L’esperienza umana più dolorosa

“L’esperienza più dolorosa per un uomo è ricordare il futuro, specialmente il futuro che non si potrà mai avere.”

[Søren Aabye Kierkegaard]

 

Credo sia esattamente così: l’esperienza umana più dolorosa è ricordare – [lat. recŏrdari, der., col pref. re-, di cor cordis «cuore», perché il cuore era ritenuto la sede della memoria] (io ricòrdo, ecc.) – cioè tenere a cuore quello che non potrà essere mai.

Bisognerebbe praticarsi l’anestesia ai sentimenti, all’anima, alle idee: evitando di pensare a quello che avrebbe anche potuto essere ma a cui, purtroppo, non c’è modo di dare esistenza.

Si possono ricordare persone che non ci sono più – per tante ragioni – ed è doloroso: dai lutti veri e propri alle mancanze strategiche.

Soltanto c’è una differenza abissale, perchè i lutti si perdonano, nessuno  può ragionevolmente colpevolizzare chi è stato privato della vita.

Più complesso si fa il discorso sulle mancanze altrui, quelle dei vivi: come perdonare chi distrugge le possibilità, in nome di non si sa bene cosa?

Non è un periodo positivo.

Dovrei trovare il coraggio e la forza di abbonare e di condonare quelle leggerezze che mi sono state imposte, mi dovrei accollare il peso di una distanza che – dopo ben dodici anni – è tornata, senza il mio richiamo, a fare del male sotto forma di rifiuto. E lo sapeva!

Mi devo sacrificare perchè non ho avuto ancora oggi modo d’essere o di farmi vivere, conoscere, ascoltare per quella che sono in realtà: devo sacrificare il dato di fatto oggettivo del mio esistere.

Magari sono stata bravissima a farmi detestare in due sole ore? No, non credo: era un giorno maledetto, nel quale le cose prendevano una piega triste, dietro un’accezione del tutto negativa che non è dipesa affatto da me.

Oppure – e questo davvero non lo scoprirò mai – sarebbe stato così comunque, in quanto deciso a monte dall’altra parte in causa? Chi me lo dirà? Soprattutto perchè, in nome di quale ingiustizia mi si costringe a pagare il prezzo più alto, senza poter sapere cosa è esattamente accaduto?

Così, per volere altrui, sono costretta all’esperienza umana più disastrosa: al silenzio, alla clandestinità imposta.
Ricorderò sempre con infinita amarezza l’opportunità che mi è stata negata e mi sarà difficile superare questa vessazione. Spero di farcela, soprattutto per me, al fine di  abbassare la soglia della mia sofferenza.

Altro male che non merito, ma sì, tanto per cambiare.

Perdòno i morti, ma m’è difficile giustificare tutto ciò ai vivi perchè, se non dev’esistere altro che il nulla, allora, neppure si dovrebbe scappare al buio, come in una vera assenza di vita. Prima di dire bestialità è necessario usare la ragione.

Sono tutti bravi a parlare d’affetti ma pretendono li si riduca in tempo record e li si dica – magari – compiuti già prima che possano iniziare: ma che razza di amore per la vita è questo?
Dovrebbero solo tacere. Sono più salme di chi è venuto a mancare. Oltretutto seminano morti e feriti, tanto quanto tutti i radicalizzati dentro un ideale assurdo.

Forse ci vorrebbe un Deus ex machina a resettarmi le cose perchè stavolta non so se ci riuscirò da sola: avevo fede e mi è stata distrutta senza pietà alcuna.
Credevo in chi mi avrebbe dovuto concedere un’opzione minimale, almeno.

 

Aveva ragione Goya: “Il sonno della ragione genera mostri”.

 

133e3d1917a7562ea52e6b68f6db455c

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

2 pensieri riguardo “L’esperienza umana più dolorosa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: