“Se il pesce salta fuori dalla boccia”

Se il pesce salta fuori dalla boccia
in cerca di altri spazi e di nuovi orizzonti
è inutile tentare di metterlo in un altro cristallo
perché quando un pesce salta fuori dalla boccia
semplicemente non è affatto un pesce
così come avevi creduto _ anzi _ non boccheggia
non lo puoi ancora concepire un animaletto muto
né il tuo esserino indifeso ed obbediente
facci caso
riflettici coscientemente.

Sai _ per rivendicare la libertà _ servono tante potenzialità
e nessuno potrebbe farlo mai se argomentasse del niente.

Quando un essere è saltato via da solo ha già molto parlato
anche se non ti ha mai gridato
anche se non ti ha mai umiliato
anche se ha scelto di risparmiare il suo fiato.




Paola Cingolani
06/05/2021
@lementelettriche



“Nel fiume del divenire, il genio oltrepassa limiti spazio-temporali” – Hermann Hesse

Ho avuto pensieri e princìpi. Tante volte ho sentito in me il sapere, per un’ora o per un giorno così come si sente la vita nel proprio cuore. […] Ma questo è un pensiero che ho trovato io: la saggezza non è comunicabile. La saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri, ha sempre un suono di pazzia. […] La scienza si può comunicare, ma la saggezza no. Si può trovarla, viverla, si possono fare miracoli con essa, ma spiegarla e insegnarla non si può.



Hermann Hesse – Brano scelto da “Siddharta”

Le nozioni, il sapere: è un alibi l’ignoranza, specie al giorno d’oggi. Conoscere si può, quindi si deve; c’è una tale vastità di sapere che non riusciremmo ad attingere dal calderone della scienza in una vita intera. Il sapere è infinito.

A non essere altrettanto diffusa è la dote della saggezza poiché non la si impara, non la si studia e non la si trasmette. Neanche volendo. La si possiede e, credo, neppure sempre: anche l’essere umano più saggio non è esente da alcun margine d’errore.
Non a caso la saggezza è una dote e – in quanto tale – risulta essere molto rara.

La maggior parte degli argomenti millantati come assoluti o indiscutibili, alla fine, si rivela null’altro che un elenco inutile di paralogismi.


Una persona che coltiva il sapere è interessante, ma una persona saggia è affascinante: seduce. Attira l’altra a sé.

C’è un magnifico confronto fra Govinda e Siddharta che precede la citazione riportata. Govinda vuole sapere attraverso quale dottrina Siddharta sia addivenuto a tutto il suo sapere e – poi – a tutta la sua saggezza ma, quest’ultimo, non riesce a spiegare.

Siddharta ha appreso da moltissime situazioni differenti e da altrettante persone: egli ha attraversato il fiume del divenire.

In questo senso dovremmo tutti divenire allontanandoci dai luoghi comuni, dalle cose banali e dalle persone che vantano una saggezza della quale sono sprovviste. Apprendere da persone le quali non farebbero che manipolarci è una cosa impossibile. Chi è un po’ più saggio tace e non si permette di venire ad istruirci, né di parlare del niente.


Ognuno attraversi il proprio fiume, coi propri tempi e sapendosi confrontare, mai volendo insegnare: la saggezza è una dote innata, l’essere persona saggia può spaventare solo chi sa di non essere abbastanza.



Paola Cingolani
05/05/2021
@lementelettriche



“Non esaltarti mai”

La notte è amica di molte persone
degli amanti _ che si vedono come più fortunati _
dei solitari _ che prendono distanza dai vari riflettori _
dei pensatori _ che si specchiano nel loro Sé cercando verità _
quasi le stelle possano accendere idee migliori
rispetto ai bagliori fasulli della luce del giorno
capace d’accendersi pure sul vuoto cosmico
o fra i vari vuoti a perdere
_ decidete voi _
quelli non li calcolo
oggi non più.

