Salta la navigazione

Tag Archives: #OnLine

Il fascino risiede nel cervello, non è un fattore solo ormonale, e – anche gli ormoni – pare siano stimolati dai neuroni: lo so, è una triste notizia, ma qualcuno doveva pur darvela; neurone batte ormone, sempre e comunque. Non c’è gara.

Ci sono giornate sicuramente molto, molto particolari.
Situazioni che – apparentemente – sembrano sfuggire alle logiche tradizionalmente più lineari. Frangenti nei quali ci si pone con la massima apertura verso un interlocutore che – al contrario – si è letteralmente blindato.

C’è persino chi, mentre tu sei là a dire “Sì, va bene”, ti risponde nel modo peggiore. Senza intelligenza né educazione.
Non manca niente, non si esclude nessuno.

Però non manca mai neanche la facoltà di scegliere.
Siamo noi a decidere, è l’ora di metterselo in testa.
“Tu esisti soltanto fino a che io te ne do la possibilità, non te lo dimenticare mai.”
– Di questa regola ho fatto la mia salvezza quando avevo appena ventitré anni, si sappia – è lapalissiano io sia implacabile nell’applicarla adesso.

Basta aggiungere altri ventinove anni di pratica e posso affermare che, se mi esasperi, non ti rendo neppure la minima parte di quello che tu mi hai dato. Taglio e ti elimino.


Le persone affette da delirio d’onnipotenza sono una delle cose che più mi sfiancano.


Ho avuto accanto qualcuno altrettanto “di spessore” – diciamo così – ed è stato comunque molto gentile con me: era capacissimo di scindere il suo ruolo lavorativo da quello di compagno di vita. Tutt’ora, dopo quattordici anni che ho voluto chiudere, conservo una grande amicizia, un grande affetto e, al bisogno, quasi neanche serve io proferisca parola.

Molti si staranno domandando il perché di questa mia esternazione.
Lo dico con esplicita chiarezza: perché è ora di far cadere dagli scranni chi non merita di starci comodamente appollaiato.
Scendere dal pero, giù dalle altezze, che – più in alto vi collocate e più forte è il botto finale – e lo farete, uh come lo farete!
[Per me l’avete già fatto, degli altri non m’interessa.]
Lo farete perché, il vostro pubblico plaudente, osanna più quanto rappresentate di quello che siete in realtà.
Lo farete perché nessuno, neanche voi, può mascherare tanto a lungo com’è.
Lo farete perché, come vi siete scoperti con me, vi scoprirete inesorabilmente anche con chi non vi aspettava al varco.


Io, il mio giro, lo avevo già corso e ho atteso al traguardo, ho anche teso una mano quando avete ripetutamente arrancato: non è il momento di darsi tutte queste arie, dai, siamo seri.

“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo resti nessuno.”
(Luigi Pirandello)

 

3ffc5dec867f1cdb613cafcc2cb43f36

 

19 01 99 1 (3)
Alcuni blocchi emotivi impediscono il doveroso manifestarsi di ogni emozione e, conseguentemente, il corretto fluire di qualsiasi comunicazione.

Ci si estranea – pur vivendo fra la gente – e non si riconoscono più le regole del rispetto come comuni. Tutto viene declinato egoisticamente, viene meno il confronto con l’altro, svanisce l’incontro, non c’è più sintesi di pensiero, non si concede possibilità di ascolto né di replica.

 

Siamo spacciati, tutti. Anche noi che ci sentivamo forti d’una coscienza lieve e limpida.

 

Veniamo apposti al muro quale improbabile bersaglio di un illogico ed anti sociale lancio di colpe e responsabilità a rimbalzo. Ho chiuso alcuni rapporti e – paradossalmente – me li sono ritrovati addosso: nessuno si è messo/a in discussione, anzi, hanno tentato una pseudo difesa con post scopiazzati, parole precotte e preconfezionate, hanno declinato ogni responsabilità in modo infantile o, addirittura, chiesto dei like via Messenger.

