Salta la navigazione

Tag Archives: #Parole

RIT_9468p

Alita Art Photography – Red shoes

“I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate.”
( Clarissa Pinkola Estés – “Donne che corrono coi lupi” )

Scrittrice ed analista junghiana, Clarissa Pinkola Estés scava nella psiche delle donne e le accosta ai lupi: d’impatto può venire in mente l’immagine della ferocia, lo ammetto. Ma, leggendo bene, è lei stessa a spiegare come siano caratteristiche psichiche di tutto rispetto, quali spiccata sensibilità, acume e grande devozione, sebbene questo coesista con spiriti liberi e giocosi. Curiosità, che è molla del sapere, forza e resistenza, adattamento a disparate situazioni – intelligenza – intuito spiccato, orgoglio e coraggio, molto coraggio. Nonostante ciò, le donne e i lupi, fanno venire in mente qualcosa di bestiale, da evitare, da cui tenere distanza  e fuggire via. Bestie da domare, insomma, la cosa starebbe così agli occhi orbi dei più.

Non nascondo che recentemente ho detto di essere spirito libero ottenendo due risultati opposti: su una donna ho suscitato ammirazione, su un uomo derisione.
Forse perché l’uomo ha etichettato il mio ideale di spirito libero come libertino? Sì, credo di sì. Ha – evidentemente – proiettato le sue declinazioni dell’essere sulla mia persona.

Inutile contare le scarpe rosse fra i simboli di una cultura di massa dove l’ignoranza è dilagante: di fatto, se siamo qui a parlarne, significa che non siamo liberi da pregiudiziali ottuse, arcaiche e vecchie come il cucco. Riprendiamoci le scarpe rotte, non rosse, e lanciamole in testa a chi ancora sembra essere di legno (metaforicamente, si intende).

Le donne avanzano rapidamente perché si uniscono e si aiutano, si confidano e si supportano fra loro: sanno fare le complici meglio degli uomini che, al contrario, considerano ancora una richiesta d’aiuto come una debolezza e, così, hanno perduto l’opzione di quel confronto che arricchisce.
Difficilmente un uomo sublimerà le sue pene o le sue debolezze parlandone, sviscerandone le ragioni, perché si sentirebbe malgiudicato. Ciò accade solo a chi critica il prossimo in maniera non costruttiva ma aspra.
Le donne che corrono coi lupi, al contrario, faranno gruppo e cercheranno di non isolarsi, imparando dal confronto la vera arte con la quale si diventa più ricche, giorno dopo giorno. 


Alcune – per caratteristiche più somiglianti alla frustrazione e all’invidia – si scosteranno dal branco e, come certi uomini, saranno le prime ad auto-escludersi. Peccato farsi terra bruciata attorno e non progredire. Un vero sperpero di possibilità. 

 

 

“I giornalisti sono impermeabili a tutto. Arrivano sul cadavere caldo, sulla partita, a   teatro, sul villaggio terremotato, e hanno già il pezzo incorporato. Il mondo frana sotto i   loro piedi, s’inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto per loro è intercambiabile   letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cavolate sulla tastiera. Cinici?   No frigidi.”

(Carmelo Bene)

a1d01074420c534bb3d74e872ff9e15c_w1200_h_mw_mh_cs_cx_cy

 

Estremo e provocatore, certo, ma spesso – specie oggi che le fake news sono ordinaria amministrazione – questa sua idea può trovare riscontro. Si veicolano notizie senza la necessaria obiettività, si tende a manipolare il dato di fatto oggettivo, si è sul pezzo rapidamente, con tempistiche flash, ma non si approfondisce. A volte c’è anche dolo, la cosa mi è accaduta più volte, e personalmente – sia scrivendo che trovandomi al centro della questione – ho provato un fastidio enorme.
Quando si è scritto che un mio hashtag in tendenza era di altri, quando si è scritto ignorandomi completamente (e, peggio, correggendo a posteriori, così che io sembrassi un tantino squilibrata), certo non c’è stata buonissima fede.

Così, perché si scelga di fare una cronaca dei fatti il più fedele possibile a quanto accaduto, voglio concludere citando una fra le maggiori figure del giornalismo mondiale.
Buon pro vi faccia, amici #giornalisti e #blogger, di vero cuore.

