In limine

E’ tutto un tale paradosso che io mi sento “in limine”.
Ai limiti dell’assurdo… e ci sono arrivata seriamente
all’estremo punto di rottura, dove – forse – sfocerà tutto
nel silenzio più sordo. Bevitelo, a sorsate, è tutto tuo.
Non saprai mai cosa m’è accaduto davvero, no, non tu.
Non dirò nulla che possa far trasparire qualcosa di me.
Questo – certamente – ti renderà soddisfatto: sii leggero.
Che razza d’umanità è la tua? Distante – opposta – a me.
E dicono che gli opposti si attraggono… forse è stato così?
No, non è stato così, lo sappiamo bene entrambi. Pensaci.
Non hai fatto che chiedere, pretendere e ricevere. Avendo.
Non ho fatto che dare, aspettare e guardare. Vuotandomi.
Io sono impavida: vivo “in limine” da così tanto che non
conosco più terrore. Chiamala abitudine – mi sta bene – è
tutto come sempre. Sono avvezza al vento forte della costa.
I nati sullo scoglio – come me – hanno questo dono speciale.
Una scogliera è imbattibile: pensaci bene. Persino i venti
possono sospingere le onde e sommergerla. La scogliera
resta là, bagnata, scivolosa, ferma e salda. Sommersa, sì,
ma impossibile da smuovere. Anche per le ondate peggiori.
Eccomi: sono l’onda – a volte – e m’infrango sulla spiaggia.
Guarda: sono lo scoglio – altre volte – e la marea mi copre.
Osserva: divento un granchio – mi spavento – scappo via.
Ricorda: sono sempre nel mio elemento – il mare – e vivo.
L’intero universo cospira a favore della vita in divenire…
tutto muta e nulla è stanziale, proprio come nulla accade
due volte, mai, io non sarò più quella di prima. Garantito.
L’oblio è terminato: puoi non crederci, già, però ora basta.
Io non ti ho mai meritato – e non per la tua grandezza – ma
per la mia dimensione, differente e non calcolabile, nulla
affatto avvicinabile alla tua misura. Merito un’entità pari
alla mia, almeno, d’una capacità più ampia, sovrapponibile.
Le tue manie di controllo su tutto m’hanno annoiata tanto.
Non può essere che – l’intero pianeta – debba girare per te:
vorrei annunciarti che, la terra, gira anche per tutti noi…
vorrei dirti che sei una sorta di buffa maschera caricaturale.
Hai pescato nella marea vasta con la tua rete a strascico, rido,
giocavi al Capitano tu: t’è capitato di incontrare la Capitana.
Una Capitana cerca sempre di rompere le maglie della rete
– non lo sapevi? – e, su quella scogliera, ti ci incaglia. T’affonda.
Una Capitana si deve difendere per non sprofondare – sa come –
si fa onda, si fa scoglio, si fa vento, si fa granchio e taglia le reti.
Che ti resta in mano? Francamente – a quanto vedo – hai poco:
da Comandante qual’eri, ora, sei diventato mozzo! Un consiglio.
Gira bene su quegli scalmi. Tira i tuoi remi in barca, molla tutto
– o, almeno, impara che le donne del mare sono solo d’amare –
così ti restano le altre, se lo permetteranno, gioca, vedi un pò tu.
Per me è possibile solo guardare avanti: mai sei stato, sei o sarai.

– Photography by Marc Lagrange – “Wall” – N. Y. Expo – 2013 –
Lagrange

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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