Credo che queste ed altre personalità tossiche siano state sin troppo presenti e degnate di considerazione dalla sottoscritta. Non ho fatto voto di sopportazione e non sono sufficientemente masochista.

Ho la salda convinzione d’aver pagato una sorta di obolo inutile, se comparato al loro peso specifico. Il nulla non può avere tanto valore: sarebbe come comprare la scheggia d’un fondo di bottiglia ad un’asta che ne battesse il costo pari a quello del Koh-i-Noor.

Concludo chiedendo la libertà d’essere libera perché non ho niente di cui temere, quindi, non essendo io l’antisociale, la narcisista, la manipolatrice, la passiva aggressiva, sinceramente, sospetto di sentirmi quasi nevrotizzata nel dover considerare ancora le altrui deviazioni di pensiero.

 

P. S. Sia chiaro che non è questione di genere ma di gente che, nonostante tutto, persino io non voglio più neanche ricordare. Basta usare Messenger se vi ho tolto i contatti, bloccati anche su WhatsApp e siete riusciti a farvi eliminare dopo anni. Imbarazzante.
Riprendete un contatto decente con le vostre emozioni, scendete dagli scranni, smettetela di fuggire da voi stessi (prima di tutto) e deponete la lorica del falso perbenismo.
Io sono stanca di osservarvi mentre insultate il mio intelletto, incapaci di scusarvi e di rimediare, ma resto comunque serena e felice. Vi avverto da troppo, non è possibile negarlo. Passate buone feste e trovate il tempo di riprendere un contatto con voi stessi, imparando ad amarvi nella giusta maniera e nella giusta misura, senza strafare, perché non mi sembra abbiate capito che l’intelletto si sposa con la serenità e con quel pizzico di leggerezza calviniana.

[ Consiglio tre libri: “The last lecture” – Randy Pausch e “Lezioni americane” – Italo Calvino perché, se la comunicazione si è evoluta, non si sono involuti alcuni fondamenti che la regolano. Dulcis infundo leggete “Le magnifiche 100. Dizionario delle parole immateriali” – Massimo Arcangeli con E. Bonginelli.

Di Massimo Arcangeli potete scegliere molto: ad oggi credo sia il linguista, saggista, critico letterario, sociologo della comunicazione (e non solo) più geniale, preparato e profondo. ]

“Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”
(Cesare Pavese) 


Tranquilli, io vorrei ancora un po’ di vita: non mi interesso della quantità ma punto sulla qualità.

Paola 

In India insegnano “Le quattro leggi della spiritualità”.

La prima dice: “La persona che arriva è la persona giusta”, cioè nessuno entra nella nostra vita per caso, tutte le persone intorno a noi, tutte quelle che interagiscono con noi, ci sono lì per un motivo, per farci imparare e progredire in ogni situazione.

La seconda legge dice: “Quello che succede è l’unica cosa che sarebbe potuta accadere.” Niente, ma niente, assolutamente nulla di ciò che accade nella nostra vita avrebbe potuto essere altrimenti. Anche il più piccolo dettaglio. Non c’è un “Se avessi fatto quello sarebbe accaduto quell’altro”. No. Quello che è successo era l’unica cosa che sarebbe potuta succedere, ed è stato così perché noi imparassimo la lezione e andassimo avanti. Ognuna delle situazioni che accadono nella nostra vita sono l’ideale, anche se la nostra mente e il nostro Ego sono riluttanti e non disposti ad accettarlo.

La terza dice: “Il momento in cui avviene è il momento giusto.” Tutto inizia al momento giusto, non prima non dopo. Quando siamo pronti ad iniziare un qualcosa di nuovo nella nostra vita, è allora che avverrà.

La quarta ed ultima: “Quando qualcosa finisce, finisce.” Proprio così. Se qualcosa si è concluso nella nostra vita è per la nostra evoluzione, quindi è meglio lasciarlo, andare avanti e continuare ormai arricchiti dall’esperienza.

 

Penso che non sia un caso che stai leggendo questo, se questo testo è entrato nelle nostre vite oggi è perché siamo pronti a capire che nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato.