La notte è amica di molte come me
impegnate in una rotta senza cartografie consuete
e senza alcuna possibilità d’errore né margine minimo
_ Non esaltarti mai _ mi vado ripetendo
o farei come chi s’imbroglia da solo
poi mi soffermo col mio caffè
navigo a lungo dentro di me
seguendo il mio cielo
respirando piano
sognando molto
attendendo.

Non mi esalto mai
so che l’universo ha spazi infiniti
tento di fare disegni e progetti nuovi
li abbozzo come avessi le mani dei bambini
rifuggo le regole del piccolo gruppo incartapecorito
lascio che sia l’oblio a cullare i miei pensieri peggiori
_ gli astri m’acquietano _ ed è una splendida conquista
chi ho scelto di allontanare non ha generato mancanze
ma _ col passare del tempo _ ho rafforzato quella che ero
ai poveri spiriti faccio omaggio del resto _ per me sola _ non detesto.




Paola Cingolani
03/05/2021
@lementelettriche












Intervista a Giuseppe Castagnolo, fondatore della casa editrice “Casta Editore”

Condivido con piacere questa intervista a Giuseppe Castagnolo, CASTAeditore.
Prima di tutto complimenti a Roberta Capriglione, ma garantisco che Giuseppe Castagnolo è veramente bravo nella scelta degli autori su cui puntare. Ho letto entrambi i libri di Andrea Lerario presenti sul catalogo. Sono molto belli e l’ultimo è stato sorprendente: un crescendo rossiniano.

Roberta Capriglione

Lo scorso anno sono entrata a far parte della famiglia di CASTA Editore. Ho scoperto passione, serietà e una gran voglia di fare bene. Giuseppe Castagnolo è un "giovane" siciliano di 37 anni. In pochi anni, con entusiasmo e determinazione, è riuscito a raggiungere degli ottimi risultati. L'ho intervistato per farvelo conoscere e per diffondere ancora di più la sua grinta. Godetevi questa piacevole chiacchierata, sfogliate il catalogo della casa editrice, mettete un like alla pagina. Insomma... allarghiamo la famiglia!

Casta Editoreè una giovane casa editrice messinese nata nel 2017 grazie alla passione e all’entusiasmo del suo fondatore, Giuseppe Castagnolo. In pochi anni il sogno di un bambino si è trasformato in un meritato successo imprenditoriale. Tra difficoltà, sacrifici e tanta voglia di conquistare il mercato,Casta Editorevanta uncatalogodi tutto rispetto, con collane che vanno dalla narrativa, al fantasy, alla saggistica, fino ad arrivare ai titoli…

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“Essere lungimiranti per vedere oltre trovando sintesi” – Zygmunt Bauman

LORENZO CICCONI MASSI – Copyright



“La parola comunità esala una sensazione piacevole, qualunque cosa tale termine possa significare (…) Le compagnie e le società possono anche essere cattive, la comunità no. La comunità è sempre una cosa buona.”

Zygmunt Bauman








Essere insieme, unire le idee addivenendo ad una sintesi costruttiva: mai avere timore dell’altro.
Mi piacerebbe si ragionasse su questo concetto di comunione d’intenti, di positività, di bellezza.
Certamente – se si discute solo d’interessi – non c’è mai vera condivisione, piuttosto, altri scopi, e non sempre troppo umani ma essenzialmente materiali, pragmatici.


Se c’è la fortuna di essere in comunione e di riconoscere ancora un volto, dopo tanto tempo, se esiste ancora una comunicazione, bisogna tralasciare qualsiasi cosa riguardi il passato. Semplicemente era, non è più.

Quello che è andato non avrebbe potuto essere differente: se è accaduto doveva accadere. Però, è anche vero che tutto quello che deve venire dipende solo dagli occhi lungimiranti di chi vede oltre e rilancia, rimette in gioco coraggiosamente gli scambi, si confronta, si arricchisce, matura consapevolezze sensoriali ulteriori.