“Non devo divertirvi. Non devo suscitare le vostre risate di approvazione. Non devo intrattenervi cercando di essere sagace o di compiacervi.” […] Oriana Fallaci, ancora,  all’università di Harvard affermava: “Io non sono uno di quegli scrittori, o uno di quei giornalisti, che si esprimono con giri di frase, con allusioni prudenti, e che tacciono la verità per paura. […] Dico quello che penso, sempre, per non tradire completamente me stessa.” […] “Un buon giornalista non dovrebbe mai essere una persona accomodante. Ancora meno, una persona innocua. Se tutto fila liscio per lui o per lei, significa che compiace il piacere. Il nostro compito non è compiacere il piacere. Il nostro compito è informare e risvegliare la consapevolezza politica delle persone. Quella consapevolezza che il potere ha sempre cercato di mettere a dormire.”

“Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità  ovunque essa sia. E se non lo fa è, (nell’ordine): un imbecille, un disonesto, un fanatico. Il  fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero. E a questo credo io mi piegherò sempre, per questo credo io pagherò sempre: ignorando orgogliosamente chi non capisce o chi per i suoi interessi e le sue ideologie finge di non capire.”

(Oriana Fallaci)

ORI

 

 

likeable-blog-1000-2x

Circa dieci giorni fa ho oltrepassato 1.048 like nel blog che mi ha voluta, pochi giorni dopo scoprivo di aver postato e “pensato” 100 componimenti in versi sciolti.
Una buona media: significa che, in pochi mesi, senza alcun obbligo, la mia scrittura si è liberata dando vita ad una silloge ben nutrita ma, la cosa che più apprezzo, è che le mie parole sono piaciute.
Non me ne ero neanche resa conto: prima d’arrivare a postare 100 poesie avevo oltrepassato 1000 like da parte di altri blogger, bravissimi, e – non essendomene avveduta – non ho ringraziato nessuno di loro.

 

Mi scuso, sentitamente chiedo scusa a tutti, soprattutto vorrei dirvi che l’emozione frena le parole, dunque vi dedico questo piccolo brano e – del titolo – potremmo farne un simpatico aforisma: “Più di mille è più di mille volte grazie.”

 
A voi, a chi ha creduto in me da sempre, a chi ha apprezzato le mie cose e a chi si è saputo ricordare come la gratitudine sia ciò che distingue gli esseri umani.
Ringraziare in maniera spontanea fa bene, è un gesto che rende signorile chi lo compie e – pur senza pretesa alcuna – appaga chi si è impegnato, cercando di donare qualcosa di buono di sé.

 

 

 

 

“Le vittorie più intelligenti sono quelle dov’è l’avversario a capire che deve arretrare. Non solo si risolve tutto, ma c’è la sua totale resa: è l’ammissione della vostra assoluta integrità. Finalmente.”
Era il 17/10/2013 e posso dire che la legge è lunga ad arrivare, specie per chi è nel giusto, però arriva ed è inesorabile con chi è reo.

“A nemico che fugge ponti d’oro.”

Aspettare di riprendersi ciò che è il proprio diritto, per quasi 23 anni, significa che non è mai stato un pezzo di carta a condizionare la vita di nessuno. Al massimo può soltanto averla sfiorata, senza riuscire a contaminarla. E, qualsiasi fuga, oltre a non risolvere i torti fatti, ne amplifica la gravità.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi sento persino più fiera di me.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi dispiace che mio padre non sia riuscito a vedere come ho concluso brillantemente tutto. Meritava di ricordarlo, è sempre stato paladino della mia libertà, anche in tempi più sereni, quando ero solo ragazzina.

“Babbo, stai tranquillo, ovunque tu sia: nessuno potrà danneggiarmi mai più. Io sarò sempre la madre e il padre di Giulia. Continuerò a sentirmi erede di ogni tuo ideale e lo farò fregandomene di chiunque creda di potermi condizionare. Sarò sempre libera, come mi hai insegnato tu. Riserverò il meglio esclusivamente a chi potrà capire. Il guaio, caro babbo, è che non vedo nessuno in grado di capire. Anche per questo mi manchi clamorosamente, signor Cingolani. Il mondo è pieno di mediocrità.”

SocialBookDay 2019

Io e @Libreriamo torniamo sui vari canali social – specie su Twitter – il prossimo martedì 15 ottobre 2019: ci saremo con l’hashtag #SocialBookDay sperando, come ogni anno è accaduto, di entrare in tendenza insieme al prezioso contributo di tutti voi.

