“Il tempo è circolare, come una ciambella. HARUKI MURAKAMI”

Impariamo a concepire il tempo in maniera circolare – come fosse una buona e soffice ciambella – non come se stessimo guardando il binario d’una ferrovia ad alta velocità, fatto di rette parallele che si estendono all’infinito ma non si toccano mai. Proviamoci, sarebbe una grandissima conquista.

[“A nemico che fugge, ponti d’oro.” – Frontino assegna la paternità della locuzione a Scipione l’Africano – “Il nemico, quando scopre (Una salus victis, nullam sperare salutem) che non ha più nulla da perdere se non la propria vita, si rivolta col coraggio della disperazione contro l’inseguitore.”]

Adattandomi, in questo mezzo secolo ho letteralmente imparato a fare da pontefice, costruisco ponti d’oro, pur di alleviarmi la disperazione, a chi mi sfugge. Io non sono mai scappata ed è molto significativo non sia mai scappato neanche chi ho deciso io di lasciare.

“In ogni caso, avevamo fame. Anzi, per l’esattezza, ci sembrava di aver inghiottito il vuoto cosmico, quella era la sensazione. All’inizio era un vuoto piccolo, delle dimensioni del buco di una ciambella, ma col passare dei giorni andava espandendosi all’interno del nostro corpo e prendeva le dimensioni di un abisso senza fondo. Un monumento alla fame, con tanto di musica solenne in sottofondo.”

Da “Gli assalti alle panetterie” – Haruki Murakami

Ecco, oggi ho una fame pazzesca e sento d’aver fagocitato troppa aria fritta.
Non è colpa di nessuno, sono state le circostanze ad essere sfavorevoli. Devo ammettere che c’è stato chi mi ha offerto banchetti gustosi. Solo non avevo ancora abbastanza fame o – forse – avevo già mangiucchiato qualcosa. Chissà.
Magari – a causa della mia troppa severità con me stessa – m’ero messa a fare lo sciopero della fame e della sete. E persino senza una straccio di fisiologica.

Succede: a venti, trenta, anche quarant’anni si è drastici, per niente elastici, più rigidi.
Poi – crescendo – ci si scopre diversi e, man mano che si gusta la ciambella, è come se, idealmente, anche l’appetito crescesse.
Sorrido perché mentre sto scrivendo queste mie riflessioni penso al vecchio adagio “L’appetito vien mangiando” – poco filosofico – ma calzante.

Più si restringe il tempo, più si ha una sorta di fame atavica da colmare.

Insomma, il paradosso vero del tempo è esattamente questo: quando la ciambella è intera e fragrante, manca la fame. Quando si è affamati – al contrario – scarseggia la ciambella, ne resta ben poca, oramai indurita.
Resta quel maledetto buco quale certezza unica, indissolubile.






Paola Cingolani
21/02/2021
@lementelettriche

Pubblicato da Paola Cingolani

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