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Monthly Archives: giugno 2018

il giardino dei poeti

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Paola Cingolani ha la peculiarità di scrivere con forza e chiarezza il suo mondo interiore.
Nei suoi testi affiora l’autenticità di chi la poesia l’ha assimilata e amata, l’ha fatta propria e riversata nella scrittura come un retaggio di pensiero che tutto abbraccia.
Un “ermo colle” dal quale osserva tutto ciò che accade e lo trasforma in versi di grande impatto emotivo.
C’è un senso epico della vita, quasi una richiesta di spiegazione divina all’esistenza, pur sapendo che le domande non saranno evase.
Vive il suo essere donna e poeta con fierezza, con la consapevolezza di chi sa che, oltre la bellezza, esiste anche il lato oscuro in ogni cosa, ma lo disvela, trasformandolo in un lirismo vitale, privo di formalismi, essenziale nella sua espressività.
La sua poesia assomiglia talvolta a un dialogare tra più anime, menti che annotano sé stesse nella costante necessità di approfondire il senso della vita…

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“Ogni cosa ha il suo peso, specie le parole dette con leggerezza: quelli sono i macigni che non riuscirò mai a sollevare.”

Paola Cingolani

Sono arrivata sin qui da sola: non si avvicini nessuno a dettare nuove regole, è cosa che non m’aggrada e – alla mia età – suppongo sia anche l’ora di fare basta.
Non starò più ad alcuna dipendenza morale (già non mi riusciva prima, figuriamoci) e non osserverò pedissequamente le altrui volontà se queste escludono aprioristicamente la mia. Quanto ho dato posso riprendere, si sappia, perché così è e così sarà.

Ho giocato a giochi che mi hanno divertita e adesso, alcuni di questi, non mi divertono più. La soluzione si trova: è facilissimo.

Ho fatto cose da poco ma – in quel momento – mi era sufficiente anche accontentarmi.

Tutto ha avuto un senso solo, riscoprirmi, risvegliarmi, ricominciare a sentirmi vitale: ora non posso addormentarmi di nuovo, non voglio perdere altro tempo, tutto corre ed è giusto scelga anche io.

Sono fiera di chi ha capito senza che io spiegassi nulla e terrò questo patrimonio umano sempre in grandissima considerazione.
Trovo poco edificanti coloro che si attribuiscono valori che non hanno e decidono, quasi fosse ovvio, per conto mio.

Non avreste dovuto sottovalutare nessuno, in genere, ma è per me che faccio da portavoce: con voi anche la leggerezza è diventata un macigno.
Io non sono una draga di professione, neanche di vocazione: ho spostato intere scogliere, certo, ma voi non siete che sabbia. Per scansarvi non è necessaria una draga.

Cinquant’anni e tanta consapevolezza: la forza costa cara e non si misura dall’esterno.
All’interno non ci sapete andare: siete troppo innamorati della vostra figura, così tanto presi dal vostro sé che continuate a giocare alla fuga, temete che qualcuno possa mettervi la catena. Paure ancestrali degli spiriti non liberi.
Io l’ho oltrepassato da decenni questo limite… mi è distante anni luce.

Il mondo è pieno di leggerezze inconsistenti: guardatevi attorno e siate liberi.
Io, per conto mio, mi riservo quella leggerezza calviniana che voi non conoscete.

Non avrei mai pensato di essere tanto solida anni fa: oggi conosco aspetti che ignoravo e mi piace il modo nel quale il tempo m’è passato sopra. Non mi ha scalfita ma mi ha fatto dei gran regali. Così grazie a tutti: a chi c’è e a chi non c’è – certo, alcuni non si sentano nemmeno sfiorati perché nemmeno li penso, oppure ci rido – io continuo a camminare a mio modo.

L’abbraccio più stretto è dedicato a chi mi vuole bene: da mia figlia ai miei amici, passando per chi mi ha amata tanto e – oggi – abita la dimensione dell’infinito.