Lucio Annio Seneca scrisse:
– “ Fa una scelta di buoni autori e contentati di essi per nutrirti del loro genio se vuoi ricavarne insegnamenti che ti rimangano. Voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo. Non potendo quindi leggere tutti i libri che puoi avere, contentati di avere quelli che puoi leggere.” –

Questo è ciò che ci prefiggiamo insieme, come sempre, e parafrasando Seneca, faremo una scelta, la migliore possibile, citeremo con il solo #SocialBookDay alcune frasi e alcuni autori che – per noi – costituiscono un importante riferimento. Senza mescolare l’hashtag con altri perché – voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo – e, non potendone citare più di uno per ovvie ragioni, chi sceglierà di celebrare la giornata del libro attraverso Twitter non dovrà fare altro che scrivere [ #SocialBookDay @Libreriamo @PaolaToogoodxme, il libro (una frase o un’immagine), l’autore ].

 

Faremo #Retweet a tutti, chiaramente.


Perché ci teniamo sempre molto a fare grande questa iniziativa?
Semplice: perché crediamo che il Social Network sia uno strumento attraverso il quale è possibile veicolare di tutto, anche la cultura e l’amore per la lettura, non solamente fake news o gossip.

Le nostre esperienze insieme sono tutte volte a dimostrare che si può imparare – per poi generosamente raccontare – quanto di piacevole si è capito da ciò che si legge: to share, condividere, è e resta il termine chiave della rete. Ecco che, per l’entusiasmo di ogni lettore, condivideremo tutti le emozioni derivanti dalle nostre letture.

 

Il sapere è infinito, ogni giorno possiamo aumentare le nostre consapevolezze e la cultura è il bene supremo, quello che ci potrà salvare rendendoci persone migliori.

Rinnovo l’appuntamento su Twitter per martedì 15 ottobre ma, qualora non foste su Twitter, potrete partecipare su Instagram o su Facebook con le vostre scelte letterarie e #SocialBookDay.

A presto e… siateci, in tantissimi, come ogni volta!

[ @Paola Cingolani Uno Facebook @Libreriamo Facebook
@UniversoVersi Facebook pagina ] @libreriamo Instagram
@Toogoodxme Instagram

@PaolaToogoodxme Twitter @Libreriamo Twitter

e #SocialBookDay è l’hashtag: facciamolo grande!

 

s b d 3

Le parole hanno valore, andrebbero enunciate e

pronunciate con cautela.

 

I pensieri sono alla base, ché da questi si formano

e nascono tutte le parole.

 

I gesti sono conseguenza, dei pensieri sicuramente

poi delle parole, dette o meno.

 

Nei rapporti umani dovremmo comunicare
essendo sinceri e con onestà d’idee
gettando ponti
creando incontri
originando confronti
evitando scorni e scontri

 

gli scontri appartengono storicamente ai belligeranti

impongono attacchi ed ovvie difese
servono strategie
vogliono piani
vedono rese

designando vincenti e perdenti.

 

Fra esseri umani dovrebbero nascere confronti civili e onesti
solo fra diplomatici e strateghi dovremmo vedere battaglie
inclusi feriti e caduti
vincitori e vinti
quando capiremo il vero peso delle parole
smetteremo di fare piani
non avremo nemici ma interlocutori
non faremo strategie ma passi d’incontro
non diremo d’avere una tattica come se il prossimo ci fosse nemico

poiché _ così pensando _ non s’arriva quasi mai a rapporti sereni.

Partire coi piani e le strategie è competere _ vince solo uno _
mentre dialogare è rapportarsi senza grossi timori.
quali spiriti liberi e fiduciosi in noi stessi cerchiamo di evitare
parole come fuga
o attacco
o difesa
non vittoria
né perdita
se non di una buona occasione perché ogni individuo ha del buono in sé.

Pensiamo meglio alle parole che diciamo
è da queste che si originano le azioni
i vari comportamenti
cerchiamo di dare più vita alle idee
e non stringiamo alleanze ma affiatate complicità.

 

(Lo so che non sai che io so) – Sottotitolo.

