d’essere scusato in automatico sino a quando non ha introiettato questo concetto come un mantra.
E – se si interfaccia con me – parli in maniera onesta perchè, quando dovessi usare l’arte della maieutica per estorcere una verità che mi riguarda, allora, non sono disposta a fare alcuno sconto. Non riesco a perdonare la malafede. Non merita d’essere perdonata.

Per_dono? I doni vanno meritati!
Ho talmente tanto coraggio da saper dire “Perdonami, dove ho sbagliato con te?”
E, di solito, sento annaspare nelle risposte… poi, solo per me, ci passo sopra: non resto a covare astio e non conosco il rancore ma elaboro lucidamente.
Chi ha commesso errori in malafede non si scusa, anzi, si nasconde dietro alibi mirati a far risplendere il proprio Ego. Per questa ragione non riceverà mai il dono di una opportunità nuova da parte mia.
Se c’è dolo non è da perdonare ma da archiviare in una sorta di limbo dove stanno tutti i cretini (e le cretine) dalle quali ho preso distanza siderale, perchè le persone sciocche sono da tenere distanti, sono pericolose, non pensano mai a comportarsi correttamente ma hanno atteggiamenti altalenanti.

Un giorno ti adorano, l’altro non esisti, poi ti adorano di nuovo ma quando sono sole, come meritano.
Questa gente non deve ricevere più alcuna disponibilità da parte mia. Ha già avuto.

Esclusivamente per la mia coscienza concedo più d’una possibilità ma sono assai più vigile di quanto non faccia capire e sono un’abile finta tonta: voglio vedere a che gioco si gioca, è un mio diritto.

Dicono che i cretini siano felici perchè non pensano: ecco, lasciamoli felicissimi.
Io – per me – sono serena: lo sono di conseguenza, non dimenticando ma prendendo il tempo necessario all’archiviazione.

Come si può dimenticare chi s’è permesso di giocare con noi, andiamo?
Il perdono, d’altro canto, serve più al perdonante che al perdonato, l’ho sempre detto e lo ribadisco, si perdona nel senso che si prende tempo.
Per_dono? I doni vanno meritati!
Se chi ci ha mosso l’offesa non merita altre opzioni, allora, ci si colloca altrove per tutelarsi.
Poi c’è la rimozione, che sia benedetta!
Almeno la mia mente non mi mente: e scusate se è poco.

Certo, chi ci ha provato, viene rimosso anche dagli amici (dai contatti, dal cellulare etc.) perchè intanto – con un solo click – si comincia il processo di pulizia.

PaUnaeTrina

 

Adrienne Rich è nata a Baltimora nel 1929 ed è deceduta nel 2012: un’insegnante, una saggista e una poetessa statunitense notevole…

Sorgente: La ‘mappatura’ poetica di Adrienne Rich

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