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Monthly Archives: giugno 2013

Quando
mi morirà
questa notte
e come un altro
potrò guardarla
mi addormenterò
al fruscìo
delle onde
che finiscono
di avvoltolarsi
alla cinta
di gaggie
della mia casa

Quando
mi risveglierò
nel tuo corpo
che si modula
come la voce dell’usignolo

Si estenua
come il colore
rilucente
del grano maturo

Nela trasparenza
dell’acqua
l’oro velino
della tua pelle
si brinerà di moro

Librata
dalle lastre
squillanti
dell’aria sarai
come una
pantera

Ai tagli
mobili
dell’ombra
ti sfoglierai

Ruggendo
muta in
quella polvere
mi soffocherai

Poi
socchiuderai le palpebre

Vedremo il nostro amore reclinarsi
come sera

Poi vedrò,
rasserenato
nell’orizzonte di bitume
delle tue iridi morirmi
le pupille

Ora
il sereno è chiuso
come
a quest’ora
nel mio paese d’Africa
i gelsumini

Ho perso il sonno

Oscillo
al canto d’una strada

Mi morirà
questa notte?

– Campolongo il 5 luglio 1917

Giuseppe Ungaretti
da L’Allegria

https://www.youtube.com/watch?v=E8Pslp5iA0A&list=PL9AF5FC954B884B7A

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Tutto avviene a mezzo Social Network: dunque tutti possono – come fa lei – accedere a Wikipedia.
Sebbene non abbiano voglia, non c’è problema, lei prepara un piccolo sommario accessibile a chiunque proprio qui.

Hanno violato le regole del gruppo (necessarie, perché su migliaia di persone – se tutti scrivono la prima cosa che pensano –
si finisce all’anarchia più totale e non va bene).

Nonostante tutto sono stati solo richiamati: se ne sono andati da soli ma scrivono da tempo su ogni Timeline di Facebook che lei
censura, che lei non conosce la democrazia, che è una pasionaria… e peggio.

Ora lei ha chiesto di entrare nel gruppo in cui millantano ciò per rispondere loro ma NON la hanno lasciata entrare: la screditano
ma non le lasciano il sacrosanto diritto di replica!
Continua a pensare – lei – che la parola ‘democrazia’ sia una fra le parole più abusate e mal inserite nel contesto del discorso.

Veniamo alla ‘censura’ andando per gradi: ciò che offende viene eliminato dalla visione pubblica del suo gruppo: lei lo sposta dalla
pubblica bacheca in una apposita cartella di moderazione tramite delle accurate screenshot dunque è in grado di mostrare qualsiasi
materiale a tutti, le basta pescarlo dall’archivio della sua cartella di moderazione. Nulla è stato tagliato!
Solo si eliminano le liti dal pubblico perché, a coloro che fan parte del gruppo, non da piacere stare in mezzo a chi recrimina.

Censura
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Per censura si intende il controllo della comunicazione o di altre forme di libertà (libertà di espressione, di pensiero, di parola) da parte di una autorità.
Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato nell’ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell’espressione dei singoli.
Fra i significati specifici che il termine può assumere in contesti particolari si possono citare i seguenti tipi di censura.
Tipi di censura []
I tipi di censura si possono suddividere in base a diversi criteri:
 soggetti, materie e tematiche da censurare,
 tipo di medium su cui si applica la censura,
 tecnologie usate per censurare,
 modalità di censura (per esempio: censura preventiva, censura mediante forme di disturbo e/o di comunicazione sufficientemente invasiva),
 tipi di rapporto di forza attraverso cui si commette censura (forza bruta, minaccia, ricatto, corruzione, ecc.),
 grado di evidenza della censura (per esempio: spazi bianchi, “bip” nel sonoro, avvisi nella navigazione su Internet),
 grado di perfezione nel nascondere le tracce della censura nascosta,
 tipo di organizzazione che effettua la censura (organizzazioni dipendenti dallo Stato [anche indirettamente attraverso finanziamenti], associazioni per delinquere, forme ibride tra queste due),
 grado di legittimazione dell’atto di censurare.
Censura repressiva []
La censura di tipo repressivo colpisce successivamente alla diffusione del “testo”, sia esso carta stampata, programma televisivo, film, ecc. Ciò avviene tramite il suo sequestro. […]

Ecco che, leggendone il significato, è acclarato come la sua sia moderazione e non ‘censura’.
Riempirsi la bocca di parole delle quali non si conosce bene il significato è sconveniente e si fa una pessima figura.

Democrazia
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
(EN) « Many forms of Government have been tried and will be tried in this world of sin and woe. No one pretends that democracy is perfect or all-wise. Indeed, it has been said that democracy is the worst form of government except all those other forms that have been tried from time to time. »
(IT) « Molte forme di governo sono state sperimentate e saranno sperimentate in questo mondo di peccato e di dolore. Nessuno ha la pretesa che la democrazia sia perfetta o onnisciente. Infatti, è stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo ad eccezione di tutte le altre forme che sono state sperimentate di volta in volta. »
(Winston Churchill)
Il termine democrazia deriva dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.
Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un’unica concreta traduzione, ma può trovare ed ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni ed applicazioni, tutte caratterizzate per altro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare.
Democrazia diretta e democrazia rappresentativa
La prima classificazione della democrazia può essere tra democrazia diretta e democrazia indiretta.
 Nella democrazia diretta o partecipativa il potere sovrano è esercitato direttamente dal popolo, come avveniva nell’antica Grecia, dove i cittadini (esclusi naturalmente gli schiavi, donne e cittadini stranieri) si riunivano nell’agorà (oggi la piazza) per discutere attivamente di leggi o posizioni politiche da prendere.
 Nella democrazia indiretta o rappresentativa il potere sovrano è esercitato da rappresentanti eletti dal popolo (il Parlamento). L’Italia è una repubblica parlamentare (quindi a democrazia indiretta) che usa come unici strumenti di democrazia diretta il referendum, l’iniziativa popolare e la petizione popolare; i cittadini sono comunque liberi di candidarsi (scendere in politica) per diventare rappresentanti, qualunque sia il loro stato sociale. […]

Ora, in rete, non si può dare libera espressione a migliaia di persone perché è chiaro che ci si debba attenere alle regole della comunità o sarebbe utopia pura pensare migliaia di persone con idee perfettamente coincidenti.

Pasionaria
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il termine pasionaria è un appellativo riferito solitamente a personaggi di sesso femminile particolarmente impegnati in attività politiche o ideologiche. In origine fu utilizzato da Dolores Ibárruri, attivista spagnola, come pseudonimo.[…]

[…] C’è persino un vecchio adagio che recita così: “Solo i cretini non cambiano mai idea.”
– Ora, tralasciando l’enciclopedia on line, direi che è sufficiente pigliare in considerazione il fatto di aver vissuto una sorta di evoluzione mentale o sarei rimasta ottusa, distante, fuori dal tempo (e invece son passati ben cinque anni).
– Non volendo rimanere ottusa ho preferito cambiare idea.
[…] coptati, di privilegiati di viziati, di scostumati…che riescono anche a non rinunciare a cose minime e miserabili perchè quei miserbaili privilegi sono il simbolo di appartenenza ad una casta. […]
Non mi riconosco in un individuo che coopta né in uno cooptato.
Non sono una privilegiata, affatto.
Non sono assolutamente viziata.
Non sono affatto scostumata.
Non sono una che non rinuncia a cose minime e miserabili pur di simboleggiare l’appartenenza ad una casta: non ne ho bisogno, anzi. […]
Lei ribadisce di non amare l’appellativo di ‘Pasionaria’ il quale maschera malcelato diniego dietro ad una dubbia ironia.

Mai è accaduto tutto ciò: sarà mica lecito sospettare un po’ di spirito campanilistico? Vediamo un po’.

