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Monthly Archives: dicembre 2016

Mi piace!
Auguri insoliti anche da me…

Tiziana Campodoni - Blue moon

bn donna con piedi che camminano nella testa

auguri a chi non ha lavoro
a chi non spera più
a chi fugge da ogni guerra
a chi non sa se riuscirà a scendere da un barcone
a chi non è mai stato in vendita
a chi è capace di tacere, ascoltare, urlare, indignarsi
a chi non fa lo splendido e non usa le persone
a chi ha un dolore e sa piangerlo
a chi ha salvato la tenerezza nel suo cuore
a chi sa amare e a chi ha paura di farlo
a chi ha scelto di pensare da sè e di essere libero
a chi non mente, a chi è responsabile,
a chi rispetta il dovere quanto i diritti
a chi difende la Costituzione e sa imparare dal passato
a chi non dà sempre la colpa ad un altro
a chi è solo e a chi solo si sente
a chi non si arricchisce sulla povertà altrui

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Questa festa
un bel quarantotto
ma non soltanto.

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C’è altro oltre la siepe: Leopardi ci aveva avvisati, c’è l’infinito.
Nessuno può sapere.
Siamo tutti – più che su di una nuvola bucata – come topi sulla groviera, al massimo, quando va tutto bene.
Al minimo sindacale, assai più diffuso, ci resta solo il buco… la groviera non c’è più.

HaiMaiProvatoaPettinareilVento

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clicca qui per ascoltare…

.

.

sulla fronte alta degli abeti

cantasti la melodìa

che eri e che fu urlo

di rabbia pece, distese cobalto

calme

e

pesci parlanti alle reti squarciate

in giochi bagnati

.

in quel giorno grosso

ma poi snello e sinuoso

sempre risorsa

di perduti

che invasero la via

dei vissuti

sono fischi nella bocca del vento

che cambia direzione 

b.l.

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1gennaio

Stavo pensando
non sono una resa
e non è da me
se io fossi morta
certo piangeresti

Ma sono viva
ho lottato vincendo
ed ero sola
grazie tante a me
per te un bel saluto

Lei è bella
mi dicono gli altri
perché sta sola
trovi la compagnia
ha la vita avanti

Io la vita
me la sento addosso
è dentro di me
dietro è passato
avanti è futuro

E vivo ora
io non m’accontento
di aspettare
supponendo domani
ricordando ieri

Sono adesso
tu cercami nel vento
o nell’aria
e quando respiri
provaci a sentirmi

Percepiscimi
come un bel sospiro
ma leggermente
fino a capire che
senti un sollievo

Dove tu sia
non lo posso sapere
ma lo capirò
solo allora io
respirerò come te

Ti concepisco
un’idea libera
nel mondo tuo
che spiritualmente
sia libera con me

Dove sto io
non mai rassegnata
è il presente
adesso si è vivi
domani è un chissà

Agl’imbecilli
dono ogni progetto
rilancio con
ipoteche varie
per il calendario

 

 

 

 

 

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Il mare
è il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per voler essere la luce.
Povero mare condannato
a eterno movimento
dopo aver conosciuto
la calma del firmamento!

Ma nella tua amarezza
ti redense l’amore.
[…]

Federico Garcia Lorca

C’è il mare, fortunata_mente!
Io non mi sento più in armonia con tanta gente: è triste ma è la mia verità più spicciola.
Tutti si impongono, hanno sempre ragione, usano metodi maldestri, maleducati e fanno della prepotenza il loro maggiore punto di forza.
Personalmente non mi sento debole, solo leggermente più accorta e sono solita usare una discrezione maggiore con il prossimo.

Non mi impongo né impongo i miei metodi. Non pronuncio parole che non posso mantenere.

Sono stata catapultata in questo caos dopo essere cresciuta con la protezione e gli insegnamenti di un padre elegante, discreto, mai autoritario e – proprio per questo – sempre autorevole.

Di lui mi resta solo il mare e – come ogni onda – rivendico la mia libertà ed il mio moto perpetuo.

M’infrangerò sullo scoglio, pazienza, ma non lo sposterò mai né lui m’impedirà di rinascere.
Qui, dove io vivo, c’è il mare, fortunata_mente!
E’ sempre stato e sempre resterà il mio rifugio.
M’ha sempre fatto una grandissima compagnia.
Alla fine, col vento, troverò pure qualcosa che sia simile ad una carezza e i più si riprendano pure indietro le loro parole aride, scagliate come pietre, usate per lapidare la gente senza alcuna pietà.
Non m’interessa, sono in un’altra dimensione.

