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Monthly Archives: luglio 2018

Una per mille
mille per una
_ voci poetesse
parlavano _
per non
perdersi
ché
la moltitudine
è vasta.

 

S’erano dette
d’immedesimarsi
_ per vivere
più vite _
per non
morirsi
ché
la parola
è specchio.

 

Uno per sé
solo per scelta
_ per vivere
nel silenzio _
per non
trovarsi
ché
il vuoto
è perso.

 

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Questo luglio

ha falciato

tutto attorno

rubando tempo

mietendo vita

seminando dolore.

 

 

Casa aperta
al vento e al mare
l’anima mia

 

_ossidato

il cuore

dal salmastro_

 

a fatica

idee di poesia

mi curano.

 

 

 

Avrei voluto

un tuo abbraccio

silenzioso

 

_ ho saputo

d’un fantasma

goffo e distratto_

 

non patetico

né distante

come sei.

 

 

 

Mi raccolgo

m’abbraccio io

e ricomincio

con passi lenti

su strada incerta

da pellegrina.

 

 

 

 

 

 

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Quando pronuncio la parola Futuro
la prima sillaba va già nel passato.
Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.

– Wislawa Szymborska –

 

La parola Futuro, pronunciata pensando a te, si declina al passato.
Quando elogi il Silenzio, non ti accorgi, lo distruggi tu stesso.
Riguardo il tuo Niente, credimi, è qualcosa che neppure rientra nel nulla.

Tu: il nulla d’un tempo distrutto, persino distratto, tristezza e inquietudine.

[Una sorta di falsario con chi commette l’errore di crederti.]

L’impossibile è rivolgerti qualsiasi lucido pensiero.

 

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Per un senso civico più sviluppato, ricordo che qualsiasi discriminazione è cosa da troglodita.

Stare connessi solo criticando il prossimo è un sintomo lapalissiano delle pulsioni di chi critica: non è altro che la proiezione sul prossimo delle cose percepite come mancanti.

I trogloditi si ridicolizzano e – per non sentirsi soli – tendono a livellare gli altri, specie chi neanche li considera.

Quando il termine “Fake news” entra nel dizionario s’è già tastato il polso alla società di internauti, del resto. Il fenomeno è stato già descritto sociologicamente e anche linguisticamente ha la sua corrispondenza, com’è ovvio.

Peccato che non sia sufficiente la lingua perchè, chi non la possiede, non la comprende.

Deve arrivare, mesi e mesi dopo, una statistica ANSA a certificare come – ben oltre l’82% dei casi – riguardi qualche webete, qualche analfabeta funzionale che non è capace di distinguere il reale dal fasullo.

Mi viene spontanea una considerazione: se s’impiegano tempo e giga nell’osservare il superficiale, la cultura, quella d’approfondimento, la si è mai letta?

Ora non dico di appassionarsi alla lettura e alla decodificazione del sanscrito, guai, ma ci sono così tante opzioni possibili di scelta anche nei blog divulgativi che, non provarci, dimostra soltanto di essere trogloditi e contenti.

Uniformati, sì, ma senza alcuna uniforme: simili al niente.

Il mondo non è piccolino quanto noi, spalanchiamo le finestre ogni tanto, cambiamo aria ai pensieri che, sennò, diventano asfittici e muoiono.

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Avrei voluto
una notte bella
_almeno quella

è poco però
sarebbe bastata_
così l’ho pensata
ma
ciò che ho detto
all’improvviso
_mulino a vento_
m’ha incuriosita.

 

Altro non so dare
né dire
un segno
o un sogno?
intanto
una cosa bella
_almeno quella

è tanto lo so
m’è arrivata_
l’hai scritta tu
l’idea di me
un ritratto.

 

Mulini a vento
tanti
_vortici d’aria

e poi cielo
tu la luce_
io piombo
senza sole
grigio
pesante
senza fiato
noi
potremo ancora
o non più?

 

 

 

“Non serve ignorare le cose che non vuoi: verranno loro a cercarti e lo faranno quando starai peggio… fidati. A condurle verso te – in uno scontro titanico – saranno coloro che dicevano di volerti bene. Devi saperlo, lo devi mettere in conto.”

Paola Cingolani

Gli eventi ineluttabili e le mancanze fanno parte del vivere: non aspettarti che tutti sappiano capire la tua posizione.
Se tu, per rispetto, sei stata solidale con una persona e non hai chiesto più nulla di ciò che avevate stabilito è indifferente.
Se tu, a costo di non mettere on line delle cose cui tenevi, non hai più domandato alcuna introduzione, per giusta discrezione e per dovuto riguardo al prossimo tuo, stai serena: quello stesso prossimo se ne fregherà e andrà da solo là dove sareste dovuti andare insieme.
Sembra essere già abbastanza: ma abbastanza non è.
Non solo lo vedrai dove tu ti sei messa da parte, no, lo vedrai anche che ti scriverà quando avrebbe solo dovuto fare come te, cioè starsene sulle sue.
Verrà a dirti che è persona dispiaciuta per te – anche se non dirà mai che in vetrina è andata già per prima – e ti scriverà che si sente al di sopra di questa “vetrina virtuale.”
Come se tu ti stessi mettendo in mostra.
Tu, che eri nascosta e che stavi rinunciando a tutto per non chiederle nulla, sarai colpevole di aver risposto che non sei in saldo.
Questo succederà mentre piangi due amiche in soli quattro giorni maledetti.

