“L’irrisolto distrugge”

Photography by Josef Sudek

Mi vestirei anche da grand soirée

per stare sola col mio ordine poco ordinato

_ nella testa ho troppi pensieri io
in una mente sola sembra caos _

però sono assai ben organizzata

posso restare qui senza terrificarmi

perché è l’irrisolto che mi ferisce


perché è naturale il mio fare

perché è doveroso ogni dire

così anche ogni dare

basta sapere

cosa dici

cosa dai

che cosa stai facendo

quale è il caso che vorresti per gli altri?

_ Strumenti ma non emozioni
a disposizione per il tuo fine _


Credi che la gente sia cosa tanto utile?

Credi che la gente sia una cosa gestibile?

Sì, forse accade ai più, ma non a tutti

c’è il cavallo che rompe la corsa

la scheggia impazzita che parla

_ chi si lancia per non perdersi _

o per risolvere ancora una volta

sebbene emetta grida

senza nessuna voce

“Non ne posso più”.





Paola Cingolani
31/05/2021
@lementelettriche





“Nulla è più indomito dei desideri” – Alessandro Baricco

“Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così, io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.”

Alessandro Baricco – Brano scelto da “Oceano mare”

Non è forse così? Passi anni ed anni della tua vita a dare il massimo, impegnandoti per non deludere le persone che stimi, poi – alcune di loro – deludono te.
Ed è esattamente a quel punto che il desiderio si manifesta con tutta la sua forza: ti fai del male, perché pretendi di poterlo dominare. Ti fai del male, perché – quando il tuo desiderio è chiudere col passato – comunque sei costretto a cancellare e resettare anche le tue vecchie scelte.

Nella vita è inevitabile cambiare, l’essere umano non è stanziale, è mutante o non apprenderebbe.
Nella vita è inevitabile cambiare, noi tutti siamo così imperfetti, ci stanchiamo di combattere.
Poi, perché combattere se si realizza che la causa è perduta?
C’è un momento in cui si desidera risolvere tutto con un grande slancio di passione per le cose, le si vuole rendere meno complesse, si è attratti dalla semplicità e non dalla complessità.
Ci si stanca – a furia d’attese vane – le chimere non si realizzano, né mai si realizzeranno, così si sceglie una via ben più percorribile.

Fa male? Sì, fa male, perché è come ammettere di non aver dato il giusto valore alle persone. La delusione è cocente, sempre, ma – fuoco per fuoco – un po’ di voglie bisogna anche soddisfarle.
Non ci si può più illudere che sia sufficiente essere bravi, buoni, corretti.
Troppa virtù annoia, l’ho sempre sostenuto.





Paola Cingolani
28/05/2021
@lementelettriche


“Maturità è anche selezione”

Maturità è scelta e tante altre cose: se scrivessi che – a un certo punto della vita – non ci si stanca di certi giochetti, sarei una buonista sciocca.
Io, invece, sono stanca di abbassare la testa alle debolezze, ai capricci altrui, solo per quieto vivere. Credo sia questione anche di una certa presunzione esibita come un biglietto da visita.
Ma un bel biglietto da visita non è.
Credo sia una debolezza l’essere saccenti con una come me, che rifugge le discussioni, troppo facile alzare i toni e prendersi la ragione con la stizza. Basta, di quella ragione faccio omaggio a chiunque, però basta.

Mi siedo dalla parte del torto, un po’ come ci insegna Brecht, dico direttamente “Si, certo, lei ha sicuramente ragione.”
Poi lascio perdere perché tanto è inutile rimettere su gli stessi teatrini se il mio interlocutore è un passivo – aggressivo e, con finta gentilezza, trova una scusa che, concettualmente, c’entra come i cavoli a merenda e replica un atteggiamento da totale deresponsabilizzato. Così è facile per lui, vero, ma è facilissimo anche per me valutare quanto dimostri di stimarmi meno di uno sconosciuto che risponde da buzzurro sebbene non interrogato.

Le prime volte ci si resta malissimo e, se si è molto sensibili come me, si sente un dispiacere doppio. Poi – quando gli schemi sono sempre gli stessi – si sente di aver dato considerazione a qualcuno che non merita perché infondo, il suo ritornello sardonico, è quello di mostrarsi sfacciatamente al di sopra.

Perfetto: che vada anche sotto, oramai non suscita più nemmeno la minima sorpresa.
Crescendo certe persone migliorano e imparano a selezionare, altre peggiorano continuando a reiterare.


Maturità è anche selezione

questione di sopravvivenza

ché – d’essere calpestati –

si è davvero tanto stanchi

e si sta assai meglio senza


***

“Sono avida di torto: se ce ne fosse, datelo pure a me, grazie, lo accetto volentieri!”