1791fa6354276bd5edc36de3b4197184

RIT_9468p

Alita Art Photography – Red shoes

“I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate.”
( Clarissa Pinkola Estés – “Donne che corrono coi lupi” )

Scrittrice ed analista junghiana, Clarissa Pinkola Estés scava nella psiche delle donne e le accosta ai lupi: d’impatto può venire in mente l’immagine della ferocia, lo ammetto. Ma, leggendo bene, è lei stessa a spiegare come siano caratteristiche psichiche di tutto rispetto, quali spiccata sensibilità, acume e grande devozione, sebbene questo coesista con spiriti liberi e giocosi. Curiosità, che è molla del sapere, forza e resistenza, adattamento a disparate situazioni – intelligenza – intuito spiccato, orgoglio e coraggio, molto coraggio. Nonostante ciò, le donne e i lupi, fanno venire in mente qualcosa di bestiale, da evitare, da cui tenere distanza  e fuggire via. Bestie da domare, insomma, la cosa starebbe così agli occhi orbi dei più.

Non nascondo che recentemente ho detto di essere spirito libero ottenendo due risultati opposti: su una donna ho suscitato ammirazione, su un uomo derisione.
Forse perché l’uomo ha etichettato il mio ideale di spirito libero come libertino? Sì, credo di sì. Ha – evidentemente – proiettato le sue declinazioni dell’essere sulla mia persona.

Inutile contare le scarpe rosse fra i simboli di una cultura di massa dove l’ignoranza è dilagante: di fatto, se siamo qui a parlarne, significa che non siamo liberi da pregiudiziali ottuse, arcaiche e vecchie come il cucco. Riprendiamoci le scarpe rotte, non rosse, e lanciamole in testa a chi ancora sembra essere di legno (metaforicamente, si intende).

Le donne avanzano rapidamente perché si uniscono e si aiutano, si confidano e si supportano fra loro: sanno fare le complici meglio degli uomini che, al contrario, considerano ancora una richiesta d’aiuto come una debolezza e, così, hanno perduto l’opzione di quel confronto che arricchisce.
Difficilmente un uomo sublimerà le sue pene o le sue debolezze parlandone, sviscerandone le ragioni, perché si sentirebbe malgiudicato. Ciò accade solo a chi critica il prossimo in maniera non costruttiva ma aspra.
Le donne che corrono coi lupi, al contrario, faranno gruppo e cercheranno di non isolarsi, imparando dal confronto la vera arte con la quale si diventa più ricche, giorno dopo giorno. 


Alcune – per caratteristiche più somiglianti alla frustrazione e all’invidia – si scosteranno dal branco e, come certi uomini, saranno le prime ad auto-escludersi. Peccato farsi terra bruciata attorno e non progredire. Un vero sperpero di possibilità. 

 

 

“I giornalisti sono impermeabili a tutto. Arrivano sul cadavere caldo, sulla partita, a   teatro, sul villaggio terremotato, e hanno già il pezzo incorporato. Il mondo frana sotto i   loro piedi, s’inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto per loro è intercambiabile   letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cavolate sulla tastiera. Cinici?   No frigidi.”

(Carmelo Bene)

a1d01074420c534bb3d74e872ff9e15c_w1200_h_mw_mh_cs_cx_cy

 

Estremo e provocatore, certo, ma spesso – specie oggi che le fake news sono ordinaria amministrazione – questa sua idea può trovare riscontro. Si veicolano notizie senza la necessaria obiettività, si tende a manipolare il dato di fatto oggettivo, si è sul pezzo rapidamente, con tempistiche flash, ma non si approfondisce. A volte c’è anche dolo, la cosa mi è accaduta più volte, e personalmente – sia scrivendo che trovandomi al centro della questione – ho provato un fastidio enorme.
Quando si è scritto che un mio hashtag in tendenza era di altri, quando si è scritto ignorandomi completamente (e, peggio, correggendo a posteriori, così che io sembrassi un tantino squilibrata), certo non c’è stata buonissima fede.