Le situazioni non si creano completamente da sole, molte delle cose che accadono si sono prima presentate nella nostra mente sotto forma di idee, più o meno consapevolmente. Siamo noi a far vivere le idee positive, pensateci. La stessa cosa accade per quelle negative. Non dovremmo stigmatizzare mai niente e nessuno, dovremmo dirci che sì, è un’idea, possiamo sempre parlarne e realizzarla. Perché no?

Nessuno ci vieta nulla: siamo solamente noi a temere le cose comuni, siamo poco lungimiranti, ci accontentiamo dei profitti quando potremmo avere anche dei bei valori inquantificabili ed indicibili.




Paola Cingolani
28/04/2021
@lementelettriche

“Accosta l’uscio piano”

Accosta l’uscio piano

con grazia e leggerezza

anche se vorresti sbatterlo

ché _ se lo sbatti _ ti senti forte

ma dura assai poco e l’ira resta dentro.

Accosta l’uscio piano

sii più gentile e mai greve

anche se vorresti difenderti

ché _ se gridano _ non sono forti

ma hanno perduto la partita e niente più.

Tu sai che chi sbatte le porte teme

_ non conta ti sembrino scogliere

se tu sai essere come sabbia fine _

lo scoglio può deflagrare

il granello è inattaccabile

_ non c’è bisogno di una draga

per muovere la tua sabbiolina _

non potrebbe neppure scalfirla

una semplice puntina di spilla.


Riconosci che la vera grandezza

risiede nella rara capacità di capirla

e _ per non sperperare il suo valore _

essa si nasconde in cose assai piccine.





Paola Cingolani
27/04/2021
@lementelettriche










“Destino sì, ma anche alibi” – Arthur Schopenhauer

GUY BOURDIN PHOTO

“Quello che la gente comunemente chiama destino è costituito per lo più dalle proprie stupide gesta.”

Arthur Schopenhauer

Quanta gente è avvezza ad avere alibi pronti all’uopo, chiamandoli comunemente destino, quasi ci fosse una trama particolarmente straziante, scritta in esclusiva per loro?
Già, sono sempre vittime sacrificali – artefici di scelte sbagliate mai – neppure a dirlo per scherzo: credono esista una discarica dove gettare ogni responsabilità ché, è risaputo, la responsabilità è un rifiuto tossico, altamente inquinante.


Le persone risolte, mature, non considerano inesistente un margine d’errore: sanno perfettamente che – in qualità di esseri umani – sono perfettibili ma non perfette.
Per questa ragione non danno mai nulla per scontato, né ragionano in maniera settoriale.

Il dubbio è presente, sempre, si affaccia regolarmente da dietro l’angolo perché moltissime delle faccende più che pensate, calcolate, discusse, sviscerate, possono – quando meno lo si crede – presentare una criticità imprevista. Che imprevisto sarebbe se fosse stato già predetto?
Non siamo maghi, non siamo eroi come Ulisse, non siamo figure mitologiche ma esseri senzienti che, a volte, possono errare nella presunzione di calendarizzarsi ogni possibile accadimento.


Un canovaccio scritto c’è: negare l’esistenza di un destino ignoto e spesso beffardo è stupido.

Sono le nostre reazioni agli eventi scritti in quel canovaccio, tuttavia, a decretarci pusillanimi o coraggiosi e capaci di raccogliere la nostra dignità – senza mai darci per vinti – così da riprendere in mano le sorti della nostra vita.


Un po’ di destino mi sta bene, ma gli alibi e le scuse che spesso ci costruiamo sopra, pur di stare leggeri e di non appesantirci coi sensi di colpa, sono intollerabili. Molto meglio ammettere, scusarsi e confrontarsi con persone intelligenti ed incapaci di provare astio.

C’è che è necessario comprendersi e comprendere l’altro ricordando che noi stessi, per l’altro tanto temuto, siamo esattamente l’altro.





