“Una vita di qualità merita più d’ogni longevità” – Seneca

Photography by Paola Totnambè – “Scorre, il tempo scorre”

La brevità è la condizione di ogni esistenza. Rispetto alla durata del mondo, è breve anche la vita di un Nestore o di una Sattia, la quale ultima fece scrivere sulla sua tomba che era vissuta novantanove anni. Ecco una che si vanta della sua lunga vecchiaia; e chi avrebbe potuto sopportarla, se avesse compiuto cento anni?

Come una commedia, anche la vita non importa che sia lunga, ma che sia ben rappresentata. Non importa in che punto la concludi. Concludila dove vuoi; ma sta’ attento a concluderla bene.


Seneca – Brano scelto da “Lettere a Lucilio”

Concludere la vita al meglio significa viverla lasciando un buon ricordo di noi stessi.
Non dovremmo agognare i cent’anni, dovremmo vivere meritando rispetto, con qualità, cercando di migliorarci ogni giorno.


Conosco persone che sono quasi centenarie e stazionano là, come monumenti ai non caduti, nel grigiore pallido d’un isolamento voluto, senza mai aver desiderato neanche uno scambio umano coi figli, coi nipoti, né coi bis-nipoti. Un po’ come temere ogni altro essere umano – inclusa la loro progenie – ed è d’una tristezza infinita.

Ho avuto amici che se ne sono andati a 18, 42, 48 e 55 anni: lo sgomento, perché quanto intensamente mi hanno amata – e hanno amato la vita e la gente – non si racconta. Così come noi – parti delle loro vite e delle loro famiglie, pur se scelti non in base all’anagrafe – li sentiamo ancora oggi qui, presenti eternamente.


Ho avuto familiari che sono stati puro privilegio e la loro dipartita precoce è una mancanza asfissiante, che m’affoga e cresce ogni giorno: ci convivo focalizzando la mente sulle cose belle, sull’orgoglio che mi ha riservato e mi riserverà sempre il loro affetto.

Altri che ho considerato oggettivamente esseri inferiori: vivono, probabilmente stanno meglio di me e puntano alla longevità estrema, fregandosene – come sempre – del resto del mondo, anche dei loro stessi figli. Forse hanno capito che quando se ne andranno non li piangeremo e, per dispetto, continuano a godere se ci sanno rattristare campando.
Sì, penso sia così, ma si sbagliano: non m’appartiene l’odio, come neppure la vendetta o il rancore, sono diventata maestra d’indifferenza e di distacco al bisogno. Non ho ipocrisia per cui – una volta avvisati lor signori che non avrei più conferito con loro – vivo coerente e tanto serena. Mi sono collocata nel mio altrove.


Riguardo me, sono onesta, penso d’aver recitato la mia commedia meglio che potevo: non racconto mai i ruoli che ho interpretato perché li conosce chi ne ha beneficiato. Sbandierarli diventerebbe un atto di presunzione vittimistica e – detta come la penso io – anche no. Mai.
Una confessione solamente posso fare: non vorrei mai invecchiare a lungo, sarebbe anche noioso. Continuo a preferire la qualità della vita alla quantità. Proprio come scrisse Seneca.




Paola Cingolani
17/05/2021
@lementelettriche




Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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