Campanilismo
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
« Sarà colpa della nebbia che d’inverno opprime il cervello o del sole che invece lo martella d’estate] »
(Giovanni Guareschi sul campanilismo)
Per campanilismo si intende l’attaccamento alla propria città, ai suoi usi e alle sue tradizioni. La difesa di tali valori può talvolta determinare uno spirito di rivalità anche molto acceso con i centri vicini. Tra i campanilismi contemporanei, anch’essi spesso non privi di radici storiche, rientrano le rivalità tra città – vicine e non – soprattutto legate a competizioni sportive quali ad esempio i derby.
Qualcuno interpreta il campanilismo in senso positivo, come sinonimo di “difesa delle tradizioni”, ma generalmente il campanilismo si manifesta nell’odiare o invidiare, spesso senza motivazione, gli usi dei “vicini di casa”, spesso peraltro simili tra loro. Il termine deriva dalla parola campanile, ed ha un significato importante, in quanto è proprio il campanile stesso a determinare la divisione tra paesi. Pertanto il campanilismo, pur avendo esempi su ampia scala, caratterizza soprattutto le divisioni culturali, sociali e sportive tra piccoli paesi o province. All’interno della stessa città si verifica anche tra quartieri.
Secondo qualcuno, questo termine deriva da un curioso aneddoto della rivalità fra due paesi limitrofi della provincia di Napoli: San Gennaro Vesuviano e Palma Campania. Il quadrante del campanile di San Gennaro Vesuviano che volgeva a levante (cioè verso Palma Campania) fu volutamente senza orologio, proprio perché i cittadini di Palma Campania non avrebbero dovuto leggere l’orario. […]

Certo, lei pensa, il ‘campanilismo’ ci sta bene, estrapolandolo dal contesto delle varie schermaglie on line – persino – ci sta bene: tutto è accaduto grazie a coloro che fomentano per puro spirito campanilistico o – peggio – per puro spirito egotico.

“La democrazia fondata sull’uguaglianza assoluta è la più assoluta tirannide.”
– Cesare Cantù

“Democrazia significa semplicemente colpi di randello dalla gente per la gente.”
– Oscar Wilde

“Democrazia significa governo fondato sulla discussione, ma funziona soltanto se riesce a far smettere la gente di discutere.”
– Clement Attlee

“La differenza tra Democrazia e Dittatura è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono ordini; in una Dittatura non c’è bisogno di sprecare il tempo andando a votare.”
– Charles Bukowski

“Democrazia è anche accettare una dose sopportabile di ingiustizia per evitare ingiustizie maggiori.”
– Umberto Eco

Potrebbe continuare… un pensiero bellissimo lo espone Erich Fromm, ma lei conclude con la sottile ironia di Roberto Gervaso secondo il quale “La democrazia bisogna guadagnarsela; la dittatura la si merita.”

Ciò che lei, ormai, da anni ha compreso è che gli uomini passano, certe istituzioni restano.
Ed è per questo che lei le rispetta senza essere ‘pasionaria’ di uno solo di loro.

Ci sono persone supponenti.
Non le apprezza la mentelettrica: le trova abbastanza meschine.
Ad esempio… una persona poco gentile (chè la supponenza non è gentile affatto) è andata oltre dichiarando che lei non conosce Leopardi.
Il suo cognome – quello della mentelettrica – è il cognome tipico dei recanatesi D.O.C. e lei discende da una stirpe di gente recanatese.
Come ogni recanatese che si rispetti conosce le sue radici e – naturalmente – ama Leopardi.
Ma, la domanda che le sorge in primis, è “Come può costui stare dentro alla mia mente e decidere cosa io conosco?” dato che con lei non ha mai discusso di Leopardi né di letteratura in genere.
Twitter è un bel posto, molti vi approdano, alcuni si lodano e il resto va da sé.

