Due ladre di libri per un incontro

Due donne – stessa età, entrambe amanti della lettura, due caratteri niente male – che, col tempo, scoprono di avere molto in comune: idee, opinioni ed altro.
Nasce un legame profondo: c’è il vero “in_contro” (dove “in” significa “non”, anche etimologicamente parlando).

Se trovarsi è bello, stimarsi è privilegio raro e così, sulla comune passione per la lettura, ci siamo lanciate in uno pseudo gioco: scegliere 10 libri che, per ognuna di noi, sono insostituibili.

A coinvolgermi è stata lei, Laura Pisano, la quale ha scelto di citarmi in tag scrivendo che avrebbe dato chissà cosa per ascoltare un mio scambio di idee con Charles Bukowski*.
La accontento subito, mi sembra il minimo.

[C’è abbastanza perfidia, odio, violenza, assurdità nell’essere umano medio
per rifornire qualsiasi esercito in qualsiasi giorno.

E i migliori assassini sono quelli che predicano la vita.
E i migliori a odiare sono quelli che predicano l’amore.
E i migliori in guerra – in definitiva – sono quelli che predicano la pace.

Quelli che predicano Dio hanno bisogno di Dio.
Quelli che predicano la pace non hanno pace.
Quelli che predicano amore non hanno amore.

Attenti ai predicatori.
Attenti ai sapienti.
Attenti a quelli che leggono sempre libri.
Attenti a quelli che o detestano la povertà
o ne sono orgogliosi.
Attenti a quelli che sono sempre pronti ad elogiare
poiché hanno loro bisogno di elogi in cambio.
Attenti a quelli pronti a censurare
hanno paura di quello che non sanno.
Attenti a quelli che cercano continuamente
la folla; da soli non sono nessuno.
Attenti agli uomini comuni alle donne comuni
attenti al loro amore,
Il loro è un amore comune
che mira alla mediocrità.

Ma c’è il genio nel loro odio
c’è abbastanza genio nel loro odio per ucciderti
per uccidere chiunque.
Non volendo la solitudine
non concependo la solitudine
cercheranno di distruggere tutto ciò
che si differenzia da loro stessi.
Non essendo capaci di creare arte
non capiranno l’arte.
Considereranno il loro fallimento, come creatori,
solo come un fallimento del mondo intero.
Non essendo in grado di amare pienamente
considereranno il tuo amore incompleto
e poi odieranno te
e il loro odio sarà perfetto.

Come un diamante splendente.
Come un coltello.
Come una montagna.
Come una tigre.
Come cicuta.

La loro arte più raffinata.]

[Charles Bukowski – “Il genio della massa”]* A Charles avrei stretto la mano solo per questo.

Siamo entrambe due ladre di libri: rubiamo tempo per concederci la lettura e – dopo aver letto – rubiamo idee e conclusioni, rubiamo pensiero e profondità su tutto quello che gravita attorno all’indole umana. Ci poniamo domande e siamo curiose, malate di quella sana curiosità che cresce in proporzione alla difficoltà riguardo la comprensione.
Per esteso, una frase che ci rappresenta discretamente è questa:

[“Nelle mia religione ci insegnano che ogni essere vivente, ogni foglia, ogni uccello, sono vivi solo perché contengono la parola segreta per la vita. È l’unica differenza tra noi e un grumo di argilla. La parola. Le parole sono la vita, Liesel. Tutte quelle pagine bianche le regalo a te per riempirle.”]

[Dal film “Storia di una ladra di libri” – 2013 – “The booh thief”]

Cominciando questa scelta complessa, difficilissima perchè un lettore non può selezionare soltanto 10 libri, mi sono rappresentata con questi che – per me – sono
stati particolarmente importanti se accostati a dei momenti significativi della mia vita.

 

1) “Vita di un uomo” – Opera omnia di Giuseppe Ungaretti, un libro che per me è e resta il Verbo assoluto della poesia: Ungà è stato il primo a spezzare con le vecchie liriche melense aprendo sulla forza della parola fino a fare sì che il Novecento e le sue Avanguardie tutte vedessero la celebrazione del più grande (per me) Nobel italiano.