Ci aggiungo un plauso e mi alzo, battendole caldamente le mani.

Disquisendo

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Lettera a Saviano da Luciana Esposito.
“Due aggressioni fisiche, l’ultima sfociata persino in un tentativo di sequestro di persona, all’incirca 15 denunce sporte dall’inizio del 2016, minacce di morte da parte della madre del boss dei Barbudos, plurimi raid vandalici alla mia auto. Le intimidazioni, le minacce e gli avvertimenti, sono all’ordine del giorno: questi i fatti che sintetizzano il mio lavoro di giornalista, direttrice di un giornale online qualunque […]
Il tutto viene ulteriormente aggravato da un dettaglio che fa la differenza: vivo nel posto in cui lavoro e di cui racconto le malefatte, Ponticelli, quel quartiere che hai intravisto attraverso talune scene di Gomorra […] Eppure, ho scelto di restare e di non fare nemmeno mezzo passo indietro.
[…] Non me ne volere, ma credo che tu non abbia la minima percezione di cosa voglia dire vivere costantemente sotto minaccia […] Eppure, non vivo sotto scorta, le spalle…

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Maltrattamento dei minori, indice regionale – CESVI

Il 05/06/2018 si è tenuta una importante riunione alla Camera sull’argomento: un’amica che si occupa di comunicazione etica vi ha preso parte mentre alcuni di noi, con grande trasporto, hanno curato l’hashtag #LiberiTutti alimentando una sorta di diretta Twitter.

Con determinazione sono riuscita a fare Tweet e Retweet, aggiungendomi al gruppo, e mi ha fatto piacere vedere la Top Trend: portare in tendenza un simile argomento significa attrarre l’attenzione dei più su un fenomeno aberrante perchè, se i soprusi e le vessazioni sono terribili, quelli perpetrati sui bambini lo sono in maniera esponenziale.

Per non dire poi della violenza: un bambino che subisce sarà un adulto con sofferenze comportamentali e, spesso, replicherà persino molti degli stessi comportamenti aggressivi.

Una specie di nostro dovere morale e civico, qualcosa su cui dovremmo monitorare perchè i numeri emersi fanno realmente spavento e la società è di noi tutti.

La ricerca effettuata dal CESVI (la prima in assoluto svolta in Italia) esamina i dati  ed i fattori di rischio che emergono dal contesto socio – culturale in relazione ai servizi presenti sul territorio, compara ed elabora questi dati cercando di dare vita ad una sorta di indice di riferimento.
Questo indice è destinato a raccontare, regione per regione, la realtà della nostra nazione.

La sola possibilità di cura per questa società impazzita si intravede nello sviscerare il fenomeno a fondo, cercando di conoscerne i meccanismi meglio e più da vicino, poi – successivamente – operando in modo mirato alla correzione di questo stesso, colmando lacune e intervenendo fattivamente ed efficacemente a favore dei bimbi che vivono le difficoltà.

Per la maggioranza di questi bambini, il nemico vive esattamente dentro alla loro stessa casa: quello che dovrebbe essere un nido diventa un vero e proprio inferno e le situazioni sommerse sono assai più di quelle verificabili.

Un bimbo, infatti, non riesce a denunciare, si vergogna, ha pudore e non può rivolgersi a nessuno. I più credono persino di meritare la “punizione” smodata che è stata loro inflitta.

In Italia ci sono circa centomila casi noti ma – secondo l’O.M.S. – per ognuno di loro ve ne sono quasi altri dieci sommersi e, quindi, impossibili da scoprire e placare.

Ciò significa che – fra bambini e adulti indifesi – nella civile Italia vi sono oltre sei milioni di vittime, qualcosa di spaventoso e di inconcepibile, un dato mostruoso.

Questi numeri mi annichiliscono come essere umano, come madre e come donna: io ho potuto godere di un’infanzia del tutto opposta, sono stata educata all’ascolto, al confronto e alla non violenza. Ho replicato lo stesso modello educativo con mia figlia e ho studiato la psicologia dell’età evolutiva: mi accorgo perfettamente dell’enormità del danno che un trauma simile apporta alla psiche (e alla stabilità morale) di chi lo subisce.