Paola Cingolani
25/05/2021
@lementelettriche



Ringrazio Paola Cingolani e la redazione di Libreriamo per la recensione del mio libro Ti do la mia parola

L'Orto di Rosanna

Libri Da Leggere

Perché “Ti do la mia parola” di Rosanna Marani è un libro da leggere

In “Ti do la mia parola”, la giornalista e scrittrice Rosanna Marani regala a sua figlia e a noi lettori una serie di aforismi per intrattenere la mente

Ti do la mia parola è l’ultimo libro di Rosanna Marani. Per spiegare chi è Rosanna Marani dovrei copiare “verbàtim” intere pagine di Wikipedia, ma potete togliervi la curiosità da soli, ne vale la pena. Sì – vale la pena – poiché non tutte noi siamo state esattamente “Una donna in Campo” al suo pari. L’ambiente del giornalismo sportivo, ancora oggi, ci appare assai scarso di figure femminili di spicco, sembra essere quasi appannaggio esclusivo di penne maschili.

Non solo giornalista sportiva

La verità è che, dai tempi d’oro della mitica Gazzetta dello Sport, non abbiamo più avuto modo di apprezzare una figura…

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“Una vita di qualità merita più d’ogni longevità” – Seneca

Photography by Paola Totnambè – “Scorre, il tempo scorre”

La brevità è la condizione di ogni esistenza. Rispetto alla durata del mondo, è breve anche la vita di un Nestore o di una Sattia, la quale ultima fece scrivere sulla sua tomba che era vissuta novantanove anni. Ecco una che si vanta della sua lunga vecchiaia; e chi avrebbe potuto sopportarla, se avesse compiuto cento anni?

Come una commedia, anche la vita non importa che sia lunga, ma che sia ben rappresentata. Non importa in che punto la concludi. Concludila dove vuoi; ma sta’ attento a concluderla bene.


Seneca – Brano scelto da “Lettere a Lucilio”

Concludere la vita al meglio significa viverla lasciando un buon ricordo di noi stessi.
Non dovremmo agognare i cent’anni, dovremmo vivere meritando rispetto, con qualità, cercando di migliorarci ogni giorno.


Conosco persone che sono quasi centenarie e stazionano là, come monumenti ai non caduti, nel grigiore pallido d’un isolamento voluto, senza mai aver desiderato neanche uno scambio umano coi figli, coi nipoti, né coi bis-nipoti. Un po’ come temere ogni altro essere umano – inclusa la loro progenie – ed è d’una tristezza infinita.

Ho avuto amici che se ne sono andati a 18, 42, 48 e 55 anni: lo sgomento, perché quanto intensamente mi hanno amata – e hanno amato la vita e la gente – non si racconta. Così come noi – parti delle loro vite e delle loro famiglie, pur se scelti non in base all’anagrafe – li sentiamo ancora oggi qui, presenti eternamente.


Ho avuto familiari che sono stati puro privilegio e la loro dipartita precoce è una mancanza asfissiante, che m’affoga e cresce ogni giorno: ci convivo focalizzando la mente sulle cose belle, sull’orgoglio che mi ha riservato e mi riserverà sempre il loro affetto.

Altri che ho considerato oggettivamente esseri inferiori: vivono, probabilmente stanno meglio di me e puntano alla longevità estrema, fregandosene – come sempre – del resto del mondo, anche dei loro stessi figli. Forse hanno capito che quando se ne andranno non li piangeremo e, per dispetto, continuano a godere se ci sanno rattristare campando.
Sì, penso sia così, ma si sbagliano: non m’appartiene l’odio, come neppure la vendetta o il rancore, sono diventata maestra d’indifferenza e di distacco al bisogno. Non ho ipocrisia per cui – una volta avvisati lor signori che non avrei più conferito con loro – vivo coerente e tanto serena. Mi sono collocata nel mio altrove.


Riguardo me, sono onesta, penso d’aver recitato la mia commedia meglio che potevo: non racconto mai i ruoli che ho interpretato perché li conosce chi ne ha beneficiato. Sbandierarli diventerebbe un atto di presunzione vittimistica e – detta come la penso io – anche no. Mai.
Una confessione solamente posso fare: non vorrei mai invecchiare a lungo, sarebbe anche noioso. Continuo a preferire la qualità della vita alla quantità. Proprio come scrisse Seneca.




