Anche di te mi faccio beffa così

Scrivo per prendermi gioco di una realtà che mi va stretta. Me ne faccio beffa così. Scrivo perché le parole evocano sensazioni. Quelle sensazioni di cui mi infarcisco la vita.

Allo stesso modo, io, mi faccio beffa della routine e del quotidiano leggendo: suppongo non sia scindibile – almeno non per chi ama la parola – la lettura dalla scrittura.

L’ostentazione è stupida e non m’appartiene, tuttavia con la faccenda dei social, non puoi essere esclusa dai giudizi – tanto gentilmente quanto inutilmente – elargiti dal Torquemada di turno.

Oggi vi dico alcune cose per le quali m’indispongo sempre un pò: mi suscitano amarezza.
– La superficialità.
– Lo sparlare dopo aver sbirciato gli account altrui.
(Molti meriterebbero una TimeLine senza alcun JPG, dove poter solo scrivere, così da raccontare – volendo – le loro cose ma senza guardare i fatti altrui perchè, bisogna dirlo, chi posta solo per farsi vedere suppone anche gli altri facciano la stessa cosa.)
– Le persone che non conoscono ma malgiudicano e ingiuriano.
– La mancanza di cultura, di argomenti e di spessore.

Non sono certo su blog da almeno quindici anni per dire cosa possiedo e cosa no: ho cominciato a scrivere in rete prima che i Provider fossero free, arrivavano bollette telefoniche simili a quelle d’un centralino aziendale, eppure quella meraviglia di mio padre mi ha permesso il mondo.
Ecco, godiate, sappiatelo.

Non ho studiato informatica ma lavoro gestendo la comunicazione in rete: diverte, no?

Mi sono letta alcuni insulti – sì, diretti a me e pubblicati su Facebook – scritti da una signora che non ho mai visto né conosciuto in vita mia. Credo sia accaduto oltre due mesi fa.
Una gran signora, che però deve avere qualche incomprensione con il buonsenso e con le incidentali (per capirci) mi ha scritto “Secondo me tu non sei veramente quella che vuoi sembrare, sei una morta di fame, non hai una lira e neanche sei colta come cerchi di mostrare agli altri. Però non mi freghi: io l’ho capito.”

Sai tipa, io non ricordo neanche il nome del tuo account, so solo che abbiamo un’amica in comune e – la cosa – mi apre diverse ipotesi.
Solo non sono avvezza a fare processi alle intenzioni e non mi esprimo se non ho prove. Mai.

Quindi non sparlare, non fiatare riguardo le cose che mi riguardano: il mio cane, da solo, vale molto più delle altrui opinioni. Per farti capire.

Sii gentile – e non sono Mariangela Gualtieri – tieni per te le cose che nessuno ti ha domandato e, se proprio hai del tempo da investire, fai un corso di grammatica italiana.

Tanto io continuo la mia vita com’è, come sono io, senza rendere pubbliche le faccende che per me contano di più o i miei conti, leggendo tanto e scrivendo, sappilo.
Come mai?
Anche di te mi faccio beffa così.
Ecco come mai.

Mi auguro te lo contino o, quanto meno, chi è rimasto – se dovesse leggere – ne faccia tesoro.

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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