Il male genera sempre altro male e, se non riusciamo a sensibilizzare le coscienze, non ci meritiamo neanche d’essere paragonati agli animali. Faremmo loro un grave torto.

Se ci sentiamo più colti e più ferrati in materia abbiamo il dovere morale di parlarne.
Se, chi opera il male, non viene scoperto per tempo, paradossalmente continuerà ad operare un male sempre più letale.

Se, chi subisce il male, non viene aiutato, avremmo perduto la nostra scommessa prioritaria con la vita.

Abuso è anche una cattiva educazione: troppe concessioni o troppe restrizioni, l’incapacità genitoriale (che sta generando mostri di aggressività e vari branchi) o tutto quello che rende l’ambiente malsano, inadeguato alla crescita del piccolo.

Anche le liti e le grida fra adulti fanno sentire al bambino d’essere parte in causa, reo: una corretta genitorialità è tanto essenziale per lo spirito quanto un cibo equilibrato lo è per il corpicino.

Ultima cosa (ma non per importanza) il mio ringraziamento a Silvia Amato Petagnani – Etica del Webmaster – la quale ha sempre riposto una gran fiducia in me.
Spero di continuare a meritarla perchè io credo altrettanto in lei.

Paola Cingolani

“Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.”
Dante Alighieri

https://www.cesvi.org/liberitutti/

Cesvi

 

Dovresti essere più ironico e meno sardonico.
L’ironia è una dote dell’intelletto.
Il tuo sarcasmo – pungente, privo di buona fede, espresso per colpoferire (anche malcelato da velata malizia) – è di pessimo gusto: sai di presunzione.
L’essere diventato tanto cinico conferisce a chiunque, quindi anche a te, una pessima connotazione.
Non farti più idee sulla mia persona, come hai fatto negli ultimi dodici anni, teorizzando corbellerie da solo, senza neppure il coraggio di chiamarmi in causa.
Ai miei occhi sei diventato sempre più piccolo e hai collezionato mosse clamorosamente errate, da vero perdente.
(Perchè ti ostini a mostrare ciò che non mi interessa, il tuo aspetto peggiore, diventando patetico?)
Non mi piace il tuo criticare tutti e tutto, ogni singola volta, ostentando falsi argomenti.
Devi sempre porre la tua persona al di sopra del resto del mondo, persino a costo di usare gli altri: per te occasioni e individui diventano comunque strumentali.(S’è accorta che la mostri come fosse un trofeo? Se sì, povera donna, è più frivola di te.)
L’eccessiva competitività nelle faccende umane – spesso assai misere – squalifica soprattutto chi la mette in pratica.

Ci si può astenere, il più delle volte, facendo certamente una figura migliore: servivo io a spiegartelo?

A nessuno piace il rifiuto, è vero, ma è altrettanto vero che a nessuno piace l’obbligo.

Scegliersi ogni giorno e continuare a farlo negli anni è cosa rarissima: riflettici, è già un privilegio fra amici.
Un privilegio, la mia amicizia, che non meriti più agli occhi miei.

Io credo in me e sono propensa a guardare oltre, oggi anche più di ieri: tu arrenditi alla realtà, accettala, sii sereno.

Cretini e contenti è la definizione giusta per i presuntuosi che ostentano, come te, come voi. Sereni e senza eccessiva enfasi, invece, sono coloro che io preferisco.

Una persona che – più o meno compulsivamente – cerca di far ingelosire il prossimo, mettendo in bella mostra foto della nuova fiamma, è un’anima così sfigata che non custodisce nessuno dei due, anzi si polverizza per i cervelli pensanti.

Grazie alle mie sinapsi, ancora riesco a pensare: non ho altro da dire.

L’interpretazione perfetta del paradosso narcisistico è il voler attrarre la centralità della scena, a qualsiasi costo.