Paola Cingolani
17/05/2021
@lementelettriche




“Certe leggerezze pesano come macigni” – Milan Kundera

[…] Un dramma umano si può sempre esprimere con la metafora della pesantezza. Diciamo, ad esempio, che ci è caduto un fardello sulle spalle. Sopportiamo o non sopportiamo questo fardello, sprofondiamo sotto il suo peso, lottiamo con esso, perdiamo o vinciamo. Ma che cos’era successo in realtà a Sabina? Niente. Aveva lasciato un uomo perché voleva lasciarlo. Lui l’aveva forse perseguitata? Aveva cercato di vendicarsi? No. Il suo non era un dramma della pesantezza, ma della leggerezza. Sulle spalle di Sabina non era caduto un fardello, ma l’insostenibile leggerezza dell’essere. […]


Milan Kundera – “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

Il nulla è pesante se non si provvede a riempirlo: l’essere umano ha bisogno del suo peso, non certo del vuoto cosmico, perché è proprio la caduta in questo buco nero a risucchiarlo in un vortice infernale, di quelli che durano per tutta l’eternità.

Bisogna declinare bene il proprio spazio, il proprio tempo e la propria esistenza, c’è bisogno di quell’armonia che – le donne intelligenti, quindi apparentemente sbagliate – sanno trovare più spesso degli uomini. Anche di quelli intelligenti.

L’immaginario maschile è rimasto indietro di qualche generazione sulla concezione della donna.
Ho sostenuto spesso come i dinosauri non si siano mai estinti e che, piuttosto, abbiano avuto una fase di adattamento con l’ambiente circostante. Sono una persona ironica.

Una donna risolta psicologicamente e dunque serena, matura, lucida, diventa una persona esigente: si aspetta un interlocutore altrettanto capace di addivenire alla sintesi vincente, senza per questo credere di dover affrontare un combattimento strenuo, quasi epico. Se nella coppia permangono solamente tesi e antitesi, senza saper trovare una sintesi, è lapalissiano che ci si percepisca inadatti.

Alcune persone si assoggettano diventando la vittima designata di uno scambio tossico e narcisistico e, contrariamente alle opinioni comuni, il narcisista è spesso la donna, quella fragile, quella che per sopravvivere necessita di una certa dose di ricatto morale. Questo è ciò che sfugge all’uomo, ancora adesso.

La remissiva è (quasi sempre) una persona subdola, che fà della sua bontà – spesso solo presunta – un’arma micidiale ed invisibile, lasciando che il suo compagno si autoconvinca di come, senza di lui, essa non vivrebbe.
Ma sappiamo bene che, né l’innamoramento, né l’amore, sono patologie mortali. Per nessuno.
Magari è proprio per questo senso di precarietà che investe tutto, quindi anche i rapporti umani, che la persona teme?


Nel dubbio è più semplice evitare gli scontri e affogare nel nulla, perché se dobbiamo diventare come mamme che ricattano – “Se non fai il bravo mammina piange!” – o come adultescenti illusi – “Ma guarda, è cotta di me, posso gestire tutto a modo mio!” – davvero il tempo è trascorso giusto per riempire di caselle i calendari.

Anche io ho lasciato, come la donna raccontataci da Kundera.
Anche io avrei preferito essere cercata, o che – almeno – mi venisse data un’opportunità al pari di quello che è il mio valore.
Anche io mi sento schiacciata dal peso di un immenso nulla: garantisco che non provo rabbia, né rancore, ma non riuscirei a dimenticare alcune leggerezze così tanto, troppo leggere per essere dette possibili.

Un fardello ha il suo peso specifico, la leggerezza dell’essere stati nel vuoto, col vuoto, è insostenibile. Sì che avrebbe potuto salvarsi ancora, ma forse è stato pavido, forse non ha mai capito affatto.

Importa? Certo che no: sorrido e continuo il mio viaggio nel mondo, consapevole di quanto sia complesso incontrare menti aperte.





Paola Cingolani
15/05/2021
@lementelettriche





“Il peso dell’aria”

La pressione atmosferica

stabilisce il peso dell’aria

_ pensa _

sembra sia immateriale ma

a spingere con un solo dito

su di una superficie a scelta

si calcola un peso specifico

_ circa un chilo _

ricorda sempre e per sempre

il peso dell’aria che respiri

il peso di ciò che confermi

il peso di tutte le tue parole

dette

taciute

nel bene e nel male.

Tieni a mente

il peso di ogni gesto che fai

e il peso di ciò che lasci fare.

Il peso dell’aria

è un chilo soltanto

intanto mi domando

quanto pesa un dolore

che opprime il nostro cuore?

Quanto ci pesa una colpa

se non sappiamo rimediare?

