Siete presunzione

Dovresti essere più ironico e meno sardonico.
L’ironia è una dote dell’intelletto.
Il tuo sarcasmo – pungente, privo di buona fede, espresso per colpoferire (anche malcelato da velata malizia) – è di pessimo gusto: sai di presunzione.
L’essere diventato tanto cinico conferisce a chiunque, quindi anche a te, una pessima connotazione.
Non farti più idee sulla mia persona, come hai fatto negli ultimi dodici anni, teorizzando corbellerie da solo, senza neppure il coraggio di chiamarmi in causa.
Ai miei occhi sei diventato sempre più piccolo e hai collezionato mosse clamorosamente errate, da vero perdente.
(Perchè ti ostini a mostrare ciò che non mi interessa, il tuo aspetto peggiore, diventando patetico?)
Non mi piace il tuo criticare tutti e tutto, ogni singola volta, ostentando falsi argomenti.
Devi sempre porre la tua persona al di sopra del resto del mondo, persino a costo di usare gli altri: per te occasioni e individui diventano comunque strumentali.(S’è accorta che la mostri come fosse un trofeo? Se sì, povera donna, è più frivola di te.)
L’eccessiva competitività nelle faccende umane – spesso assai misere – squalifica soprattutto chi la mette in pratica.

Ci si può astenere, il più delle volte, facendo certamente una figura migliore: servivo io a spiegartelo?

A nessuno piace il rifiuto, è vero, ma è altrettanto vero che a nessuno piace l’obbligo.

Scegliersi ogni giorno e continuare a farlo negli anni è cosa rarissima: riflettici, è già un privilegio fra amici.
Un privilegio, la mia amicizia, che non meriti più agli occhi miei.

Io credo in me e sono propensa a guardare oltre, oggi anche più di ieri: tu arrenditi alla realtà, accettala, sii sereno.

Cretini e contenti è la definizione giusta per i presuntuosi che ostentano, come te, come voi. Sereni e senza eccessiva enfasi, invece, sono coloro che io preferisco.

Una persona che – più o meno compulsivamente – cerca di far ingelosire il prossimo, mettendo in bella mostra foto della nuova fiamma, è un’anima così sfigata che non custodisce nessuno dei due, anzi si polverizza per i cervelli pensanti.

Grazie alle mie sinapsi, ancora riesco a pensare: non ho altro da dire.

L’interpretazione perfetta del paradosso narcisistico è il voler attrarre la centralità della scena, a qualsiasi costo.

Entrambi, credendo di sfiorare la divinità, non vi accorgete di sfiorire senza dignità.

Il narcisismo è un disturbo della personalità che, ahimè, non si cura: prima o poi, uno dei due (presumibilmente tu) dovrà combattere col mostro che ha creato.

Quando succederà, ti scongiuro, non tornare a fare la vittima come è tuo solito.
Troveresti l’aspetto di me che non auguro a nessun narcisista: la distanza siderale, quella con la quale ti ho sempre risposto.

L’ho perfezionata nel tempo: per me – adesso che barando hai perso anche la mia stima – sei il nulla e, a te, farebbe più rabbia del solito.

“Era proprio così: anche le cose tristi passavano, anche i dolori, le disperazioni, come le gioie, impallidivano, perdevano la loro profondità e il loro valore, fin che veniva un momento in cui non ci si poteva più ricordare cos’era stato a far tanto male. Anche i dolori sfiorivano ed appassivano. Nulla aveva consistenza, neppure il dolore.”

Da “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse (p. 210 – 211)

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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