 

cristina bove

maternità giardino oro copia

                                   
*Abbiamo un modo così particolare
di scriverci la vita addosso
certificati d’esistenza in cui pezzi mancanti
più o meno visibili
ci sottraggono peso (dimagrimento garantito)
ci squalificano fino a dimostrare
che non siamo più stelle dipinte belle
ma
in quel pugno di niente
e ci si trova un giorno in disavanzi
cambiate fuori e frammentate dentro

*in quel vuoto che ci faceva donne sconsolate
_ si vive per i figli e per mille altre ragioni_
cicatrici ipertrofiche a ricordo
il corpo in astinenza d’emozioni
la giovinezza estinta prima che fosse tempo
io scrivo donna
senza cancellature o pentimenti
in lingua femmina
(di maschi è stato scritto per i secoli)
e mi dichiaro fiera
per quanto mi si dica circoscritta
di tanta mia esistenza al femminile

*e sul finire parlo anche in dialetto

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Dicono… che sono molto contenti: poi – come niente fosse – prendono commiato e, forse, la cosa peggiore è che lo fanno senza curarsi neppure di dare una giustificazione, come non fosse doveroso nulla.
Dicono… come se m’interessasse, che sono a sciare piuttosto che in America: resta bene inteso che una persona educata aspetta e avverte prima e – dunque – io lascio che siano tutti dove credono, ma li ho aspettati già e, adesso, non li aspetto più.
Dicono… che sarebbe bello ritrovarci – evviva – a qualcosa serviranno pure gli amici veri, e benvengano, perché io li rivedo proprio volentieri quelli che non si tirano indietro né si danno l’importanza che non hanno.
Dicono… che alla fine dei giochi sono solo io a stabilire chi conta e chi no, ed è vero.
Dicono… che sono tutti così brillanti tanto da annichilirti la voglia di rivederli: meglio star sola e andarmene per conto mio.
Dovevo farlo ma sarei stata maleducata, avevamo deciso insieme, sarei dovuta rimanere  – e sono rimasta – per poi tirarla alla lunga e partire comunque con me. Non ero io a dover dire “Vai pure”. Anzi. Io ho chiamato per sentirmi dire sostanzialmente il nulla (è questo che dicono, il nulla) e finalmente mi sono svincolata, che se fossi rimasta ad aspettare ci avrei potuto fare persino le ragnatele.
Dicono… ma non capiscono cosa io dico. E’ qui che sbagliano.

Dico… che la gente educata ha un gran vantaggio sui maleducati, almeno ai miei occhi.
Dico… che sono andata a spasso per questo mondo da sola fino a oggi e tanto basta a garantirmi la possibilità di farlo di nuovo, immantinente, senza perdere tempo.
Dico… che non si deve nemmeno supporre io resti qui aspettando la disponibilità di chi non ha sufficiente buongusto per rispondere delle proprie mancanze.
Dico… che prendo distanza da tutte le distanze.
Dico… che voglio considerare le piacevoli presenze e non le scurrili assenze.
Dico… che non dovevo chiamare per sapere l’ovvio ma avrei dovuto essere avvisata perché ho una vita da vivere – con riguardo e correttezza – e in questa c’è posto solamente per chi mi ricambia.
Dico… che ne ha cancellati più una caduta di stile che uno tsunami, almeno dalla mia sfera di interazioni, e – quando dico così – non è certo al contatto virtuale che mi riferisco. Le sensazioni sono vive, non virtuali. Qui, nella mia maniera di concepire la vita, c’è solo la grande necessità di andarmene e di dimenticare d’averli anche solo conosciuti certi soggetti.

Dicono… per quello che m’interessa (nulla).
Dico… perché – di me – mi interesso, molto.
Dico… perché – a questo punto – la risposta che ho ricevuto era esattamente quella che avrei voluto. Io ne esco nel modo migliore, me ne vado dove e con chi mi pare, potrò sempre dire “Ti ricordi quando…” e – sinceramente – mi divertirò moltissimo.
Che cadano dagli scranni questi miti perché, secondo me, è proprio l’ora.

 

D’orizzonti viola

e lontananze

è fatta la mia vita

_ distanze siderali

e parole

e silenzi

a scavare solchi

nei miei giorni

_ scoglio bagnato

e immobile

e immoto

eroso

come accade

solo a certe

grosse pietre

_ rocce esplose

d’un botto

frammentate

[ma mai uno spillo bucherà la sabbia]

è che tu

uscendo dagli abissi

dovresti starci

con me

qui

sullo scoglio

 

sarebbe tempo

molto ben speso sai

  • e anche per te

dalle barchette

chiglie sul mare

  • ondeggiano

se mi cerchi

tana libera tutti

  • sono nel vento

sarai stanco

così adesso basta

  • abbracciami

paolaunquarto

Paola Cingolani

16/11/2016

C’è tanto caos
in mezzo alla gente
così s’affoga.

 

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Photo by Martin Stranka

 

 

Si verbalizzi

il punto di rottura

e lo si scriva

mettete agli atti

sono ancora viva.

 

 
Ascoltatemi

signori della Corte

mi si ignori

da Corte a cortile

non è affare mio.

 

 

 

Voci del nulla

forse voci dal nulla

che mi parlano

lamentano vuoti

echi dagli abissi.

 

 

 

Piove su me

mi scroscia addosso

gocciolando

un suono d’acqua

pioggia viola.

 

 

 

Non sento più

ho scelto la sordità

m’acquieta

noi colmi di poco

ma vuoti di tanto.

 

 

 

Il giudice

a condanna emessa

mi ha disposto

gli arresti forzati

e tanto d’ergastolo.

 

 

 

Ma l’eminenza

non sapeva ancora

che non si può

arginare un’onda

una nata libera.

 

 

 

Adesso sono

lo sono sempre stata

assai forte

io mi riconosco

sola libera vera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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