Paola Cingolani
26/04/2021
@lementelettriche

“Ragionando sugli affetti” – Massimo Gramellini

“Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Quando sembrano morti sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni.”

Massimo Gramellini

Ragionando sugli affetti sono portata a pensare che quelli della nostra infanzia ci restano tatuati addosso, sul cuore, ché soltanto il cuore li percepisce e li trasmette all’anima di ognuno di noi, nelle età a seguire. A volte sembriamo non pensarci ma – senza ragioni apparenti – essi ritornano a farsi vivi prepotentemente.

Come spiegare tutto questo? Inutile: non ci riusciremmo neanche se aprissimo un convegno in materia, né se potessimo resuscitare Jung e Freud per poi metterli a confronto.

La sola verità è che ogni essere umano conserva degli affetti come un marchio impresso a fuoco, ed è una verità incontrovertibile. Credo di poter allargare il concetto anche alla giovinezza o, perché no, ad un’epoca più consapevole della nostra esistenza.


Ci sono affetti incancellabili e probabilmente, la sola cosa che diventa relativa, è proprio l’età nella quale li abbiamo vissuti.

Certo, mi capita più o meno spesso di ricordare episodi legati agli affetti di quando ero bambina.
Devo anche dire che penso con grande intensità agli affetti che ho vissuto più consapevolmente: non conta se sono relazioni terminate – sia fraterne che innamoramenti o presunti tali – perché ci ho sempre creduto molto impegnando tutto ciò di cui disponessi.


Capita che alcuni non mi manchino affatto, ma nutro rispetto poiché so di mancare loro.
Capita anche che altri non mi manchino, né io manco loro, c’è una distanza salvifica per tutti.
Capita di avere una nostalgia fortissima per l’affetto di qualcuno, con cui credo di aver sempre sbagliato tutto, anche se involontariamente: forse è la sola persona che mi ha messa in crisi sul serio.


I pochi affetti della mia infanzia rimasti in vita ci sono tutti e c’è una corrispondenza ininterrotta.
Non è facilissimo gestire gli affetti, ammettiamolo. Nel mio caso – ogni tanto – metto in “rianimazione forzata” e “senza flebo” uno solo di essi, nella speranza che l’oblio prenda il sopravvento e si schieri dalla mia parte.

Credo sia la sola persona in grado “resuscitare” sempre e comunque, il solo telefono che ho cancellato e memorizzato svariate volte. Una specie di Highlander che se ne sta beatamente in stand-by da tanti anni per poi ricomparire in stile spettro quasi a dire, ironico e beffardo, cara Paola, piantala: è tutto inutile e lo sai benissimo.


Gramellini ha ragione: “Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Quando sembrano morti sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni.” Tuttavia su una cosa si sbaglia: toglierei “dell’infanzia” perché gli affetti non hanno età e ci rendono bambini anche da adulti.


Paola Cingolani
25/04/2021
@lementelettriche




“Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani” – di Saro Trovato, Newton Compton Editori

L’essere appagati è anche questo: fare un giro di perlustrazione on line e scoprire che il libro di un amico è 1° nella classifica “Bestseller di IBS Libri Lingue, dizionari, enciclopedie – Enciclopedie e opere di consultazione – Opere di consultazione – Dizionari di citazioni.”
Mi emoziona molto questo lavoro: lo ha scritto una persona che stimo, Saro Trovato, per Newton Compton Editori. Ho anche scoperto che – fra coloro cui rivolge un ringraziamento – cita persino il mio nome. Mentirei se non esprimessi la mia gioia.

Non nego che Trovato, sociologo, creatore dello Story Engagement, Founder della Community Libreriamo (celebrata nel 2019 da Forbes Italia e da Facebook quale una fra i primi 10 game challenger italiani), con questo “Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani” è assolutamente esaustivo nello spiegare, lapalissiano nel farsi comprendere, amabile da leggere, preciso con i riferimenti e, soprattutto, generoso nel riconoscere ad ognuno il suo.