Così, perché si scelga di fare una cronaca dei fatti il più fedele possibile a quanto accaduto, voglio concludere citando una fra le maggiori figure del giornalismo mondiale.
Buon pro vi faccia, amici #giornalisti e #blogger, di vero cuore.

“Non devo divertirvi. Non devo suscitare le vostre risate di approvazione. Non devo intrattenervi cercando di essere sagace o di compiacervi.” […] Oriana Fallaci, ancora,  all’università di Harvard affermava: “Io non sono uno di quegli scrittori, o uno di quei giornalisti, che si esprimono con giri di frase, con allusioni prudenti, e che tacciono la verità per paura. […] Dico quello che penso, sempre, per non tradire completamente me stessa.” […] “Un buon giornalista non dovrebbe mai essere una persona accomodante. Ancora meno, una persona innocua. Se tutto fila liscio per lui o per lei, significa che compiace il piacere. Il nostro compito non è compiacere il piacere. Il nostro compito è informare e risvegliare la consapevolezza politica delle persone. Quella consapevolezza che il potere ha sempre cercato di mettere a dormire.”

“Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità  ovunque essa sia. E se non lo fa è, (nell’ordine): un imbecille, un disonesto, un fanatico. Il  fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero. E a questo credo io mi piegherò sempre, per questo credo io pagherò sempre: ignorando orgogliosamente chi non capisce o chi per i suoi interessi e le sue ideologie finge di non capire.”

(Oriana Fallaci)

ORI

 

 

likeable-blog-1000-2x

Circa dieci giorni fa ho oltrepassato 1.048 like nel blog che mi ha voluta, pochi giorni dopo scoprivo di aver postato e “pensato” 100 componimenti in versi sciolti.
Una buona media: significa che, in pochi mesi, senza alcun obbligo, la mia scrittura si è liberata dando vita ad una silloge ben nutrita ma, la cosa che più apprezzo, è che le mie parole sono piaciute.
Non me ne ero neanche resa conto: prima d’arrivare a postare 100 poesie avevo oltrepassato 1000 like da parte di altri blogger, bravissimi, e – non essendomene avveduta – non ho ringraziato nessuno di loro.

 

Mi scuso, sentitamente chiedo scusa a tutti, soprattutto vorrei dirvi che l’emozione frena le parole, dunque vi dedico questo piccolo brano e – del titolo – potremmo farne un simpatico aforisma: “Più di mille è più di mille volte grazie.”

 
A voi, a chi ha creduto in me da sempre, a chi ha apprezzato le mie cose e a chi si è saputo ricordare come la gratitudine sia ciò che distingue gli esseri umani.
Ringraziare in maniera spontanea fa bene, è un gesto che rende signorile chi lo compie e – pur senza pretesa alcuna – appaga chi si è impegnato, cercando di donare qualcosa di buono di sé.

 

 

 

 

“Le vittorie più intelligenti sono quelle dov’è l’avversario a capire che deve arretrare. Non solo si risolve tutto, ma c’è la sua totale resa: è l’ammissione della vostra assoluta integrità. Finalmente.”
Era il 17/10/2013 e posso dire che la legge è lunga ad arrivare, specie per chi è nel giusto, però arriva ed è inesorabile con chi è reo.

“A nemico che fugge ponti d’oro.”

Aspettare di riprendersi ciò che è il proprio diritto, per quasi 23 anni, significa che non è mai stato un pezzo di carta a condizionare la vita di nessuno. Al massimo può soltanto averla sfiorata, senza riuscire a contaminarla. E, qualsiasi fuga, oltre a non risolvere i torti fatti, ne amplifica la gravità.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi sento persino più fiera di me.
Da 6 anni, ogni 17/10, mi dispiace che mio padre non sia riuscito a vedere come ho concluso brillantemente tutto. Meritava di ricordarlo, è sempre stato paladino della mia libertà, anche in tempi più sereni, quando ero solo ragazzina.

