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Monthly Archives: Mag 2017

bn

Facciamo un gioco di fantasia
e riprendiamo a contare stelle
di notte, sul mare.
Era meraviglioso essere bambini.
Ricominciamo!
[…]
Facciamo un gioco di fantasia
perché saresti dovuto vivere ancora
me lo avevi promesso.
E oggi, come al solito, non ci sei.
Ritroviamoci!
[…]
Facciamo un gioco di fantasia
e aiutami con l’immaginazione.
Non sono riuscita neanche a sognarti
lo sai, sono troppo razionale.
Manchi!
[…]
Facciamo un gioco di fantasia
e io – che comincio ad invecchiare –
resto ancora qui, un po’, così…
ma poi ti ritrovo.
Appuntamento là dove contavamo stelle.
A mezzo cielo.

 

257

Il vento può tutto
gli basta una folata
può sospingerti
gonfiare l’onda
mondare il cielo
o farti carezze
se è brezza lieve…
sprigiona forza
scatena tempeste
spalanca finestre
sconquassa vetrate
disegna arenili
innalza maree
soffia come e dove vuole
portando via parole inutili…
solo a lui è concesso
di scrivere sull’acqua:
il vento è rivoluzionario
tanto quanto la poesia

 

 

 

 

In alto mare .jpg

Le umanità poco varie
direi impudenti
– soprattutto s’oggetti e
di rimando immagini  –
distorte
devianti
– a falsare il vero –
deturpano
derubano
– deragliando come treni –
insipienti
– indigenti nell’Animo –
menti stanziali
senza evoluzioni
né rivoluzioni

alcuni s’appellano
– deresponsabilizzandosi –
a una volontà divina

altri s’affannano cercando
– fra tante brutture –
la grandezza umana

e mille volte ho fatto naufragio
– sempre mi sono data approdo –
ho operato il mio salvataggio

dovremmo leggere l’orizzonte
– chè navighiamo senza bussola –
siamo come antiche polene

noi tutti solchiamo le onde
– la mente è il nostro mare –
fra tempeste e calma piatta

troppe sirene c’ingannano
– ma ancora ci lasciamo ammaliare –
seguendole, pregando stelle sorde

è un problema idraulico
– il mare non si chiude in tubature –
così pure il flusso del pensiero

la forza costa più dell’oro
– nessun galeone può conquistarla –
dobbiamo farlo da soli
vale un tanto al grammo
per ogni respiro
finchè siamo vivi

 

 

 

 

Presi il largo
Mancavano approdi
molo incerto

“Manca il kigo
Non c’è la tempistica
il qui e l’ora”

La metafora
Non testo narrativo
ecco lo sbaglio

Voi non sapete
Né ora e né mai
del coccodrillo

Come Pinocchio
Nella mia favola
non la balena

Pinocchio aveva la balena, Gregor Samsa diventò scarafaggio, chi ha detto che io non posso avere il coccodrillo viola?

coccopurple

Paola C

Quante dimensioni inutili
– di come, di quando e di perché –
saranno pure importanti
sì, ma non sono essenziali

e ci sbattiamo – più per la forma
che per la sostanza dell’essere –

la mia personale umanità ha un vezzo:
necessita della sostanza
sono fatta così
– abito la dimensione siderale del pensiero
dove almeno si cerca d’essere per esistere –

è questa ricerca spasmodica
a farmi sentire viva
– spazi e tempi presi in convenzione
mi vedono assai poco –
quel tanto che basta
giusto il necessario

chi ha il mio stesso vezzo
mi saprà trovare nell’altrove
– per l’inutile non mi si cerchi
perché non ci sarei più –
è la mia scelta di vita
la mia maniera di resistere

 

 

 

 

Roma, maggio 2017: allagata per un violento temporale che si è abbattuto su alcune regioni italiane, compresa la mia costa Adriatica. Soltanto sono in pensiero perché oggi, nella capitale, è andata mia figlia per ragioni di studio.
Io qui ho freddo e non ho chiuso occhio.
Mi sono scaldata persino un bicchiere di latte: neanche fosse febbraio pieno.

Roma, maggio 2014: una pioggia che ho odiato come mai avrei creduto in vita mia.
Perché? Perché era una città dove – fino a quel momento – avevo solo ricordi belli che, prima di allora, non mi aveva mai tradita ma, probabilmente – anche quella volta – si è trattato solo d’un cielo piangente, furioso, partecipe e vicino alla rabbia che mi stava dilaniando da dentro.

Una strana combinazione fra me e la natura, fra il mio stato d’animo e il resto.

