“Le cose vane stancano, e non soltanto”

Le frasi di circostanza, i tentativi – sciocchi – di appianare con luoghi comuni cose serie e situazioni di spessore, mi sfiancano. Sono logoranti. Patetici. Ridicoli.

Le cose vane consumano energie: sono parole spese male e dette tanto per dire, sgretolano la pazienza anche a chi resta immobile, come una statua di sale. Non ci si abbassa a livelli infimi nel rispondere – le talpe sono avvezze, non le persone intelligenti – però si ha desiderio di silenzi capaci di essere rifugio, di spazi dove potersi rilassare, di un’area perimetrale libera e personale entro la quale fermarsi, riflettere per poi ripartire.

“Ci vuole decompressione, come quando si riaffiora dal fondale marino dopo una discreta apnea.”

Hai un problema con la salute? “Porta pazienza, tanto tu sei una roccia.”
Hai un familiare che non sta bene? “Tanto tu sei una roccia, comunque io lo so, bla bla bla.”
Hai un lutto straziante? “Porta pazienza, poi passa, tanto tu sei una roccia.”


Io ringrazio – per carità e per educazione – ma non ho necessità di sentirmi inquisita se sono seria, né ho desiderio mi si racconti che sono una roccia. Sono quella che sono, lo so bene da sola, ho contezza di me stessa e sono una persona compiuta: sia fatta chiarezza su questo, per prima cosa.
Stabilisco un altro punto fermo: non chiedo, mai. Questo dovrebbe essere un concetto assai significativo. Se sono meno disponibile, ho i miei motivi (e, lecitamente, non ho desiderio di fornire spiegazione alcuna).
Resto comunque educata e non entro nel personale, mai: perché agli altri resta così difficile comprendere le sfumature?


Da quasi un mese sono stanca, non tanto per gli impegni che mi sono piovuti in testa, o per il dolore allucinante causato da una perdita che mai avrei creduto: a stancarmi è la stupidità che – puntuale come nei meccanismi degli orologi svizzeri – mi aleggia attorno, riecheggiando all’infinito con frasi di circostanza fra le più stupide che io possa aver sentito.

Ecco, al mattino – a parte il cane e il solito caffè doppio o una delle mie collane di perle – mi sembra di aver terminato già ogni riserva d’energia e mi devo sforzare per tacere, per non rispondere, per fingere di non aver compreso dove si ferma l’altrui mondo parallelo (fatto solo di sentenze mai richieste, emesse da giudici non togati) e dove comincia il mio spazio vitale. Quello della mia mente che ragiona da sola e risponde ai quesiti della mia anima cercando, sempre, un filo logico.
Quello che – a volte – manca a chiunque e che, ancora, io cerco da sola.

Paola Cingolani
5/11/2021
@lementelettriche
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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

9 pensieri riguardo ““Le cose vane stancano, e non soltanto”

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