La gentilezza è leggera

credo abbia delle ali immense

mi somiglia ad un uccello azzurro

_ praticala sempre _

in assenza di ogni gravità

è la sola capace di levarsi in volo.

In alto _ figlia mia _ tu vola in alto

conserva la tua bontà nonostante tutto.




Paola Cingolani
13/05/2021
@lementelettriche























“Un madrigale profondo” – Octavio Paz

Più trasparente
di quella goccia d’acqua
tra le dita del rampicante
il mio pensiero tende un ponte
da te stessa a te stessa
                                         Guardati
più reale del corpo che abiti
ferma in mezzo alla mia fronte

Sei nata per vivere in un’isola

Octavio Paz

Il tuo pensiero è trasparente – a tratti impercettibile – e questa situazione è diventata destabilizzante per me che ne sono l’oggetto.

Rimbalzo da me stessa a me stessa e – meglio – vorrei m’ingoiasse un buco nero immenso.

Il ponte, fra noi, l’ho menzionato io, ricordi? Non è una bella combinazione?
Ti ho spiegato che i pontili marini non temono onde d’urto, sono avvezzi alla tempesta, ma c’è bisogno di una manutenzione costante o il salmastro li corrode.


Sono stanca di vivere in mezzo alla tua fronte, fra le tue idee, come fossi un bel ricordo.
Io sono viva.

A mancarti è la formula di C. G. Jung, “Qui e ora”, ma io l’ho compresa e assimilata bene, così tanto da farne un motto.
Oltretutto sai che sono dignitosa e ciò mi impedisce di collocarmi dove non sono bene accetta.

Se credi che io debba restare in un’isola, la sceglierò da sola e non è detto io non abbia il coraggio per cercarne, con cura estrema, una molto affollata.
Tu – al massimo – saresti un simpatico ricordo a tempo determinato, da soprannominare Venerdì. Poi diventeresti evanescente e ti dimenticherei.



Paola Cingolani
12/05/2021
@lementelettriche











“La grandezza è nelle cose semplici” – Arthur Schopenhauer

Josef Sudek Photography

La storia ci dice la vita dei popoli e non sa raccontarci che guerre e rivolte […]. E così la vita di ogni individuo è una continua lotta, e non solo la lotta metafisica col bisogno o con la noia, ma anche la lotta reale con gli altri individui. Egli trova ad ogni passo il suo avversario, vive in continua guerra e muore con le armi in mano.”

Arthur Schopenhauer – Parerga e Paralipomena – 1851


Sarebbe bello se la storia ci insegnasse davvero, ma siamo duri a capire e ci è difficile imparare.
Da quando abbiamo memoria dell’essere umano, è tutta una cronaca di guerra, come non fosse già difficile vivere e convivere con noi stessi e relazionarci con gli altri esseri umani.

Noi siamo depositari di sentimenti angoscianti, cerchiamo ciò che non è semplice, individuiamo continuamente avversari da battere e spendiamo energie nel quotidiano – anche se disarmati – perché l’enormità delle cose apparentemente più piccole, come la pace, non la cogliamo mai.


Dallo scorrere del tempo non abbiamo appreso: o è un pessimo maestro, o siamo allievi privi di doti intellettive.
Ci misuriamo con discipline scientifiche per poi farne un pessimo uso: basta guardarsi attorno e prenderne atto.

Probabilmente è questa nostra smania di grandezza a renderci tutti ciechi, però, per la nostra presunzione, crediamo di vedere.
Magari è la voglia di abbattere limiti spazio – temporali che ci porta a voler colmare l’universo, però non riusciamo a bastarci neanche da soli.


Forse – se non fossimo così inconsapevoli – cominceremmo a dare più importanza alle cose che, ancora adesso, ci appaiono irrilevanti: la grandezza è nelle cose semplici, esse sono la giusta misura.




Paola Cingolani
11/05/2021
@lementelettriche





“S_vista mare”

Dovresti correre _ e anche velocemente _ tanto da incollarti i talloni alle spalle

correre e correre per scappare _ non ha senso restare _ vuoi correre e andare

non importa dove _ è che sei amareggiata _ non può risollevarti la s_vista mare

scappa

cerca un cammino

costruiscilo come credi

una strada viene da sola passo passo

ma l’importante è che tu vada via adesso

dopo sarebbe tardi _ ti troveresti chissà dove _ sempre s_vista ma magari monti.

Cambiano i paesaggi ma non cambia il concetto

e tu porta pazienza

ci sei abituata di già

cosa vuoi che sia _ una s_vista in più _ non sarà mica tutta questa gran calamità.





Paola Cingolani
07/05/2021
@lementelettriche


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