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Monthly Archives: Mag 2015


Ti osservi attentamente
e non sei un’immagine singola:
sei di più.

Vedi minimo due donne
– una è im-paziente
e di color porpora –
ha un’irrequietezza viola addosso
ma lo percepisci solo tu.

Ti guardi bene
e non sai perché ciò accade:
sai che vivi come Dorian Grey
– non avendo patteggiato con alcun demonio –
pare i demoni abbiano scelto senza te.

Ah, la vita,
non è forse un circo la vita?

Funamboli sul filo,
ballerine sulle punte,
acrobati, giocolieri,
languidi pagliacci e tu
– im-paziente-mente –
con l’adrenalina dei domatori
chè è risaputo
le fiere belve creano phatos!

Fai spavento tu, fai paura
ma vai oltre e, soprattutto,
di chi ti teme non hai mai cura.

Aggiungo che – volerti bene –
resta una gran bell’avventura.

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cristina bove

donna - by criBo

Non posso amarla questa donna
che vive senza baricentro
dimentica del muscolo striato (dirne così
fa colloquiale diagnostico)
una che se ne frega del sistema filtraggio
e degli zuccheri.

Se – come di straforo – i calendari
accumulano giorni mesi anni
disattendendo oscure predizioni
è pure certo che
dal pedinamento dell’ossuta
vive mostrando il dito (voi lo sapete quale)
e latitando
da sola si condanna in contumacia

presente nella gabbia
un rimasuglio d’imputata

no, non l’amo e dio sa quanto vorrei
e nel contempo mi sorprendo
di come riesca ad apparire intatta

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cristina bove

il cuore a pezzi - by criBo

il ponte piange a varchi aperti
nelle sue luci scorrere attraverso
l’acqua che va ma non ritorna indietro

nel rito di passaggio _ci si viveva in piena_
le onde sulle spalle e gli occhistelle
perduti in prospettive di golena
il cuore nelle rapide, sommerso

quando si arriva in fosse lagunari
pesci volanti stanchi sfuggiti alle lampughe
(“il vecchio pescatore portò a riva
la grande lisca appesa alla fiancata
_la traduttrice prese un granchio
e trasformò in delfino un dolphinfish)
chi_usa parentesi
quando si giunge al dunque, si diceva
si resta come assorti in un ristagno
e tutto si confonde _alberi e vette
pinnacoli e mangrovie
in un assetto che non è più casa

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Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biancheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.


– Per gli anacoluti, servirsi del cestino.

Ennio Flaiano, tratto da “La Grammatica essenziale”, 1959

• Classificato nelle grammatiche scolastiche come errore, l’anacoluto è in realtà molto diffuso nella nostra e in altre lingue. Ha la sua ragion d’essere nello svolgersi di un discorso costruito dal punto di vista semantico ma non pianificato a livello sintattico. È tipico della comunicazione parlata e risponde alla necessità di procedere più speditamente nella manifestazione e concatenazione delle idee.

Boccaccio, Pascoli, Verga, Manzoni e molti autori hanno usato sapientemente questo vezzo nella letteratura dei secoli scorsi. Oggi – con la facilità con la quale si potrebbero sgranocchiare anacardi – si leggono coloriti anacoluti nel linguaggio digitale che sempre di più si assimila a quello discorsivo. Spesso vengono infarciti discorsi di parole a s-proposito, terminologie volutamente poco leggere: ad effetto. Nell’epoca della cooking concept si impasta persino nell’immenso calderone della rete e vi sono varie scelte di figure retoriche: metafore dolci, amare, salate e… varie-gate.

Il risultato non è dei migliori: rischio comune è scadere – con maniere grevi ed offensive – per coloro che, in quanto professionisti, dovrebbero invece possedere la lingua.

E i concetti diventano concerti di repliche infinite poiché, naturalmente, hanno tutti ragione.