Non che chiedessi molto. Avrei solo voluto essere poco più serena, avevo necessità di ritagliarmi qualche ora di respiro ma non è stato così.
Tutto somigliava ad una lenta anestesia: più acqua cadeva, più la situazione diventava un cortocircuito e mi sfuggiva di mano.

Durante il viaggio sono stata letteralmente bombardata da chi mi ha dato, in gentile omaggio, un anno di angosce e di frustrazioni perchè – sforzarsi di capire chi non ragiona se non seguendo esclusivamente la logica del proprio ego –  è dilaniante.

Più ho cercato di aiutare e più le mie energie sono state considerate una sorta di dovere, senza rispetto per i miei ideali. Devastante. Arrivata, mi sarei potuta salvare incontrando – tu guarda il caso – un amico che passava di là. Non ci siamo incrociati con gli orari. Ci siamo poi sentiti più tardi, promettendo di vederci quanto prima.

Una bella combinazione: anche solo un paio di telefonate e mi sono sentita compresa, meno sola.

Ho poi ritrovato quello che ormai avrei battezzato il ‘Signor No’, un tragicomico personaggio, è stato anche capace di redarguirmi per la telefonata del mio amico, gli rubava spazio: io non lo avrei mai fatto!

E intanto pioveva.
Pioveva a dirotto.

 

Dopo una notte che ancora ricordo come la più breve e la più lunga della mia vita al contempo, gli ho espresso il mio pensiero. Il mio interlocutore si è rivelato tanto egoista da rifiutare anche solo di ascoltare il mio punto di vista o di dirmi “Ne riparliamo”. Poteva e doveva essere solo “No, silenzio!” seguito da un ovvio “Devi ascoltare me!”


Mi sono detta “Adesso cerca di non pensarci”.
Sono ripartita subito mollandolo alle sue cose.


Il ‘Signor No’ – nel mentre – mi comunicava via WhatsApp che le sue cose stavano andando benissimo, la sua Freccia argento era puntuale, ma dimenticava di domandarmi se io stessi bene, pur sapendo che non ero andata via massimamente gioiosa.

Non lo avrebbe neanche preventivato!
Chissà mai come mi sono permessa di annoiarmi e di stancarmi di lui? Così velocemente poi?

Insomma una di quelle ventiquattro ore in cui si svela un bluff e si riconfermano affetti già noti.

 

Una pioggia potente, capace di lavare via illusioni ed eventuali scelte mal riposte.
Dolorosa, al momento, ma salutare e necessaria.


E’ poi bastato far ‘sporgere’ un paio di amicizie fidate per averne la conferma.
Che gran figurone ha fatto il ‘Signor No’ cadendo al primo sgambetto!

 


In questo mondo ci sono persone che non si accorgono ma si lasciano scoprire con la facilità di una caramella da scartare, credendo – forse – che tutti gli altri ruotino attorno al loro microcosmo.


Beh è un problema di percezione sbagliata. 

 

Loro si vivono come macro, io li sento come micro e, con me, anche chi ci si è sbellicato dalle risate e neanche lo hanno capito ad oggi…

 

Roma, maggio 2017: mia figlia termina finalmente l’accademia con un test ottimo, smette di piovere, non ho più freddo, sono commossa e soddisfatta.
Non ci ho mai messo molto a capire le cose e, se ancora non c’è stato nessuno, è perché io non ho accettato mai di accontentarmi.
Ho bisogno di gente che non si abbatta sui limiti del proprio sé: non posso partire sconfitta dall’inizio.
L’io si deve allargare attraverso persone che arricchiscono e non sopportando inutili pesi.

cristina bove

galleria di quadri - by criBo

l’emicrania balugina negli occhi
visioni intermittenti
donna di poca fede: casa e casa
datata nel cerchietto all’anulare
quasi erasa
ha bagliori soltanto e un sonno alterno
foriero di scompensi nevralgici

sibille alternative rimescolano il cielo
qualcuna è una fontana
di versi esposti al sole
ispirazioni da tovaglie a quadri
tazzina di caffè, la sigaretta
e una partita persa a tu per tu
malgrado l’asso nella metrica

un antisolonifico per l’anima
una prosa bagnata sulla fronte
allontanarsi da prosopopee
e traghettare le parole altrove

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Dipinto di Angela Caldarulo – “Suzanne Valadon” – volto di Paola Cingolani

 

Non c’è bisogno che usciate dalla stanza.
Restate seduti alla scrivania ad ascoltare.
Non ascoltate nemmeno, aspettate semplicemente.
Non aspettate nemmeno.
Restate del tutto immobili e soli.
Il mondo vi si offrirà liberamente.
Per essere smascherato, non ha scelta.
Rotolerà in estasi ai vostri piedi.