Entrambi, credendo di sfiorare la divinità, non vi accorgete di sfiorire senza dignità.

Il narcisismo è un disturbo della personalità che, ahimè, non si cura: prima o poi, uno dei due (presumibilmente tu) dovrà combattere col mostro che ha creato.

Quando succederà, ti scongiuro, non tornare a fare la vittima come è tuo solito.
Troveresti l’aspetto di me che non auguro a nessun narcisista: la distanza siderale, quella con la quale ti ho sempre risposto.

L’ho perfezionata nel tempo: per me – adesso che barando hai perso anche la mia stima – sei il nulla e, a te, farebbe più rabbia del solito.

“Era proprio così: anche le cose tristi passavano, anche i dolori, le disperazioni, come le gioie, impallidivano, perdevano la loro profondità e il loro valore, fin che veniva un momento in cui non ci si poteva più ricordare cos’era stato a far tanto male. Anche i dolori sfiorivano ed appassivano. Nulla aveva consistenza, neppure il dolore.”

Da “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse (p. 210 – 211)

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“Le pari opportunità sono un principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse a genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico.”

Pari opportunità – Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Pari_opportunità

Finalmente, dopo lunga e penosa malattia, la piaga putrida d’una Nazione senza Governo pare scompaia e guarisca, speriamo solo di non vedere ricadute.
Il 31 maggio 2018 – infatti – prende vita una leadership composta da due squadre: la Lega di Matteo Salvini e i Cinque stelle con Luigi Di Maio.

Non starò a dire di politica né mi voglio addentrare nei meandri dell’oscuro ed intricato percorso che, in questi giorni, s’è attraversato.
Non ne posso più, oltre a non volerlo fare per principio: non ho diritto di pronunciarmi su una scelta del popolo italiano che si è espresso chiaramente votando.

Mi limito ad una riflessione sull’ex “Dipartimento delle Pari Opportunità”, del tutto personale e quindi arbitraria, magari sbagliata e, perchè no, nata da un’utopia che è comunque la mia. Non vogliatemene.

Ci voleva uno speciale Dipartimento di Stato per difendere i diritti degli esseri umani?
Perchè non si discriminasse? Perchè non si subissero vessazioni?
Era utile, è servito, v’ha risolto qualche problema?

A me no, non so a voi: non mi serve sottolineare l’esistenza di un principio giuridico che non ostacoli la partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al suo genere, alla sua religione o convinzione personale, alla sua razza e all’origine etnica.
Ancora meglio riguardo un’eventuale sua disabilità, o l’età, o qualsivoglia suo orientamento.

Mi pare che tutto ciò sia già parte integrante della Costituzione italiana (dove non c’è il reato d’opinione).

Casomai – sì, siamo noi quelli sbagliati – stiamo più attenti a non discriminarci da soli sentendoci deboli o diversi, chiedendo “Pari opportunità” perchè le abbiamo di già.

Trovo siano implicite in ogni essere umano pensante e non m’abbisogna un Dipartimento apposito per sentirmi come gli altri.

Anzi, confesso, mi facevano un pò rabbia certe differenze, come se – perchè ci fosse il rispetto fra individui – abbisognassimo di un paladino.

Io intendo un popolo civile quando è composto da persone che non hanno comportamenti discriminatòri, intendo un popolo civile quando non si deve spiegare alla gente che siamo uguali nei diritti. Per chi considera le donne inferiori, i malati degli infelici, gli omosessuali dei reietti e via discorrendo – scuserete – non ho spazio e non ne voglio trovare neanche.

Dal momento in cui mi abbasso a chiedere la parità significa che non credo di averla, che non sento m’appartenga. Ma non è così, anzi.

“Se c’è un modus operandi che proprio non riesco a tollerare, e c’è, è quello di chi usa due pesi e due misure col suo prossimo: poche cose trovo siano più bieche e meschine.”

Paola Cingolani

“Dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo.”

Ennio Flaiano

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