L’opera presenta l’introduzione di Massimo Roscia che, sebbene breve, è una perla rara. La prefazione appartiene a Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca. Naturalmente – il contributo – è anche dell’intero gruppo Libreriamo dove lavorano con serietà, passione e dedizione Salvatore Galeone, persona impagabile, ed altri giovani dinamici e positivi.
Come esorcizzare un lockdown senza avvilirsi?
Mettendosi a scrivere tale libro, passando in rassegna gli idiomi – da quelli più comuni a quelli oramai riposti nella soffitta della lingua italiana – scoprendone origini, significati e raccontandolo ai lettori.

Sinceramente diverte leggerlo, oltre all’aver imparato cose che non conoscevo, la mia consapevolezza sui vari idiomi, oggi è molto più ricca e assai approfondita.
Comunemente tendiamo ad infarcire i discorsi con frasi che, a loro volta, disegnano immagini precise nella nostra mente e in quella di chi ci ascolta. Similitudini e metafore – più o meno dotte – sono all’ordine del giorno. Tuttavia dobbiamo renderci conto che sappiamo ben poco sulle origini di queste semplici ed apparentemente banali frasi fatte.

L’intuizione di Saro Trovato è stata quella di catalogarle, di spiegarle, di farle diventare di facile e rapido apprendimento per tutti, arricchendoci.

Per farsi un’idea chiara e realistica del nostro idioma e per sviscerarlo con leggerezza, con facilità, senza mai annoiarci, questo libro è il più adeguato.

Lo consiglio vivamente, sia perché lo scopo dell’autore è quello di diffondere la cultura a tutti, superando il concetto arcaico di un sapere che resta appannaggio di pochi, sia perché è un testo estremamente scorrevole e comprensibile.

L’autore contagia i lettori anche grazie ad un certo ottimismo, leggere questo libro di Trovato è conoscerete meglio l’italiano, persino quello oramai desueto, accompagnati da un sorriso.

Cerco ancora le parole giuste per ringraziarlo, non è cosa da tutti inserire il mio nome su di un bellissimo volume, anche 1° in classifica: prima o poi, forse, mi verrà un’idea ad hoc.
Acquistatelo: la nostra lingua è tutta una scoperta.



Recensione a cura di Paola Cingolani
Febbraio 2021
@lementelettriche


“Ho pensato così tanto da non sbagliare”

FOTOGRAFIA ARCHIVIO MARIO GIACOMELLI

No, non temo perché credo di avanzare più richieste di perdono inevase o scadute di quante io non ne abbia concesse al mio prossimo.
Se ho avuto poco (e ho avuto davvero poco) non l’ho neanche mai preteso ed è pur vero che non ho mentito, mai, nemmeno se mi sono state raccontate plateali balle.

Macinando parole, in questi giorni, ho capito assai bene una cosa (sì, fino a quando non comprendo cerco di dipanare matasse intricate e mi metto in discussione, sono esigente con la verità, specie con la mia).  Fare meglio non avrei potuto, fare peggio sì.

Non soltanto. Ciò che ho afferrato e affermato con mesi di netto anticipo è stato più che confermato – casualmente – adesso. Ma, datosi che il caso non esiste, cosa sarebbe avvenuto, di grazia? Me lo sapreste specificare meglio?

Il mio pensiero e, suppongo, la mia sincerità proverbiale – sebbene discussi in quanto scomodi – non si sono smentiti. L’onestà intellettuale non la si può annichilire.
Cosa sarebbe successo ora, se mi fossi lasciata andare?
Già, è una grande domanda, trovo sia opportuno consegnarla al futuro. Ammesso che vi sia.

Nel frattempo continuo a riflettere, ben salda sulle mie radici, come un vecchio albero radicato fino infondo su di un terreno, in attesa del disgelo. Nascerà anche il mio fogliame, forse, e avrò una chioma piena di fronde rigogliose.

Paola Cingolani
23/04/2021
@lementelettriche

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