L’ignoranza è sempre colpevole.
Una delle sue colpe primarie – per dire – è l’arroganza nel parlare a sproposito. A fare il paio col non sapere, c’è la tanto invocata buona fede, sua degna compare: non vi saprei dire quale delle due sia più dannosa.
La buona fede è un pericolo mortale, il più delle volte, per chi è onesto.
Essere sinceramente in buona fede significa comunque che – a prescindere – c’è un errore di mezzo, già è male. Se poi fosse una finzione, allora, sarebbe una vera e propria situazione non dimostrabile, ché il processo alle intenzioni come lo fai?
Puoi attribuire al prossimo tutto il dolo possibile ma, di fatto, ci sei caduto dentro come un allocco e – quando l’hai capito – non eri più in tempo per recuperare.
L’ignoranza, oggi, è una scelta. La cattiva coscienza lo è da sempre. La fiducia mal riposta è una leggerezza che chiama in causa la stupidità fino a rasentarla.

Questo me lo devo. Ho creduto per troppo tempo che la mia buona fede e la mia onestà fossero doti positive, che traducessero il mio animo ed il mio pensiero pulito, trasparente. Invece, in questa stagione, ho capito di dovermi allenare maggiormente al dubbio. Non tanto, da vivere male, ma abbastanza da evitare di prestare fede a chi è più disonesto di me. Altro che resiliente: lo sono stata sin troppo e mi ero ammalata a furia di rimbalzare i guai. Figurarsi. Devo essere un po’ più “bonsai”, un po’ più zen. Gli orientali direbbero la parola più bella del mondo: “nankurunaisa”.

Aspetta e continua a far evolvere il tuo pensiero, poniti le domande mentre osservi. La risposta che oggi non trovi arriverà nel momento opportuno, quando sarai pronta a riceverla. Ogni domanda irrisolta adesso, irrevocabilmente, vedrà una soluzione a suo tempo. L’importante è che le volute del tuo pensiero siano abili ed allenate, specie a quel famoso “Conosci te stesso” che è luce necessaria per capire anche l’altro.

Ho pensato più in questa stagione da sola che in oltre due anni di confronto.
Ho capito tanto da stupirmi.
(Un po’ mi sono stupita anche per alcune facce di bronzo, diciamolo, ma non sono problematiche mie, dunque le escludo.)
La domanda che mi echeggiava in testa da due estati non era priva di risposta, anzi, era quella più illuminante.
Facciamoci ogni domanda lecita e, per prima cosa, guardiamoci dentro l’anima. Ragioniamo.
Qual’ora l’interlocutore non volesse rispondere, ha già confermato.

Non so com’è – non saprei dire – forse è una coincidenza? No, le coincidenze non esistono ma, di contro, esistono alibi e appartengono sempre ai disonesti.
Mi arrendo? No, mi ero già arresa, anzi, non ero mai entrata in competizione. Così, settembre, mi ha fatto un notevole regalo già col suo incedere. E benvenuto sia.

(Nella foto un post di mia figlia a soli 22 anni: lei è quella che ha sentenziato come, neanche nell’album delle figurine Panini, si potrebbero collezionare figure simili.)

Sì: c’è chi ignora, è vero, ma non sono io.

01/09/2019
@lementelettriche

45008095_10216644395203945_8772455416291393536_n

[…]
semmai ti andasse un sogno di traverso
ti porterò un amore surrogato
e un po’ ma solo un po’ di tenerezza
un’ansia moderata
che insegni l’arte del dimenticare
prima che sia la fine

dagli anni delle tavole da surf
ai luoghi di penombra
in sabbie immobili
[…]

Cristina Bove

siccome mi è andata di traverso la realtà
mi servirà un sogno fasullo
e un po’ ma solo un po’ di umanità
un’angoscia attenuata
che aiuti l’operato dell’oblio
prima che sia tardi

dagli anni delle pinne da subacquea
al lettino da signora âge
su sabbia rovente

Paola

[Crì, oggi, rileggendoti, mi sentivo di risponderti così]

Un alito di vento addosso
però era qualcosa di più
e mi ha svegliata persino
così m’è parso fossi tu

ho capito subito chi era
sì, mi stavi accarezzando
mi dicevi di stare calma
mi volevi più tranquilla

io mi sono alzata al volo
ché alle quattro del mattino
può arrivare solo un segno
sospiravo quasi emergendo

*

fuori dalla finestra l’eco
recitavano un’Ave Maria
mi sono messa in ascolto
di tre pellegrini per Loreto

dal davanzale alla cucina
razionalizzando un po’ tutto
pur senza la minima logica
non esiste il caso _ lo so _

il vento non c’era affatto
io ho sentito una carezza
m’hai toccata sulla schiena
_ figlia mia abbi coraggio _

*

sospiravo quasi emergendo
ché il Mare è tornato da me
ho fatto le cose d’una volta
ma il caffè l’ho bevuto sola

io ho pensato a tua nipote
stava bene _ m’hai detto _
Paola che sente sempre tutto
lei t’ha ascoltato con fiducia

qualcuno m’ha accarezzata
ho capito molto bene _ sai? _
io lo sento che sei stato tu
chi altro avrebbe potuto mai?

