La storiella del treno

[…] Aspettando abbiamo scattato qualche foto e poi ci siamo salutati e siamo saliti, e abbiamo fatto anche i saluti dal finestrino mentre il treno partiva. Se ti importa di qualcuno, questo è uno degli avvenimenti più tristi della vita e degli esseri viventi, e il trucco migliore è fingere di essere annoiati, altrimenti può diventare imbarazzante, e poi il treno non si ferma nè inverte il senso di marcia, non là comunque, e quindi è un pò come morire lentamente, per niente bello, è meglio entrare nello scompartimento e sedersi a cercare carte geografiche e sigarette, a controllare che i bagagli non ci cadano in testa, a vedere se i braccioli si possono piegare in modo da potersi allungare, a controllare il passaporto e la stitichezza, poi pensare a come e quando riuscire a conquistarsi il primo drink. […]

[ Charles Bukowski – “Shakespeare non l’ha mai fatto” ]

Di foto non ne abbiamo fatte, neanche una.
(Nè a Bologna dodici anni prima, nè a Roma.)
Comunque – almeno a Bologna – ci sono stati quei saluti dal finestrino così particolari:
è realtà, il treno non si ferma, ed è sempre meglio evitare le malinconie.
Ad ogni modo, presi ognuno dalle proprie incombenze, siamo ripartiti e ci siamo buttati ancora nella nostra quotidianità.
Sono state ore belle, tanto piacevoli quanto brevi, trascorse in velocità.
La vita è strana e ti pone nella condizione di doverti limitare ogni volta che, al contrario, vorresti fregartene dei “no, non si può”.
Il mio treno è stato diverso da quello raccontato qui da Bukowski. Un trenino di montagna non contempla l’opzione drink, non ha una carrozza bar e – ad essere rapidi – ci si può rifocillare bevendo un espresso al bar della stazione. Naturalmente l’ho fatto.
Poi, a farmi compagnia, oltre ad un sorriso che mi faceva somigliare alla pubblicità di Durbans, il solito libro di Haruki Murakami.
Per non smentire i miei gusti indiscussi e, oramai, indiscutibili.
Ecco, forse – da perfetta murakamiana – a farmi compagnia davvero in ogni piccolo o grande spostamento, alla fine, c’è sempre e soltanto lui. Il mio libro.
Oltre al drink, genere di conforto che supportava Bukowski, m’è mancata anche la possibilità di accendere una sigaretta. Oggi – in ogni luogo pubblico – è vietato assolutamente fumare.
Vorrei vedere Charles malinconico, su un treno che deve attraversare l’Appennino, senza cartine, senza drinks, senza sigarette e senza saluti dal finestrino: secondo me pianterebbe una grana al capotreno, come minimo.
O, probabilmente, scriverebbe una cosa bellissima e struggente.
Quello che io non riesco a fare da una decina di giorni.
Quasi la mia mente sia fulminata!
Come mi fossi adagiata in questo black out.
Sembra io voglia farlo diventare di più ampio respiro, tanto m’aggrada.

Tutti – nella vita – abbiamo un paio di treni per quel viaggio che, alla fine, è un viaggio differente. E magari “Shakespeare non l’ha mai fatto” come scrisse Charles.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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