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Monthly Archives: ottobre 2014

Tengo alla metrica, al ritmo della frase, alla cadenza della pagina, al suono delle parole. E guai alle assonanze, alle rime, alle ripetizioni non volute. La forma mi preme quanto la sostanza. Penso che la forma sia un recipiente dentro il quale la sostanza si adagia come un vino dentro un bicchiere, e gestire questa simbiosi a volte mi blocca.

Ma vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.

Dio, quanto mi fanno schifo i voltagabbana! Quanto li odio, quanto li disprezzo! I voltagabbana in Italia sono sempre esistiti in abbondanza: d’accordo. Io mi diletto di Storia, e so bene che gli italiani sono sempre stati dei voltagabbana. Per rendersene conto basta ricordare come si comportarono i sindaci toscani ai tempi degli Asburgo-Lorena. Come saltavano dal Granduca a Napoleone e da Napoleone al Granduca. Però mai quella sconcezza ha raggiunto le vette disgustose di oggi. E la cosa più tremenda sai qual è? È che, essendovi abituati, gli italiani non se ne scandalizzano affatto. Anzi si meravigliano se uno resta fedele alle sue idee.

Oriana Fallaci

Avrei voluto essere brava almeno una centesima parte di quanto lo è stata Oriana: dal ritmo alle assonanze, dalla metrica alle cadenze, ai suoni e al resto.
Per non parlare dei concetti che non posso non condividere.
Ho sempre pensato che ci sono momenti in cui tacere è una colpa e parlare diviene obbligo.
La cosa che mi irrita e mi sdegna sono i voltagabbana.
Coloro che – veramente disgustosi – si presentano con la veste dell’amico per poi colpire alle spalle.
Non c’è peggio razza di un traditore.
Oriana docet!

Oriana Fallaci

Costoro dovrebbero leggerla e rileggerla per poi – ammesso che ci riescano – guardarsi allo specchio.

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Ci sono quei rapporti – pensa – che improvvisamente si interrompono.
Ne è convinta facendo mente locale sulla sua esperienza: anche oggi la solita telefonata dell’ex che si arrabbia perché lei gli chiede di non chiamarla più.
Oppure, si dice, il caso opposto: quello in cui un amico ha ricevuto trattamento di favore da lei ma la considera un numero da non contemplare nella rubrica telefonica.
Insomma persone che con atteggiamento puerile si ricordano di lei solo nel momento in cui conviene e recitano la parte del ‘perfetto galantuomo’ ad intermittenza: quando risulta loro più comodo.
Contaminati dai virus dell’incoscienza e dell’incoerenza, loro.
Sempre più salda nella sua presa di posizione per la quale serve coraggio e determinazione, lei.
Sorride lei, l’immancabile tazzina di caffè sulla scrivania, il lavoro fatto, le promesse tutte mantenute.
E’ fiera del coraggio che comunque costa caro.
Ultimamente ha rimproverato una delle persone che più ama al mondo e non intende perdonare.
Gli ha detto “Vattene a quel paese e non parlarmi mai più, non voglio sapere più niente: tu sei morto adesso per me.”
Lui ha pianto farfugliando “Io non l’ho detto con cattiveria…” ma lei non si è permessa l’ipocrisia di fingere e di perdonare. Il perdono è un patteggiamento più utile a chi perdona per non avere problemi né rimorsi e ( in modo compulsivo ) anche per sentirsi grande.
Ci vuole più forza e più coraggio nell’ammettere la realtà e la realtà è un grido di dolore.
La realtà urla e singhiozza: “Io avevo solo te! Come hai potuto colpevolizzarmi perché sono finita in ospedale, come? Io ti amavo – per Dio – e sono umana, non puoi chiedermi quel che chiederesti al Padreterno!”
Per molto meno lei non gli parlò circa un anno e adesso che sta andando a combattere un cancro al cervello, lui, bel bello si permette il lusso di accusare lei?
Non va bene così, non è così che deve comportarsi un uomo ragionevole ma piuttosto dovrebbe tenersi vicino quella nipote che ama infinitamente senza mortificarla.
Potrebbe benissimo chiederle scusa, ad esempio, chè lei ha rivoluzionato l’intero reparto pur di fargli avere le migliori attenzioni, non merita questo.
Figuriamoci la banalità di chi telefona cercando di riallacciare un rapporto che lei ha chiuso da anni
o la pochezza di chi candidamente afferma “Il mio telefono riceve solo dalla lista preferiti.”
– “Ottimo: non sono che fra i contatti di serie B e ne prendo atto ma ora mi si lasci nel mio.
Guardate la mia schiena finchè riuscite da lontano perché – a guardarmi in faccia – rischiate l’effetto lama tibetano.” –

Le comunicazioni sono interrotte, il filo è stato troncato e la mentelettrica saluta cordialmente auspicando per voi, per il vostro bene, il giusto elettroshock.