“Se devo chiedertelo, anche no. Grazie.” – FRIDA KAHLO

Non ti chiedo di darmi un bacio.
Non chiedermi scusa quando penso che tu abbia sbagliato.
Non ti chiederò nemmeno di abbracciarmi quando ne ho più bisogno, o di invitarmi a cena il giorno del nostro anniversario.

Non ti chiedo di andare a percorrere il mondo, a vivere nuove esperienze, e tanto meno ti chiedo di darmi la mano quando saremo in mezzo a quella città.
Non ti chiedo di dirmi quanto sono bella, anche se è una bugia, né di scrivermi niente di bello.

Non ti chiederò nemmeno di chiamarmi per dirmi com’è andata la giornata, né di dirmi che ti manco.
Non ti chiederò di ringraziarmi per tutto quello che faccio per te, né che ti preoccupi per me quando i miei animi sono a terra, e ovviamente, non ti chiederò di appoggiarmi nelle mie decisioni.
Non ti chiederò nemmeno di ascoltarmi quando ho mille storie da raccontarti.
Non ti chiederò di fare niente, nemmeno di stare al mio fianco per sempre.

Perché se devo chiedertelo, non lo voglio più.

Frida Kahlo

“Eh, ma avresti potuto dirmelo!”

E invece no. Anche no, grazie: sono un’amante della spontaneità e ci sono cose che non intendo chiedere affatto, a nessuno, men che meno a chi ha la pretesa di conoscermi e di volermi bene.

Potrei chiederti “Andiamo a mangiare una pizza stasera, ti andrebbe?” ma lo farei solo se dovessimo uscire insieme a cena. Mi sembra scontato. Certo è che non ti avrei mai domandato se fossi andato in vacanza solo con tuo figlio. Neanche sotto tortura.

Non ti ho nemmeno risposto “Sono felicissima di vederti domani” quando mi è arrivato quel messaggio. Sebbene carino e dolce, non ti ricordavi che l’indomani sarei dovuta venire da te.

Non sono partita ma non mi è bastato: all’ora del mio arrivo ti ho mandato quel meraviglioso WhatsApp – per il quale mi amo anche se tu, infondo, mi detesti – però sei pusillanime e non lo ammetteresti mai.
Ho scritto “Carissimo, stai tranquillo, non scapicollarti per venirmi a prendere alla stazione perché sono a casa, comodamente sdraiata e, prevedendo che ti saresti dimenticato, non solo non te l’ho ricordato ieri. No. Ho scelto proprio di non partire affatto e di non raggiungerti per dirtelo adesso.”

Qualche attimo di silenzio imbarazzante dopo le spunte azzurre, poi la tua risposta disarmata.
“Scusami, scusami tanto.”

A questo punto ci mancava la tromba di un soldato a intonare “Il silenzio” e la sceneggiatura sarebbe stata da Oscar.


Non ti ho mai chiesto niente, hai sempre promesso il mondo da solo, mentre – guardandoti – al massimo ho sorriso felice.
Una sola volta ti ho detto “Fossi chiunque altro, ti avrei riso in faccia. Non so perché a te perdono cose allucinanti.” Niente da fare. Sei andato oltre. Sei arrivato al punto di non ritorno, quello che travalica persino il mio perdonare. Siamo al vuoto cosmico, è il nulla.

Ti chiedo di piantarla, di non dirmi più quanto io sia eccezionale. Anche basta, grazie.







Paola Cingolani
20/02/2021
@lementelettriche


Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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