Lascia che sia: un seme produce germogli

“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce, gustare ciò che è maturo e lasciar perdere ciò che è morto.”

[Keshavjee S.]

Mi chiedo quanto possa essere saggio colui che non lascia neanche modo di nascere alle cose.
Se le situazioni non hanno il loro tempo per verificarsi, è lampante, nulla può venire alla luce e tanto meno maturare.

Uccidere le cose è da criminali.


S’ammazzano così i sentimenti delle persone coinvolte, solo perchè si è già calcolato – con somma perfidia – di giocare anzichè relazionarsi correttamente?


Tutto mi appare molto squallido.


Il genere umano mi repelle, a volte. Ad esempio se non vengono rispettate le persone, i tempi, le maniere, il buonsenso.


Sarebbe sufficiente dire “Sto giocando, sappilo!”, pensare che io ho sempre sostenuto di dover donare opportunità, se di riceverne è quanto m’aspetto.


Non c’è niente da fare: è una forma di pregiudiziale anche questa e, in quanto tale, è d’una bruttura indicibile.

Poi, questo “Trattamento del silenzio” col quale si pretende di vittimizzare l’altro, è realmente indice di una forma tacita, subdola, passiva ma incontrastabile di coercizione.
Una dinamica disfunzionale dei ruoli che vede – minimo – due soggetti ben precisi.
Da un lato c’è una persona “passiva aggressiva” che non risponde, che tronca del tutto ogni argomento mentre, dall’altro lato, c’è una persona che rimane confusa e che – se solo tenta una richiesta di spiegazioni [Ma cosa ti ho fatto?] – riceve risposte che la umiliano e la sminuiscono del tutto.

Le persone che praticano il “Trattamento del silenzio” [magari parlano ma non forniscono spiegazione alcuna] esercitano comunque una grande violenza sulle altre:
non c’è modo alcuno di venire a patti con chi è solito interrompere la comunicazione, solo se tocca all’altro e non è il proprio sè a decidere.

A me sta molto bene parlare e riesco ancora a sostenere un contraddittorio senza timori.
Non ho la necessità di tagliare le comunicazioni, se non dopo aver riconosciuto un caso patologico che si sta interfacciando con me.

Io sono quella che dice [e si dice] “Lascia che sia: un seme produce germogli.”
Poi c’è chi dice [e mi dice] “Non lascio nulla: getto ovunque ettolitri di diserbante.”

 

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

2 pensieri riguardo “Lascia che sia: un seme produce germogli

  1. A volte le persone non dicono. Non dicono e si ostinano a non dire molte cose. Non esprimono emozioni e sentimenti. Non si espongono. Il silenzio a volte è ossessivo. E non è affatto bello magari venire a sapere certe cose dopo. Se uno non ti dice ti amo e te lo dice dopo, magari dopo tanti anni, allora a che serve?

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    1. A ridergli in faccia, dimostrando che sei ancora viva comunque mentre – loro – escono (ammesso ci riescano) dalla catalessi.
      Se poi si spaventano addirittura, beh, di salme deambulanti non so cosa farmene.
      Inutile essere colti e preparati se non si conosce la grammatica basica dei sentimenti.

      Piace a 1 persona

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