Franz Kafka

 

oltre

Dal Canto VII – ALLA PRIMAVERA, O DELLE FAVOLE ANTICHE – Giacomo Leopardi

[…]
Vivi tu, vivi, o santa
Natura? vivi e il dissueto orecchio
Della materna voce il suono accoglie?
[…]

Sono veramente costernata, non c’è più niente che io possa fare per te se non ferirti.
Mi obblighi a essere quella che sono: una persona che – col passare del tempo – si è allontanata sempre maggiormente perché oggi, più di ieri, la distanza fra noi due è abissale, siderale.
Incolmabile.
Della favola antica che hai vissuto non c’è più nulla, tutto si è tramutato col tempo perché la mente non è stanziale (almeno non la mia).
Sono cresciuta e – senza di te – ho continuato a crescere anche più liberamente.
Gli amori giovanili – soprattutto se naufragati – passano e, quando un amore passa, la scoperta meravigliosa è che cominci tu.
Mi sono incontrata, presa per mano, conosciuta e condotta da sola: io ho iniziato il mio percorso come se fossi salita a bordo d’un missile che mi ha spedita sempre più oltre… e – adesso – non posso tornare indietro. Considerami volata via. Arrenditi. Dimenticami. Innamorati.
Cerca di fare quello che ho fatto io tanti anni fa: finito il tuo amore vedi di cominciare tu da qualche parte ma, certamente, non da me.
Non tornare più, giuro, non c’è proprio più niente che io possa fare per te se non ferirti.
Io oggi sono questa e nessuno mai più potrà darti quello che avevi: neanche io.
Perché?
Sono diversa, sono andata in una dimensione di pensiero che non contempla spazio anche per te.


Non ci sei più, non so neanche dirti come mai tu ci sia stato prima se non per una mia fuga da una realtà che dovevo metabolizzare.
Si cambia, si cresce, si impara, si capisce, ci si sofferma sull’importanza dei nostri affetti e tu, per me, non ne avevi più: costituivi un limite soltanto.
Non potevo mentirti né umiliarti, solo dovevo lasciarti.
Perdonami se puoi, vedi di smettere con queste tue continue incursioni nella mia vita, ricorda che non ne sei più parte e il tuo ego mi repelle.
Nessuna soddisfazione: non mi hai dato neanche la soddisfazione di trovarti una migliore di me.
Non tornare, ti scongiuro, vattene via!
Fatti una ragione della realtà nella quale ho preferito rifugiarmi io, qui si sta benissimo, è splendido il cielo che vedo dal mio missile.
Non lo abbandonerei mai per te.
Mi stavi seppellendo.
No, mai più.

Non c’è più la tua personale primavera, è passata la tua bella stagione, cerca di essere uomo: qui nessuno accoglie più la tua voce.
Non più, da oltre vent’anni!

La tua supplica di bambino incoerente non trova più ascolto.

 

 

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Kylli Sparre aka Sparrek Photo

Ci sono persone che hanno il grandissimo coraggio di borbottare: è perchè a te ci tengono. C’è chi ti dice anche “No!” perchè non vuole vederti buttar via. C’è chi sembra duro solo perchè ha l’onestà morale di dirti “Non farti (e non fare) del male!”.
Sono le persone che – nella vita – ti amano più delle altre. Poi ci sei tu, tu che le prendi per rompiballe, tu che le dai per scontate, tu che le sottovaluti, tu che te ne liberi e le liquidi con delle menzogne. Bugie talmente stupide da rivelarsi per quel che sono già al primo, facilissimo, banco di prova.

Allora ricorda.

Ricordati una sola cosa: quando sentirai il loro silenzio sarà forte come una schioppettata. E – uno di voi due – smetterà di parlare. Per sempre. Come mai?
Il resto del mondo sarà ancora pieno zeppo di interlocutori più intelligenti e migliori di te. Questo, quella brava persona che avevi strumentalizzato, lo sa perfettamente!

Non tornerà mai indietro dopo l’affronto che hai fatto alla sua intelligenza una persona per bene. Troverà sollievo nell’allontanarsi dal tuo mondo laido. Non dirà neanche nulla finchè non sarai tu – in preda alla tua mania d’onnipotenza – a scoprirti da solo.
Perché è così che andrà a finire. Tu ti ridicolizzerai da solo. Senza tema di smentita alcuna.

 

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