“Ragionando sugli affetti” – Massimo Gramellini

“Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Quando sembrano morti sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni.”

Massimo Gramellini

Ragionando sugli affetti sono portata a pensare che quelli della nostra infanzia ci restano tatuati addosso, sul cuore, ché soltanto il cuore li percepisce e li trasmette all’anima di ognuno di noi, nelle età a seguire. A volte sembriamo non pensarci ma – senza ragioni apparenti – essi ritornano a farsi vivi prepotentemente.

Come spiegare tutto questo? Inutile: non ci riusciremmo neanche se aprissimo un convegno in materia, né se potessimo resuscitare Jung e Freud per poi metterli a confronto.

La sola verità è che ogni essere umano conserva degli affetti come un marchio impresso a fuoco, ed è una verità incontrovertibile. Credo di poter allargare il concetto anche alla giovinezza o, perché no, ad un’epoca più consapevole della nostra esistenza.


Ci sono affetti incancellabili e probabilmente, la sola cosa che diventa relativa, è proprio l’età nella quale li abbiamo vissuti.

Certo, mi capita più o meno spesso di ricordare episodi legati agli affetti di quando ero bambina.
Devo anche dire che penso con grande intensità agli affetti che ho vissuto più consapevolmente: non conta se sono relazioni terminate – sia fraterne che innamoramenti o presunti tali – perché ci ho sempre creduto molto impegnando tutto ciò di cui disponessi.


Capita che alcuni non mi manchino affatto, ma nutro rispetto poiché so di mancare loro.
Capita anche che altri non mi manchino, né io manco loro, c’è una distanza salvifica per tutti.
Capita di avere una nostalgia fortissima per l’affetto di qualcuno, con cui credo di aver sempre sbagliato tutto, anche se involontariamente: forse è la sola persona che mi ha messa in crisi sul serio.


I pochi affetti della mia infanzia rimasti in vita ci sono tutti e c’è una corrispondenza ininterrotta.
Non è facilissimo gestire gli affetti, ammettiamolo. Nel mio caso – ogni tanto – metto in “rianimazione forzata” e “senza flebo” uno solo di essi, nella speranza che l’oblio prenda il sopravvento e si schieri dalla mia parte.

Credo sia la sola persona in grado “resuscitare” sempre e comunque, il solo telefono che ho cancellato e memorizzato svariate volte. Una specie di Highlander che se ne sta beatamente in stand-by da tanti anni per poi ricomparire in stile spettro quasi a dire, ironico e beffardo, cara Paola, piantala: è tutto inutile e lo sai benissimo.


Gramellini ha ragione: “Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Quando sembrano morti sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni.” Tuttavia su una cosa si sbaglia: toglierei “dell’infanzia” perché gli affetti non hanno età e ci rendono bambini anche da adulti.


Paola Cingolani
25/04/2021
@lementelettriche




Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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