Il remake di Nola

Nola di Banksy, anche conosciuta come Umbrella Girl o Rain Girl, ci presenta una giovane ragazza di New Orleans con in mano un ombrello. Ciò che sorprende in questo graffito è che non sta piovendo fuori, ma la pioggia viene dall’ombrello stesso e si riversa sulla ragazza.
L’espressione e la postura suggeriscono perplessità mentre lei allunga una mano, a coppa. In realtà lei si affida al suo ombrello per proteggersi, mentre l’oggetto stesso è una fonte di pioggia battente.

L’artista si riferisce chiaramente all’alluvione causata dall’uragano Katrina, che ha danneggiato l’area nell’agosto del 2005 causando la morte di 1836 persone.

Il dipinto è apparso per la prima volta nel 2008 nelle strade di New Orleans, in Louisiana, e più precisamente nel quartiere di Marigny.

(Tre anni dopo che l’area fu toccata dall’uragano Katrina, Banksy arrivò e dipinse una serie: ben 14 pezzi di strada legati all’uragano per sostenere la città di New Orleans, che è detta NOLA. Lo stencil che porta lo stesso nome è tra gli stencil più belli e potenti di Banksy in città.)

New Orleans Banksy Umbrella Girl

Nola di Banksy  (Umbrella girl)

Stanotte, non potendo dormire, ho cercato un’immagine e mi ha colpita una fotografia che si ispira proprio a questa opera. Nonostante la ricerca per immagini, forse poco accurata, non sono arrivata al nome del fotografo. Verosimilmente appartiene ad uno studio grafico che realizza immagini particolari, quasi sul genere horror, immagini che riassumono una sensazione d’angoscia.
Ed è stato questo a colpirmi: la mia angoscia che, diretta come un missile, è andata a rispecchiarsi in quella foto. Umbrella girl, come fossi io.

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La sensazione d’essere indifesa e di aver sbagliato nell’affidarmi a chi avrebbe dovuto  essere una persona onesta: è come se, per ripararmi, aprissi l’ombrello ma il temporale vero si vada a generare proprio dal mio ombrello.

Il mostro è sempre colui che sembrava insospettabile, diciamolo, e io – in questi giorni difficili – non la mando giù benissimo perché già mi sento messa alla prova da altre circostanze. Cose ben più gravi. Irrimediabili. Troppe perdite.

Fra una settimana, ammesso che tutto cominciasse ad andare meglio e concedendomi l’illusione d’una inaspettata (ed insospettabile) botta di fortuna, io sarei comunque a pezzi. Come ogni maledetto 7 luglio.
Quindi arriverebbe il resto e non ne uscirei. Così risolvo subito: chiudo l’ombrello.

 

“Se è proprio l’ombrello a farti piovere addosso, come nei paradossi kafkiani, vedi di chiuderlo finché ti resta la possibilità di farlo. Una volta chiuso, poi, non riaprirlo. Mai più.”

 

A chi è stato disonesto (o semplicemente sciocco, e non so quale delle due umane condizioni sia peggiore) posso lasciare solo un breve dispaccio.

Magari, così facendo, ti arricchisci rapidamente. Certo non continuerai mai più a mie spese, ora che mi sono resa conto di quanto poco spessore tu abbia. La vendita è intelligente solo se puoi garantire un post vendita senza travestirti da Ponzio Pilato. Tu sai. Io anche. Bene, se ti è sufficiente questo, abbinato al fatto che sono una signora e non dico altro, allora devi avere una coscienza tanto meschina. Quindi io faccio pulizia. Di gentaglia non ho alcuna necessità. E hai nominato persino mio padre, definendolo il più grande e il più signorile dei commercianti. Infatti. Noi siamo gente seria. Noi Cingolani.
Tu non ti chiami come me.

 

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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