Fatta questa considerazione e senza prendermi troppo sul serio (non vorrei mai, sarei come loro!) affogo le mie amarezze nel solito caffè.

cristina bove

Appressati allo specchio
disse
e guarda
la natura del mondo

ed io vidi le tenebre infittirsi
il manto delle cose farsi soglia
brulicare di voci, le mie ossa
sparire nella polvere
e me stessa…

fui lampo e tuono e mille vite implose
risucchiate nel vortice del Tempo…
Urlante e scisso
nel furore dei draghi nacqui ancora
li attesi tutti e tutti
li sconfissi

e solo quando accolsi il mio segreto
e la fine di dio
rifulse la sua Luce a darmi il nome:
nel mistero lo udii
fu battesimo e sale e fuoco e vento
in ogni mio frammento vibrò il suono
nello scandire l’ultima promessa…
Chi percorre le strade della notte
incrociando discepoli e destini
ha soltanto il silenzio sulle labbra.

La saggezza è illusoria
disse
e quindi
càlati nelle viscere del mondo.

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cristina bove

goldtown-by criBo copia 2

Repubblica, Città del Sole, Castalia, luoghi del “buon governo”, dove le leggi sono concordate dalla saggezza di illuminati e dove il tempo scandisce non solo gli eventi ma anche l’evolversi degli stessi fautori nella sua realizzazione, il che logicamente determina la non prevedibilità dell’elemento inaspettato: una singolarità divergente  che potrebbe sconvolgere i piani della ragione.

Utopia, Giuoco delle perle di vetro, Caverna platonica, contestualizzano  politiche fondate  sull’incremento sociale dell’intelletto e dell’autocoscienza, sull’accettazione di regole e categorie cui riferirsi; tuttavia non considerano quanto l’animo umano sia suscettibile di mutamenti radicali, e quanto questi possano essere indotti da reazioni individuali ad eventi inaspettati, nel bene e nel male.

Che la discrepanza tra la bontà dei principi ispiratori di un sistema governativo saggio e la sua incongrua realizzazione, risieda nell’ipotesi inconscia dell’elemento imponderabile?

Nel concetto castale ci sono gerarchie da rispettare e categorie sottoposte all’elemento dominante. In fondo è ancora la legge del…

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Sono ebbra e così ti scrivo
– chè parlarti non m’è concesso –
vuoi per mia im-posizione,
vuoi per tua falsa sortita
però fai molta attenzione
– chè non ho mai visto fuggiaschi medagliati –
e non credo ne vedrò.

Sono seria eppure
– m’ubriaca la salsedine –
chè una figlia del mare
non sa dimenticare
e non vuole imparare.

Sono ebbra ma sembro un calice:
– ho del nettare fluttuante –
sono onde-ggiante dentro
e fuori, tutt’intorno.

Sono immersa nei miei pensieri
– quelli per te così strani –
tanto capaci d’abbracciarmi
quanto le onde la scogliera.

Sei dubbioso, mutevole, tra-ballante
– cerchi un appiglio disperato –
chè, mentre precipiti, rovinosa-mente
mostri un vuoto nel vuoto.


Le ore migliori di Cenerentola erano quelle passate giù in cucina
aveva per così dire
libertà d’intelletto.
Si stringeva le tempie fra le mani
i capelli ricoperti d’unto.
Volava con la mente verso luoghi lontani
Impensati
Inspiegabili
sensazioni che lei conosceva senza dare loro un nome.
E abbassava gli occhi sul grembiule
imbrattato e macchiato
e sapeva quanto è grande la distanza fra Qui e Lì.

Dahlia Rabikovitch – poetessa ed attivista israeliana


La parola
è suadente.

L’autenticità
è seducente.

La viltà
è sedicente.

C’è chi avvince
– e poi perde –

c’è chi alletta
– e dopo lotta –

c’è chi concede
– e non molla –

la trasparenza è
più o meno s-velata.