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Monthly Archives: dicembre 2012

Babbo Natale è senza tempo e, come ogni figura eternamente giovane, assolutamente “choosy”… ora si usa questo termine a voler significare schizzinoso.
Diciamolo: già si rompe così tanto le scatole di tutti gli auguri forzati che fortuna gli tocca il turno solo una volta all’anno. Fin qui è stato furbo.
Secondo me deve essere un impegno incommensurabile quello di essere buono sempre e comunque con tutti: magari anche con degli emeriti stronzi lui deve mantenere il sorriso e la generosità proverbiale perchè – sarà uno dei soliti dictat commerciali – a Natale siamo tutti più buoni. Figurarsi se si può dissociare lui! Così, stavolta, se ne va alla carlona, sereno che tanto c’è la crisi e quindi gli son calate le fatiche ma – più di tutto – sicuro che i Maya ci metteranno la parola fine evitandogli giri concitati fra renne e traffico caotico dell’ultimo momento. Gli basta fingere di andarsene a zonzo fino al 21 dicembre poi, finalmente, la notte fra il 24 ed il 25, non avrà più camini da scalare e consegne da fare. Non è mica un pony express lui!
E comunque “MERRY CRISIS AND HAPPY NEW FEAR” in stile tutto mentelettrico.

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Finalmente è notte tarda: il buio ed il silenzio sono sempre complici fidati per quelli come lei.
La tazza è appoggiata sulla scrivania, accanto al posacenere, vicino al pc. Tutto tace, tranne la pioggia che è diventata un suono dolce.
In questi giorni ha visto attorno a sè situazioni disparate – apparentemente – ma unite dallo stesso comune denominatore.
“Manca l’anima” si va ripetendo. Ormai è convinta che la gente sia mossa solo seguendo logiche di mero profitto, indistintamente.
Assunzione lampo che in tempo di crisi viene venduta come grande colpo di fortuna ma lei non è novella e comprende che ci perderebbe.
Conseguenti dimissioni al vetriolo – francamente, fosse stato tutto trasparente, non si sarebbe urtata – dunque stavolta non sarà amara.
Politica che avvelena lo Stato italiano e pena per la gente, per i figli che – come la sua – pagheranno colpe che non hanno.
Amici, che scompaiono senza motivazioni credibili, riappaiono dopo anni per dar luogo a nuove, prevedibili scomparse.

Fortuna mi voleva tanto bene” pensa.
Tutto è riconducibile a delle forme di amore malato. Alcuni credono di amare la gente e ritengono di poterne condizionare le scelte di vita.

Chi ha calpestato la mia dignità, distrutto la mia autostima e fatto carta straccia dei miei valori si somiglia: ognuno di loro mi ha sempre voluta dominare in nome del bene che diceva di provare per me. A tutta questa gente – vero male della mia esistenza – dico il mio sentito “Non mi amare, perfavore!”
Questo lei pensa davvero. Lo ripete ormai da anni, non è una novità.

La cosa buffa è che coloro i quali non hanno mai sbandierato troppe moine le sono accanto. Va tutto bene così, non è sola nè è il tipo di donna che abbisogna di un uomo accanto anche sapendo che è sbagliato, che non è colui per il quale baratterebbe le sue idee.

“Chi mi ha lasciata libera mi ha amata molto di più e forse a non capirlo subito sono stata io, almeno non l’ho capito quando ho incontrato l’uomo migliore che potessi incrociare lungo il mio cammino.”  Ha concluso così, ormai ne è convintissima. Sa bene che c’è ancora lui, sa perfettamente che c’è da almeno diciassette anni ma ha capito anche come ormai – tutto questo amore – si sia sviluppato in modo totalmente platonico, fraterno. D’altronde è stata lei a volerlo platonico a suo tempo: non era pronta per correre di nuovo un rischio mentre innamorarsi comporta inevitabilmente il rischio di investire in qualcosa che può anche finire. Lei non si perdona e dopo il marito più sbagliato che potesse esserci non ha voluto una storia che la turbasse di nuovo. Non era ancora sufficientemente sicura. Con gli anni è stato bello accorgersi che lui è sempre là, un passo invisibile accanto al suo, sempre pronto quando lei ha bisogno, sempre attento a ciò che la rende felice o a quanto la fa soffrire. “L’amore, quello vero, non si estingue nel nulla ma si trasforma adattandosi a chi lo sente dentro di sè in modo profondo, superando tempi e spazi, al di là di ostacoli e pregiudizi.”
Per lei la vita è un viaggio attraverso il quale le prove non sono semplici, almeno non lo sono state sin’ora. E’ bizzarra l’esistenza della gente: le cose sembrano molto più facili ma le sicurezze sono degli stolti. Una mentelettrica quale lei è non può lasciarsi addomesticare nè può accettare spazi limitati: sono avulsi da quella che è lei.

“Manca l’anima” e manca anche il cervello, il più delle volte: gli affetti vanno razionalizzati. Forse lei poteva concedersi il lusso di razionalizzare meno ma non avrebbe letto nel futuro e – se è vero come è vero che ciò è servito – va lasciato esattamente così com’è. Chiunque ora, al cospetto, non vale niente. Ci ha provato ma non le importa, non ha voglia, le vengono a noia coloro che le stanno accanto e le indicano troppe linee guida. “Non mi amare, perfavore!” A proprio modo è solo egoismo, la parola “amore” non va inflazionata, screditata, abusata per i tornaconti di uno soltanto. Neanche quando si parla di amicizia: questa, per chi non lo sapesse ancora, è una fra le più alte forme d’amore. Coloro che hanno ricevuto nella loro meschina esistenza il dono di averne da lei e se la sono giocata – persino due volte – hanno sempre l’opzione elettroshock. Diventerebbero lucidi giusto quei cinque minuti necessari per capire cosa han perso. Sarebbe come una specie di “vomito azzurro” ma Esenin non è per tutti. E’ difficile riconoscersi nel proprio “Uomo nero”.
Si tocca i capelli, si sente bene, se ne va a dormire serena dopo essersi fumata l’ultima sigaretta prima di prendere sonno.

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