Sentimento del tempo

E per la luce giusta,

Cadendo solo un ombra viola

Sopra il giogo meno alto,

La lontananza aperta alla misura,

Ogni mio palpito, come usa il cuore,

Ma ora l’ascolto,

T’affretta, tempo, a pormi sulle labbra

Le tue labbra ultime.

(I limiti del tempo umano e l’infinità del cuore Laura, ecco.)

 

2) “Satura” – con “Ossi di seppia” e relativa opera omnia del poeta Premio Nobel italiano sopra citato: l’immenso Eugenio Montale, secondo ma non meno importante.

 

La morte di Dio (SATURA I)

Tutte le religioni del Dio unico
sono una sola: variano i cuochi e le cotture.
Così rimuginavo; e m’interruppi quando
tu scivolasti vertiginosamente
dentro la scala a chiocciola della Périgourdine
e di laggiù ridesti a crepapelle.
Fu una buona serata con un attimo appena
di spavento. Anche il papa
in Israele disse la stessa cosa
ma se ne pentì quando fu informato
che il sommo Emarginato, se mai fu,
era perento.

(Grande scena, immagino Drusilla caduta e mi sembra di sentirla ridere: io e te, Laura, avremmo fatto la stessa cosa. Senza frignare.)

 

3) “I Canti” – Giacomo Leopardi con tutta la sua opera omnia, anche qui, dovendo scegliere mi limito ai versi, sebbene l’Epistolario e tutto il resto non possono restare avulsi dal mio amore sviscerato per il suo genio.

 

XIII – LA SERA DEL DÌ DI FESTA

 

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno.
[…]

(La dolcezza.)

4) “1Q84” – Trilogia di Murakami Haruki che, nella sua prosa, riesce a fare anche poesia: un dono di pochi, rarissimi autori. Leggendo circa 15 libri di Murakami potrei elencare frasi dove è stato come avessi riletto Eugenio Montale o lo stesso Leopardi.

[La luna non raccontava nulla. La luna guardava la terra da vicino da più tempo di chiunque altro. Probabilmente era stata testimone di tutti i fenomeni e di tutte le azioni compiute quaggiù. Ma manteneva il silenzio e non raccontava nulla. Si limitava a custodire un pesante passato con precisione e distacco. Nessuno era mai riuscito a sciogliere il cuore della luna. Una solitudine pura e una pace profonda. Le cose migliori che la luna potesse offrire agli uomini.]

(Ed ecco: ora il filo conduttore è diventato tangibile, lo si può toccare delicatamente.)

5) “La metamorfosi” – Franz Kafka, con tutti i suoi racconti e tutto il resto: “Lettere a Milena” (da cui si è ispirato persino David Grossman in “Che tu sia per me il coltello”)
è una cosa meravigliosa ma, per tornare alla metamorfosi del povero Gregor Samsa, Dio solo sa (esiste? Se sì, lo sa veramente?) quante volte mi sono vista dipingere o trattare come lo scarafaggio in questione da chi è stato molto più scarafaggio di me. E, costoro, neanche se ne sono mai resi consapevoli, non ci sono arrivati proprio.


[Comunque si rigiri la lettera di oggi, la cara, fedele, allegra lettera di felicità, è pur sempre una lettera da ‘salvatore’. Milena fra i salvatori! (Se fossi anch’io tra loro, ella sarebbe già presso di me? No, certamente no.) Milena fra i salvatori, lei che continuamente impara a proprie spese che si può salvare un altro soltanto mediante la propria esistenza.]

 

6) “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” – Efraim Medina Reyes, apparentemente difficile, duro, quasi ingiusto è – secondo me – uno scrigno di verità.

[Tu mi ricordi una poesia che non riesco a ricordare, una canzone che non è mai esistita e un posto in cui non devo essere mai stato.]

 

7) “L’amore ai tempi del colera” – Gabriel Garcia Marquez, con tutti i suoi lavori sempre bellissimi, perchè non c’è lista di libri senza Gabo e perchè lo riconduco a un regalo che mi fece un caro amico nel giorno del mio compleanno.

[Si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi.]

 

8) “Nemico, amico, amante…” – Alice Munro, altro Nobel nel 2013 (ma vivente), una donna con cui – scambiando citazioni di Borges – ho avuto il piacere di interagire su Twitter: dolcissima, gentilissima e strepitosa perchè pochi sono i grandi che non si piegano al vento del vanto. Mrs Alice Munro è una di questi.

[“I giovani mariti erano severi, in quei giorni. Pochissimo tempo prima, erano stati corteggiatori, personaggi quasi comici, titubanti e devastati dalla smania di sesso. Ora però, a letto caldo, si erano fatti risoluti e critici. Uscivano di casa ogni mattina, ben rasati, il giovane collo strizzato dal nodo della cravatta, e ricomparivano la sera, pronti a dispensare occhiate di sufficienza alla cena e a spalancare il giornale, facendone una barriera contro il caos della cucina, i piccoli malesseri, le emozioni, i neonati.]

(Poi dimmi che i dinosauri si sono estinti Laura, io sono certa che si sono solo trasformati, non proprio come sostiene Darwin, si sono adattati anche esteriormente.)

 

9) “Metà del silenzio” – Cristina Bove, un’artista che ha fatto della poesia e della pittura espressioni divine abbracciando tutta l’altra metà del cielo, quella delle donne alle quali, per consuetudine, viene data un’accezione differente e limitata. Lei è mia amica e ne sono onorata, Cristina è una su un milione, anche se ha scritto “Una per mille” (la sua autobiografia in prosa). Io la chiamo ironicamente “Signora Poesia” ma è a lei che devo il coraggio d’aver cominciato a scrivere versi col mio nome, senza pseudonimi.

 

Acherontia

Allora ti avvicini con la bocca
alle cose sentite dire altrove
che non sono le tue
raccogli cenci
spolveri le travi –  i ragni li farai infelici –
e se pronunci ancora altre parole
otterrai sei monete e due lustrini
di fandonie sgargianti

tu non conosci decerebrazione
l’essere solo corpo –  il pesce anfiosso –
il suono delle cellule che cade
transitorio
giù per accenti tonici

emerge da cunicoli
deflagrando crisalidi – l’atropa sfinge –
separata ristagna e si nasconde
sotto lemmi e cifrari
l’anima mia
per un destino d’ali.

(La sirena della poesia si dice il pesce anfiosso: l’anima si nasconde sotto lemmi e cifrari, aspetta le crescano le ali, lei. Io spero di no ma non dovrei essere tanto egoista.)

 

10) “La solitudine del punto esclamativo” – Massimo Arcangeli, una delle persone più belle io abbia avuto la fortuna di incontrare negli ultimi anni.
Preparatissimo, sempre presente nonostante i suoi impegni, Massimo è una fonte di luce, un autentico ponte fra noi e la parola scritta: in lui e nel suo linguaggio riesco a trovare ciò che altrove non c’è.

[«Tutti i segni di punteggiatura», dice Arcangeli, «sono stati cannibalizzati dal punto esclamativo. Lo si usa dappertutto e male, per esprimere qualsiasi sentimento forte: stupore, contentezza, rabbia. La sua invadenza è sintomo di una comunicazione in cui l’emotività prevale sulla razionalità. Ma si tratta di un segno maleducato, veicolo di presunzione»]

(Se lo dice Max, è così, dovrò limitarne l’uso.)

Concludendo: abbiamo entrambe notato la presenza di un filo conduttore, d’un concetto presente fra un libro e il seguente che ci è venuto istintivo menzionare.
Io sono certa che esista un collegamento: le biblioteche catalogano mica per caso e vanno proprio per argomentazione, oltre che per genere letterario e per annata.


Ad ogni buon conto, cara Laura, certo non si potrebbe mai riporre sugli scaffali d’una libreria la “Mirandolina” di Goldoni accanto a “Il giovane Holden” di Salinger: crollerebbero gli scaffali.
Sarebbe un pò come accostare la più aggiornata Guida Michelin al quaderno di appunti della zia, quello con le ricette svuotafrigo e coi numeri del più vicino take away.
Un riempimento, certo, ma completamente privo di legami logici.
Il mio legame fra un libro e l’altro? C’è, è fatto essenzialmente di 4 ingredienti fondamentali: vita (che è) tempo (che è) mente (che è anche) cuore. 

 

 

Paoletta

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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