Pare che sia Natale

Pare che sia Natale, nel mondo del verosimile. Non lo è nel mio, non percepisco altro che la sensazione di un anno che si sta concludendo, nel modo peggiore, e che si è – di fatto – presentato come nefasto. Non ho voglia di niente se non di tregua, non sento mancanze riconducibili a persone specifiche e, chi mi manca perché distante logisticamente, è un pensiero tenero, m’acquieta, so che potrò rivederlo presto.
Chi c’è è parte dello splendido gruppo dei soliti noti che non vacilla, mai, da oltre mezzo secolo. Chi non c’è più è qualcuno che – per ovvie ragioni di spessore – non avrebbe potuto che vivermi male, appesantendo notevolmente anche me. Ho sempre fatto una scrupolosa analisi dei costi in rapporto ai benefici, distinguendo in base ai miei valori, senza imporre le mie regole e lasciando libera scelta al mio prossimo. Preferisco essere la scelta di pochi piuttosto che l’ambizione della folla. Essere messa da parte da chi ha avuto, francamente, trovo sia motivo d’orgoglio: meglio così. Confermano una delle mie poche doti umane, la generosità.
Pare che sia Natale, almeno stando al calendario, e il mio unico desiderio è quello di rivedere un bilancio, il mio, per correggermi – eventualmente sbagliassi – e ricominciare.
L’unico senso natalizio che provo è questo, il bisogno di concludere per archiviare tutto.
Se potessi mi regalerei una vacanza nell’oblio: meglio che ai Caraibi.
Nella mia lucida e spietata analisi su questo mezzo secolo di vita, di anni e di tempo che scorre all’insegna delle tre “P” – prezioso, paradossale, precario – il mio augurio per me e per tutti è lo stesso che scrissi sei mesi fa, la notte del mio cinquantesimo compleanno.
Lo ripropongo perché “sto”, un po’ alla Ungaretti, un po’ come un giocatore d’azzardo, quasi come Esenin e il suo “Uomo nero”.

“Ogni cosa ha il suo peso, specie le parole dette con leggerezza: quelli sono i macigni che non riuscirò mai a sollevare.”

Paola Cingolani (28/06/2018)

“Sono arrivata sin qui da sola: non si avvicini nessuno a dettare nuove regole, è cosa che non m’aggrada e – alla mia età – suppongo sia anche l’ora di fare basta.
Non starò più ad alcuna dipendenza morale (già non mi riusciva prima, figuriamoci) e non osserverò pedissequamente le altrui volontà se queste escludono aprioristicamente la mia. Quanto ho dato posso riprendere, si sappia, perché così è e così sarà.

Ho giocato a giochi che mi hanno divertita e adesso, alcuni di questi, non mi divertono più. La soluzione si trova: è facilissimo.

Ho fatto cose da poco ma – in quel momento – mi era sufficiente anche accontentarmi.

Tutto ha avuto un senso solo, riscoprirmi, risvegliarmi, ricominciare a sentirmi vitale: ora non posso addormentarmi di nuovo, non voglio perdere altro tempo, tutto corre ed è giusto scelga anche io.

Sono fiera di chi ha capito senza che io spiegassi nulla e terrò questo patrimonio umano sempre in grandissima considerazione.
Trovo poco edificanti coloro che si attribuiscono valori che non hanno e decidono, quasi fosse ovvio, per conto mio.

Non avreste dovuto sottovalutare nessuno, in genere, ma è per me che faccio da portavoce: con voi anche la leggerezza è diventata un macigno.
Io non sono una draga di professione, neanche di vocazione: ho spostato intere scogliere, certo, ma voi non siete che sabbia. Per scansarvi non è necessaria una draga.

Cinquant’anni e tanta consapevolezza: la forza costa cara e non si misura dall’esterno.
All’interno non ci sapete andare: siete troppo innamorati della vostra figura, così tanto presi dal vostro Sé che continuate a giocare alla fuga, temete che qualcuno possa mettervi la catena. Paure ancestrali degli spiriti non liberi.
Io l’ho oltrepassato da decenni questo limite: mi è distante anni luce.

Il mondo è pieno di leggerezze inconsistenti: guardatevi attorno e siate liberi.
Io, per conto mio, mi riservo quella leggerezza calviniana che voi non conoscete.

Non avrei mai pensato di essere tanto solida anni fa: oggi conosco aspetti che ignoravo e mi piace il modo nel quale il tempo m’è passato sopra. Non mi ha scalfita ma mi ha fatto dei gran regali.
Così grazie a tutti: a chi c’è e a chi non c’è – certo, alcuni non si sentano nemmeno sfiorati perché non li penso, oppure ci rido – io continuo a camminare a mio modo.

L’abbraccio più stretto è dedicato a chi mi vuole bene: da mia figlia ai miei amici, passando per chi mi ha amata tanto e – oggi – abita la dimensione dell’infinito.”

Pa’

21/12/2018

Natale 2018

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

2 pensieri riguardo “Pare che sia Natale

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