 

Ora, mi sta bene che sia cosa arcinota, ad ognuno il proprio male sembra più grosso, così tanto da rendergli lecito tutto. Ma dato che io mi dico spesso devi saperlo, lo devi mettere in conto, taglio tutto, cancello le idiozie e soprattutto continuo a non accettare la mancanza che mi duole.

 

Sia delle persone care, che del rispetto da parte di chi si autorizza da solo a decidere quando, in vetrina, s’è messo assai prima di me e senza curarsi d’avvisare mentre io stavo nel mio cantuccio.

 

 

[…]
È folle e usata, l’anima.

Dio guarda la nostra debolezza.

Vorremmo una certezza.

Di noi nemmeno più ridi?

E compiangici dunque, crudeltà.

Non ne posso più di stare murato
Nel desiderio senza amore.

Una traccia mostraci di giustizia.

La tua legge qual è?

Fulmina le mie povere emozioni,
liberami dall’inquietudine.

Sono stanco di urlare senza voce.
[…]

“La pietà” – Giuseppe Ungaretti

Unite dal destino: non soltanto quello d’aver studiato insieme.
Unite dall’affetto e dalla solidarietà perchè, al di là del tempo e
degli eventi, noi ci siamo investite d’una carica importante.
Insegnare significa lasciare un segno negli altri e, quel segno,
lo lasciamo l’una nell’altra, nei nostri figli, nei figli che ci sono
stati affidati dagli altri o nelle persone che ci affiancano.

Ragazze preziose dell’Istituto “Stella Maris”, essere anche solo
una di noi è e resta privilegio.
Cerchiamo ancora di splendere come solo la luce nel buio può.
Continuiamo a supportarci “in-segnando” – lasciando quel segno
che rappresenta la differenza – nell’anima di chi ci sta accanto.

Insegniamo ancora il sorriso, la comprensione, i valori che ci
hanno portato ad essere così belle, unite, coese e solide: persino
nel buio più cupo della disperazione.
Per noi tutte e per Michela, la quale non ci abbandonerà mai, mai.
Non lo permetteremo.

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Ho ancora attraversato
la dogana delle anime perse
a furia di guardarmi dentro

_scrutando la mia mente
ho acquisito la sensazione_

ogni volta è sempre peggio
mi piove piombo addosso
e a morire non sono io.

Smettendo di respirare
passo senza vidimare
e senza controlli rientro

a capire com’è che viaggio
ho impiegato una vita intera
sezionandomi testa e cuore

non s’è disvelato nulla di me
come se io non mi riguardassi
ma arriva quel dolore acuto

_agghiacciante non dicibile
illogico straziante m’asfissia_

e piango mi dispero m’arrabbio
con questo mondo come con l’altro
mi lamento cerco aiuto è terrore.

La dogana delle anime perse
è un luogo di porpora inquietante
ed è una palude piena di niente

ci stanno bene solo i coccodrilli
loro sembrano sguazzarci
mentre io lentamente affogo.

 

Paola Cingolani
12/07/2018

 

[C’è un senso epico della vita, quasi una richiesta di spiegazione divina all’esistenza, pur sapendo che le domande non saranno evase.
Vive il suo essere donna e poeta con fierezza, con la consapevolezza di chi sa che, oltre la bellezza, esiste anche il lato oscuro in ogni cosa, ma lo disvela, trasformandolo in un lirismo vitale, privo di formalismi, essenziale nella sua espressività.
La sua poesia assomiglia talvolta a un dialogare tra più anime, menti che annotano sé stesse nella costante necessità di approfondire il senso della vita…]
(Cristina Bove)

 

Ecco, è accaduto di nuovo: stessa sensazione disgraziata che ho provato quando, all’improvviso, sono mancati altri affetti a me particolarmente cari.
Da qualche giorno sono suscettibile, intrattabile e le occhiaie che ho sono la testimonianza d’una Paola disperata, una donna che non dorme e piange da domenica notte. Altro non so dire ma – ogni maledetta volta – io sento addosso una forma d’angoscia che mi paralizza del tutto.
Dopo tanta vita, dopo tre decenni, sono diventata anche questa.
Sì che, di solito, non piango mai e non mi concedo il privilegio della debolezza.

 

 

Comunico

ai profeti

della parola

scritta

parlata

giurata

spergiurata

urlata

sussurrata

data

negata

sopravvalutata

svalutata

sì, è con voi
che ho problemi
di comprensione
di comunicazione
il vostro trattamento
del silenzio

è abuso emotivo
per gli invisibili
è punizione
che non sai

per cosa
o perché
scatta
in un attimo
come le trappole
ma distrugge
per sempre.

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La grandezza di Luciana

leggere riflettere scrivere

ho avuto sempre pena quando rimane indietro
chi non regge il passo.
vieni, ti tengo io per mano
scansiamo qualche sasso dal sentiero
ma non guardare in su che perdi l’equilibrio
tanto lassù c’è solo l’infinito
e dopo quello niente.

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