 

 

 

 

08/07/2019

 

 

 

 

Nola di Banksy, anche conosciuta come Umbrella Girl o Rain Girl, ci presenta una giovane ragazza di New Orleans con in mano un ombrello. Ciò che sorprende in questo graffito è che non sta piovendo fuori, ma la pioggia viene dall’ombrello stesso e si riversa sulla ragazza.
L’espressione e la postura suggeriscono perplessità mentre lei allunga una mano, a coppa. In realtà lei si affida al suo ombrello per proteggersi, mentre l’oggetto stesso è una fonte di pioggia battente.

L’artista si riferisce chiaramente all’alluvione causata dall’uragano Katrina, che ha danneggiato l’area nell’agosto del 2005 causando la morte di 1836 persone.

Il dipinto è apparso per la prima volta nel 2008 nelle strade di New Orleans, in Louisiana, e più precisamente nel quartiere di Marigny.

(Tre anni dopo che l’area fu toccata dall’uragano Katrina, Banksy arrivò e dipinse una serie: ben 14 pezzi di strada legati all’uragano per sostenere la città di New Orleans, che è detta NOLA. Lo stencil che porta lo stesso nome è tra gli stencil più belli e potenti di Banksy in città.)

New Orleans Banksy Umbrella Girl

Nola di Banksy  (Umbrella girl)

Stanotte, non potendo dormire, ho cercato un’immagine e mi ha colpita una fotografia che si ispira proprio a questa opera. Nonostante la ricerca per immagini, forse poco accurata, non sono arrivata al nome del fotografo. Verosimilmente appartiene ad uno studio grafico che realizza immagini particolari, quasi sul genere horror, immagini che riassumono una sensazione d’angoscia.
Ed è stato questo a colpirmi: la mia angoscia che, diretta come un missile, è andata a rispecchiarsi in quella foto. Umbrella girl, come fossi io.

3f105e39964a28150cc164e1cfd801b7

La sensazione d’essere indifesa e di aver sbagliato nell’affidarmi a chi avrebbe dovuto  essere una persona onesta: è come se, per ripararmi, aprissi l’ombrello ma il temporale vero si vada a generare proprio dal mio ombrello.

Il mostro è sempre colui che sembrava insospettabile, diciamolo, e io – in questi giorni difficili – non la mando giù benissimo perché già mi sento messa alla prova da altre circostanze. Cose ben più gravi. Irrimediabili. Troppe perdite.

Fra una settimana, ammesso che tutto cominciasse ad andare meglio e concedendomi l’illusione d’una inaspettata (ed insospettabile) botta di fortuna, io sarei comunque a pezzi. Come ogni maledetto 7 luglio.
Quindi arriverebbe il resto e non ne uscirei. Così risolvo subito: chiudo l’ombrello.

 

“Se è proprio l’ombrello a farti piovere addosso, come nei paradossi kafkiani, vedi di chiuderlo finché ti resta la possibilità di farlo. Una volta chiuso, poi, non riaprirlo. Mai più.”

 

A chi è stato disonesto (o semplicemente sciocco, e non so quale delle due umane condizioni sia peggiore) posso lasciare solo un breve dispaccio.

Magari, così facendo, ti arricchisci rapidamente. Certo non continuerai mai più a mie spese, ora che mi sono resa conto di quanto poco spessore tu abbia. La vendita è intelligente solo se puoi garantire un post vendita senza travestirti da Ponzio Pilato. Tu sai. Io anche. Bene, se ti è sufficiente questo, abbinato al fatto che sono una signora e non dico altro, allora devi avere una coscienza tanto meschina. Quindi io faccio pulizia. Di gentaglia non ho alcuna necessità. E hai nominato persino mio padre, definendolo il più grande e il più signorile dei commercianti. Infatti. Noi siamo gente seria. Noi Cingolani.
Tu non ti chiami come me.

 

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: