“ERICH FROMM e l’importanza di provare emozioni, per non impazzire.”

“La depressione non equivale al dolore; il vero depresso ringrazierebbe il cielo se riuscisse a provare dolore. La depressione è l’incapacità di provare emozioni. La depressione è la sensazione di essere morti mentre il corpo è ancora in vita. Non equivale affatto alla pena e al dolore, con i quali anzi non ha niente in comune. Il depresso è incapace di provare gioia, così come è incapace di provare dolore. La depressione è l’assenza di ogni tipo di emozione, è un senso di morte che per il depresso è assolutamente insostenibile. È proprio l’incapacità a provare emozioni che rende la depressione così pesante da sopportare.”


Erich Fromm – Da “I cosiddetti sani” – Mondadori 1996  

Io mi dichiaro mentalmente insana, a guardare chi mi circonda, perché – di questa pletora di geniacci – si sappia, non voglio essere parte.

Quelli che “Non sorridere o non sta bene, sei una signora.”
Quelli che “Non commuoverti o sembreresti troppo molle.”
Quelli che “Non essere selettiva, non mostrarti come sei.”
Insomma, quelli che hanno sempre un “non” da elargirti, anche se nessuno li interpella e tu men che meno.


Se si praticasse meno lo sport di omaggiare le persone senzienti di consigli tanto per – dato che non provengono mai da bocche così amorevoli, né autorevoli – sarebbe solo meglio.
Lo dico chiaramente: non vedo soggetti esemplari, proprio come non lo sono io in quanto perfettibile, ma non perfetta.

La mia mente è attraversata da un flusso di pensieri notevole, i più disparati e, grazie a questo, percepisco sensazioni forti, amplificate, distinte fra loro ma sono viva e così dev’essere.
Ogni sensazione ha la sua conseguente reazione, ogni emozione la sua caratteristica: bello e brutto, gioia e dolore si manifestano attraverso i miei pensieri, e persino forti entusiasmi mi pervadono.


Mi è capitato di imbattermi in persone completamente incapaci di provare emozioni.
Nulla di buono, nulla di brutto, nessuna gioia, nessun dispiacere, niente di niente e, da quel niente, emergeva fortemente una sorta di controllo. Mi si osservava quasi io fossi un soggetto buffo e strampalato.

Chi non conosce emozioni ma attua strategie per garantirsi esclusivamente la sopravvivenza, ti studia come un animaletto bizzarro. Ti analizza con precisione chirurgica e poi ti diagnostica come pazza. Sei una forma di vita che differisce dalla sua, ma non può comprenderne i motivi, neppure sospetta vi sia una ragione. Sei pazza e basta.

Il gelo che – per forza di cose – critica la fiamma accesa, insomma.

Una vita sterile e noiosa non è che tramortita e prova fastidio per ciò che anima le altre persone.









Paola Cingolani
07/02/2021
@lementelettriche

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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