Ricordi a lunga conservazione

Ho la spiaggia di fronte casa e, ogni anno, per fare 100 Mt ci impiego mezz’ora. La borsa non si può pesare, c’è qualsiasi cosa dentro. Solari, spray, rinfrescanti, libri, astuccio, pochette, spiccioli per il caffè, fazzoletti di carta, fasce e pinze per i capelli, cappello, asciugamani. Minimo due. Uno, grande e più nuovo, per la mia brandina. Un altro – azzurro e oramai scolorito – è quello che non potrei proprio sostituire. Lo porto sempre con me, lo piego come fosse un cuscino e ci metto la testa. Ha quasi 18 anni, forse anche 20. Era di mio padre, ci si sdraiava lui al sole dopo 2 ore di escursione subacquea. Ci addormentavamo al sole come due beduini dopo aver nuotato. Lui non viene più al mare con me da 15 anni, però io mi porto il suo asciugamano. Prima ancora delle chiavi di casa, del cellulare e di chissà quale diavoleria, prendo l’asciugamano azzurro di babbo Angelo. Come la coperta di Snoopy. Ah, non nuoto più come facevo con lui, non c’è più gusto a circolare intorno alle scogliere da quando lui non riemerge. Diciamo che, per essere stata una nuotatrice, adesso giusto mi inzuppo come un savoiardo nel latte. Ecco, confesso, questa cosa la devo superare. Dovrei riprendere quel genere di nuotate, però sempre sull’asciugamano azzurro e un po’ sbiadito andrò a poggiare le mie sinapsi. Sempre.




Paola Cingolani
15/06/2021
@lementelettriche

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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