Mente sotto vuoto spinto

Per capire servono due cose fondamentali: intelligenza e interesse.

Quello che accade deve interessarti e devi ragionarne, interrogandoti.
Il sapere, le consapevolezze tutte, non sono gratuite né mutuabili ma costano sacrificio e riflessioni profonde, altrimenti sarebbe come se il vivere ti scorresse addosso senza alcun coinvolgimento.
Saresti impermeabile, finto, disumano e plastificato: una mente sotto vuoto spinto.

Io m’interrogo sempre – soprattutto quando non lo lascio trasparire – e, ad oggi, quanto ho capito, è che l’umanità sembra un ossimoro e l’esistenza è un paradosso.
Trovo questo genere di umanità varia quasi disumana e uniformata: illustri sconosciuti che, nell’assordante silenzio d’una lucida follia, si parlano per non volersi dire niente.

Il paradosso dell’incapacità di comunicare nell’era della comunicazione: una massa di alienati 2.0 che – volendo mantenere una irreprensibile facciata – ricorre al web persino per corteggiare (i siti d’incontri on line sono una macelleria virtuale dove la gente si espone volontariamente alla mercè di altra gente. “Mi darebbe 2 kg di petto d’oca?”).

Il tradimento c’è sempre stato e non lo si è inventato con la rete – Giuda docet – solo lo si è inserito fra i vari servizi disponibili capillarmente: si è trasposto on line ciò che siamo. Chi cerca in rete trova qualsiasi cosa e, fra le cose, sono state inserite persone da usare come attrezzi.

Questo è quello che penso io, almeno, e di esperimenti sulla rete, ne ho fatti, come pure di studi sul linguaggio. Già, perchè inevitabilmente, anche la comunicazione, è stata modificata da internet e dalla quasi anarchia derivante dalla troppa democrazia con la quale, chiunque (ignoranti, colti, odiatori seriali, buonisti, spammatori, leoni da tastiera, webeti, utonti etc. etc.) apporta qualunque contenuto.

Ora, va bene tutto ma ancora le mie sinapsi non si sono incastrate.

Il cane cerca da sempre di acciuffare il gatto e il gatto rincorre il topo.

Sfruttando le proprie solitudini, i furbi mirano a chi è preda di facili illusioni, dimostrando poca intelligenza e poco interesse per se stessi in ambo i casi: furbizia non è sinonimo d’intelligenza così come l’illusione diventa magicamente delusione.

Per capirci, s’io credessi a un uomo (magari impegnato e anche iscritto ai vari Cupido, Meetic e chissà quali altre chat) sarei da ricovero coatto.
Ergo, se è educato, gentile e mi diverte instaurarci un qualsivoglia rapporto, non devo mai scordarmi con chi sto parlando né con chi, invece, vorrei realmente parlare.

Per chi non volesse capire si risolve tutto con la famosa parabola, i rapporti umani sono una specie di parabola. C’è un inizio, una fase ascendente, una di culmine e l’inesorabile fase discendente che affonda nel punto più basso: la fine.
C’è la passione iniziale, ci sono le prime cose piacevoli, le gratificazioni, c’è poi l’ineludibile arrivo delle incomprensioni. Quanto era piacevolezza si trasforma in  oppressione, fastidio e diviene routine, si moltiplicano le schermaglie, stagnano i dialoghi e proliferano i silenzi. Tutte situazioni in cui la moltitudine si riconosce, le connotazioni sono sempre le stesse. Vale per le coppie come per le amicizie, non faccio eccezione perchè è una regola adattabile a tutti i rapporti.

Alcuni casi rarissimi esistono e resistono: eccezioni che confermano la tesi comune.
Io ho amicizie che frequento regolarmente fuori dalla rete, ma non poteva essere altrimenti: ci siamo rapportati senza stratagemmi né furbizie, solo con tanta lealtà. Nessuno aveva interessi, nessuno voleva giocare al cane e al gatto e – al massimo – per topo s’è usato il mouse: l’intelligenza di essere onesti.

L’ostinazione assurda di voler parlare a un sordo è cosa che non m’appartiene affatto.
Per me è valido questo assunto. Da sempre.
A chi crede di essere stato un abile giocatore e di non essersi ridicolizzato, replico così:
– “L’inutile che fa il paio con l’assurdo è quanto ti può descrivere meglio.” –

Forse hanno bisogno di sparare le loro ultime cartucce prima di riporre del tutto l’artiglieria? Non saprei, però mi sembra stiano sparando anche tante cavolate. Dev’essere triste il contatto con la loro personale realtà se hanno tanta necessità di alterarla.

Io credo che nessuno di noi possa completamente raggiungere tutto ciò che vuole, ma, almeno, non presuma d’avere liceità per valere più di quel che è.

 

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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