“Babbo, stai tranquillo, ovunque tu sia: nessuno potrà danneggiarmi mai più. Io sarò sempre la madre e il padre di Giulia. Continuerò a sentirmi erede di ogni tuo ideale e lo farò fregandomene di chiunque creda di potermi condizionare. Sarò sempre libera, come mi hai insegnato tu. Riserverò il meglio esclusivamente a chi potrà capire. Il guaio, caro babbo, è che non vedo nessuno in grado di capire. Anche per questo mi manchi clamorosamente, signor Cingolani. Il mondo è pieno di mediocrità.”

SocialBookDay 2019

Io e @Libreriamo torniamo sui vari canali social – specie su Twitter – il prossimo martedì 15 ottobre 2019: ci saremo con l’hashtag #SocialBookDay sperando, come ogni anno è accaduto, di entrare in tendenza insieme al prezioso contributo di tutti voi.

Lucio Annio Seneca scrisse:
– “ Fa una scelta di buoni autori e contentati di essi per nutrirti del loro genio se vuoi ricavarne insegnamenti che ti rimangano. Voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo. Non potendo quindi leggere tutti i libri che puoi avere, contentati di avere quelli che puoi leggere.” –

Questo è ciò che ci prefiggiamo insieme, come sempre, e parafrasando Seneca, faremo una scelta, la migliore possibile, citeremo con il solo #SocialBookDay alcune frasi e alcuni autori che – per noi – costituiscono un importante riferimento. Senza mescolare l’hashtag con altri perché – voler essere dappertutto è come essere in nessun luogo – e, non potendone citare più di uno per ovvie ragioni, chi sceglierà di celebrare la giornata del libro attraverso Twitter non dovrà fare altro che scrivere [ #SocialBookDay @Libreriamo @PaolaToogoodxme, il libro (una frase o un’immagine), l’autore ].

 

Faremo #Retweet a tutti, chiaramente.


Perché ci teniamo sempre molto a fare grande questa iniziativa?
Semplice: perché crediamo che il Social Network sia uno strumento attraverso il quale è possibile veicolare di tutto, anche la cultura e l’amore per la lettura, non solamente fake news o gossip.

Le nostre esperienze insieme sono tutte volte a dimostrare che si può imparare – per poi generosamente raccontare – quanto di piacevole si è capito da ciò che si legge: to share, condividere, è e resta il termine chiave della rete. Ecco che, per l’entusiasmo di ogni lettore, condivideremo tutti le emozioni derivanti dalle nostre letture.

 

Il sapere è infinito, ogni giorno possiamo aumentare le nostre consapevolezze e la cultura è il bene supremo, quello che ci potrà salvare rendendoci persone migliori.

Rinnovo l’appuntamento su Twitter per martedì 15 ottobre ma, qualora non foste su Twitter, potrete partecipare su Instagram o su Facebook con le vostre scelte letterarie e #SocialBookDay.

A presto e… siateci, in tantissimi, come ogni volta!

[ @Paola Cingolani Uno Facebook @Libreriamo Facebook
@UniversoVersi Facebook pagina ] @libreriamo Instagram
@Toogoodxme Instagram

@PaolaToogoodxme Twitter @Libreriamo Twitter

e #SocialBookDay è l’hashtag: facciamolo grande!

 

s b d 3

Le parole hanno valore, andrebbero enunciate e

pronunciate con cautela.

 

I pensieri sono alla base, ché da questi si formano

e nascono tutte le parole.

 

I gesti sono conseguenza, dei pensieri sicuramente

poi delle parole, dette o meno.

 

Nei rapporti umani dovremmo comunicare
essendo sinceri e con onestà d’idee
gettando ponti
creando incontri
originando confronti
evitando scorni e scontri

 

gli scontri appartengono storicamente ai belligeranti

impongono attacchi ed ovvie difese
servono strategie
vogliono piani
vedono rese

designando vincenti e perdenti.

 

Fra esseri umani dovrebbero nascere confronti civili e onesti
solo fra diplomatici e strateghi dovremmo vedere battaglie
inclusi feriti e caduti
vincitori e vinti
quando capiremo il vero peso delle parole
smetteremo di fare piani
non avremo nemici ma interlocutori
non faremo strategie ma passi d’incontro
non diremo d’avere una tattica come se il prossimo ci fosse nemico

poiché _ così pensando _ non s’arriva quasi mai a rapporti sereni.

