I limiti si scorgono dall’ostentazione, come l’onestà intellettuale

Ci sono molti modi di fare rete: la condivisione è il minimo comune denominatore di tutti. Ogni persona cerca – e trova – quello che più gli piace: a randomizzarsi sono i gusti della gente, essenzialmente.
Così, sotto a un dato argomento, si trovano i like che gli corrispondono: se si ama la letteratura, ad esempio, si trovano spesso citazioni d’autore, riportate più o meno correttamente (e – già questo – è un primo sintomo significativo).

Riportare frasi d’autore senza citarne la paternità originaria, infatti, è un pò come tastare il terreno della altrui conoscenza per farvi leva.

Ho visto famosi aforismi, uno su tutti B. Brecht, riportati con tanto di “anonimo” accanto (fatto che proprio, diciamolo, non si può giustificare); o – per dirne una sulla quale ormai potrebbero ridere anche i ragazzi della scuola dell’obbligo – la rinomatissima poesia della giornalista Martha Medeiros erroneamente, regolarmente e continuamente attribuita a Pablo Neruda.

[ “Ode alla vita” e non “Lentamente muore” è qualcosa di veramente emblematico: quasi una donna non potesse lanciare un messaggio così poeticamente rivoluzionario e vero, coraggioso e diretto. Muore lentamente chi non ha la forza di ribellarsi per divenire anticonvenzionale e riscoprire sè stesso in relazione all’universo. ]

I limiti si scorgono dall’ostentazione, così come l’onestà intellettuale.

L’ostentazione è disonesta, perchè tende sempre ad allupire gli altri con belle cose, o – peggio – belle parole delle quali siamo capaci solo di riempirci la bocca.

Quando leggo una frase dall’effetto importante, io (che non penso d’essere la sola), se non la conosco la butto subito su Google: il più delle volte mi esce l’autore.
Già: è così che immagino quanto il “citante” (quant’è brutto “citante” ma rende molto bene) abbia necessità di un certo pubblico plaudente.

Immancabilmente segue la seconda fase: i like sotto alle foto di signore dalle pic poco raffinate ma molto pacchiane, il trionfo del kitsch, la quintessènza del cattivo gusto. Centinaia di like con frasi del tipo “Sei bellissima…………………” (e, a questo punto, viene un moto di ribellione per tre ragioni essenziali.
La prima perchè è stata trucidata la grammatica, i puntini di sospensione sono tre e non vanno all’infinito come le rette geometriche. La seconda perchè bisogna correre a misurarsi l’insulina anche se non era mai stato un problema prima. La terza perchè nasce il quesito spontaneo “Ma se questo ha messo un like anche a me, forse, mi vede con quell’ottica? Certo quella signora non è la Hepburn.”) Aiuto!

Ora, la sola mossa è una: controllare quello che mai vi sarebbe potuto interessare prima.
Le famose “Informazioni personali” dove troverete non sposato, non impegnato e neppure single – fortunatamente per la signora non sarà neanche vedovo – ma leggerete “Nessuna informazione sulla situazione sentimentale da mostrare”.

Il quadro delineatosi è ormai arrivato alla completezza, una completezza che verrà raggiunta di lì a poco, quando – via Messenger – si spingerà in una pseudo confessione riguardo l’interesse che voi suscitate in lui.
Però, c’è un però: sappiate che voi sarete molto eleganti, molto belle, molto attraenti.
Voi sarete delle donne minuscole per certe forme mentis: minuscole perchè secondo chi sviluppa questa tattica – sì, è una tattica subdola, tanto più subdola quanto più preparato è lo stratega – voi non sarete mai “Bellissima……………” con puntini di sospensione che tendono all’infinito.
Voi – per fortuna – sarete solo una donna molto piacevole.
E, la vostra piacevolezza, durerà per poco, pochissimo tempo: quando avrà messo qualche like e capito che non siete minuscole affatto, per magia, non direte più niente d’intelligente, non sarete più neanche piacevoli e scomparirete così, come siete comparse.
Roba che lo stesso Moravia scriverebbe “Gli indifferenti – Seconda edizione” se non fosse trapassato a miglior vita: ne verrebbe una saga che neanche Harry Potter potrebbe reggere al cospetto.

“I limiti si scorgono dall’ostentazione, così come l’onestà intellettuale.” [Mia!]

Chi usa la rete per andare a pesca – e non sto certo parlando di coloro che tirano la paranza – ha un limite: concepisce l’altro come un essere inferiore (ammesso che lo concepisca come essere e non come cosa).

Se cercate di nuovo, dicendo una preghierina a Santo Google, avrete la grazia: i suoi nome, cognome e indirizzo compariranno – meglio che all’anagrafe civile – su uno dei siti dove ci sono community di dating, già, i tanto famigerati incontri on line.
Incontri che ovviamente non saranno rimasti tutti solo on line.
Incontri che negheranno di aver fatto perchè questi personaggi – garanzia assoluta – si definiscono totalmente, condicio sine qua non, inesperti di rete e di internet.
Poi – vogliamo mettere – loro sono superiori, mica ne hanno bisogno: loro sono il principio ispiratore dell’uomo che non deve chiedere. Mai.

Non provate – per carità divina – a ragionare dell’argomento, se non volete incappare in una lite di proporzioni titaniche, con uno ascrivibile alla categoria uomo che non deve chiedere. Non è che non deve chiedere, neanche deve rispondere!
Egli negherà sempre l’evidenza: risponderà – bene che vada – “Tu sei una persona molto difficile, non so come abbia fatto chi è stato con te fino adesso”.

 

Ora, così, per ridacchiare un pò insieme, io ho una cartella sul mio PC ed è piena zeppa di screenshot. Mi sono servite poco, in verità, non m’interessa di complicare la vita nè di ricattare nessuno, m’abbasserei di livello.
Però vi confesso, pensarle e sapere che chi ostenta superiorità è disonesto intellettualmente, mi ha omaggiata d’una gratificazione discreta per l’autostima. Quella stessa autostima che nessuno è riuscito a lapidare, nemmeno con frasi al vetriolo (come quella sopra riportata), proprio grazie alla mia contraerea: se vi attaccano, difendetevi scrutando le loro debolezze ma non servendovene in modo bieco. Fermatevi alla ragione. Non si agisce mai per vendetta: è cosa da evitare, sempre.

Io ho avuto momenti bellissimi nella mia vita affettiva e non esibisco niente, per carità, però – a quarantanove anni – mi voglio togliere un sassolino dalla scarpa.
Non è detto che alcune relazioni possano durare, per enne ed uno mila motivi, ma pensare ai miei quarantanove anni mi rende una donna orgogliosa.
Perchè sono consapevole di non sapere, d’essere imperfetta alla stregua di tutta l’umanità eppure so anche di non essere stata dimenticata nè sostituita.
Quando rispondi con gioia a telefonate dove ascolti frasi come “Hai sempre quei bellissimi capelli, ti vedo, sai?” senti d’essere grata alla tua vita, nonostante gli eventi.

Capisci che l’America – molto probabilmente – l’avevi già trovata e hai fatto bene a non inseguirla per continuare a fare la donna maiuscola, il padre e la madre insieme.

Essere mediocri è un limite naturale e non si può colpevolizzare chi non brilla per acume. Pretendere d’essere al di sopra di tutti e non accettare come, anche una donna, possa giungere diretta a delle conclusioni semplicissime – che neanche s’è mai abbassata a svelarvi – equivale a scegliere di porre (e di porsi) un grande limite.

[…] A volte sei proprio la cosa più dolce. Come Natale, le vacanze estive, e un nuovo cucciolo insieme. […]

(Haruki Murakami – “La ragazza dello Sputnik”)

Ecco: io so benissimo, e qualcun altro con me ne è consapevole allo stesso modo, che questa sensazione è possibile.
La dolcezza del Natale, la gioia delle vacanze estive, la tenerezza d’un nuovo cucciolo tutto messo insieme… è davvero tanto.
Tanto da non osare chiedere di più.

Bisogna osannare la vita ogni giorno, senza imbrogliare, o non la si loda: la si insozza di lordume.

Ode alla vita

“Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

(Martha Medeiros)

marta_medeiros1

Da un pò cercavo il tempo per scriverlo: è un pensiero che coltivo da parecchio.

 

 

 

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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