Quasi cinquant’anni: una ciambella

Impariamo a guardare al tempo in maniera circolare – come fosse una buona e soffice ciambella – non come se stessimo guardando il binario d’una ferrovia ad alta velocità, fatto di rette parallele che si estendono all’infinito ma non si toccano mai.
Proviamoci, almeno, è una grandissima conquista.

 

Ormai è l’ultimo giorno di questo anno: vero è che, per me, è stato sufficientemente difficile, ma sono sempre tanto onesta e lo ammetto, nonostante tutto, mi sono saputa donare qualcosa che mi ha cambiata in modo definitivo.

 

Una valida consapevolezza in più è da aggiungere alle altre e, non essendo stanziale l’umanità ma essendo mutamento continuo, col tempo che passa, coi giri di giostra, noi esseri pensanti impariamo come sia importante l’equilibrio.
Non sono solamente i codici a stabilire il giusto: a quasi cinquant’anni m’è ormai chiaro come il giusto e l’equilibrato debbano essere inscindibili.

 

Giusto è mettere sullo stesso identico piano il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito: quelli con un grande cuore e con molta forza – alla fine – si lasciano sospingere dall’empatia fino a sacrificare troppo sè stessi per curarsi eccessivamente degli altri.
Qui manca l’equilibrio: non è giusto, non è corretto, anzi è completamente sbilanciato.
Io questo errore l’ho fatto spesso (vuoi perchè sola, vuoi perchè sin troppo forte) e, oramai, ho capito (dopo averci battuto il muso non solo metaforicamente) che le potenzialità elevate del mio strafare (e del mio pensare) non possono nè devono compensare il bisogno di cure spettanti anche alla mia persona.
Più sto meglio fisicamente e più mi risulta facile elargire il bene a chi mi è vicino.
Più ricevo emozionalmente e più sono capace di donare: insomma c’è una connessione stretta fra il mio spirito e la sua custodia, il mio corpo.

 
Questa sorta di trittico (mente – corpo – cuore) deve essere correttamente bilanciata nella gente. Come un’alchimia perfetta, sempre, devono essere in equilibrio le energie che ci fanno sentire bene con la testa, col fisico e con la sfera emozionale.
Perchè la ciambella del nostro tempo sia buona, soffice, gustosa e ben lievitata dobbiamo rispettare e calcolare il dosaggio di questi tre ingredienti.
Se – al contrario – ci lasciamo prendere dall’ansia, dalla fretta, dalla smania di strafare, allora, tanto vale andare alla stazione, pigliare la rincorsa e tentare di afferrare un treno che continuerà a sfuggirci all’infinito.

 

Ci sono cose che ho rivoluzionato in questo anno, sono anche moltissime: ad esempio ho smesso di essere inflessibile su alcuni aspetti perchè ho superato alcuni limiti.
Un pò mi stupisco (non ero certo una che si spaventa con poco) ma – a differenza di prima – non mi preoccupo più molto per me: mi sottraggo ancora meglio da chi pensa di utilizzarmi in modo strumentale. Sto al gioco finchè non mi stanco.

 

Ho capito che un anno non si misura in secondi, in minuti, in ore, in giorni e nemmeno in mesi. Queste sono solo convenzioni da calendario.
Un anno si misura in quanti limiti si riesce ad abbattere, in quanto bene ci vogliono ancora coloro che abbiamo amato e rifiutato, in quello che di buono abbiamo saputo trasmettere. Un anno si misura in quel che resta del nostro ricordo negli altri e può cambiare tutto in un attimo solo.

 

Sinceramente, se io non dovessi esistere più, oggi come oggi sono contenta di sapere che, chi mi ha amata, con me è stata una persona felice.

 

Sono qui che mordo la mia ciambella (sì, sono affamata di tempo e di vita, più di sempre)
e penso ai miei affetti con grande soddisfazione: gli amici possono dire che sono stata una specie di sorella, gli ex amori che sono ancora un punto fermo (me lo dicono spesso, sono belle soddisfazioni) e mia figlia sostiene una tesi più che favorevole nei miei confronti.
Per molti – stella fissa – brillo ancora e, per quel paio di individui dalla personalità disturbata, mio è l’onore di rappresentare l’incubo peggiore. (Inclusa la malattia.)

 

[“A nemico che fugge, ponti d’oro.” – Frontino assegna la paternità della locuzione a Scipione l’Africano – “Il nemico, quando scopre (Una salus victis, nullam sperare salutem) che non ha più nulla da perdere se non la propria vita, si rivolta col coraggio della disperazione contro l’inseguitore.”]

 

Adattandomi, in questo mezzo secolo ho imparato a fare la pontefice, costruisco ponti d’oro a chi mi sfugge per la disperazione. Io non sono mai scappata: è molto significativo non sia mai scappato neanche chi ho deciso di lasciare.

 

“In ogni caso, avevamo fame. Anzi, per l’esattezza, ci sembrava di aver inghiottito il vuoto cosmico, quella era la sensazione. All’inizio era un vuoto piccolo, delle dimensioni del buco di una ciambella, ma col passare dei giorni andava espandendosi all’interno del nostro corpo e prendeva le dimensioni di un abisso senza fondo. Un monumento alla fame, con tanto di musica solenne in sottofondo.”
[Da “Gli assalti alle panetterie” – Haruki Murakami]

 

Ecco, ho una fame pazzesca e so di aver saziato tutti ma sento d’aver mangiato troppa aria fritta.
Non è colpa di nessuno, sono state le circostanze ad essere sfavorevoli. Devo ammettere che c’è stato chi mi ha offerto banchetti gustosi. Solo non avevo ancora abbastanza fame o avevo già mangiato. Oppure – a causa della mia troppa severità con me stessa – m’ero messa a fare lo sciopero della fame e della sete. E persino senza una straccio di fisiologica. Ma succede: a venti, trenta, anche quarant’anni ci si sente meno elastici, si è più rigidi. Poi – crescendo – ci si riscopre diversi e man mano che si gusta la ciambella è come se, idealmente, anche l’appetito crescesse. Più si restringe il tempo, più si ha una sorta di fame atavica da colmare.

 

 

 

Paola Cingolani
31/12/2017

Pubblicato da Paola Cingolani

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