Giacomo Leopardi

Pensieri

I

Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto, perché, oltre che la natura mia era troppo rimota da esse, e che l’animo tende sempre a giudicare gli altri da se medesimo, la mia inclinazione non è stata mai d’odiare gli uomini, ma di amarli. In ultimo l’esperienza quasi violentemente me le ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno aver praticato cogli uomini molto e in diversi modi, confesseranno che quello ch’io sono per dire è vero tutti gli altri lo terranno per esagerato, finché l’esperienza, se mai avranno occasione di veramente fare esperienza della società umana, non lo ponga loro dinanzi agli occhi.
Dico che il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi. Quando due o più birbanti si trovano insieme la prima volta, facilmente e come per segni si conoscono tra loro per quello che sono; e subito si accordano; o se i loro interessi non patiscono questo, certamente provano inclinazione l’uno per l’altro, e si hanno gran rispetto. Se un birbante ha contrattazioni e negozi con altri birbanti, spessissimo accade che si porta con lealtà e che non gl’inganna, se con genti onorate, è impossibile che non manchi loro di fede, e dovunque gli torna comodo, non cerchi di rovinarle; ancorché sieno persone animose, e capaci di vendicarsi, perché ha speranza, come quasi sempre gli riesce, di vincere colle sue frodi la loro bravura. Io ho veduto più volte uomini paurosissimi, trovandosi fra un birbante più pauroso di loro, e una persona da bene piena di coraggio, abbracciare per paura le parti del birbante: anzi questa cosa accade sempre che le genti ordinarie si trovano in occasioni simili: perché le vie dell’uomo coraggioso e da bene sono conosciute e semplici, quelle del ribaldo sono occulte e infinitamente varie. Ora, come ognuno sa, le cose ignoto fanno più paura che le conosciute; e facilmente uno si guarda dalle vendette del generosi, dalle quali la stessa viltà e la paura ti salvano; ma nessuna paura e nessuna viltà è bastante a scamparti dalle persecuzioni segrete, dalle insidie, né dai colpi anche palesi che ti vengono dai nemici vili. Generalmente nella vita quotidiana il vero coraggio è temuto pochissimo; anche perché, essendo scompagnato da ogni impostura, è privo di quell’apparato che rende le cose spaventevoli; e spesso non gli e creduto; e i birbanti sono temuti anche come coraggiosi perché, per virtù d’impostura, molte volte sono tenuti tali.
Rari sono i birbanti poveri: perché, lasciando tutto l’altro, se un uomo da bene cade in povertà, nessuno lo soccorre, e molti se ne rallegrano, ma se un ribaldo diventa povero, tutta la città si solleva per aiutarlo. La ragione si può intendere di leggeri: ed è che naturalmente noi siamo tocchi dalle sventure di chi ci è compagno e consorte, perché pare che sieno altrettante minacce a noi stessi; e volentieri, potendo, vi apprestiamo rimedio, perché il trascurarle pare troppo chiaramente un acconsentire dentro noi medesimi che, nell’occasione, il simile sia fatto a noi. Ora i birbanti, che al mondo sono i più di numero, e i più copiosi di facoltà, tengono ciascheduno gli altri birbanti, anche non cogniti a se di veduta, per compagni e consorti loro, e nei bisogni si sentono tenuti a soccorrerli per quella specie di lega, come ho detto, che v’è tra essi. Ai quali anche pare uno scandalo che un uomo conosciuto per birbante sia veduto nella miseria, perché questa dal mondo, che sempre in parole è onoratore della virtù, facilmente in casi tali è chiamata gastigo, cosa che ritorna in obbrobrio, e che può ritornare in danno, di tutti loro. Però in tor via questo scandalo si adoperano tanto efficacemente, che pochi esempi si vedono di ribaldi, salvo se non sono persone del tutto oscure, che caduti in mala fortuna, non racconcino le cose loro in qualche modo comportabile
All’opposto i buoni e i magnanimi, come diversi dalla generalità, sono tenuti dalla medesima quasi creature d’altra specie, e conseguentemente non solo non avuti per consorti né per compagni, ma stimati non partecipi dei diritti sociali, e, come sempre si vede, perseguitati tanto più o meno gravemente, quanto la bassezza d’animo e la malvagità del tempo e del popolo nei quali si abbattono a vivere, sono più o meno insigni; perché come nei corpi degli animali la natura tende sempre a purgarsi di quegli umori e di quei principii che non si confanno con quelli onde propriamente si compongono essi corpi, così nelle aggregazioni di molti uomini la stessa natura porta che chiunque differisce grandemente dall’universale di quelli, massime se tale differenza è anche contrarietà, con ogni sforzo sia cercato distruggere o discacciare. Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi. […]

E tanto basti, a tutti.
Dopo questa citazione ad hoc si va avanti più e meglio di prima.


È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta’.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche’ le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio’ che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo’ togliere.
È proibito non cercare la tua felicita’,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
Non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.

– Pablo Neruda –

Questo
è un
manicomio
da cui
non esco
e forse
non uscirò…
credi tu!

Io
in questo
tempo
impazzito
non resto
né resterò.

Troverò
la strada,
camminerò
fino infondo,
me ne andrò.

Mi piangerai
tu
e allora
forse
capirai,
solo allora,
quanto perdi…
quanto sbagli.

Soprattutto
tu
solo
scoprirai
quanto breve
sia
l’eternità.

Che altro
vuoi
tu
da me
vita?