“Lascia che sia, una risposta ci sarà”

Sabato, avrei voluto dormire, eppure Leone mi ha svegliata. Sono qui e mi dico “Lascia che sia, una risposta ci sarà.” perché dev’esserci – anzi – c’è. Inutile fingere di non conoscerla: mi sono rivoltata come un calzino per capire. Non c’è nulla che io non abbia capito più di te, caro mio.

Con me, che sto ascoltando The Beatles, lui: il mio amore perfetto, il mio bassotto tedesco detto Leone (diminutivo di Napoleone, “Ascanio di Casa Mainardi”, Campione del Mondo di bellezza, Multi Ch. Int. e figlio anche di Pippi, “Attarina Del Red Valentino”, meravigliosa Multi Ch. Int.) – insomma, un nano di levatura gigante – da appassionati.

Adoro i cani, da sempre, credo sia l’eredità di mio nonno materno, e mio padre, come me, si era preso a cuore i tappi perché li abbiamo scoperti insieme. Questi esemplari sono parte integrante della mia famiglia da oltre 31 anni: sono padroni dei divani, di ogni letto, delle seggiole, del terrazzo grande e del caos che sanno generare. Sono tremendi, si sentono giganti, non conoscono limiti né timori, sono molto strutturati caratterialmente ed irremovibili. Dopo il primo ce ne siamo innamorati e mia figlia ha avuto come compagno di giochi, dalla nascita, un tappo che ne seguiva ogni mossa.

Oggi sono sola, ho la fortuna di aver avuto un bassotto prezioso, la doppia fortuna di vederlo innamorarsi di me e – quindi – mi stalkera: lui mi segue ovunque e mi porta anche a letto. Mi riprende se è tardi e leggo: vuole il centro della scena e si vendica riducendo in coriandoli borse di Vuitton se dovessi andarmene per un fine settimana. Dopo 4 volte in 4 anni, oramai, ne ho la prova provata. Comprare cose meno impegnative, o nasconderle al volo, poiché Leone le tritura abitualmente, pure se vado dal parrucchiere.
Ebbene, caffè, lettone, stesi: io e Leone, l’essere vivente che mi adora più di ogni altro al mondo – eccezion fatta per mia figlia Giulia – scriviamo, lui è a pancia all’aria fra me e la tastiera e ascoltiamo “Let it be”.

Non sono troppo sciocca, anzi, volteggio fra le non verità e le presunte tali, faccio tesoro degli insegnamenti preziosi ricevuti in dono dai dolori. Sono grata alle cose belle, alle gioie, ma – lo dico onestamente – sono cresciuta davvero superando tanti problemi.
Là dove ho pagato un prezzo esoso, mi sono elevata spiritualmente e mi sono sempre sdebitata lasciando una mancia, così, oggi, mi concedo e regalo a chiunque un ampio margine di valutazione.

Tu. Mi corteggi. Fai casini. Ti ridicolizzi. Soprattutto non hai un cane né te ne intendi. Alla mia simpatica ed educata indifferenza esondi scrivendo un predicozzo sulla tua bacheca dove dici che i cani bassotti sono così brutti da sembrare uno scherzo della natura.
Qualcosa mi suggerisce che stai provocando: ti chiamo, ti dico che non sei nessuno, che nulla al mondo può sminuire la passione che coltivavo con mio padre, che non ti voglio mai più neanche sentire. Fai il teatrante, come solito. Esibisciti, prego, tanto i miei gusti sono altri.

Ah, di basso, adoro il cane – col quale continuo a dormire ogni notte – perché meraviglioso ed arguto.

Poi, con le festività, gli auguri ipocriti come te: “Cara, mi dispiace moltissimo” ma non dispiace a me mentre, mi mancasse Leone, sarei distrutta. Ogni tanto, anche tu, lascia che sia. Una risposta ci sarà: infatti dovresti ricordarti di non essere nessuno. Eccotela.




Paola Cingolani
30/01/2021
@lementelettriche





Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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