Partire coi piani e le strategie è competere _ vince solo uno _
mentre dialogare è rapportarsi senza grossi timori.
quali spiriti liberi e fiduciosi in noi stessi cerchiamo di evitare
parole come fuga
o attacco
o difesa
non vittoria
né perdita
se non di una buona occasione perché ogni individuo ha del buono in sé.

Pensiamo meglio alle parole che diciamo
è da queste che si originano le azioni
i vari comportamenti
cerchiamo di dare più vita alle idee
e non stringiamo alleanze ma affiatate complicità.

 

(Lo so che non sai che io so) – Sottotitolo.

L’ignoranza è sempre colpevole.
Una delle sue colpe primarie – per dire – è l’arroganza nel parlare a sproposito. A fare il paio col non sapere, c’è la tanto invocata buona fede, sua degna compare: non vi saprei dire quale delle due sia più dannosa.
La buona fede è un pericolo mortale, il più delle volte, per chi è onesto.
Essere sinceramente in buona fede significa comunque che – a prescindere – c’è un errore di mezzo, già è male. Se poi fosse una finzione, allora, sarebbe una vera e propria situazione non dimostrabile, ché il processo alle intenzioni come lo fai?
Puoi attribuire al prossimo tutto il dolo possibile ma, di fatto, ci sei caduto dentro come un allocco e – quando l’hai capito – non eri più in tempo per recuperare.
L’ignoranza, oggi, è una scelta. La cattiva coscienza lo è da sempre. La fiducia mal riposta è una leggerezza che chiama in causa la stupidità fino a rasentarla.

Questo me lo devo. Ho creduto per troppo tempo che la mia buona fede e la mia onestà fossero doti positive, che traducessero il mio animo ed il mio pensiero pulito, trasparente. Invece, in questa stagione, ho capito di dovermi allenare maggiormente al dubbio. Non tanto, da vivere male, ma abbastanza da evitare di prestare fede a chi è più disonesto di me. Altro che resiliente: lo sono stata sin troppo e mi ero ammalata a furia di rimbalzare i guai. Figurarsi. Devo essere un po’ più “bonsai”, un po’ più zen. Gli orientali direbbero la parola più bella del mondo: “nankurunaisa”.

Aspetta e continua a far evolvere il tuo pensiero, poniti le domande mentre osservi. La risposta che oggi non trovi arriverà nel momento opportuno, quando sarai pronta a riceverla. Ogni domanda irrisolta adesso, irrevocabilmente, vedrà una soluzione a suo tempo. L’importante è che le volute del tuo pensiero siano abili ed allenate, specie a quel famoso “Conosci te stesso” che è luce necessaria per capire anche l’altro.

Ho pensato più in questa stagione da sola che in oltre due anni di confronto.
Ho capito tanto da stupirmi.
(Un po’ mi sono stupita anche per alcune facce di bronzo, diciamolo, ma non sono problematiche mie, dunque le escludo.)
La domanda che mi echeggiava in testa da due estati non era priva di risposta, anzi, era quella più illuminante.
Facciamoci ogni domanda lecita e, per prima cosa, guardiamoci dentro l’anima. Ragioniamo.
Qual’ora l’interlocutore non volesse rispondere, ha già confermato.

Non so com’è – non saprei dire – forse è una coincidenza? No, le coincidenze non esistono ma, di contro, esistono alibi e appartengono sempre ai disonesti.
Mi arrendo? No, mi ero già arresa, anzi, non ero mai entrata in competizione. Così, settembre, mi ha fatto un notevole regalo già col suo incedere. E benvenuto sia.

(Nella foto un post di mia figlia a soli 22 anni: lei è quella che ha sentenziato come, neanche nell’album delle figurine Panini, si potrebbero collezionare figure simili.)

Sì: c’è chi ignora, è vero, ma non sono io.

01/09/2019
@lementelettriche

45008095_10216644395203945_8772455416291393536_n

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: