Virtuale è reale (fake news neanche tanto a parte)

Scusate: virtuale è reale, cominciamo a pensare che qui non scriviamo come se stessimo usando un videogame. Io sono uguale, identica – tanto qui quanto fuori – non è Pac Man questo.
Qui non ci sono solo “proiezioni”.
Di virtuale c’è soltanto uno spazio capace di contenerci tutti contemporaneamente.
Se scrivo solo stupidaggini sono idiota reale.
Se riesco a concepire pensieri più articolati ho una capacità vera.
Se credo d’essere quella che non sono ho un problema di percezione della realtà e vivo in un mio mondo parallelo rispetto alla logica. Sono io a non essere sufficientemente conforme all’immaginario collettivo e, a questo punto, mi servirebbe Freud ma non c’è più. Peccato.
Di fatto è vero il mio esistere.

Non so voi, io la penso così e mi batto per l’onestà intellettuale.

Virtuale è reale (fake news a parte ma neanche tanto) e lo ripeto perchè, altrimenti, da qui non si esce e si persevera con un equivoco che – in tutta sincerità – m’ammorba parecchio.

Persino le fake news hanno una loro specie di realtà: sono semplicemente degli specchietti per le allodole, pensati per catalizzare l’attenzione (sempre reale) di chi legge, per fare numero.
Basta guardare la gran parte del gossip on line: facciamo invidia persino ai migliori tabloid britannici con l’invenzione di notizie mirate solo ad alzare numeri per amore degli sponsor.
Che non sarebbero capaci di sfornare per il prezzo d’un banner pubblicitario?

Ma non allarghiamo il discorso e torniamo al concetto basico. La rete è vera, mettersi in rete significa mettersi in contatto, i nostri collegamenti – ancora – lo fanno solo su nostro imput e non attraverso delle intelligenze artificiali. Ciò sta a dire che di immaginifico c’è solo uno spazio capace di contenere milioni di persone con altrettanti milioni di idee. Alcune sovrapponibili, altre meno, ma – a regolare il flusso dei dati – restano sempre due cose d’importanza indiscussa: i nostri neuroni e la nostra educazione.
Chi è abituato a dire la verità non scriverà mai – per fare un esempio – che Penelope faceva i golfini ad un amante ipotetico: racconterà d’una donna capace di aspettare il ritorno del suo compagno, tessendo un ordito che guastava regolarmente pur di non tradirlo.
Chi non concorda sulla storia narrata potrà esprimere la sua idea personale, darà un’interpretazione differente, certo, ma se è una persona educata non si sognerà di dare dello sfigato a chi riporta fedelmente i versi dell’epopea epica.

A questo proposito mi preme un lemma preciso: “consenso”.
Sembra che l’essere umano – a meno che non sia malato di masochismo grave – sia portato ad avvicinarsi coloro coi quali sviluppa consensi. In rete e in piazza, su un social come andando in vacanza, su Facebook come quando sceglie il ristorante per andare a cena… il consenso muove l’essere umano! Ovviamente tutto va bilanciato seguendo delle proporzioni equilibrate (le ragioni le approfondiremo a breve).

Facendo l’etimologia si capisce già tutto: consènso s. m. [dal lat. consensus –us, der. di consentire «consentire»]. – 1. a. Conformità di voleri: agire di consenso, d’accordo.
/kon’sɛnso/ s. m. [dal lat. consensus -us, der. di consentire “consentire”]. – 1. [conformità di voleri: per consenso universale] ≈ accordo, concordia, (non com.) consentimento. ↔ disaccordo, dissenso. 2. a. [il consentire che un atto si compia…]

Consenso significa muovere scelte assecondando un sentire comune: sentire con, percepire insieme, essere in accordo. Fino a qui penso sia tutto chiarissimo. Quando io mi trovo in accordo coi gusti di qualcuno ci parlo volentieri, sia qui che de visu, ci vado anche in vacanza, mi ci diverto, ci mangio pure insieme perchè – magari – ordiniamo la stessa cosa. Dicesi equilibrio e fa bene ad ognuno di noi.
Non cerco numeri da pubblico plaudente che mi osanna, sono consapevole di come sia letteralmente impossibile far risate a crepapelle con milioni di persone nel mondo, magari attraverso il sistema del fare rete!

Non pretendo [chi mi credo di essere?] che tutti amino le verdure gratinate piuttosto che pastellate: nel caso in cui mi voglia trovare a pranzo con un’amica sono libera e lascio libera lei di ordinare quello che preferisce, non le posso dare l’appellativo di sfigata se vuole mangiarsi la cicoria bollita!
(Queste sono le famose ragioni di cui sopra, l’esempio rende tutto estremamente semplice a chiunque).

Veniamo al punto. Virtuale è assolutamente reale. Consenso significa muovere scelte assecondando un sentire comune: non significa elogio fasullo e neanche adorazione incondizionata, consenso è accordo ma non esistono al mondo due soli cervelli che siano in accordo totale e incondizionato su tutto. Anzi è dal confronto di idee divergenti che nascono le scoperte più belle. Non sapersi confrontare e usare parole troppo forti, spesso, ci restringe il campo e la visuale. Per questo, oltre ai neuroni, ci vuole l’educazione.

Gli scienziati, per fare scoperte nuove, partono proprio mettendo in dubbio tutto quanto è stato già ampiamente provato e dimostrato: consenso e – in giusta dose – confronto signorile, capacità d’essere anticonvenzionali senza elargire offese chè, le offese gratuite, rimbalzano facendoci terra bruciata attorno.

[N.B. Il termine “Fake News” – ad oggi 28/12/2017 – è in vetta all’elenco delle nuove parole che saranno inserite nello Zanichelli. L’articolo e la votazione sono su La Repubblica, come ogni anno.
Il termine “Amico” – sempre ad oggi – è già stato inserito nei dizionari con un altro significato più moderno, data l’evoluzione linguistica dovuta ai social. C’è scritto “Contatto di Facebook” insieme agli altri significati.
Penso sia doveroso digerire la realtà del cambiamento: la lingua si evolve in maniera rapida e – la lingua di questo millennio – si è evoluta molto anche su influenza della rete. Ora ditemi ancora che virtuale non è reale e mi permetto di rifare ex novo questa grande solfa per rispondere.]

“Quando qualcuno è sgarbato con te o ti tratta male, non prendertela sul personale. Non dice nulla su di te ma molto su di lui.”

(Albert Einstein – Quello molto “sveglio”)

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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