Elogio del dubbio

Sono così, diretta: io preferisco una disarmante onestà piuttosto che una piacevole bugia o – peggio – piuttosto che la scelta ipocrita del non detto; l’intelligenza altrui non la si deve mortificare mai, non è atteggiamento giustificabile né scusabile.
Fatto chiaro questo concetto, solitamente, mi sforzo di capire, perché senza sacrificio non c’è alcuna conquista. Mai.
La conoscenza è il fuoco sacro, non la si ottiene per caso o per gentile concessione, neanche la si può patteggiare né si accende per induzione, serve l’intuizione.
Alla padronanza di un ulteriore valore aggiunto si arriva, sì, ma solo dopo essersi spremuti a lungo le meningi.
Conoscere è sforzarsi di pensare e – per pensare nella maniera più limpida che sia possibile – dobbiamo riuscire a liberarci da qualsiasi pregiudiziale. Le zavorre non fanno volare le idee, al contrario, le inabissano.
C’è chi sostiene come, anche un solo dubbio, sia già il fattore sufficiente e necessario per l’esclusione definitiva del discorso.
Io, che abbraccio e benedico il dubbio, lo sostengo quale crepaccio attraverso il quale può filtrare una agognata e vivificante lucentezza.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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